Deadly Premonition 2 Recensione: genio e follia su Nintendo Switch

Il secondo capitolo dell'avventura cult di Swery arriva finalmente sull'ibrida di Nintendo: sarà all'altezza del primo Deadly Premonition?

Deadly Premonition 2 A Blessing in Disguise
Recensione: Nintendo Switch
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  • Switch
  • L'uscita di Deadly Premonition segnò un caso senza precedenti all'interno dell'industria videoludica. Il survival Horror, minato da innumerevoli difetti tecnici e un gameplay grezzo e incompleto, divise in due la critica, eppure l'opera del visionario game director Hidetaka Suehiro, in arte Swery, seppe da subito ritagliarsi un posto nel cuore di una larga fetta di pubblico, diventando in breve tempo quello che potremmo definire senza ombra di dubbio un "cult" del settore.

    A 10 anni dall'esordio delle investigazioni del detective Francis York Morgan e del suo amico immaginario Zach, Deadly Premonition 2 A Blessing in Disguise si pone in diretta continuità con il predecessore ereditandone tutti i tratti distintivi, nel bene e nel male. Nonostante questo A Blessing in Disguise non è un semplice more of the same, dal momento che, all'interno della familiare struttura di un open world cittadino, propone nuove soluzioni ludiche e narrative.

    Tra prequel e sequel

    Se il primo Deadly Premonition pescava a piene mani dall'immaginario partorito da David Lynch in Twin Peaks, è chiaro già dal filmato di apertura che questa volta Swery si è ispirato al poliziesco di stampo noir tornato in voga con True Detective. La Louisiana vista nella prima stagione dello show ideato da Nic Pizzolatto prende il posto della rurale Greenvale.

    Abbandonato il paesaggio ricoperto dalla fitta nebbia dei boschi, la soleggiata Le Carré è la piccola città in cui nel 2005, un giovanissimo agente York ancora alle prime armi, capita quasi per caso indagando sulle origini di una nuova misteriosa droga, la Saint Rouge. Ben presto il protagonista si ritroverà ad investigare sull'omicidio della bellissima Lise Clarkson, giovane ereditiera brutalmente uccisa e fatta a pezzi durante un rituale di magia nera. E le sue indagini lo porteranno non solo a scoprire gli oscuri segreti di Le Carré e della sua famiglia simbolo, i Clarkson, ma anche le prime dirette connessioni con il culto dell'Albero Rosso, elemento centrale delle sue future investigazioni a Greenvale. Deadly Premonition 2 non è però un semplice prequel, perché il caso di Le Carré viene ricordato tramite un interrogatorio svolto nel 2019 a un ormai vecchio e in pensione Morgan, ora sospettato di aver preso parte alla serie di omicidi che sconvolsero la cittadina. Dopo il ritrovamento del cadavere di Lise Clarkson a 14 anni dalla sua scomparsa, il detective Aaliyah Davis, con l'aiuto del collega Simon Jones, decide di riaprire il caso di Le Carré partendo proprio dalla testimonianza dell'ex agente dell'FBI. Gli episodi in cui è diviso Deadly Premonition 2 si alternano quindi tra questi due piani temporali con l'obiettivo di fornire un approfondimento sul passato dei protagonisti ma anche una conclusione alla storia di York e Zach.

    Ponendosi come una sorta di ampliamento ed epilogo dell'universo narrativo di Deadly Premonition, questo secondo capitolo - seppur meno grottesco e sopra le righe nella forma - è ancor più autoreferenziale del suo predecessore, richiedendo al giocatore non solo la conoscenza pregressa di quanto accaduto nel primo episodio, ma anche una certa familiarità con lo stile di Swery.

    L'autorialità del game designer giapponese pervade in modo deciso tutto il gioco, e tra continue citazioni cinematografiche, disquisizioni sull'iperrealismo e la filosofia nichilista, dialoghi folli dal ritmo discutibile e gestualità ripetute all'inverosimile è facile perdere il filo del discorso. I giocatori più navigati riconosceranno con piacere l'intrusione di lavori come D4 o l'influenza del maestro Suda51 (omaggiato tramite riferimenti ad opere come Killer7 e Flower, Sun & Rain), mentre gli altri rimarranno piuttosto interdetti di fronte a un tale groviglio di stili e tematiche apparentemente sconnesse tra di loro, caratterizzate comunque da un certo fascino per l'assurdo.

    Deadly Detective

    Come era lecito aspettarsi, sul piano stilistico e narrativo Deadly Premonition 2 è un'opera anarchica, dove regna il caos più totale. D'altro canto il gameplay, quasi a sorpresa, è molto più lineare e prevedibile di quanto assaporato nel 2010. All'interno della progressione è stato dato grande rilievo alla fase investigativa, caratterizzata da sequenze che potrebbero ricordare la struttura di un'avventura grafica punta e clicca, un po' come già accadeva in Dark Dreams Don't Die.

    Ci sono ad esempio gli interrogatori di Aaliyah dove non avremo alcun tipo di controllo sul movimento, ma potremo interagire esclusivamente con gli oggetti presenti nell'appartamento di Morgan per porre domande relative alle indagini. Oppure le fasi di decrittazione degli oracoli, in cui ci sarà richiesto di interpretare gli indovinelli dello spirito Houndan per decidere le prossime destinazioni. Senza dimenticare poi le analisi delle scene del crimine e il diagramma dei rapporti, che andrà aggiornato alla fine di ogni sequenza narrativa che consentirà di visualizzare effettivamente quanto scoperto a proposito del caso di Le Carré.

    Sono tutte fasi estremamente semplici e impossibili da fallire, che però impostano in modo netto il ritmo del gioco, molto più riflessivo che in passato, e arrivano a costituire un terzo dell'intera esperienza ludica. Accanto queste sessioni, il gameplay di Deadly Premonition 2 aggiunge ovviamente l'immancabile esplorazione della città e le sezioni di combattimento: tre elementi che ritornano in egual misura, e quasi sempre secondo lo stesso ordine, in tutti gli episodi che compongono la storia.

    Il risultato finale è una quest principale di media durata, intorno alle 10 ore, semplice e lineare nello sviluppo ma che lascia ampie possibilità di digressione nelle attività secondarie durante tutto il corso del gioco.

    Sparatorie e controlli

    Uno dei grandi talloni d'Achille del primo capitolo risiedeva nelle sparatorie, afflitte da comandi così legnosi da rendere quasi impossibile mirare con precisione e fluidità. Fortunatamente A Blessing in Disguise presenta un sistema di shooting più reattivo e fluido, ma ancora lontano dall'essere soddisfacente. Sebbene ci sia qualche piccola componente da gioco di ruolo, come la possibilità di contrarre vari malus e una barra della concentrazione necessaria per sferrare colpi caricati (che si aggiunge ai già presenti indicatori della stamina e dell'energia) le sparatorie risultano prive di mordente e poco ispirate.

    La difficoltà è ancora inesistente, nonostante la presenza di parametri da tenere d'occhio come la fame e la stanchezza, e le sezioni dove dovremo abbattere i nemici finiscono per dimostrarsi dei lunghi corridoi, tutti molto simili tra di loro, che rischiano ben presto di attentare alla pazienza del giocatore. Con proiettili praticamente infiniti, un arsenale limitato e una scarsa varietà di nemici dalle dubbie animazioni, c'è veramente poco da dire sulla fase action del titolo, che fallisce nel tentativo di risultare sufficientemente coinvolgente.

    Benvenuti a Le Carré

    Purtroppo a deludere è anche l'esplorazione di Le Carré. Se l'impianto Open World di Deadly Premonition, mutuato direttamente da un capolavoro come Shenmue, rappresentava il cuore pulsante di un'opera imperfetta ma tremendamente affascinante, questo secondo capitolo non riesce a ripetere la stessa formula del capostipite.

    Al giocatore viene chiesto di perdersi tra le strade disposte a scacchiera della cittadina della Louisiana, per scoprire in autonomia punti di interesse e missioni secondarie. Ci sono tante attività collaterali a cui prendere parte, come il bowling, il lancio delle pietre sull'acqua, i giri in barca o i percorsi per lo skateboard, che ora è diventato l'unico mezzo di trasporto sempre disponibile, richiamabile a piacimento tramite la pressione del tasto Y. Tra un momento morto e l'altro, visto che molte missioni potranno essere portate avanti solo in determinati orari della giornata, si può andare a caccia di materiali per creare degli amuleti con cui potenziare le statistiche di York, personalizzare lo skate, completare gli incarichi disponibili nella bacheca dello sceriffo o portare avanti le side quest affidate dai comprimari. Senza dimenticare la facoltà di completare il tabellone dei timbri, delle specie di trofei/obiettivi che richiederanno il compimento di determinate azioni per essere ottenuti.

    Nel caso non si volesse prendere parte a tutte queste attività sarà possibile velocizzare lo scorrere del tempo per proseguire con le indagini tramite l'utilizzo di alcuni consumabili come le sigarette o sacchi a pelo con i quali riposare sul posto. Purtroppo l'open world del titolo è funestato da un motore di gioco che arranca sotto tutti i punti di vista: modelli grezzi e incompleti, animazioni legnose e riciclate, collisioni assenti, continue compenetrazioni e un frame rate assolutamente instabile.

    È vero che un comparto tecnico abbastanza obsoleto fa parte dello charme di Deadly Premonition, e chi ha amato i difetti del primo si sentirà da subito a casa, anche grazie a marchi di fabbrica della serie come un sound design completamente sballato e delle texture a bassa risoluzione. Ma c'è una soglia che, una volta superata, rema contro la godibilità stessa dell'esperienza.

    Ad esempio la città è così spoglia e immobile che è difficile immaginare di ritrovare la stessa vitalità della geniale routine degli NPC di Greenvale. Una caratteristica che permetteva di perdersi e immedesimarsi nella cittadina di Washington e di vivere in prima persona la visione creativa di Swery.

    Ogni volta che si passa dall'interno di un edificio all'esterno della città, i caricamenti sono così estenuanti da farci desistere nell'entrare nei pochi luoghi esplorabili. La mappa di Le Carré è inoltre piatta e poco ispirata, priva di punti di interesse o anche semplicemente di una parvenza di vita, qualsiasi sia l'orario in cui ci muoveremo. E il motore di gioco, ricco di micro caricamenti che bloccano l'azione e azzoppato da un frame rate che crolla ripetutamente, ci incentiva a utilizzare il servizio di taxi per gli spostamenti rapidi e smorza inevitabilmente la curiosità dell'esplorazione.

    Tra conferme e perplessità

    Che si tratti di una precisa cifra stilista o che sia a causa di un budget assai ridotto, è difficile riuscire soprassedere dinanzi a una realizzazione tecnica così approssimativa, che mina le funzionalità essenziali del gameplay. Lo stesso discorso lo si potrebbe applicare al primo Deadly Premonition, ma va ricordato che in quel caso si parlava di un titolo nato su Playstation 2 e portato, non con poca fatica, durante la fase di progettazione, sulle console della successiva generazione.

    A Blessing in Disguise, nonostante le condizioni diverse, sembra addirittura fare qualche passo indietro e il confronto con la verisone "Origins" del primo capitolo, recentemente uscita su Switch, ci fa pensare a una gestazione del progetto aggravata da qualche problema di troppo.

    Deadly Premonition 2 A Blessing in Disguise Deadly Premonition 2 A Blessing in DisguiseVersione Analizzata Nintendo SwitchChi ha amato Deadly Premonition probabilmente apprezzerà anche A Blessing in Disguise, un gioco che, nonostante il cambio di ritmo e di stile, trasuda da ogni pixel la firma autoriale di Swery. Molti nuovi giocatori non potranno che rimanere perplessi di fronte a un tale guazzabuglio anacronistico, mentre gli estimatori dell’autore nipponico porteranno a termine l’avventura divertiti dalla sua forte autorialità. Certo è che il fascino del primo capitolo non è stato replicato come avremmo sperato: al netto delle sue pur palesi imperfezioni, questo secondo episodio possiede comunque una sua grintosa personalità da b-movie, carica di un potenziale, purtroppo, fortemente inespresso.

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