Death Stranding Director's Cut Recensione: il gioco di Kojima torna su PS5

Death Stranding fa il suo esordio su PS5 con una Director's Cut che torna a ribadire i pregi di uno dei titoli più originali della scorsa generazione.

Death Stranding Director's Cut
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  • A quasi due anni dal suo primo approdo sul mercato, Death Stranding torna sugli scaffali con una Director's Cut che segna ufficialmente l'esordio di Kojima Productions sulla nuova ammiraglia di Sony. Un lieto evento che rappresenta un'eccellente occasione per riscoprire uno dei titoli più originali e atipici della scorsa generazione, un crogiolo immaginifico nel quale Hideo Kojima è riuscito a comporre un prezioso amalgama di generi e linguaggi, plasmato per sovvertire le aspettative e proporre al pubblico qualcosa di totalmente nuovo. Death Stranding è un'opera preziosa, un gioiello d'ingegno che torna a brillare anche su PlayStation 5.

    Il ritorno di un cult istantaneo

    Death Stranding trascina i giocatori nel freddo abbraccio di un'apocalisse silenziosa e opprimente, fulgida manifestazione di un'urgenza espressiva irrefrenabile, quella di un autore pronto a sfidare i dogmi del mercato per dare voce alla propria visione, al desiderio di spingere il medium videoludico verso frontiere ancora inesplorate. L'ultima opera di Kojima è stata anche la sua più grande scommessa, il manifesto di una ritrovata libertà creativa che assume i tratti di un toccante ordalia intrisa d'avanguardismo, al centro di un affresco narrativo capace di conciliare agilmente fisica quantistica ed esoterismo, lungo un percorso disseminato di sottotesti simbolici sorprendentemente raffinati.

    Nei panni di Sam Porter Bridges, il compito del giocatore è quello di attraversare l'America per ricostruire le connessioni ormai spezzate tra gli abitanti di un mondo in frantumi, spinto sull'orlo dell'annientamento da una catastrofe repentina ed inspiegabile. Straordinariamente ricco, organico e affascinante, l'immaginario scolpito da Kojima abbraccia "temi caldi" come l'isolazionismo politico o la spersonalizzazione digitale, e li trasforma nei capisaldi metaforici di un'epopea sci-fi unica nel suo genere, quantomai potente ed attuale. Dopo due anni passati a combattere contro un nemico invisibile, costretti a temere il contatto umano e ad affrontare lo spauracchio dell'isolamento sociale, non potrete fare a meno di vivere il viaggio di Sam con un trasporto diverso, con un senso di partecipazione più profondo e consapevole. Nel suo ruolo di profeta accidentale, Kojima ha composto un'avventura dal taglio spiccatamente cinematografico, traboccante di momenti memorabili valorizzati dalle performance attoriali di un cast stellare e da un regia magistrale.

    Come da programma, la nuova edizione del gioco aggiunge al mosaico del racconto alcuni tasselli inediti, per la gran parte distribuiti tra le diverse fasi di una specifica serie di incarichi. Senza entrare troppo nei dettagli, possiamo dirvi che questi complementi arricchiscono la "lore" di Death Stranding con qualche intrigante retroscena sul passato di alcuni personaggi chiave e su quello della stessa Bridges, a corredo di una sequenza con un certo spessore emozionale.

    Bisogna però precisare che le nuove missioni non sono di per sé particolarmente brillanti o incisive, fatta forse eccezione per un passaggio squisitamente nostalgico. Lungo il cammino tracciato dalla progressione vi capiterà di incappare in qualche altra piccola sorpresa, ma ci teniamo a precisare che il filone principale della "campagna" non ha subito variazioni di rilievo. Merita una menzione la possibilità di tornare ad affrontare gli scontri principali dell'avventura interagendo con le action figure nella stanza di Sam, che permettono anche di confrontare le proprie prestazioni battagliere con quelle degli altri giocatori.

    Un'essenza ludica inviolabile

    Prima di lanciarci nella disamina delle principali novità sul fronte del gameplay, abbiamo deciso di prendere subito d'assalto l'elefante nella stanza e spendere qualche parola sulla scelta, sicuramente controversa, di permettere l'accesso ai contenuti aggiuntivi della Director's Cut ai soli utenti PS5, sia acquistando il titolo ex-novo (a €49.99) che effettuando l'upgrade dalla precedente versione al costo di 10 euro. Per quanto il prezzo dell'aggiornamento sia assolutamente coerente con le caratteristiche dell'offerta, in generale facciamo fatica a ritenere del tutto virtuosa la rotta scelta da Sony e Kojima Productions, specialmente considerando che il pacchetto include anche feature essenziali come un nuovo livello di difficoltà (molto difficile), e una revisione della porzione "tutorial" dell'avventura (più generosa sul versante "didattico").

    Allo stato dei fatti, non riteniamo ci siano elementi tali da giustificare questa esclusività, almeno sul piano contenutistico, e pertanto non possiamo fare a meno di sperare in un - almeno parziale - cambio di direzione. Al netto di questi ragionamenti, permetteteci però di rassicurarvi su quello che è senza dubbio un nodo centrale per l'esito di questa disamina: la nuova edizione di Death Stranding propone un'esperienza totalmente in linea con i tratti fondamentali dell'opera di Hideo Kojima, senza stravolgimenti in grado di adulterarne l'essenza. Un'essenza legata a doppio filo ad un concept unico e coraggioso, che eleva il concetto di "fetch quest" a colonna portante del comparto ludico e ridefinisce in modo radicale le dinamiche premiali tipiche del videogioco, lungo il percorso scandito da un concerto di meccaniche di avanzamento ad alto tasso di assuefazione.

    In buona sostanza, le novità incluse nella Director's Cut non alterano in maniera consistente l'identità ludica della produzione, che mantiene intatti sia i suoi punti di forza che le sue debolezze, tra le maglie di un viaggio tanto faticoso quanto appagante. Alcuni degli interventi operati da Kojima Productions, ad esempio, hanno il chiaro scopo di addolcire la curva d'apprendimento e amplificare l'accessibilità del gioco nelle prime fasi dell'avventura, ma il loro peso nel bilancio complessivo dell'esperienza resta comunque molto relativo.

    Parliamo nello specifico dell'Esoscheletro ausiliario, che anticipa di diverse ore l'accesso "canonico" a questa famiglia di dispositivi, e del fucile Maser, un'arma stordente particolarmente efficace per neutralizzare i Muli che pattugliano la macroarea iniziale. Più in generale, lo studio ha fatto un buon lavoro nell'innestare i nuovi incarichi (quelli legati allo sblocco delle dotazioni inedite) sul percorso di progressione di Death Stranding, il tutto mantenendo intatti equilibri del gameplay.

    Questo vuol dire che i benefici offerti da strumenti come la Catapulta, il Ponte chirale e la Rampa da salto sono sempre situazionali e bilanciati da un valido assortimento di limitazioni, senza considerare che il loro esordio nel corredo tecnologico di Sam non genera evidenti storture nel "percorso evolutivo" del comparto ludico.

    Tanto per fare un esempio, la Catapulta può rivelarsi molto utile nel superare zone ad alto rischio (particolarmente impervie o infestate dalle CA), ma la portata dell'apparecchio è misurata per non offrire al giocatore agevolazioni eccessive, con la complicità di un sistema di mira manuale che richiede una buona conoscenza del territorio attorno all'area bersaglio, specialmente nel caso di lanci alla massima distanza. Sulle stesse note, il Ponte chirale può essere un'ottima soluzione per superare rapidamente un ostacolo naturale, senza la necessità di investire risorse aggiuntive nella costruzione e col vantaggio di ostacolare l'avanzata dei nemici (il ponte funziona con i codici identificativi del personale di Bridges). Di contro, però, bisogna tenere a mente che la struttura è estremamente suscettibile agli effetti della cronopioggia (che la disattiva istantaneamente), e che le sue dimensioni non consentono il passaggio di mezzi pesanti.

    Anche l'amabile "Buddy Bot", l'automa da trasporto introdotto con la Director's Cut, non rappresenta una facilitazione in senso assoluto: la sua capacità di destreggiarsi sui terreni più accidentati è quantomeno discutibile (volutamente), e il suo utilizzo è vincolato all'estensione della rete chirale, dato che questo bagagliaio sgambettante non può superare i confini delle zone annesse. Nel caso stiate valutando di sfruttarlo per raggiungere automaticamente un punto di consegna, sappiate inoltre che questo espediente limiterà ad "A" la valutazione massima ottenibile. Praticamente un insulto per i corrieri più esperti.

    Gare all'ultima curva e sfide in punta di proiettile

    In linea di massima, dunque, ci teniamo a ribadire che la distribuzione dei nuovi contenuti inclusi nella Director's Cut risulta tanto puntuale, in rapporto al ritmo della progressione, quanto coerente con i canoni dell'esperienza. Sul fronte delle dotazioni, l'unica nota - leggermente - stonata è forse rappresentata dal nuovo Stabilizzatore per lo zaino, un mini jet pack in grado di limitare al minimo i problemi causati da una caduta rovinosa e di potenziare notevolmente il doppio salto di Sam.

    Se è vero che la versione base di questo dispositivo non è mai stata in cima alle classifiche di gradimento , forse gli sviluppatori sono stati un po' troppo generosi nel definire le capacità del modello più avanzato. Un altro elemento che proprio non ci ha convinto è il nuovo minigioco di corse, e per ragioni del tutto pratiche. Per quanto stravagante, si tratta di un'attività che non corrompe in maniera significativa la coesione ludonarrativa del titolo: l'immaginario modellato da Hideo Kojima non è certo privo di sfumature più leggere e divertite bizzarrie, pertanto la presenza di un circuito da competizione nel cuore di un'apocalisse metafisica non stupisce poi tanto.

    Il punto è che il sistema di guida di Death Stranding, a tratti imprevedibile e malfermo, non si accorda bene con le prerogative di un'attività di questo tipo, che probabilmente affronterete solo per sbloccare il nuovo veicolo incluso nel pacchetto. Discorso diverso per le sfide proposte dal nuovo poligono di tiro (accessibile in ognuna delle location principali), chiaramente plasmate per riportare alla mente i fasti delle VR Missions di Metal Gear Solid. Oltre a permettere ai corrieri di prendere confidenza con il proprio armamentario, queste missioni di difficoltà variabile invitano i giocatori a mostrare le proprie abilità in diverse "discipline" d'assalto, alternando incursioni silenziose, furiose sparatorie e battute di caccia alla CA.

    Una piacevole divagazione dai rigori del mondo di Death Stranding, con tanto di classifiche da scalare per aggiungere una nota di agonismo alle dinamiche multiplayer del titolo. Restando in tema di virulenza balistica, le nuove torrette disposte a difesa degli insediamenti nemici sono un'aggiunta che, come le altre, non altera in maniera dirompente il gameplay, pur ponendo sul cammino di Sam un ostacolo aggiuntivo da non sottovalutare, specialmente al livello di difficoltà più elevato. Optando per la modalità "molto difficile", infatti, cedere l'anima all'Abisso sarà un evento ben più frequente rispetto al passato, visto che basterà appena una manciata di colpi di ritrovarsi a galleggiare oltre i confini del nostro piano d'esistenza. L'esordio di un livello di sfida più concretamente "hardcore" è senza dubbio un lieto evento per i survivalisti più accaniti, e contribuisce ad arricchire ulteriormente l'offerta dell'ultima opera di Hideo Kojima. Per quanto riguarda l'ampliamento del bagaglio marziale di Sam, "le tecniche avanzate" incorporate nel sistema di combattimento corpo a corpo ci sono sembrate più un gradevole orpello che una modifica di rilievo: ginocchiate, atterramenti e calci volanti possono aggiungere una pizzico di spettacolarità alle sortite nei campi del Muli, ma la sostanza del combat system resta quella di sempre. Una considerazione può tranquillamente essere estesa anche allo shooting, che conserva un assetto tanto funzionale quanto basilare.

    Un'apocalisse spettacolare

    Due anni fa, sempre in sede di recensione (potete recuperare la recensione di Death Stranding con un clic), vi avevamo spiegato come tra i punti di forza di Death Stranding ci fosse anche un comparto grafico in grado di sfidare i limiti generazionali, col maestoso contributo di un motore che nel tempo è diventato l'asset tecnologico più promettente dei PlayStation Studios. Un risultato che, al di là delle prodezze del Decima Engine, era figlio di una direzione creativa maestosa e intelligente, in grado di rapire con un caleidoscopio di scorci straordinari prodotti utilizzando al meglio le limitate risorse di PlayStation 4.

    Per queste ragioni non ci ha stupito più di tanto constatare come la versione PC, per quanto ottimizzata a puntino e ragionevolmente migliore della controparte da salotto, non proponesse stravolgimenti troppo netti in termini di resa generale, a riprova dell'eccellente lavoro svolto da Kojima Productions con l'edizione originale. Come intuibile, la Director's Cut ci spinge a fare considerazioni del tutto simili alle precedenti, ma questo non vuol dire che i miglioramenti messi in campo dal team di sviluppo non abbiano alcun peso sul valore corale della produzione

    La nuova versione della struggente epopea di Kojima vanta una gestione sensibilmente più generosa del LOD (livello di dettaglio) e della distanza di visualizzazione, con fenomeni di popping ridotti al minimo. Anche l'effettistica aderisce chiaramente a standard più elevati, in particolar modo per quel che riguarda gli elementi volumetrici e i riflessi sulle superfici, generalmente più definiti e credibili.

    Questo con la complicità di un sistema d'illuminazione più ricco e avvolgente, capace di valorizzare ulteriormente le meravigliose atmosfere che scandiscono l'esodo di Sam tra i panorami desolati della nuova frontiera americana. Va da sé che l'aumento della risoluzione genera un incremento significativo della pulizia dell'immagine, e a questo proposito siamo felici di confermarvi che il preset "Qualità" (4K nativi) non mostra grandi cedimenti sul fronte del frame rate, con un conteggio che in genere resta attorno ai 60 fps (noterete oscillazioni più marcate in contesti particolarmente affollati di effetti e avversari). In modalità "Prestazioni" (4K upscalati) queste fluttuazioni sono sostanzialmente assenti, ma in tutta onestà non riteniamo ci siano ragioni sufficienti per preferire quest'ultima opzione, almeno stando alla nostra esperienza personale. Passando alle feature simbolo di PlayStation 5, il cambio di passo segnato dall'SSD si traduce in tempi di caricamento estremamente veloci (la connessione ai server potrebbe allungarli un po'), mentre l'implementazione dell'audio 3D arricchisce l'esperienza con un'ampia gamma di sfumature sonore, con conseguenze più che positive sul coinvolgimento e sull'immersività dell'insieme.

    Vale la pena di sottolineare che l'altoparlante del DualSense gioca un ruolo alquanto importante nella definizione del nuovo canone sensoriale del titolo, con una serie ampliata di effetti "d'accompagnamento" di grande impatto. Per ciò che concerne l'utilizzo del feedback aptico e dei grilletti adattivi, la Director's Cut di Death Stranding offre un buon supporto alle funzionalità simbolo del pad di PS5, ma senza particolari guizzi identitari.

    La vibrazione scandisce in maniera piuttosto efficace l'incedere di Sam tra le asperità dello scenario, e in generale fa il suo lavoro nell'aggiungere un sottofondo tattile a ogni frangente del gioco, mentre i grilletti vengono sfruttati soprattutto per definire il carattere delle diverse armi in relazione alla cadenza di tiro. La resistenza meccanica dei tasti si farà sentire anche quando vi troverete a trasportare carichi particolarmente pesanti o sarete a corto di vigore, ma nel complesso riteniamo che lo studio avrebbe potuto dare maggior lustro alle peculiarità del DualSense.

    Death Stranding Director's Cut Death Stranding Director's CutVersione Analizzata PlayStation 5Death Stranding fa il suo esordio su PlayStation 5 con una Director’s Cut che, pur offrendo ai giocatori una buona dose di contenuti inediti, non altera in maniera consistente il bilancio qualitativo dell’ultima opera di Hideo Kojima. L’essenza ludonarrativa della produzione è dunque rimasta la stessa di due anni fa, con tutti i suoi pregi, i suoi difetti e la sua straripante potenza espressiva. Con un comparto tecnico d’eccezione, la monumentale epopea di Sam Porter Bridges torna su console nella sua forma migliore, per riproporre al pubblico un eccezionale racconto di fantascienza collocato tra le maglie di un immaginario straordinariamente ricco e affascinante, che fa da cornice a una storia struggente sorretta da un gameplay tanto appagante quanto unico, capace di innescare una piacevole assuefazione. Più di ogni altra cosa, Death Stranding è l’ardente manifestazione dell’estro creativo di un autore che non teme di sfidare le logiche e i dogmi del mercato, con l’obiettivo di spingere il medium verso territori ancora inesplorati.

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