Death Stranding Recensione: riconnettere la rete chirale su PC

L'ultima opera di Hideo Kojima sbarca su PC, portando il suo immaginario unico e il Decima Engine su nuove spiagge.

Death Stranding 4K
Recensione: PC
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Death Stranding è un titolo particolare, uno dei pochi prodotti di questa generazione che può dirsi originale nelle intenzioni, atipico nella struttura, orgogliosamente unico. Inseguendo l'eclettismo del suo autore, Death Stranding mescola generi e registri, intreccia linguaggi e meccaniche di gioco, e produce un amalgama dai confini sfumati: un action che abbraccia la componente manageriale dei simulatori, un vasto open-world accompagnato però da una narrazione tipicamente hollywoodiana, regolata dalla regia espressiva di Kojima e valorizzata dalle performance attoriali di un cast monumentale.

    A guardarlo qualche mese dopo la sua prima uscita - ora che torna sul mercato in versione PC - si capisce che Death Stranding è davvero qualcosa di mai visto prima: un gioco che rifugge le categorie, le sovverte, e si impone l'obiettivo di valorizzare e proteggere il nuovo. Lo fa non solo in ambito ludico, ma anche se si guarda alla fantascienza tout court: il contesto costruito da Kojima si colloca nel filone della science fiction intimista (esplorato di recente anche da Arrival), ma introduce concetti completamente nuovi, accatastati in un mondo coerente e magnetico. Dalla cronopioggia alla chiralità, dalle Entità Estintive alle Knot-City, l'universo di Death Stranding ti conquista in un lampo, impreziosito dalle note di una colonna sonora che trasmette ed amplifica l'amara malinconia esistenziale che ormai pervade gli Stati (dis)Uniti d'America.

    E allora sì; sedimentate le turbolente sensazioni provate qualche mese fa su PS4, lo possiamo confermare anche con "il senno di poi": Death Stranding è un gioco prezioso, un prodotto tutt'altro che secondario nella produzione di Hideo Kojima, e un elemento di straordinaria ricchezza per il nostro medium.

    Il suo arrivo su PC, tra le altre cose, ha due meriti: in primis riporta un po' di attenzioni sul prodotto in un momento storico in cui si è spenta la diatriba - un po' spicciola - sul fatto che un "simulatore di consegne" non sia un gioco per tutti. In secondo luogo, oltre a mostrare i muscoli del Decima in un ambiente che non sia quello PlayStation, consegna il titolo nelle mani di un pubblico più abituato a confrontarsi con le dinamiche tipiche dei simulatori, che di conseguenza può assorbirle senza considerarle immeritevoli o secondarie.

    Forse proprio adesso che il dibattito sul gioco e sul suo valore ludico, estetico e narrativo sarà meno inquinato, a Death Stranding potranno essere pienamente riconosciuti gli indubbi meriti che ha sempre avuto.

    Ti aspetterò sulla spiaggia

    Le note dei Low Roar accompagnano quella che non stentiamo a definire una delle cinematiche d'apertura più belle di sempre, così efficace nei ritmi e nel colpo d'occhio da essere sinceramente toccante. Sarà questo, assieme alla voce di Norman Reedus, il primo contatto con il mondo post-apocalittico tratteggiato da Hideo Kojima. Un mondo sconfitto da una catastrofe innominata, un mondo desolato e solitario che non riesce più a comunicare.

    L'obiettivo di Sam Porter Bridges, laconico protagonista dell'avventura, è quello di attraversare l'America e riconnettere le grandi città e i piccoli bunker isolati alla Rete Chirale, un sistema di comunicazione che permetterà ai sopravvissuti di condividere conoscenze, informazioni, progetti. Secoli dopo la conquista dell'Ovest, insomma, Death Stranding racconta di un nuovo viaggio verso la frontiera, una lunga traversata da costa a costa per ricostruire le infrastrutture che rappresentano lo scheletro di un Paese ormai lacerato.

    Nel corso di questo cammino lungo e logorante il giocatore avrà modo di sondare i concetti di base della fantascienza di Kojima, sporcandosi con lo scuro bitume delle Creature Arenate e riscoprendo una simbologia a tratti ermetica eppure potentissima. La narrazione alterna tematiche attuali, drammi personali e una lucida lettura della società moderna e delle sue fratture, ma allo stesso tempo mette in scena le storie esemplari o sconvolgenti di personaggi indimenticabili.

    Che sia il redivivo Heartman o la misteriosa Fragile, che sia la lucida follia di Higgs o la risolutezza di Mama, Death Strading esibirà un cast stellare, un insieme di personalità che finiranno per intrecciarsi in attesa dell'ultima estinzione.

    Quello di Death Strading, insomma, è un viaggio costantemente sostenuto dal senso di scoperta: Sam (e con lui il giocatore), scopre un mon do criptico e tormentato, scopre i protagonisti che lo rendono vivo, e finisce per (ri)scoprire anche sé stesso. E se è vero che alcuni colpi di scena sono generalmente prevedibili, o che la narrazione non si risparmia un paio di lungaggini non facili da digerire, bisogna ammettere che la regia, il montaggio, la recitazione di Death Stranding rimangono indiscutibilmente meravigliosi: ne esce - anche grazie ai temi di cui sopra e alla struttura dell'intreccio - un'avventura traboccante di momenti indelebili, di scene sensazionali, di trovate brillanti che ribadiscono l'estro creativo e la potenza della visione autoriale di Kojima.

    Riconnessione

    L'obiettivo principale di Sam Porter Bridges, in un universo in cui i nomi diventano presagi ineluttabili, è di ricostruire le connessioni (i "Ponti") fra città isolate, adoperandosi in un mestiere decisamente faticoso: quello del facchino (Porter). Death Stranding è insomma un prodotto che mette al centro della sua componente ludica le cosiddette "fetch quest", trasformandole nel motore dell'avventura. Quello che il gioco ci propone è quindi un elenco apparentemente inesauribile di consegne: una serie di carichi da portare fisicamente a destinazione, partendo da uno dei nodi della rete (che sia una città o un Prepper isolato nel suo Bunker) per arrivare al successivo.

    L'operazione va compiuta in prima persona, caricandosi sulle spalle il materiale e mettendosi in cammino; con l'accortezza, fra le altre cose, di portare pure il necessario per superare gli ostacoli geografici: scale a pioli per superare costoni rocciosi, corde per calarsi oltre una parete impervia, scarpe comode per camminare senza difficoltà. Fin da subito Death Stranding si focalizza insomma sulla componente logistica e gestionale del viaggio, un elemento che ben presto diventerà preponderante.
    Se è vero infatti che le prime difficoltà sono squisitamente ambientali, legate alla necessità di attraversare fiumi o dislivelli impressionanti, ben presto le urgenze di Sam cambiano completamente. Poco a poco i territori diventano più docili, che sia per un sentiero formato a seguito del nostro andirivieni (che permette quindi di viaggiare spediti senza preoccuparsi delle oscillazioni, e quindi dell'equilibrio del carico), oppure per la costruzione di alcune infrastrutture come ponti o luoghi di ristoro.

    A questo punto le cose cominciano a farsi più complicate: i carichi aumentano costringendo Sam ad utilizzare un esoscheletro, o addirittura a caricare la merce su un mezzo di trasporto. Diventa quindi indispensabile l'approvvigionamento energetico o la ricostruzione di una tratta stradale che connette le principali città disposte sulla mappa. Anche a questo compito bisogna dedicarsi con pazienza, trascinando le materie prime in appositi punti di raccolta, con l'obiettivo finale di riassestare il lungo tracciato che serpeggia per tutta l'area.

    Già in questa seconda fase si comincia ad apprezzare l'apporto degli altri giocatori, che si trovano coinvolti in un monumentale sforzo collettivo dall'atipico multiplayer di Death Stranding. In pratica ogni utente potrà trovare nella sua mappa le infrastrutture costruite da altri giocatori, con cui tuttavia non entrerà mai in contatto. Sempre più importante per la buona riuscita delle missioni, questo aspetto raggiungerà il suo apice quando il gioco introdurrà le teleferiche, facendo in modo che la community possa creare una diffusa ragnatela di snodi che permette di spostarsi rapidamente da una zona all'altra.

    Proprio in questo lavoro corale, in questo supporto reciproco delicato e silenzioso, si riscopre uno degli aspetti più preziosi di Death Stranding. Il gioco che innesca infatti un sentimento di sincera fratellanza, facendo percepire all'utente la presenza di una "rete di sicurezza" composta da suoi pari: da altri giocatori che condividono le proprie strutture e le proprie risorse senza senza chiedere nulla in cambio, nella consapevolezza di contribuire ad una causa comune.

    Anche a volerla inquadrare con una prospettiva più misantropica, in ogni caso, la parabola di Death Stranding resta molto stimolante, sorda alle lamentele di chi sostiene che il gioco sia uguale a sé stesso dall'inizio alla fine.

    La verità è che il gameplay di Death Stranding cambia in continuazione, perché per oltre quaranta ore il gioco continua ad aggiungere elementi, novità, gadget, equipaggiamenti, tra cosciali termici per sciogliere la coltre di neve che ricopre i territori montani, carrelli per assemblare un piccolo serraglio, potenziamenti per lo zaino ed enormi autocarri. Arrivare alla fine dell'avventura e guardarsi indietro significa sorridere al pensiero di utilizzare oggetti che prima sembravano indispensabili, come la scala e la corda.

    Questo senso di progressione "logistica" rappresenta uno degli elementi centrali della produzione, che riesce senza fatica ad avvincere anche chi i simulatori non li frequenta con costanza; suscitando anzi una lieve assuefazione per le consegne che assomiglia da vicino a quella dei Muli, e che spingerà molti giocatori a dedicarsi a decide di consegne opzionali.

    L'avanzamento, in ogni caso, viene ulteriormente vivacizzato da alcune sequenze d'azione, che siano contro enormi Creature Arenate o contro i succitati Muli, fattorini traviati alla ricerca disperata di carichi sempre nuovi.

    Per assaltare gli accampamenti di questi ultimi (e magari recuperare la merce di cui ci hanno privato) è possibile anche dedicarsi ad un po' di stealth, riscoprendo alcune linee di continuità con l'incredibile e sfaccettato gameplay di The Phantom Pain. La verità è però che le sparatorie e le fasi più movimentate non sono brillanti come tutto il resto, e rimangono un po' meno rifinite anche se non spiacevoli da giocare. La buona varietà di armi, unitamente ai concetti alla base della componente shooting, riescono comunque a valorizzare questo aspetto. L'idea di proiettili caricati con il sangue del protagonista, di granate organiche assemblate con i fluidi corporei di Sam, raccontano di una lotta spossante, di una battaglia sacrificale capace di consumare letteralmente l'eroe. E poi ci sono le creature enormi e stravaganti, masse di catrame nero condensate in corpi abnormi e tentacolari, che emergono da un mare scuro e gorgogliante: se è vero che la qualità delle sparatorie non è stratosferica, il loro impatto scenico è impetuoso e travolgente.

    L'insieme di situazioni, di scene, di meccaniche ludiche assemblato da Kojima resta insomma avvincente, diversificato, trascinante. È vero che Death Stranding è un gioco fatto anche di vuoti e di silenzi, di lunghe camminate e di metodica ripetizione, ma sono proprio questi elementi che fanno parte del suo fascino; come del resto succede in ogni buon simulatore.

    È davvero difficile pensare a Death Stranding come ad un'esperienza stancante: anche nei momenti in cui rischia di tirare troppo la corda (ci sono alcuni capitoli forse troppo estesi, che avrebbero potuto essere snelliti), il titolo finisce poi per ricompensare l'utente con un esaltante senso di soddisfazione e di completamento, declinato in forme sempre nuove al termine di ogni consegna, e all'ottenimento di ogni oggetto capace di ampliare la varietà del gameplay.

    Considerando che Death Strading conserva (e in qualche caso esalta) le interazioni tipiche dell'action/adventure, il consiglio spassionato è di provarlo anche se non avete mai frequentato il macrogenere dei "simulatori di viaggio", perché proprio nella fusione di strutture e linguaggi il titolo Kojima riscopre quell'universalità che in tanti non hanno saputo riconoscere.

    Il Decima brilla

    Come anticipato nella nostra analisi preliminare sul comparto tecnico della versione PC di Death Stranding, non possiamo che dirci soddisfatti del lavoro svolto da Kojima Productions nell'assemblare un porting a dir poco sorprendente. A maggior se si considera che il titolo in questione segna l'esordio del Decima Engine oltre i confini dell'ecosistema PlayStation: un motore sviluppato per sfruttare fino in fondo le specifiche caratteristiche delle console di Sony, sia in termini di hardware (soprattutto per quanto riguarda la CPU) che di librerie (API).

    Rendere il titolo fruibile su un gran numero di configurazioni diverse, mantenendo l'ottimizzazione sempre su ottimi livelli, non è quindi un'impresa da poco, e il successo di questa conversione rappresenta un'ottima notizia non solo per i giocatori PC, ma anche per gli utenti in attesa di mettere le mani su PlayStation 5.

    D'altronde si tratta di uno degli asset tecnologici più importanti di Sony, e l'ultima iterazione dell'opera di Kojima rappresenta un eccellente indicatore della potenza e della malleabilità dell'engine di Guerrilla, che conferma di avere tutto il potenziale per offrire al pubblico grandi soddisfazioni negli anni a venire.

    Detto questo, torniamo a ribadire che il titolo conserva intatto su PC tutto il fascino di un immaginario avvolgente e doloroso che ha già lasciato un segno nella memoria di milioni di giocatori. Tra panorami desolati, scenari intrisi di malinconia e sequenze valorizzate da una messa in scena di grande impatto, l'ultima opera di Hideo Kojima avvolge i sensi con un mosaico di scorci straordinariamente suggestivi, e rende palese una cura maniacale nella costruzione di ogni singolo dettaglio ambientale, di una visione apocalittica unica nel suo genere.

    L'incredibile pregio del comparto grafico vista su PS4 non ha subito stravolgimenti troppo netti su PC ma, proprio in virtù della sua capacità di sfidare i limiti generazionali, la resa generale si attesta comunque su livelli eccellenti. Selezionato un mix ponderato tra settaggi medi e alti, con la risoluzione fissata a 1080p, l'esperienza visiva risulta sostanzialmente sovrapponibile a quella della controparte PS4 Pro. Portando le impostazioni al massimo, si notano invece diversi miglioramenti che influiscono positivamente sulla qualità dell'immagine, compresa una maggiore generosità del LOD (con fenomeni di popping ridotti al minimo) e degli effetti volumetrici che tanto contribuiscono al fascino dell'ambientazione. Il vero salto di qualità si osserva però spingendo la risoluzione verso la soglia dei 4K, la dimensione ideale per il taglio cinematografico che caratterizza la visione creativa di Hideo Kojima.

    Sebbene il numero delle opzioni di scalabilità tradisca i natali console del titolo, l'aggiunta di tecnologie come il FidelityFX CAS di AMD e il DLSS 2.0 di Nvidia rende evidente l'impegno produttivo dietro il porting. Se entrambe contribuiscono a rendere il titolo notevolmente più leggero senza compromettere la resa complessiva, l'efficacia del Super Sampling di Nvidia si dimostra ancora una volta sbalorditiva. Attivando il DLSS 2.0 in modalità Performance è possibile giocare a Death Stranding in 4K per 60 fps (marmorei) anche con una RTX 2060, praticamente senza alcun compromesso sul fronte della qualità.

    Alle prese con una RTX 2080 Super, il preset Quality del DLSS 2.0 ci ha permesso di ottenere prestazioni a dir poco eccellenti (generalmente oltre i 60 fps) spingendo al massimo non solo la risoluzione, ma ogni singola impostazione del gioco. Va però detto che, testando il titolo prima della pubblicazione dei driver dedicati, abbiano notato qualche artefatto legato al "sistema predittivo" - ancora imperfetto - della tecnologia in questione (scie particellari inesistenti, qualche fenomeno di "ghosting" e sfocature visibili correndo a bordo dei veicoli).

    Problemi che potrebbero sparire del tutto in tempo per il lancio e che, in ogni caso, non inficiano più di tanto la qualità dell'esperienza, soprattutto perché bilanciati da una solidità prestazionale impeccabile. Anche ignorando le opzioni di cui sopra, la stabilità del gioco si attesta su ottimi livelli, tanto che possiamo tranquillamente definire Death Stranding come uno dei migliori porting degli ultimi anni.

    Death Stranding Death StrandingVersione Analizzata PCDeath Stranding arriva su PC con un porting più che solido, che esalta le ottime doti di un engine prezioso. Mentre sul fronte delle texture e della modellazione non c'è un balzo prestazionale troppo evidente, l'incremento di risoluzione e framerate, unito ad un grande lavoro di ottimizzazione e alle tecnologie proprietarie di NVIDIA, ci (ri)consegna il titolo nella sua forma migliore. La bellezza sconvolgente di alcuni panorami, gli splendidi corpi digitali che esaltano le perfomance degli attori, non sono però l'unico elemento di valore di Death Stranding. Anzi, il titolo firmato da Hideo Kojima si distingue ancora oggi, molti mesi dopo la sua prima uscita, per l'originalità del contesto e per la complessità delle meccaniche di gioco. Liquidate chi sostiene che sia un prodotto monotono e monocorde, perché sebbene il motore del racconto e dell'azione sia sempre legato alle consegne, l'evoluzione del gameplay e della struttura di gioco è palese a chiunque abbia superato le prime ore dell'avventura. Death Strading è un grande racconto di fantascienza, tratteggia un universo enigmatico e affascinante, e lo utilizza come cornice per imbastire un racconto toccante e un simulatore che rischia di creare una piacevole assuefazione. La parola “capolavoro” viene spesso usata a sproposito e rischia di perdere forza. Ma se si guarda all'intera produzione di Kojima, alla fantascienza come genere narrativo, e a quei videogiochi che tentano di uscire dalle logiche produttive e tematiche del mercato mainstream, è innegabile che a Death Stranding vadano riconosciuti i meriti di un colosso.

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