Deathloop: Recensione del nuovo gioco Arkane per PS5 e PC

Deathloop è con tutta probabilità l'opera più originale e coraggiosa di Arkane Studios, un gioiello imperfetto che non mancherà di affascinare il pubblico.

Deathloop
Recensione: PlayStation 5
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Disponibile per
  • Pc
  • PS5
  • Deathloop è con tutta probabilità il progetto più ambizioso tra quelli emersi dalle fucine creative di Arkane Studios, e considerando i trascorsi dello sviluppatore francese non si tratta certo di una cosa da poco. Col suo concept anomalo e intrigante, l'ultima scommessa del team di Lione sfida il pubblico a risolvere un complicato enigma quadridimensionale, al centro di un'esperienza ludica stratificata e sorprendente, carica di pregevoli sfumature identitarie. La nostra storia si apre nel gelido abbraccio di un'alba artica, dopo una sbornia destinata ad entrare nella leggenda.

    L'alba del "primo giorno"

    Avete presente quegli istanti di totale spaesamento, di disagevole inconsapevolezza, che talvolta accompagnano il risveglio dopo una nottata ad alto tasso di bagordi? Non parliamo di una serata di baldoria come tante, ma di una di quelle in cui si finisce per salutare il mattino ad un passo dalla metempsicosi, dopo aver alzato il gomito tanto da slogarsi la spalla.

    Questa è grosso modo il concerto di sensazioni che risuona nella mente - annebbiata - di Colt all'inizio del suo "primo giorno" a Blackreef: una straniante sinfonia che fa da ouverture a rivelazioni ben più destabilizzanti. Non solo l'uomo non possiede alcun ricordo del suo passato, compresi i motivi che l'hanno condotto all'attuale stato di scompiglio cognitivo, ma una sfilza di messaggi sospesi a mezz'aria lo porta a mettere in seria discussione la propria sanità mentale. Queste visioni sembrano rispondere direttamente ai suoi pensieri, alle domande che gli frullano in testa, quasi fossero l'eco di reminiscenze ormai perdute. Ma come? Che diamine è successo? Neanche la più pantagruelica delle sbornie riuscirebbe ad annientare per intero le memorie di un uomo, e per di più il buon Colt sembra uno col fegato allenato. Una voce misteriosa all'altro capo di uno strano dispositivo di comunicazione pare avere tutte le risposte di cui il protagonista ha bisogno, ma forse Julianna non è esattamente la più affidabile delle fonti.

    D'altronde chi potrebbe mai credere di essere intrappolato all'interno di un anello temporale che, allo scoccare della mezzanotte, porta gli abitanti di Blackreef a rivivere sempre lo stesso giorno? "Spezza il loop", dicono i messaggi allucinatori (forse). "Provaci", rilancia Julianna con piglio predatorio. Un coro che richiama un'unica certezza: sarà una giornata dannatamente lunga.

    Deathloop si apre dunque con un efficace esercizio metaludico: la confusione che attanaglia il protagonista nelle fasi iniziali dell'avventura è lo specchio di quella provata dal giocatore, proiettato in medias res tra le maglie di un mosaico narrativo tanto complesso quanto coinvolgente. Nelle prime ore, in particolare, l'opera di Arkane continua a tartassare l'utente con una pioggia incessante di informazioni sul mondo di gioco, sulle sue regole, la sua storia e sul ruolo di Colt in questo

    bizzarro microcosmo cristallizzato nel tempo, arrivando a definire quello che è l'obiettivo principale della campagna: eliminare in un singolo loop tutti i Visionari, gli individui che hanno isolato questo frammento d'eternità e che ne sono di fatto le colonne portanti. Con otto bersagli, quattro location e altrettanti momenti della giornata (mattina, mezzogiorno, pomeriggio e sera) in cui portare a termine il massacro, appare ben presto chiaro che spezzare il ciclo non sarà un'impresa da poco, e non solo per la soverchiante disparità delle forze in campo. In fondo poco importa se il povero Colt è diventato - per gentile concessione di Julianna - il bersaglio di un'accanita e incessante caccia all'uomo, il palcoscenico di un gioco al massacro carico di sfumature lisergiche. A Blackreef la morte non è altro che una fugace parentesi tra un loop e il successivo, ed è proprio questo il problema: per infrangere la perversa utopia dei Visionari non basta una sana dose di superviolenza balistica, perché l'unica arma veramente letale è la conoscenza.

    La conoscenza è la più letale delle armi

    È su queste note che emerge la vera natura del disegno creativo di Arkane Studios, la pietra angolare di una proposta straordinariamente originale e stimolante. Al di là delle furiose sparatorie che scandiscono l'avventura, oltre la ragnatela di sfumature sandbox e di richiami alla tradizione dei roguelite (mai abbracciata in pieno), si cela un meraviglioso gioco a incastri che sfida gli utenti a risolvere un affascinante rompicapo in quattro dimensioni.

    All'inizio di ognuna delle "fasce orarie" di un loop, al giocatore viene data la possibilità di esplorare senza limiti di tempo uno dei quattro distretti che compongono Blackreef: il Complesso, Updaam, Baia di Karl e Fristad Rock. In base al momento della giornata, ciascuna di queste zone potrebbe ospitare uno o più Visionari da consegnare alla mietitrice, ma l'assetto "standard" di questo giorno sempiterno rende di fatto impossibile completare l'impresa di Colt senza interventi più... come dire, sofisticati.

    Il giocatore deve insomma scoprire tutto il possibile sulle abitudini dei suoi avversari, imparare a riconoscere i fili invisibili che li legano, e manipolarli per riuscire a perfezionare la sua routine omicida. Per raggiungere tale nobile proposito, sarà imperativo fare man bassa di tutte gli indizi e le informazioni disponibili sull'isola, raccogliendo note, codici d'accesso (che cambiano ad ogni nuova partita) e registrazioni, assistendo allo svolgersi di particolari eventi, e intercettando i messaggi presenti nelle chat private dell'elite di Blackreef, accessibili tramite i Minicom (computer squisitamente rétro) in dotazione ai membri di questa odiosa cricca.

    Il tutto tenendo a mente quelle che sono le regole base del loop: in assenza di intromissioni, tutti gli abitanti dell'isola seguiranno sempre lo stesso identico "copione", e di conseguenza gli indizi disponibili nelle varie location saranno sempre i medesimi. Bisogna però tenere a mente che l'elenco degli elementi presenti nei diversi scenari può variare a seconda del momento della giornata, e le cose potrebbero cambiare ulteriormente in relazione alle azioni di Colt nelle precedenti fasi del ciclo.

    Considerando quanto il costante senso di scoperta sia una delle chiavi di volta dell'esperienza, nonché uno dei suoi tratti migliori, in questa sede eviteremo di scendere troppo nei dettagli, ma permetteteci di dire che Deathloop è un vero e proprio gioiello di game design, capace di tenervi incollati allo schermo malgrado l'inevitabile ripetitività del suo schema di base.

    Ognuno dei distretti di Blackreef offre infatti un formidabile catalogo di misteri, segreti ed inviti all'esplorazione, che vanno ben al di là di quella che può essere identificata come la "storyline principale". Storie e attività secondarie che impreziosiscono un immaginario tanto eccentrico quanto avvolgente, delineato col supporto di una scrittura arguta ed efficace, che si snoda agilmente tra "abracadabra" pseudoscientifici, umorismo nero e brillanti esempi di narrazione ambientale. La caratterizzazione dei personaggi - compresi il protagonista e la sua nemesi Julianna - risulta altrettanto incisiva, e contribuisce ad accrescere sensibilmente il coinvolgimento del giocatore nella missione di sterminio del suo feroce alter ego.

    In un crescendo di prese di coscienza, colpi di scena e svolte mortifere, il team di Arkane è dunque riuscito a comporre un racconto avvincente e piacevolmente articolato, che porta i giocatori ad affrontare il finale con un carico non indifferente di interrogativi sulle labbra. In barba alle aspettative, però, nessuno dei possibili finali (l'esito dipende da una singola scelta negli istanti conclusivi) offre un genuino senso di "chiusura" all'epopea retrofuturistica di Colt, lasciandosi alle spalle un lungo elenco di domande senza risposta. Un vero colpo basso, che purtroppo costringe a rivalutare almeno in parte la solidità complessiva della sceneggiatura, che a conti fatti si rivela più lacunosa del previsto.

    Un design che invita a sperimentare

    Al netto dei problemi sul finale, il costrutto ludonarrativo messo in piedi da Arkane non risulta mai davvero indecifrabile, almeno per quel che riguarda la sequenza degli incarichi da portare a compimento per raggiungere i titoli di coda. La sezione

    dedicata agli indizi nei menu di gioco offre infatti un efficace resoconto dei progressi ottenuti nel corso dell'avventura, disposti su diverse "questline" che, una volta completate, garantiscono l'accesso alla soluzione dell'enigma, ovvero la sequenza delle azioni necessarie per spezzare il loop. Su questo fronte, la soluzione scelta da Arkane propone un ottimo compromesso tra accessibilità e libertà d'azione: per quanto il supporto offerto dall'interfaccia liberi il giocatore dall'onere di collegare autonomamente tutti i fili dell'intreccio, la struttura non lineare della progressione garantisce ampi spazi di manovra, senza reali vincoli per quel che riguarda la gestione del proprio tempo a Blackreef. In buona sostanza, non si ha mai la sensazione di essere "tenuti per mano" sulla strada verso la prossima tappa del viaggio di Colt, specialmente considerando la natura spesso vaga delle indicazioni concesse, nonché l'ampia gamma delle strategie d'approccio a disposizione dell'utente.

    Da questo punto di vista, il gameplay di Deathloop manifesta sin da subito una fisionomia molto vicina a quella del giustamente celebrato Dishonored (per approfondire, eccovi la nostra recensione di Dishonered 2), sorretta dai pregi di un modello di level design che nel tempo è diventato il principale marchio di fabbrica dello sviluppatore francese. Ognuno dei distretti di Blackreef è la manifestazione poligonale di un fenomenale assortimento di opportunità ludiche, il cui assetto può mutare anche in base al momento della giornata: per accedere a una grotta costiera sulle spiagge di Fristad Rock dovremo ad esempio attendere l'arrivo della bassa marea, e allo stesso modo alcuni degli edifici di Updaam saranno visitabili solo in alcune fasi del loop.

    Nel corso delle nostre peregrinazioni sull'isola, insomma, non ci è mai capitato di trovarci costretti a seguire un percorso univoco per raggiungere l'obiettivo del momento, in un caleidoscopio di strade alternative, scappatoie, e variazioni sul tema dell'omicidio.

    Va da sé che, per godere appieno delle possibilità offerte dai diversi scenari, dovremo prima prendere confidenza con le dotazioni del protagonista, a partire dal prodigioso Hackamajig. Oltre ad essere il principale canale di comunicazione tra Colt e Julianna, questo strumento ci permetterà di violare i sistemi di sicurezza dei Visionari e di sfruttarli a nostro vantaggio: impugnando il dispositivo potremo disabilitare le telecamere del nemico, aprire nuove vie d'accesso, e perfino riprogrammare le torrette per spingerle ad attaccare i nostri avversari.

    Forti delle conoscenze accumulate nel corso dei loop, in più di un'occasione ci è capitato di utilizzare le torrette (che possono essere liberamente spostate) per anticipare le mosse dei nostri bersagli e creare delle fragorose trappole mortali, col dirompente contributo dell'ordigno multifunzione Strelak Carica, un esplosivo "3 in

    1" che può essere lanciato come una comune granata, oppure piazzato in giro per la mappa in modalità carica di prossimità e mina a inciampo. Tutto questo ancor prima di sbloccare il sistema di crescita del protagonista, legato a doppio filo alla scoperta di una specifica "falla" nel meccanismo ad orologeria che regola Blackreef. In seguito Colt potrà vincolare a sé le armi, i poteri e i potenziamenti recuperati dai nemici per continuare ad utilizzarli nei loop successivi, a patto di infonderli con la giusta dose di Residuo. Questa energia può essere ottenuta prosciugando i cadaveri dei Visionari uccisi, gli oggetti irradiati trovati in giro per le ambientazioni, o in alternativa sacrificando il loot raccolto durante la giornata, al termine della quale la quantità di Residuo a disposizione di Colt verrà resettata.

    Un costante senso di progressione

    Tra i punti di forza di Deathloop c'è dunque un palpabile e continuo senso di progressione, foraggiato dal costante accumulo di conoscenze e dalla crescita del potenziale offensivo di Colt, che strada facendo arriveranno ad alterare tanto il ritmo dell'avventura quanto la condotta ludica del giocatore, sempre più invogliato a sperimentare con gli strumenti offerti dal gameplay.

    Se all'inizio saremo portati a muoverci con grande cautela, a sfruttare il più possibile le meccaniche (light) stealth del titolo per eliminare i nemici uno alla volta, nel giro di qualche ora i nostri approcci si faranno sempre più spavaldi, di pari passo con la nostra capacità di sfruttare le sinergie messe in campo dal sistema d'equipaggiamento.

    Uno dei potenziamenti del protagonista gli permetterà ad esempio di riempire la barra della salute respirando gas tossici, compresi quelli prodotti dai proiettili delle armi col relativo perk, che potremo quindi utilizzare come una sorta di stazione di cura tascabile.

    Un multiplayer atipicoDurante le diverse fasi dell'eterna giornata di Blackreef, la presenza di un Visionario in una determinata zona potrebbe innescare l'improvvisa apparizione di Julianna, determinata ad ostacolare in punta di proiettile gli sforzi letali di Colt. In base alle impostazioni del giocatore, la nemesi del protagonista potrebbe essere guidata dal'IA (con risultati alterni) o da un utente in carne ed ossa, generalmente in grado di proporre una sfida ben più stimolante. Giocando nei panni di Julianna dovremo utilizzare le conoscenze accumulate nel loop per anticipare le mosse del nostro avversario, facendo il possibile per coglierlo alla sprovvista e consegnarlo - momentaneamente - alla tomba. La nemesi di Colt ha un sistema di progressione a sé stante, che permette di ottenere ricompense (armi, poteri, potenziamenti) completando un'ampia gamma di sfide di combattimento. Vale la pena di sottolineare che l'elenco degli elementi sbloccabili comprende anche skin per entrambi i personaggi. Pur trattandosi di una modalità secondaria, insomma, la porzione multiplayer di Deathloop rappresenta una gradita aggiunta alla proposta ludica di Arkane, nonché pienamente coerente con le caratteristiche dell'esperienza.

    Associando i giusti modificatori a Vincolo, uno dei poteri da "rubare" ai Visionari, saremo in grado di ripulire un'intera stanza con un singolo colpo alla testa, i cui effetti si propagheranno a tutti i nemici nelle vicinanze del nostro bersaglio. Una volta conquistata l'abilità "Traslazione" - che funziona esattamente come in Dishonored - ci ritroveremo a saettare in giro per lo scenario alla velocità del pensiero, e potremo teletrasportarci verso punti precedentemente inaccessibili. Per quanto riguarda le armi a disposizione di Colt, l'arsenale messo insieme da Arkane offre un buon assortimento di bocche da fuoco (da impugnare anche in coppia), suddivise in categorie di rarità crescente (grigia, blu e viola) e caratterizzate da un design tanto piacevole quanto coerente con lo stile che permea l'opera. In base alla "versione cromatica" dell'arma equipaggiata, aumenteranno sia i danni inflitti, sia il numero degli slot nei quali inserire i potenziamenti raccolti (tre al massimo), i cui effetti si aggiungeranno a quelli degli eventuali perk già presenti. Le nostre indagini potrebbero inoltre condurci a mettere le mani su un quartetto di fatali primizie fuori menu: armi uniche con diverse modalità di fuoco o caratteristiche del tutto singolari.

    Sebbene lo stealth resti sempre un'opzione più che valida, in linea con i dogmi libertari di Arkane, è chiaro come lo shooting rappresenti una fetta piuttosto generosa dell'esperienza modellata dallo studio, e purtroppo non tutti gli aspetti del gunplay ci hanno convinto appieno. Se da una parte il feedback sensoriale offerto dalle varie armi risulta bello corposo e appagante, dall'altra il sistema di puntamento

    non si comporta altrettanto bene. In modalità mirino, l'uso eccessivo dell'aim assist (anche riducendo al minimo il relativo settaggio) tende a facilitare fin troppo gli exploit balistici degli utenti, arrivando ad inficiare il grado di sfida percepito. Disattivando del tutto l'opzione, o sparando senza premere il grilletto sinistro, la mira risulta invece un po' "scivolosa" e imprecisa, complice una gestione non sempre ottimale delle hitbox. Ci teniamo a sottolineare che non si tratta di difetti davvero invalidanti, a maggior ragione considerando l'ampio respiro della proposta ludica di Deathloop. C'è però un altro fattore che concorre ad intaccare - questa volta in maniera più marcata - l'efficacia complessiva dell'impianto ludico: l'intelligenza artificiale che anima gli Eternalisti di Blackreef tende a generare comportamenti tanto erratici quanto sconsiderati, talvolta al limite del ridicolo. Carenze che vengono in parte compensate dalla straripante superiorità numerica delle schiere avversarie, ma è fuor di dubbio che questo aspetto avrebbe meritato una maggiore attenzione da parte del team di sviluppo.

    I mille colori di Blackreef

    Come spesso accade nel caso delle produzioni a marchio Arkane, la qualità complessiva del comparto visivo di Deathloop è solo in parte legata alla potenza "muscolare" dell'ultima versione del Void Engine. Se da un lato l'esordio next-gen del motore è accompagnato da un notevole potenziamento del sistema di illuminazione e dell'effettistica, a braccetto con una migliore resa dei materiali e una modellazione poligonale di buona fattura, il vero punto di forza della produzione è ancora una volta la straordinaria direzione artistica di Sébastien Mitton. Sin dal primissimo istante, il mondo di Deathloop travolge i sensi con un maestoso carosello di accesi cromatismi, in un continuo susseguirsi di scorci di grande impatto scenico.

    Nei distretti di Blackreef si respira l'incontenibile entusiasmo della "Swinging London" degli anni ‘60, nella declinazione avanguardista e un po' surreale proposta da show di culto come "Il Prigioniero" di Patrick McGoohan e George Markstein, o da film come Point Blank di John Boorman. A seconda del distretto visitato, il circo degli eccessi del postmoderismo psichedelico lascia il posto a panorami industriali con più di qualche richiamo al brutalismo degli anni ‘50, senza però incrinare minimamente la profonda coerenza stilistica che caratterizza per intero l'estetica di Deathloop. Sì, le animazioni dei personaggi risultano un po' legnose, c'è qualche fluttuazione qualitativa sul fronte delle texture, e il motore fatica a nascondere le sue radici old-gen, ma di fronte a un'identità così forte e unica è senz'altro facile chiudere un occhio su difetti che, tutto sommato, hanno un peso molto relativo nel bilancio della produzione.

    Per quanto riguarda il profilo prestazionale, la versione PS5 di Deathloop propone un terzetto di preset tra cui scegliere. Al netto di qualche oscillazione nei momenti più concitati, la modalità "Prestazioni" (4K dinamici a 60 fps) è senza dubbio la migliore delle tre, nonché la più indicata per godersi appieno l'offerta ludica plasmata da Arkane. D'altronde i miglioramenti visivi del preset "Qualità" (sempre a 4K dinamici) non compensano i sacrifici richiesti sul fronte del frame rate, fastidiosamente ballerino, e lo stesso discorso vale anche per la modalità "Ray Tracing" a 30 fps.

    Sebbene in questo caso i benefici siano più significativi, possiamo assicurarvi che il gioco non vale la candela. Passando al comparto sonoro, Deathloop sfrutta in maniera sapiente l'audio 3D di PlayStation 5 per amplificare l'efficacia delle sequenze più intense, mentre l'accompagnamento musicale contribuisce a rimarcare efficacemente le note identitarie dell'opera.

    Ottimo anche il doppiaggio italiano, al netto di qualche occasionale leggerezza sul versante della localizzazione. In chiusura, merita una menzione d'onore l'eccellente supporto offerto alle funzionalità del DualSense: oltre a valorizzare il "carattere" delle diverse armi con un concerto di sensazioni tattili, veicolate grazie all'uso congiunto del feedback aptico e dei grilletti adattivi, il pad contribuisce ad amplificare l'immersività dell'esperienza associando una specifica vibrazione ad un gran numero di elementi ludici, compreso l'impatto dei passi del protagonista sul terreno ghiacciato di Blackreef. Anche l'altoparlante offre un vivace contributo allo spessore sensoriale del gameplay, sia enfatizzando gli stimoli aptici con un ricco assortimento di effetti, sia riproducendo i messaggi carichi di sarcasmo con i quali Julianna è solita accogliere l'ingresso di Colt in una nuova area.

    Deathloop DeathloopVersione Analizzata PlayStation 5Deathloop è un’opera originale, visionaria e coraggiosa, un esperimento ludico che torna a ribadire l’indiscutibile talento del team di Arkane Studios, che nel corso degli anni non ha mai smesso di mettersi alla prova con sfide sempre nuove, spesso in rotta con le logiche commerciali del mercato tripla A. Il risultato dell’ultima scommessa creativa dello studio è un brillante esercizio di game design, alla base di costrutto ludonarrativo tanto sfaccettato quanto avvincente, benedetto da una direzione artistica assolutamente maestosa. Deathloop è un gioco unico nel suo genere, che purtroppo viene strappato all’eccellenza da alcuni difetti piuttosto importanti. Primo fra tutti una conclusione sorprendentemente pigra e anticlimatica, che finisce per palesare qualche evidente lacuna nella sceneggiatura. Anche sul versante ludico non tutto funziona alla perfezione, soprattutto a causa di un’intelligenza artificiale poco reattiva e fin troppo erratica. Al netto dei suoi passi falsi, però, Deathloop resta un’opera memorabile, un coacervo di stile e creatività probabilmente destinato a diventare un cult istantaneo.

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