Recensione Depth Hunter

Un cacciatore nelle profondità marine, per un titolo dai ritmi particolarissimi

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Non tutte le esperienze videoludiche possono definirsi veri e propri “giochi” e l'ultima fatica targata Biart, software house indipendente russa fondata da Konstantin Popov e composta da una quindicina di dipendenti, cammina sulla sottile linea dei prodotti semi-didattici con delicata componente ludica. Anche se concettualmente ci troviamo innanzi ad un simulatore di pesca con la fiocina -spearfishing per gli anglofoni-, corredato da una gustosa componente esplorativa, il fascino di Depth Hunter risiede nella splendida ricostruzione dei fondali marini e della fauna ivi presente, catturabile e non. Si tratta di un prodotto di nicchia capace di attrarre anche gli amanti di acquari virtuali e per alcuni elementi assimilabile al bellissimo Endless Ocean di Nintendo, dal quale tuttavia si discosta per la natura “predatoria”. Un Cabela's Hunt in fondo al mar?

Profondo Blu

Una volta installati i circa 500 MB di dati che compongono il pacchetto compresso dell'opera Biart si viene immediatamente proiettati nella quiete atmosfera che permea ogni pixel di Depth Hunter, grazie al leggero menù sovrapposto ad una tipica sequenza di gioco: uno scorcio animato di barriera corallina pullulante di vita, tra gorgonie, coralli, spugne ed ovviamente coloratissimi pesci tropicali, i veri protagonisti del prodotto. Ammaliati dalle affascinanti immagini in movimento ci accorgiamo tuttavia delle limitate opzioni offerte dal menù principale, rigorosamente in inglese. Oltre al classico “New Game”, una carriera composta da 25 missioni su tre ambientazioni distinte, è possibile “tuffarsi” nell'avvolgente “Free Mode”, regolare alcune impostazioni, consultare il proprio album fotografico e l'enciclopedia ittica, purtroppo non molto nutrita poiché sono presenti soltanto una trentina di voci corredate da immagini in-game e brevi descrizioni, non supportate da nomi scientifici ma solo da quelli comuni inglesi. Avviata la partita ci troviamo immediatamente sott'acqua -in Sud Africa- impugnando un modesto fucile da pesca ad elastico e privi di bombole d'ossigeno: l'intento dei programmatori Biart è quello di far vivere un'intensa esperienza di spearfishing senza troppi fronzoli e gingilli tecnologici. Solo noi, il nostro semplice fucile, l'ossigeno che scarseggia -ma non troppo- e la natura incontaminata tutta da esplorare. L'ambiente marino è così denso e realistico che la nostra arma stona e non poco. Il primo impulso suggerito dall'atmosfera rilassante è infatti splorativo e non certo aggressivo, a meno che nelle vostre macchine da gioco non girino solo fps e non siate assetati di sangue. I movimenti, controllati tramite la classica combo mouse e tastiera, sono morbidi e si avverte sensibilmente la consistenza del mezzo in cui si procede. Con la barra spaziatrice è possibile dare un breve boost con le pinne, utile soprattutto per raggiungere la superficie quando l'ossigeno scarseggia poiché i pesci si spaventano facilmente se ci avviciniamo con troppa foga. Con il tasto destro del mouse si attiva lo zoom e con il sinistro si spara o si scatta la fotografia quando impugniamo la fotocamera subacquea, attivabile col tasto R. La rotella centrale del mouse è invece fondamentale quando colpiamo una preda: ruotandola in alto o in basso gestiamo la lunghezza del cavo associato all'arpione, il cui utilizzo è alla base del minigioco -piuttosto evanescente- predisposto per le catture. Se il pesce è troppo distante e non ponderiamo bene le forze in gioco il rischio di perderlo è estremamente elevato. Le 25 missioni in cui è suddiviso Depth Hunter sono tutte molto simili tra loro e spaziano dal catturare determinate specie di pesci in tot tentativi -o tot tempo- sino alla ricerca di tesori ed oggetti preziosi sul fondale. Alcune volte è necessario scattare fotografie di alta qualità o scappare dai grossi predatori, ma la maggior parte del tempo in Depth Hunter lo si trascorre ad inseguire pesci e suppellettili, la cui area di reperimento è segnalata da un comodo indicatore grafico. Non esistono modalità online ed il punteggio che si accumula procedendo nel gioco è fine stesso.

Biodiversità digitale

Dal punto di vista squisitamente tecnico il motore proprietario della software house, chiamato biEngine, svolge un lavoro egregio soprattutto considerando che siamo innanzi ad un prodotto indipendente da 14 Euro. I fondali corallini delle tre ambientazioni, Sud Africa, Bahamas e Thailandia, sono splendidamente ricostruiti, costellati di dettagli -come relitti o formazioni rocciose particolari- e pullulanti di vita, sebbene la biodiversità non sia così ricca come ci si aspetterebbe. Il numero di specie è relativamente limitato e circoscritto ai soli pesci e coralli: sarebbe stato interessante poter osservare anche crostacei, cefalopodi, echinodermi ed altri celenterati interagire tra loro, gruppi fondamentali in questi ecosistemi marini che avrebbero sicuramente donato maggior profondità all'esperienza esplorativa, soprattutto per gli appassionati di biologia marina e di immersioni. Se il titolo dovesse riscuotere un buon successo commerciale è ipotizzabile un'evoluzione anche in tal senso: la base è notevole e l'ambiente marino non era mai stato così bello da vedere sui nostri computer. Colpiscono la pulizia delle texture e gli eccellenti effetti di illuminazione, con vividi raggi di luce che filtrano attraverso la limpida acqua dei bassi fondali. I pesci sono ben proporzionati ed animati, sebbene ogni tanto emerga qualche difetto meccanico nella propulsione e qualcuno vada a sbattere -raramente- contro gli scogli per sfuggire al nostro fucile (capita soprattutto con i branchi di pesci più piccoli). Le aree esplorative non sono particolarmente estese e la parte al di fuori dall'acqua è ben realizzata ma povera di dettagli. Nonostante la certosina cura riposta è incredibile non poter accedere a nessuna impostazione grafica nel menù delle opzioni, ad eccezione della risoluzione. Abbiamo testato il titolo con una doppia configurazione (i5 750 O.C. 3.2 Ghz, crossfire di HD5870 con 8 GB di Ram e portatile Acer Aspire 5750G con Nvidia GT540M 2GB) e curiosamente abbiamo ottenuto i migliori risultati con quella meno prestante, poiché Depth Hunter non supporta pienamente il crossfire che, oltre a provocare un framerate ballerino -fluido sul portatile-, genera fastidiosi bug grafici come sparizioni di texture e lampeggiamenti. In entrambe le configurazioni, causa assenza di opzioni dedicate ed ininfluenza delle impostazioni forzate da driver, il titolo Biart soffre di un leggero aliasing. E' auspicabile una patch che aggiunga almeno i basilari settings grafici. La colonna sonora è delicata ed è composta da brani in stile “water theme”, rilassante e poco invasiva. Gli effetti sonori sono invece evanescenti e ad eccezione di qualche gorgoglio e stridio di gabbiani in superficie sono praticamente non pervenuti. Invece lo schiocco del fucile appare forse un poco esagerato.

Depth Hunter Depth Hunter è un titolo di nicchia. Dai ritmi molto lenti, la sua arma principale è il fascino delle ambientazioni marine tropicali, non ricchissime in biodiversità ma comunque vivide e pulsanti. Impugnare un fucile da pesca in tali scenari stride tanto quanto farlo in un acquario virtuale per il desktop. Eppure, curiosamente, si tratta proprio di un simulatore di spearfishing in prima persona. La consistenza ludica è tuttavia evanescente -il minigioco della cattura è semplicistico- e anche quella didattica è poco approfondita (l'enciclopedia è quasi un riempitivo); l'anima del gioco è dunque rappresentata dalla componente esplorativa particolarmente godibile nella modalità libera. Per queste ragioni contrastanti abbiamo deciso di non assegnare un punteggio numerico aquesto particolare titolo, consigliandolo agli amanti delle ambientazioni marine che non disdegnano la pesca subacquea.

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