Destiny 2: Recensione del nuovo sparatutto Bungie

Tre anni dopo il lancio di Destiny, Bungie e Activision propongono il sequel del gioco: la nostra recensione di Destiny 2.

Destiny 2
Videorecensione
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Destiny 2 è la piena realizzazione di un percorso ludico e creativo iniziato da Bungie ormai tre anni fa. La space opera del team di Seattle è, in fin dei conti, il luminoso approdo di un lungo viaggio, condotto attraverso territori inesplorati nella speranza di costruire un prodotto nuovo, a suo modo unico nel panorama videoludico moderno: uno sparatutto cooperativo che si avvicinasse, per struttura e sistema di progressione, ai giochi di ruolo massivi.
Destiny è sempre stato il frutto di questa idea, portata avanti con determinazione incrollabile; anche di fronte alle vocianti critiche di chi, dal team di Halo, pretendeva invece uno shooter più tradizionale.
Il primo Destiny, inutile girarci intorno, non è stato un titolo perfetto, funestato com'era da difetti macroscopici. Eppure - tenuto in piedi dal fascino dell'ambientazione, dalle meravigliose sensazioni delle sparatorie, dalle emozioni indelebili delle Incursioni - è stato un titolo necessario. Se non altro, per arrivare appunto a questo secondo capitolo, finalmente maturo, trascinante, "seducente" anche per chi vuole vivere una grande avventura senza poi restare invischiato in tutte le attività di quello che viene definito endgame.
Destiny 2, del resto, rimuove selettivamente i problemi del suo predecessore e ne amplifica i punti di forza. A partire proprio dalla ritrovata capacità di raccontare una storia. Ecco: se il primo capitolo ha svolto soprattutto un lavoro "di fondazione", delineando il profilo di un'ambientazione francamente meravigliosa, questo sequel sfrutta in maniera decisa tutta la "mitologia" accumulata in tre anni di espansioni e innumerevoli Carte Grimorio.
L'unica precondizione per apprezzare la storia di Destiny 2 è quella di avere una conoscenza di base dell'universo di gioco, delle razze che lo popolano e delle minacce che insidiano le ultime vestigia dell'umanità. Il racconto procede poi del tutto autonomo, mettendo in scena una storia di disfatta e di rivalsa: una storia potente, esplicita, bella da vivere.

Scarlatto come il sangue

Scandita da filmati ottimamente realizzati, la trama principale ci chiede di affrontare l'assalto della Legione Rossa e del suo Dominus, lo spietato Ghaul. Appartenente alla razza guerriera dei Cabal, molossi spaziali con una gerarchia militare che ricorda quella dell'esercito romano, questo nuovo Villain si rivela un nemico ottimamente caratterizzato: furioso ma lucido, con un preciso senso dell'onore e animato da un contorto proposito di giustizia. Sarà proprio lui a tenere in piedi il racconto, mentre i Guardiani privati della Luce pianificheranno la loro rivalsa.

La trama principale (da alternare rigorosamente alle molte attività secondarie), è piena di momenti memorabili, di personaggi sopra le righe, e culmina in una parte finale che non lascia respiro al giocatore: portandolo prima tra i grattacieli distrutti di una città caduta, poi a bordo di titaniche navi spaziali, e infine al cospetto della sua nemesi. La conclusione, affidata ad una battaglia forse un po' meno epica e corale di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi, esplode comunque in un finale straordinario, con interessanti implicazioni per l'evoluzione dell'universo narrativo, ed un tocco di fan service (di quello buono!) che potrebbe far venire la pelle d'oca ai Guardiani fedeli a Destiny fin dai suoi primi anni.
Ma anche se siete giocatori "alle prime armi", il coinvolgimento nelle vicende sarà garantito dalla confluenza di un gran numero di elementi, manifestazione ludica del talento di Bungie: musiche, scenari, ritmica del gameplay, scrittura; tutti tasselli di un mosaico ben calibrato. Semplicemente travolgente, ad esempio, l'incontro tra una messa in scena potente ed evocativa (concretizzata in scorci di una bellezza mozzafiato), e i brani d'accompagnamento, semplicemente magistrali. Forse è proprio il lavoro sulla colonna sonora a rappresentare uno degli aspetti più ammalianti della produzione: i brani sono poderosi, vibrano di sonorità nuove e antiche, dimostrando una varietà senza precedenti. Capaci, insomma, di "commentare" in maniera perfetta sia la dolorosa ritirata nel Rifugio, che il desiderio di tornare in comunione con la Luce.

"Questa è la mia arma"

Al di là delle questioni prettamente stilistiche, c'è ovviamente anche il gunplay, da sempre fiore all'occhiello dello sparatutto Bungie. Il feeling delle sparatorie è qualcosa di sensazionale e unico. Il peso dell'arma, il modo in cui spara, la velocità nel prendere la mira, il movimento dei nemici: tutto è al posto giusto, mentre una brivido di puro godimento videoludico vi attraverserà ad ogni headshot andato a segno, e le traiettorie del doppio salto sconvolgeranno la spazialità degli scontri. Da questo punto di vista, Destiny 2 è ancora una volta meraviglioso; per come riporta l'attenzione sulla mobilità, per questa sua capacità di costruire scontri tesissimi, tenuti, nervosi. Lo abbiamo sostenuto tre anni fa, e lo ripetiamo adesso: su console non c'è niente che si giochi così, nessuno sparatutto altrettanto galvanizzante.

I veterani, ovviamente, saranno interessati anche alle modifiche apportare al sistema di categorizzazione delle armi. In questo sequel, anziché avere tre slot dedicati alle armi primarie, secondarie e pesanti, troveremo armi cinetiche, energetiche e "Power Weapon". Nelle prime due categorie rientrano, oltre alle tipologie di armi tradizionali (cannoni portatili, fucili da ricognizione, impulsi, automatici), anche le armi da supporto e le nuove Submachine Gun. L'unica differenza sta nel fatto che le armi del primo slot non avranno danno elementale, mentre quelle del secondo slot spareranno colpi solari, ad arco o da vuoto. In pratica, sarà un po' come andare in giro con due primarie, la seconda delle quali potrà essere estratta all'occorrenza per distruggere gli scudi di qualche nemico. Fucili a pompa, fusion rifle e cecchini, invece, sono stati spostati nella categoria delle Power Weapon, dove incontrano i classici lanciarazzi e i nuovi lanciagranate: tendenzialmente, in questo slot si troverà tutto quello che può uccidere un altro guardiano con un singolo colpo.
Questa trovata ci è sembrata importantissima sia sul fronte del PvP che su quello del PvE. In Crogiolo, ad esempio, viene annullata la possibilità che un colpo di sniper ponga fine alla vita di un guardiano dopo pochi secondi dall'inizio del match. Tutte le armi che con cui è possibile nuclearizzare un avversario con una singola bordata - a corta, media o lunga distanza - insomma, si potranno usare molto più raramente. Assieme ad un'operazione di leggero depotenziamento delle granate, questo rende i match molto più equilibrati, leggibili, puliti. Anche in PvE è stata disinnescata la dipendenza dalle armi secondarie, e Destiny 2 costringe insomma a stare più attenti, trovare le distanze giuste e alternare le due "primarie" a disposizione, senza la foga di disintegrare nugoli di avversari svuotandogli addosso due caricatori di shotgun. In ultima analisi, questa novità non impoverisce affatto il gunplay, sebbene abbia l'effetto indesiderato di rendere i fucili da cecchino davvero poco interessanti da utilizzare in PvE.

Da segnalare, per altro, l'ottima caratterizzazione delle bocche da fuoco esotiche: ciascuna con il suo feeling distintivo, alle volte anche molto diverso da quello tipico della categoria. Che sia un fucile a pompa che sembra uscito dai laboratori Aperture o una pistola tedesca che pare il residuo della Seconda Guerra Mondiale, l'armamentario di Destiny 2 ha una varietà che sembra inesauribile, e che spinge il giocatore a sperimentare nuovi loadout, misurando i tempi di ricarica, ascoltando l'esplosione dei bossoli, meravigliandosi per le nuove armi a raggio continui o per lo schianto preciso dei nuovi Fucili a Fusione Lineare. Un lavoro del genere non può che essere definito, ancora una volta, monumentale.

Verso la Luce (massima)

A segnare un netto distacco rispetto al primo capitolo, tuttavia, è il cambio drastico e radicale che ha interessato la progressione. Destiny 2 si avvicina con ancora più decisione alla struttura degli MMO, e l'avanzamento verso il Level Cap è modellato esattamente su quel genere di prodotti.
Superando le missioni della questline principale, La Guerra Rossa, si sbloccano i quattro nuovi pianeti esplorabili. Si comincia con la Zona Morta dell'Est Europa per arrivare sulle aliene pianure di Io, enorme satellite di Giove.

Tutto per lo Stendardo!Arrivati alla fine della campagna, i Guardiani possono sbloccare le funzionalità relative ai Clan, raccogliendo lo stendardo del proprio gruppo. Si tratta di una novità fondamentale per rendere più stimolante l'endgame: in pratica, ogni giocatore può contribuire al prestigio del proprio clan, facendolo salire di livello per ottenere bonus di varia natura. Le quattro attività principali dell'endgame (Incursione, Cala la Notte, Prova dei Nove e Match in Crogiolo), se completate da una squadra appartenente al Clan, garantiscono a tutti i membri un Engramma Leggendario. Si tratta una bella trovata stimolare il senso di appartenenza ad un gruppo, e spingere gli utenti ad impegnarsi per un fine comune e per il prestigio della propria squadra.

Ognuno dei pianeti propone una serie ben cospicua di attività, capaci di vivacizzare non poco il percorso verso il massimo livello di Potere, rimandando di molte ore il momento in cui, giocoforza, ci si dovrà dedicare alla metodica ripetizione delle varie attività.
Nelle piazze dei villaggi caduti, vicino alle strutture geometriche con cui i Vex hanno terraformato Nessus, e sulle piattaforme che sfidano le onde dell'oceano di Titano, ci sono non soltanto i Settori Perduti da liberare, aree nascoste guardate a vista da nemici d'alto rango, ma anche e soprattutto le Avventure: delle quest secondarie paragonabili per durata e ambizioni alle vecchie "Missioni Storia" del primo capitolo. Ci sono anche diversi eventi pubblici, adesso ben visibili sulla mappa, segnalati da un indicatore che specifica quando inizieranno.
Insomma: la vecchia struttura delle pattuglie è un lontano ricordo, e adesso l'esplorazione risulta molto più curiosa e stimolante. Non è una cosa da poco: anche grazie ai pregi di un level design sufficientemente intricato, e per la presenza di un NPC che tende ad incanalare gli sforzi dei giocatori, non manca mai la voglia di curiosare in giro, trovare una cassa, aiutare un compagno, scansionare un oggetto.
L'impegno produttivo che sta dietro alla creazione di tutti questi contenuti è, in una parola, esemplare, ed è un po' stravagante che rischi di rimanere in qualche maniera "sommerso". Trattandosi di attività in molti casi opzionali è possibile che i giocatori le lascino in secondo piano, commettendo un errore madornale.

Ci sono, tra le tante, Avventure molto regolari e Settori Perduti abbastanza insipidi, ma non è raro trovare invece alcuni momenti di sincera eccellenza: storie ottimamente caratterizzate, missioni con un bel lavoro di scrittura e qualche buona trovata di design, e scenari ammantati di un fascino indiscutibile. Un pinnacolo roccioso nascosto tra i crepacci di Io, o i resti di una base militare dell'Est Europa, o ancora lugubri caverne infestate da tentacolari funghi bioluminescenti: l'incanto sottile che nel primo Destiny si ritrovava solo nelle attività più complesse, il piacere della scoperta, il brivido provato di fronte ad uno scenario magniloquente, adesso è stato disseminato (e non, attenzione, diluito!) in tutti i momenti dell'esperienza di gioco.
Non mancano ovviamente altre attività da svolgere in maniera più meccanica: ad un certo punto dell'avventura si sbloccano le vecchie missioni di pattuglia, gli Assalti, le sfide e le Pietre Miliari settimanali (una serie di obiettivi di varia natura, che interessano l'esplorazione come le battaglie in Crogiolo). Arriverà, insomma, il momento in cui la community si assesterà su una metodica e specifica routine, scandita dalla ripetizione (mai ossessiva) delle solite occupazioni.
Ma non preoccupatevi, se fate parte di quei giocatori che detestano un approccio del genere e preferiscono passare ad altro una volta assaporati tutti i contenuti di un prodotto: quel momento, in Destiny 2, arriva molto tardi, dopo una trentina abbondante di ore di gioco, passate fra avventure travolgenti e momenti da mozzare il fiato. Se pure la struttura da MMO vi spaventa, se il grinding non è nelle vostre corde, date comunque un'occasione al titolo Bungie: vi terrà buona compagnia, prima di lasciarvi andare.
Se invece siete fra quei giocatori che subiscono il fascino di un'impostazione del genere, o fra i veterani del primo capitolo, preparatevi a darvi da fare anche una volta raggiunta la fine dell'avventura.

Ridateci il Grimorio!Per quanto impopolare possa essere l'idea di rivalutare le odiatissime Carte Grimorio, crediamo fermamente che Bungie abbia fatto un grosso errore ad abbandonarle. Il problema del primo Destiny non è mai stato quello di aver puntato su questo elemento per allargare i confini della "lore" del mondo di gioco: è stato quello di averle rese l'unico sistema per approfondire la mitologia del suo universo. Eppure, è stato grazie alle meravigliose descrizioni delle Carte Grimorio che la community ha potuto sviluppare una conoscenza precisa e minuziosa di leggende, personaggi, ambientazioni e antagonisti. Alcune delle pagine "nascoste" sul retro di queste carte virtuali restano meravigliose, come ad esempio I Libri del Dolore, uno dei più fulgidi esempi di letteratura sperimentale di stampo Dark Fantasy che la storia dei videogiochi ricordi. Dispiace constatarlo, ma per i giocatori di Destiny 2 avere accesso alla mitologia di fondo è innegabilmente più difficile.

Basta dare un'occhiata alle Imprese, sbloccate dopo il completamento della storia, per capire che l'impegno del team di sviluppo va ben oltre le più rosee aspettative: queste nuove missioni, oltre a svelare interessanti retroscena sull'universo di gioco e lanciare interessanti spunti narrativi per la sua evoluzione, danno l'avvio alle quest per il recupero di quattro armi esotiche.
Molto altalenante, invece, è la qualità degli assalti. In Destiny 2 ce ne sono sei, due dei quali sono di fatto una copia carbone di missioni già affrontate. Nonostante siano più estesi rispetto a quelli del primo capitolo, con battaglie solitamente imponenti e corali, sono pochi quelli che riescono davvero a stupire. Uno di questi racconta dell'attacco al Pyramidion, un'enorme struttura sintetica costruita dai Vex, tempio di spigoli e metallo che ricorda per larghi tratti l'indimenticabile Volta di Vetro. L'assalto al Pyramidion, senza mezzi termini, è una delle esperienze visivamente più incredibili mai viste in tutta la storia dei videogame. Si percepisce, nelle stanze di questa misteriosa struttura, il senso di una schiacciante immensità, l'insidiosa idea di un tempo ciclofrenico e la sensazione che l'infinità del cosmo possa essere racchiusa in una sala dalle geometrie sfuggenti e perfette.
Anche a livello ludico questo Assalto ha delle trovate interessanti, e sarebbe stato bello se pure gli altri Strike fossero stati costruiti cercando di allontanarsi dalle altre attività più classiche.
Poco male, a sublimare gli Assalti ci pensa la variante Cala la Notte, con modifiche sostanziali rispetto al primo capitolo: oltre ad avere alcuni modificatori che influiscono in maniera importante sulle meccaniche di gioco, i Cala la Notte sono assalti a tempo, che richiedono una solida coordinazione ed una buona preparazione. Sono Blitz feroci, nervosi, tesissimi fino alla fine, capaci di far palpitare i polsi per l'eccitazione. Affrontandoli, si riscopre per altro il valore inestimabile di una difficoltà superiore alla norma, che è stata purtroppo scacciata dall'avventura principale.
Perché ecco: uno dei problemi più evidenti di questo Destiny 2 è la difficoltà a tratti rinunciataria (su Everyeye.it trovate la Guida di Destiny 2 con consigli e suggerimenti per iniziare) Giocato da soli il titolo resta moderatamente stimolante, in coppia diventa molto leggero, in tre quasi inconsistente. È un vero peccato che tutti i compiti più ardui e impegnativi siano stati "ricacciati" nell'endgame, perché i momenti migliori (di Destiny 2 come di quasi tutti gli FPS, e soprattutto di quelli cooperativi) sono quelli che richiedono un deciso sforzo mentale e fisico.

Al netto di questo problema, probabilmente il più vistoso della produzione, il viaggio di Destiny 2 resta esemplare e indimenticabile e straordinario, sia che vogliate gustarvelo poco a poco, sia che vogliate "consumarlo" in pochi giorni (ma molte ore), in attesa poi del "riavvio" settimanale delle Pietre Miliari e delle altre attività. La densità della produzione, la cura con cui sono stati assemblati i nuovi mondi, basta a scacciare anche le lamentele di chi chiedeva una nuova razza o nuove sottoclassi: quasi certamente arriveranno, in futuro (ed averle fin dal lancio avrebbe sicuramente sublimato il lavoro del team di sviluppo), ma la base di partenza è comunque così solida e massiccia che lamentarsi è davvero difficile.

Destiny 2 Tre anni fa, Destiny arrivava sul mercato proponendo ai giocatori console un'idea nuova, affascinante, mai vista prima. Aveva dalla sua tante ambizioni, un'ambientazione meravigliosa, un gunplay ancora oggi insuperato. Molti non capirono che tipo di prodotto avevano di fronte: un titolo lontanissimo dall'idea degli sparatutto classici; un MMO “in piccolo”, da giocarsi rigorosamente con amici, accettando le regole, i ritmi, l'iteratività degli RPG Online. Catturati da questa filosofia, all'epoca scrivemmo che “per il suo fascino inoppugnabile, siamo convinti che Destiny reggerà alla grande il periodo di assestamento, allargandosi progressivamente fino a diventare quel titolo enorme che oggi non è.” Destiny 2 è esattamente quel titolo enorme. È un prodotto dedicato prima di tutto alla sua (smisurata) community, in continuità con il suo predecessore, deciso a recuperarne struttura e filosofia. Ma è anche un titolo molto più accogliente per i neofiti, che finalmente troveranno una campagna valida (che esplode sul finale in una corsa indimenticabile), ed un sacco di attività secondarie interessanti, capaci di vivacizzare in maniera convincente la progressione. Terminata l'avventura, in molti abbandoneranno i pianeti infestati da Corrotti, le cavità buie in cui brulicano le eminenze dell'Alveare, i muraglioni metallici costruiti dai Cabal e le strane anomalie temporali dei Vex: ma per lo meno si saranno goduti un bel viaggio in un universo unico. Chi resterà, dedicandosi all'operazione lenta di sviluppo del proprio personaggio, tornerà a focalizzarsi su attività endgame che, tra Cala La Notte e Incursione, scacciano con efficacia uno dei problemi principali del titolo, rappresentato da una difficoltà generalmente spuntata. C'è anche da dire, purtroppo, che il primo Raid proposto, Il Leviatano, non è del tutto all'altezza di quelli del capitolo originale: interessante sul fronte delle meccaniche di gioco, inciampa in merito a caratterizzazione e atmosfera. La scelta di presentarci una prova così distante da quelle tradizionali (e, lo ammettiamo, con qualche intrigante elemento di originalità) non è del tutto efficace, e speriamo che le prime espansioni correggano il tiro. Assieme alla Prova dei Nove, in ogni caso, l'incursione rappresenta al momento l'approdo finale di percorso lungo e appassionante, condotto per decine di ore tra Sfide ed Engrammi, Assalti e Imprese. Se a questo si aggiunge un Crogiolo più divertente e leggibile (ma ridateci le playlist!), resta chiaro che il team di Seattle è riuscito ad assemblare un'offerta decisamente ricca, e in generale un titolo più che brillante. Alcuni elementi vanno sicuramente rifiniti, eppure -oggi come tre anni fa- siamo fermamente convinti che il luminoso sparatutto di Bungie sia un gioco esemplare, e indiscutibilmente prezioso.

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