Destiny 2: Recensione Stagione della Ricchezza, aspettando Shadowkeep

A poco più di un mese dal lancio di Ombre dal Profondo, facciamo il punto della situazione sulla Season of Opulence di Destiny 2.

recensione Destiny 2: Recensione Stagione della Ricchezza, aspettando Shadowkeep
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  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • È arrivato il momento di tirare le somme sull'ultima stagione di Destiny 2, quella "Season of Opulence" che senza troppa fatica riesce a distinguersi rispetto a tutti gli altri contenuti inclusi nell'annual pass. La Stagione della Ricchezza può essere considerata la migliore mai approntata dallo studio di Seattle: la qualità delle nuove attività, la curva di progressione ed il carattere dell'equipaggiamento inedito bastano a tratteggiare un pacchetto convincente per vecchi e nuovi giocatori, capace da solo di tenere in piedi questi dodici mesi di supporto post-lancio e di infondere nuove energie e nuova curiosità nella community.

    Sappiamo bene che all'appello manca ancora dei contenuti, ovvero il Solstizio degli Eroi e l'attesissima Solar Week, il cui avvento potrebbe portare qualche sorpresa. Resta comunque evidente che già adesso si possono tirare le somme di una Season estremamente virtuosa e piacevole.

    Stagioni abbondanti

    Fino a pochi giorni prima del lancio non sapevamo esattamente cosa aspettarci dalla Stagione della Ricchezza, almeno in termini di evoluzione narrativa. Sapevamo che sarebbe stata in qualche modo connessa con Calus, l'imperatore esiliato dei Cabal che da ormai un paio d'anni sembra avere un misterioso piano per il futuro dei Guardiani. Speravamo che le nuove attività potessero far luce sulle ragioni di questo personaggio, ma così non è stato: dal punto di vista del racconto la Stagione della Ricchezza non smuove le cose, limitandosi a ribadire il concetto già espresso più volte dalla stazza enorme del Leviatano: l'obiettivo di Calus è quello di metterci alla prova, forse per prepararci all'avvento di una minaccia impressionante

    Per fortuna Bungie ha però aggiunto tasselli importanti alla lore del gioco, e proprio grazie al Raid e alle nuove esotiche si è capito qualche dettaglio in più sull'assetto del mondo di gioco. Da questo punto di vista la Stagione del Ramingo è stata sicuramente più generosa, facendoci scoprire la natura dei Nove ed approfondendo diverse figure chiave nella mitologia del gioco, ma anche le piccole rivelazioni dell'ultimo contenuto stagionale fanno sicuramente piacere.

    Mettendo da parte le questioni legate al carattere dell'ambientazione, cominciamo subito a parlare del piatto forte del pacchetto: Corona del Tormento. Il nuovo Raid è un'attività che possiamo considerare impeccabile su tutti i fronti, e Bungie sembra finalmente aver capito come gestire non solo la natura degli encounter, ma anche l'accesso del pubblico alle sfide più articolate e strutturate.
    Il livello di difficoltà progressivo ha fatto sì che moltissimi utenti potessero accedere al Raid senza farming compulsivo, sicuri che la sfida non sarebbe stata quella alle statistiche, ma quella legata alla comprensione delle meccaniche.

    A tal proposito, Corona del Tormento presenta dinamiche ben congegnate, con un pattern che si evolve dall'inizio alla fine. La meccanica centrale di tutti gli incontri, ovvero la necessità di dividersi in due gruppi e scambiarsi una "benedizione" ad intervalli regolari, viene sfruttata con variazioni progressivamente più complesse, riuscendo ad animare persino la gradevole fase platform che ormai Bungie sfrutta per sciogliere i ritmi dell'Incursione.

    Anche l'incontro finale con il massiccio Gahlran, campione dei Cabal ormai consumato dal potere della Corona, è stimolante e ben pensato: riduce finalmente l'importanza della fase di danno, concentrandosi sulla coordinazione di tre piccole "unità operative". Complessivamente il Raid non sarà forse dei più memorabili, lontano anni luce dalle migliori Incursioni del primo Destiny, eppure svolge egregiamente il suo compito, rappresentando - proprio come Pinnacolo Siderale o Sciagura del Passato - una versione un po' più rapida e leggera delle titaniche sfide per sei giocatori, una sorta di appendice al Raid principale (che per Forsaken è sempre rappresentato da La Maledizione di Riven).

    The Cage

    Al centro della Stagione della Ricchezza c'è anche un'altra modalità, il Serraglio. Si tratta, probabilmente, di una delle attività più riuscite nella storia della produzione Bungie. Anche in questo caso il team di sviluppo ha gestito egregiamente l'accesso al Serraglio dei nuovi giocatori, approntando una breve questline pensata per introdurre le nuove dinamiche e alzare il livello di potere di quei giocatori (ed erano moltissimi) che avevano abbandonato lo sparatutto durante la stagione precedente. Bungie ha dimostrato insomma di aver capito l'errore commesso con le Forge, che al lancio erano impossibili da avvicinare.

    A livello strutturale, poi, il Serraglio si distingue finalmente per ispirazione e complessità. Dai tempi del Protocollo d'Intensificazione, passando per le Forge e in parte anche per il Verdetto, il team di Seattle continuava a proporci variazioni su tema di una classica modalità Orda. Il Serraglio non solo rappresenta la prima attività per 6 giocatori a cui poter accedere anche tramite Matchmaking, ma è anche quella che esibisce una cura finalmente più evidente nella definizione delle sue meccaniche.

    Grazie alla presenza di diversi boss e, soprattutto, di un buon numero di sfide che si susseguono dopo l'accensione, il Serraglio risulta vario e divertente quanto basta per non fiaccare i giocatori e mettere alla prova la loro pazienza. Lo spettro dei compiti assegnati ai Guardiani è quello di sempre, fra piastre da conquistare, sfere da depositare e cristalli da frantumare, ma grazie al level design intelligente e persino ai Trionfi dedicati a ciascuna sfida Serraglio riesce a convincere senza riserve.

    Anche perché le ricompense sono legate al Calice della Ricchezza, uno strumento che permette di scegliere il tipo di drop che vogliamo ottenere. Soluzione, quest'ultima, davvero impeccabile: quante volte vi sarà capitato, durante il processo di sviluppo del personaggio, di restare bloccati da un singolo pezzo di equipaggiamento con un livello di luce molto più basso rispetto alla media? Il Calice e il Serraglio sono stati la soluzione a questa falla concettuale.
    Non solo: la possibilità di potenziare il calice ha veicolato un ottimo senso di progressione parallela a quella del personaggio, e le armi esclusive del serraglio sono risultate davvero molto efficaci.

    Resta vero che una volta arrivati al cap sarà difficile lanciarsi nuovamente nel Serraglio, perché il rapporto fra tempo necessario per il completamento è valore della ricompensa non è del tutto convincente, ma la trovata di Bungie è risultata davvero perfetta per due categorie di giocatori: chi è impegnato nel percorso di sviluppo del personaggio e chi vuole provare attività corali in matchmaking, magari perché non ha un clan sempre disponibile.

    Cuore gelido

    Ultimo elemento importante, l'arrivo di nuove quest esotiche. A dirla tutta su questo fronte Bungie non ha cominciato con il piede giusto: la quest del Verità è stata davvero troppo regolare, e l'arma non ha neppure intaccato gli equilibri del meta. Forse una delle esotiche meno amate del vecchio corso di Destiny, un ritorno senza troppa gloria.

    Molto più interessante è stato invece l'approdo del Lumina, la prima arma di supporto mai inserita nel gioco. I suoi proiettili possono curare e potenziare gli alleati, e sebbene al momento non sia una strategia adottata dai Guardiani, questo è il primo passo di un percorso che, a partire da Shadowkeep, introdurrà all'interno del gioco elementi più vicini a quelli dei GDR Online.
    C'è infine il dungeon del Malvagio Karma, legato alla meravigliosa Sala dei Tributi: quest'ultima è un modo per avere un riscontro fisico ed "esplorabile" dei progressi che compiamo come guardiani, e speriamo che in futuro Bungie voglia espandere ancora questa idea. Relativamente alla missione del "Bad Juju", si tratta di un'esperienza accessibile a tutti, ma sicuramente d'impatto a livello scenico. Un tris di (attività) esotiche che tutto sommato compiace, e chissà che non ci sia qualche altra sorpresa proprio durante il solstizio degli eroi.

    Destiny 2: I Rinnegati Destiny 2: I RinnegatiVersione Analizzata PlayStation 4La Stagione della Ricchezza è senza ombra di dubbio la migliore del pass annuale de I Rinnegati. Superiore alle due season precedenti per carattere e quantità delle attività, è riuscita a riportare sui server di gioco cospicui numeri di utenti, grazie ad un ottimo equilibrio e ad un intelligente bilanciamento della difficoltà. Completisti e giocatori occasionali stanno adesso vivendo un nuovo momento d'oro di Destiny 2, ed il merito è anche del Serraglio e della nuova Incursione. C'è anche un'altra considerazione importante da fare. Opportunamente criticate al lancio, l'Armeria Nera e la Stagione del Ramingo finiscono oggi per giocare un ruolo importante nell'economia della produzione. Avere la possibilità di giocare un match di Azzardo Eccelso o di lanciarsi in una Forgia non è cosa di poco conto, soprattutto per chi gioca con costanza e continuità: del resto, più opzioni il giocatore ha a disposizione, più è difficile che vada incontro ad una fase di stanca. Oggi l'offerta di Forsaken è davvero massiccia, e questa situazione rappresenta l'approdo di un supporto continuo incrollabile. Ci sono stati alti e bassi, stagioni contenutisticamente insipide e con diversi problemi di accessibilità, ma in fin dei conti la scommessa dell'Annual Pass può dirsi riuscita, soprattutto alla luce di questa ottima chiusura. A settembre vedremo cosa succederà con il "terremoto" di Shadowkeep.

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