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Devil May Cry 5 Recensione: Vergil semina il caos nella Special Edition

Devil May Cry 5 approda anche su console di nuova generazione e, questa volta, lo fa portando sullo schermo uno dei personaggi più iconici: Vergil.

recensione Devil May Cry 5 Recensione: Vergil semina il caos nella Special Edition
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  • PS5
  • Xbox Series X
  • Le vecchie abitudini sono sempre le più dure a morire... Capcom sembra saperlo particolarmente bene. Chiunque abbia avuto la fortuna di possedere la leggendaria PlayStation 2 e una copia di Devil May Cry 3: Dante's Awakening ricorderà di certo di come, neanche un anno dopo il lancio del gioco originale, il terzo capitolo del popolare franchise nipponico tornò sul mercato con una Special Edition che permetteva di impersonare persino Vergil.

    Poco importava che la riedizione non includesse alcuna nuova storia, né livelli inediti e studiati appositamente per il fratello maggiore di Dante: poter controllare Vergil e riaffrontare l'intera campagna con un moveset diverso risultò comunque un valido incentivo per riacquistare il gioco e ripetere l'impresa. Quello che al tempo non sapevamo è che Vergil, negli anni, sarebbe stato "protagonista" anche delle Special Edition degli episodi successivi, ossia riedizioni complete di tutti i DLC pubblicati per le versioni base e ricche di ulteriori contenuti inediti (a proposito, qui la recensione di Devil May Cry 4 Special Edition).

    Dopo il terzo, il quarto episodio e persino il reboot intitolato semplicemente DmC, ecco dunque la Devil May Cry 5 Special Edition, il cui piatto forte è nuovamente rappresentato dalla presenza di un Vergil giocabile e più agguerrito che mai. Dal momento che la suddetta include anche un nuovo livello di difficoltà, il supporto al ray tracing e la possibilità di raggiungere i 120 fps, abbiamo testato a lungo la versione per Xbox Series X e ve ne proponiamo le nostre impressioni.

    Le nuove offerte del diavolo

    Prima di analizzare i contenuti di Devil May Cry 5 Special Edition è opportuno precisare che anche stavolta il personaggio di Vergil non dispone di una campagna personale, in quanto il giocatore, nei panni del figlio maggiore di Sparda, può soltanto ripetere le venti missioni che in precedenza vedevano per protagonisti Dante, Nero o il misterioso V. Fatta eccezione per un paio di cut-scene inedite, che aiutano l'utente a comprendere meglio cosa sia successo al redivivo Vergil prima ancora che l'albero demoniaco Qliphoth sconvolgesse gli abitanti di Red Grave City (per tutti i dettagli vi suggeriamo di consultare la recensione di Devil May Cry 5 a cura del nostro Francesco Fossetti), la campagna del demone è priva di tutti i filmati dedicati agli altri tre eroi, e pertanto può essere vista come una lunga e silenziosa passeggiata in mezzo a orde di demoni inferociti, nonché pronti a fargli la pelle senza un motivo preciso. Una manovra narrativa pigra e tutt'altro che virtuosa, cui i fan di Capcom non sono affatto estranei, e che anche a questo giro pone Vergil in situazioni originariamente pensate per altri personaggi e altri stili di combattimento. Di conseguenza, se speravate di trovare in Devil May Cry 5 Special Edition dei livelli nuovi di zecca e creati apposta per Vergil, potreste andare incontro ad un'amara delusione:

    l'introduzione del fratello di Dante è più che altro un'operazione votata al fanservice (non a caso, a partire dal 15 dicembre 2020 i possessori della versione originale avranno la possibilità di acquistare Vergil come DLC alla modica cifra di 5€) e la sua campagna, che nel menu principale è addirittura separata da quella degli altri tre cacciatori di demoni, andrebbe affrontata solo dopo aver completato la storia nei panni di Dante, Nero e V. Come sottolineato in apertura, le uniche novità introdotte dalla riedizione riguardano infatti la componente ludica e il comparto tecnico, qui chiamato a mettere in mostra i muscoli delle correnti ammiraglie Sony e Microsoft. La modalità Turbo, ad esempio, aumenta la velocità complessiva del gioco del 20%, rendendo ancora più frenetici e impegnativi dei combattimenti già al cardiopalma, anche perché l'utente, avendo a disposizione delle finestre di reazione parecchio ridotte, è costretto a rivedere il proprio stile di lotta e soprattutto ad abituarsi a leggere l'azione col giusto tempismo. Poiché tutto, sullo schermo, si muove più rapidamente del normale, le probabilità di mancare un colpo, subire l'offensiva dei nemici e vedere interrotta la propria combo crescono a dismisura, ma è altrettanto vero che l'incremento di velocità giova e semplifica la creazione di combo eleganti e spettacolari.

    Dovendo compensare con reazioni tempestive e furiose l'impossibilità di eseguire dei movimenti precisi e calcolati, la modalità Turbo altera radicalmente l'esperienza e offre un livello di sfida alquanto elevato che, per la gioia dei maniaci sempre alla ricerca di prove onerose o addirittura frustranti, nelle missioni finali dell'avventura sfocia in un delirio assoluto ed esaltante.
    Decisamente meno riuscito del primo, il secondo contenuto inedito di Devil May Cry 5 Special Edition è rappresentato dalla modalità "Mitico Cavaliere Oscuro", ossia un livello di difficoltà extra per la campagna.

    Peculiarità della modalità "Mitico Cavaliere Oscuro" è la presenza di un numero di nemici esorbitante, che a ondate invadono appunto lo schermo fino a occuparlo interamente e in determinate situazioni impediscono addirittura al giocatore di visualizzare il personaggio controllato. Che si tratti del primo o dell'ultimo livello della campagna, vi ritroverete infatti ad affrontare un esagerato e scellerato quantitativo di avversari, tant'è che durante la nostra prova non abbiamo potuto fare a meno di notare una certa somiglianza con i ritmi che contraddistinguono il genere musou (così come vi abbiamo raccontato nella nostra prova di Devil May Cry 5 Special Edition). Un'esperienza volutamente sbilanciata e proibitiva, che a differenza della modalità Turbo non va interpretata come un ulteriore livello di sfida escogitato per soddisfare i desideri degli estimatori della difficoltà, bensì come una sorta di tech demo incaricata di ostentare le prestazioni superiori offerte da PlayStation 5 e Xbox Series X e, per estensione, dalla nuova versione del gioco.

    Il demone tornato dall'inferno

    È inutile girarci attorno: come prevedibile, il piatto forte di Devil May Cry 5 Special Edition è lo stesso Vergil, il cui moveset ricorda molto quello sfoggiato in DMC 4. Il fratello di Dante ha a disposizione quattro diverse armi, di cui tre utilizzabili nel combattimento ravvicinato e una indicata per gli attacchi a lungo raggio. Partiamo proprio da quest'ultima - la cosiddetta Mirage Blade - che attraverso la pressione dell'apposito tasto (X per la macchina Microsoft e Quadrato per la console Sony) consente di lanciare innumerevoli spade fantasma contro i nemici e portare rapidamente al massimo l'indicatore dello stile, proprio come avveniva con le evocazioni di V. Certo, il danno inflitto dalla suddetta arma è davvero minimo, ma la possibilità di lanciare lame senza sosta va incontro sia alle strategie conservative, quindi basate sul combattimento a distanza di sicurezza, che a quelle più rischiose, anche perché nulla vieta al giocatore di premere simultaneamente il tasto assegnato alla combo melee (Y su Xbox Series X|S e Triangolo su PlayStation 5) per velocizzare l'eliminazione del bersaglio.

    Che decidiate di ricorrere alla leggendaria Yamato o alla Mirage Edge - una versione spettrale della Force Edge di Dante - sul campo di battaglia il primogenito di Sparda è una furia inarrestabile: precisi ed efficaci, i suoi assalti a corto raggio sono talmente impetuosi e fulminei da trasmettere al giocatore un inebriante (per non dire assuefacente!) senso di onnipotenza.

    L'inaudita velocità del personaggio permette infatti di rompere il contatto visivo col nemico ingaggiato e di piombare un istante dopo sotto al naso del bersaglio successivo, allo scopo di sottrarsi all'ultimo secondo alle combo avversarie ed eliminare in pochi secondi interi gruppi di demoni, indipendentemente dal grado di difficoltà selezionato. Oltre alle spade, Vergil dispone inoltre dello stile di lotta "Beowulf", che fondamentalmente gli permette di equipaggiare massicci vambrace e stivali demoniaci per sferrare colpi di potenza inaudita, sfondare pareti e fracassare le ossa a chiunque osi intralciare il suo cammino. Di tutte le risorse a disposizione di Vergil, che già con le sole combo fisiche è letteralmente in grado di fare a pezzi qualsiasi equilibrio di gioco, la più sfiziosa e innovativa è rappresentata dal Doppelganger che il giocatore può evocare ricorrendo al Devil Bringer.

    Dopo aver riempito l'apposita barra, un demone piomberà sul campo di battaglia per assistere Vergil, attaccando i nemici adiacenti e contribuendo a far schizzare alle stelle l'indicatore dello stile.

    Senza nulla togliere al grottesco e fenomenale power-up accessibile nelle ultime missioni della campagna (un potere molto simile a quello del fratello Dante, ma che non analizzeremo per evitare qualsiasi spoiler agli utenti al loro primo rodeo), l'asso nella manica di Vergil non è nemmeno il Doppelganger, bensì un "certo personaggio" di cui il figlio di Sparda può richiedere l'intervento immediato: una combinazione di tasti consente infatti di evocare un altro guerriero che, all'occorrenza, ripristina completamente la barra della salute di Vergil e permette al giocatore di scagliare un colpo micidiale.

    Un assaggio di next-gen

    Dopo Vergil, l'elemento più accattivante di Devil May Cry 5 Special Edition non possono che essere le prestazioni offerte dalle console di nuova generazione. Se già nella sua versione originale DMC 5 era una gioia per gli occhi, il Ray Tracing ci ha restituito un colpo d'occhio disarmante e sbalorditivo, in particolar modo nelle missioni ambientate tra le strade di Red Grave City. Dai balconi dei palazzi alle auto parcheggiate e in attesa di essere accidentalmente distrutte durante gli scontri all'arma bianca, ogni elemento del suggestivo centro urbano è stato arricchito di dettagli, al fine di sublimarne la bellezza. Un'operazione quasi miracolosa, alla quale corrisponde un costo esoso e non sempre giustificabile: un frame rate ancorato ai 30 fotogrammi al secondo.

    Rinunciando ai seppur meravigliosi orpelli grafici, chiunque disponga di un televisore a 120 Hz o di un monitor a 144 Hz può invece fruire di Devil May Cry 5 Special Edition a 120 fps, con una risoluzione variabile a partire da 1080p. Durante la nostra prova abbiamo preferito di gran lunga la terza soluzione, che abbandonando sia i 120 fps che la spettacolare illuminazione offerta dal Ray Tracing permette a DMC 5 di girare a 60 fps e conservare la risoluzione in 4K. Una configurazione "intermedia" che, in fin dei conti, assicura un'esperienza molto fluida, senza però mettere da parte le meraviglie realizzate col prezioso RE Engine di Capcom.

    Devil May Cry 5 Special Edition Devil May Cry 5 Special EditionVersione Analizzata Xbox Series XVantando i contenuti del pacchetto originale, i DLC acquistabili sulle piattaforme old-gen e una serie di nuove prelibatezze, fra le quali spiccano Vergil e il supporto alle macchine di nuova generazione, la Special Edition si conferma l’edizione definitiva per godere in tutto il suo splendore e senza alcun tipo di compromesso di uno dei più strepitosi e adrenalinici hack 'n' slash degli ultimi anni. Se la possibilità di scegliere fra tre diverse configurazioni permetterà agli utenti di adattare l’esperienza alle proprie esigenze, o comunque di sperimentare di volta in volta nuove soluzioni, le modalità inedite e la presenza di uno scatenato Vergil giocabile rappresentano un incentivo più che sufficiente per tornare in quel di Red Grave City e dimostrare per l'ennesima volta che sì, anche i diavoli possono piangere, specie se lacerati alla velocità della luce con la Yamato.

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