Devil May Cry HD Collection Recensione: riviviamo le origini della saga Capcom

In attesa del tanto rumoreggiato Devil May Cry 5, Capcom riporta sui nostri schermi i primi tre episodi della saga di DMC.

recensione Devil May Cry HD Collection Recensione: riviviamo le origini della saga Capcom
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Disponibile per
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Esagerato, tecnico e spettacolare. Esaltato nel presentarci un immaginario che mescolava elementi squisitamente gotici, un tocco di fantasy demoniaco ed una sconfinata passione per la più ostentata tamarraggine. Quando Devil May Cry uscì, nell'ormai lontano 2001, tutti restammo letteralmente ammaliati dal carisma del suo protagonista, dalla chioma bianca e dalla giacca di pelle che pendeva sulle sue spalle. E poi c'era la silhouette magnetica di Trish, la storia di un guerra millenaria e la leggenda di Sparda e Mundus; e ancora le inquietanti marionette che si manifestavano come se fosse calate da un burattinaio invisibile, i grifoni deformi e il volto truce di Nelo Angelo. Ogni singolo elemento accatastato nella lucida fantasia di Hideki Kamiya è rimasto impresso a fuoco nella memoria di chiunque abbia giocato, all'epoca, il capolavoro di Capcom. Perché Devil May Cry, in fin dei conti, ha riscritto il canone di quelli che al tempo si chiamavano impropriamente "hack 'n' slash"; ha brevettato il prototipo dell'action game contemporaneo.
    Inquadrature fisse, azione frenetica e sempre leggibile, gameplay diversificato, vivace e profondo, ed un lavoro davvero impeccabile sulle meccaniche di gioco. Bastava un tasto premuto con il giusto tempismo, in una cadenzata sequenza di pause ed impulsi, per esibirsi in alcune delle combinazioni più spettacolari mai viste in un videogame, e chiunque fosse determinato a primeggiare ed ottenere punteggi impeccabili in tutte le missioni doveva studiare ogni singolo movimento degli avversari, avvertire i suoni che segnalavano un attacco imminente, reagire con abilità e prontezza.
    Devil May Cry, al tempo in cui uscì, era davvero un gioco perfetto, parto di una software house che negli anni '90 aveva contribuito a definire i contorni del mercato e che lo avrebbe fatto, con ritrovata verve, anche nel corso della generazione PlayStation 2. Ecco: la possibilità di rispolverare oggi questi ricordi, dopo aver avviato la HD Collection di Devil May Cry che Capcom ha pubblicato su PS4, Xbox One e PC, è uno dei pochi motivi per cui consiglieremo l'acquisto della raccolta. Il lavoro svolto dal team di sviluppo, purtroppo, è pigro e indolente: la HD Collection rappresenta di fatto una versione leggermente ammodernata dell'omonima pubblicazione arrivata ben sei anni fa sulle console della scorsa generazione. L'aggiornamento tecnico, sostanzialmente limitato all'incremento della risoluzione, è davvero troppo marginale per giustificare il prezzo di (ri)lancio; soprattutto perché alle nitide sequenze di gioco si alternano le tremende schermate di gestione del personaggio, della mappa e delle opzioni, assieme alle cut-scene non rimasterizzate. Una cacofonia visiva che manderebbe su tute le furie persino il più convinto dei collezionisti.

    Ascesa, caduta e risalita di un mezzo demone

    Il primo Devil May Cry, oggi, va preso con spirito filologico. Abituati alle prodezze di Bayonetta (ma il papà della strega di Platinum Games è lo stesso di Dante), il rischio è quello di rimanere un po' spiazzati dal passo cadenzato del figlio di Sparda, dalla grafica che mostra impietosamente il peso degli anni, e da un gameplay che ci mette un po' ad ingranare, componendosi sotto gli occhi del giocatore mentre il protagonista acquisisce nuove armi ed il moveset si amplia progressivamente.

    Ma del resto quelli del primo DMC erano altri tempi, e si sa che i titoli tridimensionali di quegli anni sono invecchiati piuttosto in fretta.
    Superato l'impatto iniziale, sia chiaro, Devil May Cry resta un titolo godibile, una pietra miliare del genere ed un prodotto che vi consigliamo senza remore di scoprire (o riscoprire).
    Ben diversa è stata la sorte toccata al secondo episodio, forse uno dei sequel più attesi di sempre, pubblicato due anni dopo il capostipite. L'abbandono di Hideki Kamiya ebbe un effetto disastroso, e il nuovo game director Hideaki Itsuno fece un rumoroso capitombolo. DMC 2 era un confuso guazzabuglio di idee sbagliate, un action trito, ripetitivo, monocorde, molto meno fresco ed esuberante del suo predecessore su tutti i fronti, da quello ludico a quello narrativo. Ancora oggi gli scenari di gioco sono più spenti, il gameplay meno profondo e più permissivo, il carisma di Dante più spuntato.
    Il ricordo del primo episodio e forse l'incredulità dei fan più sfegatati fecero comunque in modo che Devil May Cry 2 fosse un discreto successo commerciale, e nonostante le critiche spietate della stampa Capcom commissionò un terzo capitolo, arrivato poi nel 2005.
    Devil May 3 non fu certo seminale come il "primogenito" della serie, ma riuscì a soddisfare tutti i giocatori che si sentivano orfani di un action game di alto livello. L'introduzione di quattro diversi stili di combattimento, la ritrovata passione per l'esagerazione, la voglia di stupire, ed una vorticosa serie di situazioni esuberanti e surreali, bastarono a riportare la saga in vetta alle classifiche di gradimento. Nonostante Kamiya fosse già passato ad altro (più precisamente a Viewtiful Joe, e siamo già a tre capolavori, senza contare Okami e Resident Evil 2), Devil May Cry 3 rappresenta forse il capitolo più maturo della serie, quello più complesso, stratificato e longevo. Ancora oggi resta piacevolissimo da giocare, senza sfigurare troppo di fronte ai più moderni esponenti del genere.
    Complessivamente, insomma, per chi volesse lanciarsi in una malinconica "operazione nostalgia", o per chi avesse intenzione di comprendere e scoprire l'epoca d'oro degli action 3D, il contatto con la trilogia di Devil May Cry resta un passaggio obbligato e fortemente consigliato.

    Quello che risulta davvero difficile da giustificare è l'operazione commerciale alla base di questa raccolta. Come dicevamo poco sopra, Capcom sembra essersi limitata a dare una spolverata all'edizione uscita sulle console della scorsa generazione, presentandoci i tre titoli in 16:9 e ad una risoluzione di 1080p, sicuramente maggiore rispetto a quella che la collection vantava su PS3 e Xbox 360. Al netto di un colpo d'occhio sicuramente nitido e pulito, impreziosito da texture ad una risoluzione tutto sommato accettabile, è impossibile accettare il lassismo con cui sono stati gestiti altri aspetti della raccolta. Le cut-scene non sono state rimasterizzate, e ci vengono presentate non solo in 4:3, ma con incredibili artefatti legati alla compressione video ed una quantità di aliasing che impasta i colori e gli elementi della scena. In certi casi le inquadrature risultano semplicemente incomprensibili.
    Una sorte simile è toccata a tutti i menù di gioco, quelli legati alla gestione della mappa e dell'inventario. Ogni volta che Dante raccoglierà un oggetto l'azione verrà interrotta da una schermata in 4:3, con tanto di vistose bande nere laterali, opaca e sfocata.

    Volete aprire la mappa di gioco per orientarvi nelle labirintiche ambientazioni? Avrete di nuovo davanti quell'indegno spettacolo. Si tratta di una soluzione francamente inaccettabile, che frammenta l'esperienza di gioco facendo soffrire davvero chiunque, non solo i puristi della pulizia visiva.
    È davvero imperdonabile che, cinque anni dopo l'uscita originale della HD Collection, il publisher non abbia trovato il tempo necessario a sistemare questi problemi, rendendo la trilogia originale di DMC pienamente godibile anche su questa generazione di console. L'operazione commerciale di Capcom risulta ancora più traballante se si pensa che su PC sono spuntati fastidiosi bug audio, problemi di compatibilità e strani glitch che deformano le ambientazioni di gioco. Poco decoroso, infine, l'approccio tenuto su piattaforma Xbox: qui Capcom avrebbe potuto inserire la collection nella lista dei titoli retrocompatibili, invece di costringere gli utenti a ricomprare una nuova versione davvero troppo simile alla precedente. Chiude il cerchio di una strategia maldestra il prezzo maggiorato della versione fisica della HD Collection, che costa dieci euro in più rispetto a quella digitale.

    Devil May Cry HD Collection Devil May Cry HD CollectionVersione Analizzata Playstation 4Onde evitare confusione lo ribadiamo chiaramente nelle poche righe di questo commento, che hanno la funzione di condensare la lunga disamina della recensione: il voto che leggete a fondo pagina esprime tutto il dissenso per la qualità zoppicante di questa Collection e per le falle di un'operazione commerciale davvero troppo rischiosa. Le qualità della prima trilogia di Devil May Cry, o meglio del capitolo originale e di Dante's Awakening, non si mettono in discussione. Se il capostipite della serie va inizialmente affrontato con spirito da retrogamer, il terzo episodio è ancora oggi godibile senza troppi compromessi. Ma i problemi di questa raccolta sono indipendenti dalla qualità dei titoli che contiene. Capcom si è limitata a prendere una trilogia pubblicata durante la scorsa generazione, l'ha tirata a lucido aumentando la risoluzione, ma ha lasciato inalterate le cut-scene e i menù. Una rimasterizzazione a metà che non può essere premiata, anche per via del prezzo davvero sproporzionato rispetto al lavoro di ammodernamento tecnico.

    5.5

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