Diablo 2 Resurrected Recensione: il diavolo di Blizzard torna a far danni

Con Diablo 2: Resurrected, Blizzard torna ad accogliere i giocatori tra le maglie di un mondo intriso d'oscurità, mai così spettacolare

Diablo 2 Resurrected Recensione: il diavolo di Blizzard torna a far danni
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Diablo 2: Resurrected è il frutto di una filosofia produttiva ben precisa, una rotta segnata dalla volontà di restaurare una delle pietre miliari del medium senza alterarne in alcun modo i tratti. Malgrado l'enorme divario tecnico che separa la nuova versione dall'originale, infatti, lo stesso Rod Fergusson (il produttore esecutivo del franchise) ha precisato che Resurrected non è in alcun modo un remake, visto che l'obiettivo del team di sviluppo è sempre stato quello di mantenere intatta l'ortodossia di uno tra gli arpg più amati di sempre. D'altronde era da tempo che i veterani chiedevano a gran voce un'operazione di questo tipo, per ridare slancio a una community che negli ultimi vent'anni non ha mai smesso di visitare - anche solo occasionalmente - gli oscuri recessi di Sanctuarium. In questo senso, Diablo 2: Resurrected rappresenta un'accorata lettera d'amore agli appassionati della prima ora, e a un titolo seminale che con la sua formula ha contribuito a definire l'alfabeto ludico di un intero genere e di svariati sottofiloni.

    Stragi e saccheggi sul viale dei ricordi

    Tenendo a mente le considerazioni d'apertura, è facile intuire come il primo impatto con Diablo 2: Resurrected possa generare qualche istante di piacevole straniamento. La cifra stilistica del titolo è stata infatti ricostruita con una cura così maniacale che, nell'immediato, potrà capitarvi di sottovalutare istintivamente la portata dell'operazione.

    Come sappiamo, il nostro cervello tende ad imbellettare i ricordi dando vita a dei veri e proprio remaster mentali, e sulle prime faticherete a non subire gli effetti di questo gambetto neurologico. Vi basterà però premere il tasto G per attivare la modalità classica per dissolvere istantaneamente il sortilegio e riportare le vostre memorie alla loro corretta risoluzione, in un concerto di sfumature nostalgiche e moti d'entusiasmo. Inutile girarci attorno: gli sviluppatori hanno fatto un lavoro magistrale nel tradurre in alta definizione il fascino pixelato di Diablo 2, amplificato da una sovrabbondanza di dettagli inediti perfettamente coerenti con l'estetica dark fantasy della versione originale, che non temeva di lanciarsi in sanguinarie incursioni nei territori dell'horror in un tripudio di smembramenti e brutalità assortite.

    Dai simboli horadrici sui colonnati della Tomba di Tal Rasha agli empi fregi illuminati dalle fiamme dell'Abisso Infernale, ogni scenario allieta i sensi con un ricco mosaico di particolari che alimentano l'efficacia corale della direzione artistica, svincolata dai limiti tecnici vigenti all'epoca dell'esordio. Come intuibile, questo processo di ammodernamento e - parziale - revisione ha coinvolto anche l'armamentario a disposizione degli eroi (ben più vario in termini di resa visiva) e gli stessi modelli dei protagonisti, con risultati convincenti su tutta la linea.

    Ogni singolo aspetto del comparto visivo è stato dunque modellato per accordarsi con i canoni storici della produzione, per esaltarne i tetri lineamenti grazie al sapiente utilizzo di un engine nuovo di pacca, che durante i nostri viaggi a Sanctuarium si è inoltre dimostrato decisamente solido dal punto di vista prestazionale, con qualche saltuario cedimento solo nelle situazioni più concitate (in particolar modo nel capitolo aggiuntivo di Lord of Destruction).

    Tra i punti di forza della nuova veste grafica di Resurrection troviamo un'effettistica ben dosata ed efficace, capace di valorizzare tanto le lugubri atmosfere del mondo di gioco, quanto la feroce intensità che scandisce la progressione battagliera, in un caleidoscopio di riflessi e giochi di luce. Su queste note, merita sicuramente una menzione d'onore l'attenzione dedicata dal team al sistema d'illuminazione, tarato con il preciso intento di accentuare il carattere delle diverse ambientazioni senza sovvertire in alcun modo i toni cupi dell'avventura.

    Buona parte delle sezioni all'aperto mostra quindi una luminosità più diffusa e naturale, misurata per segnare un netto contrasto con la fitta oscurità che avvolge caverne e sotterranei, dove la fulgida aura degli eroi si mescola in maniera assolutamente credibile con il chiarore di torce, lanterne e focolai, dando all'esperienza un sapore al contempo nuovo e familiare. Semplicemente sensazionale è poi il lavoro di rimasterizzazione svolto su un comparto sonoro mai così ricco e sfaccettato, scandito da un continuo susseguirsi di urla bestiali e cupi gorgoglii, sulle note di un accompagnamento musicale ben più che iconico. Le cutscene, ricreate da zero, si allineano poi con gli standard d'eccellenza cui Blizzard ci ha abituato negli anni, col contributo di un doppiaggio in italiano ancora perfettamente calzante. Per quanto indubbiamente pregevole, il comparto tecnico non è però del tutto privo di lacune. Ad esempio, se da una parte abbiamo apprezzato la scelta di mantenere una certa rigidità nelle animazioni degli eroi, con l'obiettivo di rievocare le movenze dei vecchi sprite, in alcuni frangenti abbiamo comunque notato qualche sbavatura di rilievo.

    Pur sorvolando sui problemi del day one, tra server inaccessibili e intoppi del launcher, al momento della stesura di questo articolo Diablo 2: Resurrected manifesta ancora qualche problema di sincronizzazione, che si traduce in fenomeni di lag più o meno frequenti, specialmente giocando in multiplayer.

    La rotta conservativa seguita da Blizzard ha inoltre avuto una conseguenza imprevista: lo studio ha infatti deciso all'ultimo momento di revocare il supporto ai monitor ultrawide, sostanzialmente incompatibili con l'intelligenza artificiale dei nemici (gli avversari vicini ai bordi non reagivano alla presenza degli eroi ma potevano comunque essere attaccati). In tutta onestà, riteniamo fosse lecito aspettarsi una maggiore flessibilità da parte del team di sviluppo, ma si tratta un discorso sul quale torneremo più avanti.

    Vent'anni e non sentirli... quasi

    In linea con le fondamenta "filosofiche" del progetto, Diablo 2: Resurrected si presenta ai giocatori con un impasto ludico praticamente inalterato, sostenuto da quelle stesse meccaniche che un ventennio fa avevano intrappolato gli appassionati in un ciclo senza fine di massacri e saccheggi. L'eccezionale ricetta messa a punto da David Brevik e dai fratelli Schaefer ha di fatto stabilito il paradigma degli action rpg isometrici, alla base di un gameplay ad alto tasso di assuefazione che ancora oggi risulta assolutamente godibile, in barba ai quattro lustri trascorsi dal lancio.

    L'inferno su PS5Diablo 2: Resurrected fa il suo esordio su PlayStation con un porting di buona fattura, sostenuto da alcuni interventi aggiuntivi pensati per migliorare la fruibilità generale di una serie nata e cresciuta su PC. Seppur valida, la revisione dell'esperienza utente non riesce a stemperare del tutto alcuni dei retaggi più "old school" del titolo, soprattutto per quel che riguarda la gestione dell'inventario. Per ciò che concerne la fluidità generale dell'esperienza, in modalità Prestazioni (60 fps con qualche compromesso sul fronte grafico) abbiamo riscontrato un frame rate non sempre ottimale, che spesso si attesta al di sotto della soglia di riferimento. Seppur tendenzialmente più stabile, il preset Qualità (4K dinamici per 30 fps) resta comunque una scelta discutibile, con benefici estremamente ridotti. Passando al DualSense, Diablo 2: Resurrected non sfrutta in maniera significativa le peculiarità del controller di PS5 ma, considerando le caratteristiche del titolo, riteniamo fosse prevedibile.

    Sette classi, quattro statistiche fondamentali, sistemi di loot ed equipaggiamento ben congegnati, e meccaniche d'avanzamento più stratificate e malleabili rispetto ai successivi standard della serie, ma comunque vincolate ad un "meta" ben preciso, che si fa sentire soprattutto nell'endgame. Insomma, tutto è esattamente come ce lo ricordavamo e, tralasciando qualche piccolo intervento secondario, il bilanciamento del gameplay non ha subito modifiche dopo l'ultimo aggiornamento "legacy" (la patch 1.14D del 7 giugno 2016). Dal primo incontro con il temibile alter ego del Viandante Oscuro, all'ennesima "Baal run" per rifinire al meglio l'assetto combattivo dei nostri eroi, attraversare le lande di Sanctuarium vuol dire addentrarsi tra le maglie di esperienza appagante e impegnativa, caratterizzata da un ritmo tendenzialmente più lento rispetto ai moderni canoni del genere, complice la mancanza di molte delle semplificazioni che oggi diamo per scontate. Fatta eccezione per una manciata di - gradite - modifiche (alcuni miglioramenti dell'interfaccia, l'aggiunta nel forziere di sezioni condivise tra tutti i personaggi e la raccolta automatica dell'oro), l'esperienza utente è dunque la stessa degli esordi, con delle asperità che strada facendo potrebbero scoraggiare i neofiti del titolo.

    Sebbene la direzione intrapresa da Vicarious Visions sia più che apprezzabile, specialmente dal punto di vista dei veterani, bisogna considerare che Diablo 2: Resurrected rappresenta per molti il primissimo punto d'approdo nel crudele abbraccio dell'ordalia ruolistica di Blizzard, e pertanto sarebbe forse stato opportuno mettere in atto alcuni accorgimenti per ammorbidire l'impatto con alcune delle sue logiche più "stagionate". In buona sostanza riteniamo che l'inserimento di qualche concessione alla modernità, magari del tutto opzionale, non avrebbe compromesso l'esito dell'operazione, a patto di mantenere intatti i capisaldi del gameplay.

    Con tutta probabilità, permettere agli utenti di accumulare alcuni oggetti nell'inventario (pozioni, pergamene, gioielli, ecc.), o di sfruttare senza limitazioni la nuova barra delle abilità (che si attiva utilizzando il pad), avrebbe avuto conseguenze significative sulla fruibilità generale di una produzione che oggi, a venti anni dal suo esordio, punta chiaramente a coinvolgere un pubblico più ampio e diversificato rispetto al passato. Non fraintendeteci, però: abbiamo il massimo rispetto per la rotta conservativa scelta da Blizzard, alla base di un remaster che, al netto di tutto, merita di essere celebrato.

    Diablo 2 Resurrected Diablo 2 ResurrectedVersione Analizzata PCDiablo 2 fa il suo ritorno sul mercato con una veste grafica completamente rinnovata, modellata per valorizzare appieno l’oscura essenza di uno degli arpg più iconici di sempre. Ogni singolo tassello del comparto visivo è stato plasmato per accordarsi alla perfezione con i canoni “dark fantasy” del titolo originale, nel pieno rispetto dei dogmi di una direzione artistica cupa e avvolgente. La filosofia conservativa alla base del progetto si fa sentire soprattutto sul versante ludico, con una proposta rimasta sostanzialmente intonsa rispetto a vent’anni fa, per la gioia dei veterani più inflessibile. Pur apprezzando la rotta scelta dallo studio, avremmo comunque gradito qualche concessione più marcata (e totalmente opzionale) sul fronte dell’esperienza utente, specialmente considerando che Resurrected segnerà per molto il primo punto d’approdo al titolo. Nel complesso, però, non possiamo che dirci soddisfatti dall’esito dell’operazione nostalgia messa in atto da Blizzard, che non mancherà di intrappolare ancora una volta gli appassionati in un ciclo senza fine di scontri all’ultimo sangue e looting sfrenato.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: i7 7740X
    • RAM: 16 GB DDR4
    • GPU: RTX 2080 Super
    8

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