Disc Room Recensione: fatti da parte, Super Meat Boy!

Gli autori di Minit tornano alla ribalta con un puzzle game dall'azione indiavolata, tutto riflessi, tempismo e lame rotanti. Garantisce Devolver Digital.

recensione Disc Room Recensione: fatti da parte, Super Meat Boy!
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  • Ah, i videogiochi che vanno dritti al punto, che meraviglia! Il cuore del gameplay svelato dall'elettrocardiogramma del primo livello, un meccanismo di base da apprendere in una manciata di secondi e poi si inizia la scalata contro il tempo, verso il punteggio più alto, osservando stage dopo stage l'idea degli sviluppatori flettersi, contorcersi, urlare, portata all'estremo, al limite delle possibilità di un level design a schermata fissa, che ingabbia il giocatore e lo mette spalle al muro, come si usava fare agli albori.

    Perché Disc Room, firmato dal quartetto Terry, Dose, Kitty e JW, già autori del geniale Minit (sempre scuderia Devolver Digital, qui la nostra recensione di Minit), è un moderno Pac-Man, Bubble Bobble o Baloon Fight, un gioco talmente immediato da avere bisogno di due comandi, uno per muoversi e l'altro per attivare una delle abilità speciali. Il resto è una combinazione di riflessi, adrenalina e puro spirito di sopravvivenza in un ecosistema di seghe circolari dove il giocatore è l'ultimo anello della catena alimentare.

    Uno smembramento tira l'altro

    Gli sviluppatori avrebbero potuto affidarsi ad una formula roguelite, che probabilmente si sarebbe anche ben adattata all'opera, e invece hanno voluto cesellare la loro misteriosa astronave, in orbita attorno a Giove, stanza dopo stanza, scegliendo con cura le trappole, sempre affilatissime, e di conseguenza gli obiettivi per sbloccare le successive. Il risultato è un loop di smembramenti in livelli che partono leggibili ma diventano in fretta affollati, frenetici, impazziti, col cervello che cerca di giocare d'anticipo per prevedere la traiettoria dei dischi mentre un altro sfugge ai nostri calcoli e ci sega a metà. Ne consegue l'ennesimo riavvio, seguito da una rapida imprecazione e da una pressione sul pulsante.

    C'è il disco che vaga senza meta rimbalzando lentamente contro le pareti, quello che sembra stare fermo per poi caricare come un toro in una frazione di secondo, oppure quelli che si frantumano all'impatto dando vita ad una microscopica, velocissima e letale prole. Una varietà di comportamenti assolutamente stimolante da studiare con vena quasi documentaristica, scoprendo poi un altro strato di imprevedibilità, quella ambientale.

    Aree dove il cronometro si muove solo stando dentro una specifica zona circolare o dove vermoni stile Tremors ci spuntano da sotto i piedi a tradimento; altre illuminate a intermittenza dagli infrarossi con effetti decisamente angoscianti, fino a sale avveniristiche con pavimenti formati da mattonelle cangianti, dove ad ogni cambio di colore corrisponde qualche decimo di secondo guadagnato. Disc Room gioca anche con la psicologia, con la paura degli oggetti contundenti, facendoci provare una repulsione tangibile. Un po' come accadeva con i minacciosi pericoli rotanti dell'eccellente Super Meat Boy (già che ci siamo, la recensione di Super Meat Boy è a portada di un click).

    E come efficaci ansiolitici vengono in nostro aiuto le abilità da sbloccare procedendo nell'esplorazione, dal classico scatto con annessi frame d'invincibilità all'utilissimo e coreografico slow motion, anche se la più bizzarra rimane abilità di clonarsi, con conseguente delirio di astro-scienziati che corrono come pazzi in preda al panico e altri che vengono dilaniati senza pietà, dando vita ad un macabro quanto ridicolo spettacolo. Un girone infernale per esploratori spaziali troppo curiosi, decisi a rompere il loop della morte pur di svelare il mistero.

    Un invidiabile bilanciamento della sfida

    Disc Room non è però un gioco spietato per soddisfare il mero sadismo degli sviluppatori, è anzi un brillantissimo esempio di accessibilità, dando la possibilità ai giocatori di modificare tutti i parametri che rendono l'opera tagliente come un bisturi, con la possibilità di tramutarla in un innocuo pugnale di scena o in una vera e propria mannaia sulle dita. Dalla velocità d'azione, dei dischi o di movimento, fino alla difficoltà degli obiettivi (che possono anche essere totalmente nascosti, cercando così di procedere per tentativi): tutto regolabile in percentuale variabile, da 0 a 200, lasciando il tempo al giocatore meno abile di prenderci la mano e al professionista di lanciarsi in una sfida assolutamente letale e improba.

    Questa malleabilità si traduce anche in una longevità parecchio soggettiva, che va dai 15 minuti di una speed run premiata con un achievement ad hoc alle 3 ore della nostra prova (e circa 300 decessi all'attivo), con successivo endgame studiato in maniera molto intelligente e assolutamente piccante. Ma il nuovo lavoro di Devolver diventa naturalmente, finito il rodaggio, una sfida contro il tempo (degli altri giocatori), una scalata alla leaderboard, un'endurance contro se stessi, mentre la stanza si fa sempre più asfissiante e gli spazi di manovra vanno calcolati al millimetro, resistendo fino all'inevitabile ripartenza.

    Non mancano poi variazioni sul tema, come tiratissimi scontri con i boss e criptici puzzle ambientali che fomentano un'atmosfera capace di regalare suggestioni estremamente efficaci, soprattutto quando ci si prende un momento di pausa dalla furia del gameplay; la sensazione di essere un corpo estraneo, indesiderato, che ha fatto scattare una rabbiosa risposta immunitaria con anticorpi (alcuni boss lo sono esplicitamente) metallici e scintillanti. Organismo artificiale dalle routine sorprendentemente biologiche, dove noi siamo il nemico, la minaccia, un virus che cerca costantemente di eludere la sorveglianza.

    Alla narrazione bastano una manciata di scenette e nessuna parola, essenziale come il suo delizioso e stilizzato stile fumettistico. Un'opera estremamente aliena come sa esserlo la sua colonna sonora, una cupa elettronica d'ambiente che in azione alza i bpm e si fa più rugginosa, esaltante, ruvida. Quest'ultimo aggettivo vale anche per certe imperfezioni tecniche, una su tutte la possibilità di rimanere impigliati in alcuni pixel fuori posto quando si rasentano i muri delle arene, portando a qualche morte di troppo.

    Niente di critico per un gioco che, preciso com'è nei controlli, può diventare una vera ossessione nelle mani giuste. Un puzzle game fuori dagli schemi, intelligente e unico nel panorama. Insomma, dopo averci dilettato con un metroidvania senza mappa e dalla parte del mostro (a proposito, qui la nostra recensione di Carrion), un altro centro per Devolver Digital.

    Disc Room Disc RoomVersione Analizzata PCDisc Room ha una mentalità da classico, capace di esaltare la sua meccanica di base fino alle estreme conseguenze di gameplay. Un titolo a schermate fisse tutto riflessi e resistenza, record e cronometro, morte e rinascita, incastrato in una cornice aliena affascinante e con un level design tutto manuale, senza lasciare nulla al roguelike. Questo non gli impedisce di avere anche una certa varietà, data tanto dal comportamento delle varie seghe circolari che cercheranno continuamente di ammazzarci, quanto dai particolari ambienti in cui è divisa l’astronave, a cui aggiungere boss fight, enigmi e obiettivi segreti. Certo, è un puzzle game e va preso come tale, in tutta la sua ossessiva reiterazione delle meccaniche, capace di indurre in assuefazione recordman e completisti. Un piccolo titolo che sa benissimo quello che vuole e raggiunge il suo scopo con le idee e imprescindibilmente reattivi controlli. Affilatissimo.

    8

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