Disintegration Recensione: FPS e strategia nel nuovo gioco del papà di Halo

Marcus Lehto, uno dei creativi a cui dobbiamo la nascita di Master Chief, si lancia in una nuova avventura: Disintegration.

Disintegration
Recensione: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Annunciato lo scorso luglio in concomitanza con l'annuale appuntamento dell'E3, Disintegration è l'opera prima di V1 Interactive, team fondato dal veterano dell'industria Marcus Lehto, uno dei padri del leggendario Master Chief. Si tratta di un progetto che punta a mescolare gli stilemi ludici di fps e strategici in tempo reale per proporre al pubblico un'esperienza fresca e avvincente, modellata per sostenere efficacemente un universo narrativo che, nelle intenzioni del team, dovrebbe gettare le basi di una serie in divenire. Da grandi ambizioni derivano però grandi responsabilità, e purtroppo Disintegration non riesce a sostenere appieno il peso del proprio potenziale.

    Il lato oscuro del post-umanesimo

    Disintegration si apre nel cupo abbraccio di una distopia spaventosa, dipinta come l'estrema conseguenza di un presente dolorosamente familiare, di un percorso autodistruttivo destinato a portare l'umanità a fare i conti con la peggiore delle minacce: l'estinzione.

    Collocato 150 anni nel futuro, il mondo modellato da V1 Interactive è ciò che rimane della nostra Terra dopo decenni di tragedie su scala planetaria, così terribili da mettere a repentaglio la sopravvivenza del genere umano: come avanguardie dell'apocalisse, pandemie, guerre, sconvolgimenti climatici e carestie hanno messo in ginocchio ogni nazione e schieramento, spingendo i superstiti ad accettare una soluzione estrema.

    Sviluppata dal gigante corporativo Sang Froid, la tecnologia dell'Integrazione aveva come obiettivo quello di impedire l'annientamento della nostra specie grazie all'utilizzo di corpi meccanici altamente avanzati, progettati per accogliere e salvaguardare il cervello in attesa di tempi migliori, del momento in cui la natura avrebbe trovato un nuovo equilibrio. La nuova speranza accesa dal transumanesimo segnò però il primo passo su un percorso ancor più oscuro, quando alcuni fanatici cominciarono a schierarsi apertamente, e con violenza, contro l'idea di un ritorno alle origini, dando il via a una campagna di indottrinamento su larga scala.

    Nel tempo, questi ferventi post-umanisti cominciarono a imporre la loro visione con inflessibile ferocia, arrivando a radunare i Naturali rimasti (uomini e donne che avevano deciso di non abbandonare i loro corpi) per porli dinnanzi a un atroce bivio: Integrazione o morte. Gli estremisti divennero quindi il Rayonne, un'implacabile legione ora determinata ad epurare il pianeta da ogni traccia di vita biologica. Nei panni di Romer Shoal, un ex pilota di gravicicli dal passato misterioso, saremo quindi chiamati a guidare un manipolo di ribelli per ostacolare i crudeli piani di Black Shuck, il comandante delle forze Rayonne in Nord America, con l'obiettivo di concedere all'umanità una seconda possibilità. Per quanto non particolarmente originale, la cornice scolpita dal team di Marcus Lehto non manca di stimolare l'interesse grazie ai meriti di un immaginario affascinante, radicato tra le maglie di una post apocalisse sci-fi che sembra voler trattare temi di grande spessore, come i limiti morali della tecnologia, le mille sfumature del concetto di "umanità", e ovviamente gli effetti drammatici di uno sfruttamento scriteriato delle risorse naturali.

    Peccato però che, all'atto pratico, la campagna si svincoli solo di rado dal suo ruolo di "pretesto per l'azione", proponendo un'avventura sottotono, scandita da 12 missioni (per un totale di 10 ore circa) che faticano a innescare un reale coinvolgimento nelle vicende narrate. Questo con la complicità di una caratterizzazione piuttosto superficiale del mondo di gioco e dei suoi personaggi, che mancano di rinvigorire la personalità della produzione, riducendo il tutto a un canonico "buoni contro cattivi" in salsa sci-fi.

    Ci sono fortunatamente delle eccezioni significative, dialoghi più brillanti e sequenze capaci di risollevare momentaneamente il bilancio della narrazione, ma si tratta purtroppo di guizzi isolati che non alterano più di tanto la qualità complessiva della campagna, che peraltro culmina in un finale alquanto anticlimatico. Anche la definizione del protagonista appare piuttosto blanda, di scarso impatto, e la sua evoluzione nel corso della vicenda risulta a volte forzata, come se al mosaico della storia mancasse qualche tassello.

    Viene da pensare che il team di sviluppo non sia riuscito a gestire al meglio le proprie ambizioni, e che la distribuzione dell'impegno produttivo su due fronti diversi (single player e multiplayer) abbia in qualche modo costretto V1 Interactive ad accettare qualche compromesso di troppo. Mancanze che sfortunatamente finiscono con l'inficiare il valore finale di un progetto nato da un concept assolutamente intrigante, una commistione di generi che dà vita a un gameplay per molti versi unico.

    Un ibridazione efficace

    Al netto dei suoi difetti, la modalità single player di Disintegration mostra sin dal primo istante i pregi di una ricetta ludica ben congegnata, che mescola efficacemente shooting e strategia in tempo reale per offrire al pubblico un'esperienza stimolante e sfaccettata, caratterizzata da un ritmo compassato (il graviciclo è decisamente lento, a volte fin troppo) ma comunque intensa al punto giusto.

    Alla guida del nostro veicolo fluttuante, equipaggiato con un'arma principale e una secondaria, dovremo quindi condurre sul campo un massimo di quattro unità, sfruttando le loro abilità e il nostro armamentario per avere la meglio sui nemici. Per sconfiggere le schiere Rayonne, accanite e in costante superiorità numerica, saremo chiamati ad adattarci prontamente alle condizioni di qualsiasi battaglia, gestendo al meglio le nostre priorità in base alle caratteristiche del terreno di scontro e all'assortimento delle falangi avversarie, valutando quali bersagli assegnare alle forze di terra, quali affrontare direttamente e quando invece fare fronte unito.

    Furore meccanizzatoA inspessire il profilo strategico della produzione troviamo una buona gestione strutturale del campo di battaglia, fitto di coperture distruttibili (il gioco propone un buon modello fisico) ed elementi da sfruttare tatticamente, come ad esempio riserve di naniti che attivano un campo curativo per un tempo limitato. Utilizzare queste risorse al momenti giusto, così come scegliere attentamente quando abbattere le unità d'elite (che innescano un effetto simile), rappresenta un elemento chiave per spingere al massimo la nostra efficienza combattiva. Detto questo, però, è impossibile non notare la presenza di situazioni in cui il livello di sfida del gioco (generalmente equilibrato e appagante) subisce delle fastidiose impennate. Momenti in cui la difficoltà si fa quasi artificiale, tanto da costringere i giocatori a ripetere più volte la medesima sezione, evidenziando le asperità di un sistema di checkpoint alquanto ingeneroso, che tra l'altro non permette di salvare i progressi durante una missione qualora si dovesse decidere di interromperla prima della sua naturale conclusione.

    Se ad esempio la distruzione dei nemici volanti sarà quasi sempre un incarico di nostra competenza, a volte ci capiterà di dover abbandonare momentaneamente i nostri uomini anche per dedicarci all'eliminazione di qualche cecchino solitario o per fare fuoco di soppressione sui rinforzi in arrivo, riunendoci poi col resto della squadra per fare rapidamente a pezzi unità corazzate o massicce macchine da guerra. A questo proposito, il sistema di controllo dei compagni d'armi risulta tanto intuitivo quanto efficace (sia col pad che con mouse e tastiera): con la semplice pressione di un tasto potremo infatti indirizzare gli alleati verso particolari obiettivi, zone o punti d'interesse (quelli inquadrati nel mirino), e altrettanto facilmente saremo in grado di annullare un ordine o attivare gli equipaggiamenti speciali dei nostri soldati. A seconda dell'assortimento della squadra di Romer, potremo contare su un massimo di quattro diverse "abilità" ad area, che si dimostreranno più o meno efficaci a seconda delle specifiche degli avversari, e che potremo sfruttare per dare vita a sinergie devastanti.

    Utilizzando la granata stordente, ad esempio, ci garantiremo una finestra d'opportunità per infliggere danni aggiuntivi e ottimizzare così gli effetti di un attacco d'artiglieria; allo stesso modo, un campo di rallentamento ci permetterà di massimizzare i danni inflitti dall'attacco tellurico del membro più possente dei Fuorilegge.

    Fatta eccezione per qualche saltuaria incertezza dell'intelligenza artificiale che anima i compagni (generalmente in grado di gestire autonomamente coperture e assalti), possiamo confermarvi che la formula ibrida messa a punto da V1 Interactive risulta solida e sostenuta da un sistema di movimento intuitivo e funzionale, sebbene non tutti le componenti del pacchetto appaiano egualmente a fuoco. Tra gli aspetti meno brillanti del gameplay troviamo infatti un sistema di shooting caratterizzato da un feedback alquanto dimesso, che non rende giustizia al pesante arsenale dei gravicicli e alla forza d'impatto delle diverse armi, alcune delle quali sorprendentemente inefficaci.

    A tal proposito, facciamo onestamente fatica a digerire la scelta di non permettere all'utente di personalizzare la propria dotazione prima di ogni missione: l'opportunità di selezionare il loadout tra diverse bocche da fuoco, strumenti curativi, combattenti e gravicicli avrebbe infatti ampliato notevolmente la varietà del gameplay di Disintegration, garantendo ai giocatori una maggiore libertà d'approccio.
    A maggior ragione se si considera che proprio la varietà generale rappresenta uno degli elementi meno convincenti dell'offerta di Disintegration, che nel giro di una manciata di missioni tende a manifestare una certa ripetitività di fondo. Le sfide secondarie di ciascun incarico (anch'esse riproposte ciclicamente) non influiscono più di tanto sulla diversità dell'esperienza, e l'unica altra variazione sul tema è rappresentata dalla ricerca dei depositi di risorse nascosti in giro per le mappe (in genere molto contenute e lineari), utili ad accelerare la progressione del protagonista e dei suoi commilitoni.

    Il sistema di avanzamento richiede di accumulare rottami saccheggiando scorte e facendo a pezzi i nemici, per aumentare di livello e accedere a bonus (vita, rigenerazione, danno, ricarica delle abilità, ecc.) che potranno essere sbloccati spendendo i chip conquistati in battaglia o racimolati durante l'esplorazione. Anche in questo caso parliamo di dinamiche che non soddisfano appieno, soprattutto perché mancano di sottolineare in maniera marcata le peculiarità dei diversi comprimari, vincolati a schemi di crescita sostanzialmente sovrapponibili. Disintegration offre dunque un comparto ludico che vive di alti e bassi, una considerazione che possiamo tranquillamente estendere anche al comparto multigiocatore.

    Quantità contro qualità

    Sul versante multiplayer, il titolo di V1 Interactive propone scontri 5v5 in tre diverse modalità, che portano i giocatori a darsi battaglie in un totale di 6 scenari different, caratterizzati da una discreta varietà strutturale.

    Parlando delle modalità, si tratta a tutti gli effetti della rielaborazione di modelli già noti al pubblico: Controllo Zona, come il nome suggerisce, richiede agli utenti di mantenere il più a lungo possibile il controllo su diverse zone calde della mappa; Collezione è in sostanza un deathmatch a uccisione confermata, in cui è possibile guadagnare punti anche distruggendo le truppe di terra; Recupero è invece una revisione - in due turni - del classico "cattura la bandiera", che sfida i giocatori in attacco a riportare alla base fino a tre nuclei energetici, superando la resistenza dei difensori.

    Per quanto la diversificazione delle classi a disposizione dei contendenti (ce ne sono nove, ognuna con diverse armi, unità e valori di resistenza, velocità e forza d'attacco) si dimostri sulle prime piuttosto intrigante, ben presto ci si scontra con un bilanciamento generale ancora problematico, che porta alcuni archetipi a primeggiare nettamente su tutti gli altri (i Lost Ronin, ad esempio, sono quasi inarrestabili).

    Si nota inoltre una certa dissonanza rispetto al concept di base del titolo, visto che l'utilizzo della fanteria diventa un fattore quasi totalmente secondario, a maggior ragione considerando i ritmi accelerati del gameplay, che tra l'altro non si accordano alla perfezione con il sistema di movimento dei gravicicli. Nell'esperienza multigiocatore di Disintegration viene quindi a mancare parte dell'identità ludica dell'opera, che rischia così di non trovare un proprio spazio nel panorama - sempre più affollato - dei titoli online. Sebbene il comparto competitivo del gioco riesca comunque ad offrire momenti di qualità, c'è anche il rischio che la mancanza di un sistema di progressione propriamente detto finisca col ridurre ulteriormente l'attrattiva a lungo termine della produzione.

    Abbiamo inoltre notato qualche problema sul fronte del netcode (ping insolitamente alto, problemi di lag e tempi di matchmaking piuttosto lunghi), ma potrebbe trattarsi di difetti legati al contesto pre-lancio. Più in generale, il lato tecnico di Disintegration mostra chiaramente i limiti di un progetto portato avanti con risorse limitate, e da un team con una forza lavoro altrettanto contenuta. Modellazione poligonale, texturing, animazioni ed effettistica diventano quindi i tasselli di un comparto grafico chiaramente datato, che inoltre si trova costretto a fare i conti con una direzione artistica non particolarmente ispirata, che si traduce in un'estetica a tratti fin troppo generica.

    Buono invece il comparto sonoro, specialmente per quanto riguarda gli effetti, mentre il doppiaggio mostra forti fluttuazioni qualitative (e un lip-sync da rivedere). Nulla da eccepire per quel che concerne l'ottimizzazione del titolo, che si comporta bene anche in 4K e con tutte le impostazione al massimo. In definitiva, dunque, gli aspetti salienti di Disintegration delineano una produzione ricca di potenziale e basata su un concept brillante, che però fatica a manifestare i propri punti di forza a causa scelte di design discutibili e, con tutta probabilità, di un forte squilibrio tra le ambizioni e i limiti del team guidato da Marcus Lehto.

    Disintegration DisintegrationVersione Analizzata PCDisintegration cerca di fare qualcosa di nuovo: unire le dinamiche di due generi diversissimi con l’obiettivo di proporre al pubblico un’esperienza nuova e accattivante. Malgrado le intriganti premesse, però, il risultato è un titolo che vive di alti e bassi, e che fatica a trovare un buon equilibrio tra ambizioni e limiti di sviluppo. Se il concept alla base del gameplay si dimostra solido e ben congegnato, molti dei sistemi ludici coinvolti appaiono ben meno rifiniti e appaganti. Il tutto tra le maglie di una campagna narrativa di scarso impatto, che tra l’altro propone una varietà situazionale fin troppo contenuta. Anche il comparto multiplayer mostra scelte di design che non convincono fino in fondo, con la complicità di un bilanciamento generale da rivedere. Seppur ben ottimizzato, il comparto grafico appare inoltre datato, con fluttuazioni qualitative che la direzione artistica - non particolarmente ispirata - fatica a compensare. Al netto dei suoi indiscutibili difetti, Disintegration resta un esperimento ludico interessante, che potrebbe offrire qualche ora di divertimento sia agli appassionati delle strategia che a quelli degli shooter in prima persona, a patto di avvicinarsi al titolo tenendo bene a mente i suoi limiti.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: i7 7740X
    • RAM: 16 GB DDR4
    • GPU: RTX 2080
    6.5

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