Divinity Original Sin 2: Recensione completa (con voto)

Continua il nostro viaggio alla scoperta di Divinity Original Sin II: ecco la seconda (e ultima) parte della recensione del GDR di Larian Studios.

recensione Divinity Original Sin 2: Recensione completa (con voto)
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • È notte fonda, e abbiamo appena appeso la nostra spada al chiodo. Il counter in-game segna solo una manciata di giorni, ma a noi sembrano passati almeno dieci anni. È stata un'odissea, una carovana interminabile di eventi, eppure ancora riusciamo a ricordarci perfettamente tutti i luoghi, le facce e le decisioni azzardate del nostro viaggio. Abbiamo campeggiato, combattuto craftato e saccheggiato in giro per Rivellon senza sosta, per più di 120 ore, ma siamo certi che là fuori ci sia ancora molto da scoprire. Forse, non ce andremo mai veramente dalla Reaper's coast, forse, alla fine decideremo di ristrutturare una di quelle fattorie diroccate su a Paradise Falls, e ci stabiliremo lì. Finché non avremo dissotterrato ogni cassa. Finché non avremo aperto ogni porta.
    Divinity: Original Sin 2 ci ha impegnati (e rapiti) come pochi altri RPG erano mai riusciti a fare prima d'ora, facendoci sputare sangue ad ogni incontro casuale preso sotto gamba, oppure inchiodandoci davanti anche al più semplice dei dialoghi a scelta multipla, lasciandoci le chiavi di un mondo enorme e imprevedibile. Senza limiti o costrizioni. Come un bambino, libero di prendere (e di rompere) ciò che vuole dagli scaffali di un immenso negozio di giocattoli.
    Il team Larian non ci ha delusi, anzi: come dicevamo nella prima parte della nostra review, ha continuato a sorprenderci, fino alla fine. Quasi tre anni di lavoro sono serviti a creare un titolo maestoso, una meraviglia che per molti (noi compresi), verrà ricordata come il miglior cRPG di tutti i tempi; fedele ai canoni immortali del pen & paper, ed allo stesso tempo moderno, fresco e innovativo. Durante il nostro viaggio abbiamo incontrato qualche difetto, qualche bug, eppure la fame autentica con cui abbiamo divorato il gioco, in tutte le sue sfumature, è riuscita a spazzare via le incertezze, convincendoci fermamente del nostro giudizio. Il cammino del Godwoken, comunque, non è per tutti; vuoi per la difficoltà elevata, l'impegno richiesto o per la traduzione che tarderà ad arrivare, sappiamo che saranno in molti a passare il turno. Una cosa però è certa: Original Sin 2 è un'istituzione per il suo genere, un'icona sacra da appendere al muro, realizzata con la dedizione propria solo del miglior artigianato videoludico...

    Glechou Dumar

    "Glechou Dumar" non è niente. È un nome in codice. Una frase detta velocemente ad un certo punto della storia, che viene subito dimenticata. È un'espressione unica, che conosceranno solo coloro che sceglieranno il profilo Origin di Ifan Ben Mezd, che però rende perfettamente l'idea dell'incredibile impianto narrativo messo in piedi da Larian. Perché in Original Sin 2 è impossibile parlare in modo esaustivo di una trama, o di una sola storyline, cercando magari una sintesi, perché significherebbe perdersi le infinite sfumature che la compongono, senza rendere minimamente l'idea dell'esperienza di gioco.

    È più corretto parlarvi invece della campagna come fosse un lungo viaggio, in cui non bisogna cercare di avere un controllo totale sugli eventi (come invece ti invogliano a fare compulsivamente gran parte degli RPG), bensì va vissuta. Ci si deve perdere, rischiare e forse anche accettare che alla fine il vento ci porti in una direzione diversa da quella che ci eravamo prefigurati.
    Si comincia ovviamente con un editor, uno di quelli classici e neanche troppo cervellotici, ma fatto bene. Si sceglie una classe (ce ne sono a volontà), le statistiche base, i talenti, le abilità civili ed anche un poco di estetica. Ma la cosa più importante è certamente il dubbio amletico che riguarda il profilo Origin. Possiamo scegliere fra sei eroi premade, tutti carismatici e dotati di un ricco background che maturerà con il tempo, oppure sarà possibile buttarsi sul personaggio "carta bianca", immancabile per un cRPG. Scelta intelligente, quella dei Larian, perché così facendo ti permettono di ottenere il meglio dal tuo personale stile di gioco, senza forzature né mancanze di "carattere" del proprio eroe, cosa che invece è inevitabile per i titoli più tradizionali alla Wasteland 2. Una volta creato il nostro avatar, potremo comunque godere della compagnia degli altri personaggi Origin, giacché si uniranno al nostro party come personaggi giocabili, permettendoci così di assaporare le loro storyline dedicate, scegliendo ogni qualvolta se assecondarli o meno (abbiate solo cura di provare tutte le combinazioni prima della fine del prologo, poiché non potrete portarli tutti con voi). Ovviamente, dal profondo del cuore, non possiamo che consigliarvi la via dei personaggi precostituiti, poiché vi sbloccheranno numerose opzioni di dialogo (talvolta risolutorie), quest e situazioni interessanti che altrimenti vi perdereste completamente. E poi potrete comunque cambiargli integralmente l'aspetto, meglio di così...

    So Long, My Friends

    Una volta preso il largo dalla piacevole palude dell'editor, comincia la grande avventura. La trama in sé, per quanto riguarda i puri contenuti, è ancora una volta semplice: c'è una forza oscura e misteriosa in un mondo dove la magia è proibita, ci sono i persecutori (un po' come la santa inquisizione) e poi c'è l'archetipo dell'eletto, alias Godwoken, anch'esso immancabile in un immaginario fantasy. Eppure, non è il Signore degli Anelli: il narratore è sarcastico e neanche troppo onnisciente, gli dei sono stanchi, morenti, vigliacchi e gli animali parlano.
    E alcuni di questi vi faranno sentire anche degli idioti. Original Sin 2 è ricco di colpi di genio e standard capovolti, come ad esempio gli Elfi cannibali, ma l'escamotage narrativo che abbiamo amato maggiormente è sicuramente quello della "competizione fra pari". Senza far spoiler, vi diciamo solo che per tutta la durata dell'avventura dovrete fare i conti con una "leggera" aria di tensione che assale il vostro party, davvero ben congeniata e capace di mantenere alta la suspense fino al gran finale.
    Come non ci stuferemo mai di ripetervi, insomma, semplice non significa per forza banale, e Original Sin 2 ne è la prova lampante. È vero, alcuni argomenti e situazioni ritornano sempre. Sono riconoscibili in ogni storia dotata di draghi e corazze, così come alcune imprescindibili fetch quest, del tipo "trova la radice nera nel bosco di Cloisterwood" oppure "rintraccia il dannato artefatto giù nelle Blackpits", ma il genio degli autori è riuscito a trovare una soluzione, rendendo appetibile tutto questo anche senza barare.

    Sicuramente, il segreto del successo sta in primis nella scrittura fresca, svelta e ironica che contraddistingue lo stile peculiare dei Larian, che quando serve riesce -in un batter d'occhio- a raggiungere agilmente registri più gravi e solenni, senza minimamente intaccare i toni epici necessari alla trama. Rivellon non è un mondo di quelli "mai visti prima", neanche dal punto estetico forse, ma sa essere interessante e incredibilmente complesso e, cosa ancora più importante, misterioso. Talvolta non si prende sul serio, scherza sui suoi archetipi/stereotipi, e lo fa nel modo giusto, senza rompere il patto finzionale; mettendoci quel tanto che basta a strapparti un sorriso o ancora più spesso un'esclamazione del tipo "ma come gli è venuta in mente ‘sta roba qua, geniale!". Ecco: oltre allo stile di scrittura brillante e irriverente, quello che fa la differenza sono le situazioni, talvolta incredibili, che riescono sempre a spiazzare il giocatore. Gli Incastri narrativi sono infiniti ed avvincenti, farciti con personaggi buffi, grotteschi, e conditi sempre da scelte difficili, nonché da una libertà d'azione pressoché totale. In poche parole, puoi uccidere, rubare e ingannare chiunque, ma non senza conseguenze.

    Oltre alla difficoltà derivata dai combattimenti, già altissima in classic mode, c'è anche un altro tipo di difficoltà, quella che deriva proprio dalla storia, dall'immaginazione del giocatore e dalla sua attenzione. Il registro di missioni, non ti dice esplicitamente dove andare. Non ci sono indicatori inequivocabili sulla gigantesca mappa di gioco. Ci sono solo appunti di un viaggiatore comune, scritti passo passo dopo ogni nuovo evento o dialogo, ed alcune voci possono anche essere saltate, rendendovi più ardua la comprensione del da farsi. Bisogna stare attenti a tutto, parlare con chiunque, e ogni tanto fare una bella e sana ricerca dei nostri trascorsi, altrimenti è facile ritrovarsi con le mani in mano senza sapere cosa fare.
    Certo, si può anche andare di forza bruta e completare ogni missione finché dinnanzi a noi non rimane che la strada giusta, ma sappiate questo significa perdere tempo, e comporta perfino un po' di noioso backtracking. Dobbiamo ammettere che tutta questa libertà può anche avere dei lati negativi: non stiamo parlando solo dei numerosi quest-bug che hanno afflitto il gioco al lancio, ma anche ad un leggero (ma comunque percettibile) abbassamento del ritmo nella parte centrale dell'avventura, dovuto più che altro ad una serie di obiettivi simili fra loro, che finiscono per accavallarsi diluendo la tensione. Fortunatamente si tratta solo di un momento, e non è neanche detto che vi capiti, vista la totale intercambiabilità delle situazioni.
    Ad ogni modo, Divinity: Original Sin 2 è capace di regalarvi una campagna intensissima che, volendo correre, vi terrà occupati per almeno 70-80 ore, mentre per i completisti stiamo parlando di qualcosa che va ben oltre le 100 ore di gioco. E non stiamo neanche nominando il fattore rigiocabilità. Noi vi consigliamo di non correre, e, se necessario, perfino di staccarvi per qualche giorno dal vostro pc, opponendo una vera e propria pausa riflessiva ad ogni vicolo cieco. E poi un'ultima cosa: fate in modo di portarvi dietro almeno un personaggio con l'abilità "Pet Pal", ovvero quella che vi permette di parlare con gli animali. Fidatevi, ne vale la pena.

    Wunderkammer

    "Wunderkammer", per chi non lo sapesse, è un'antica parola Tedesca, che significa letteralmente "camera delle meraviglie". Divinity: Original Sin 2 è esattamente questo: un concentrato di meraviglie imprescindibile per chiunque si consideri un amante del genere RPG.
    E non solo. Per prima cosa, va annotato il rinnovato supporto per il multiplayer PvE, già enorme successo nel precedente capitolo, che oggi si aggiorna, permettendo una coop fino a quattro giocatori contemporaneamente, con possibilità di "drop in", "drop off".
    Noi ci abbiamo speso un po' del nostro tempo, e il risultato è quello di una volta: un gran casino, e allo stesso tempo un gran divertimento. Se si ha la fortuna di avere un bel gruppo di amici, tutti dotati dello spirito, della dedizione e della concentrazione giusta, siamo certi che potrebbe uscirne fuori l'avventura ruolistica definitiva, anzi, unica, soprattutto alla luce del sistema di competizione di cui vi parlavamo nel paragrafo precedente.

    L'altra via è quella più spontanea (e immaginiamo anche la più diffusa) del sabotaggio reciproco. Interrompere i dialoghi altrui, mandarli all'aria, o addirittura teletrasportare cani, scoiattoli, squali e perfino i nostri amici nel bel mezzo di situazioni spiacevoli diventa in poco tempo una pratica indispensabile. Certo, se appartenete alla tipologia del "legale-preciso-compulsivo", forse è meglio se prima la campagna ve la finite da soli. Oppure chissà, magari è la volta buona che riuscirete a convincere quel vostro amico a cui non piacciono per nulla gli RPG.
    Finito con il PvE, si passa al PvP, altra grande novità del titolo targato Larian.
    È tutto molto semplice; si scende in campo, e si affronta un nemico (o un amico) in uno scontro all'ultimo sangue, proprio come fosse una partita a scacchi. Ci sono le lobby e il peer to peer, c'è anche la CPU, le difficoltà e il modificatore del numero di personaggi per party. Insomma, vista la grande profondità del combat system di Original Sin 2, una modalità versus era d'obbligo, e il team di sviluppo non se l'è certo fatta scappare.
    È una piacevole aggiunta, capace di regalarvi anche un buon numero di ore di gioco in aggiunta a quelle della campagna, soprattutto vista l'ottima ricezione del pubblico e la diffusione del titolo.
    Se tutto questo non bastasse, c'è anche la chiacchieratissima modalità Game Master, ovvero un potente editor che vi permetterà di creare la vostra campagna personalizzata, condividendola poi con i vostri amici e con la community. Il tool messo in piedi dai ragazzi di Larian Studios è davvero formidabile: "profondo quanto serve e facile quanto basta". Dopo appena un'ora di lavoro si comprendono sufficientemente tutte le meccaniche necessarie per divertirsi alla grande; organizzare la mappa, scrivere i testi, e poi creare gli eventi, le skill, gli oggetti e infine disporre i nemici, tenendo sempre a mente la curva di difficoltà desiderata.

    È un'operazione interessantissima, dal valore quasi pedagogico, che ti mette al posto -per una volta- di chi i giochi li fa. Vi consigliamo di buttarci un occhio, anche se non siete propriamente affini a questa tipologia di attività, poiché rappresenta un'offerta unica nel suo genere, con potenzialità enormi, che aspettano solo di esplodere nel prossimo futuro. Insomma, avrete oramai capito che in Original Sin 2 qualità fa rima con quantità, e a dirla tutta ci sarebbe da discutere anche sul supporto libero per le mod, ma forse per quello è meglio aspettare ancora un po'...

    Divinity: Original Sin II Divinity: Original Sin IIVersione Analizzata PCQuando su Kickstarter chiedi 500.000$, e invece te ne arrivano più di due milioni una cosa è certa: non puoi sbagliare. Questa è la storia di Divinity: Original Sin 2, titolo costruito con l’aiuto di oltre 42.000 backers, che oggi, dopo un lungo periodo di early access, hanno finalmente ottenuto il loro RPG-meraviglia. Larian Studios ha mantenuto tutte le sue promesse, realizzando un titolo che supera il precedente sotto ogni punto di vista; dalla scrittura, al gameplay fino ad una grafica di prima qualità. Si tratta senza dubbio di uno spartiacque, di un titolo con cui -da ora in avanti- ogni gioco di ruolo dovrà confrontarsi. Un titolo immenso e completo, che vi consigliamo senza batter ciglio, poiché non dovrebbe mancare nella libreria di ogni amante del genere. Ci sono certamente alcune piccole e trascurabili défaillances, come alcuni bug nel pathfinding del party, problemi nel completamento delle quest e alcuni raccordi di dialogo che evidentemente sono sfuggiti al beta testing, ma gli sviluppatori per fortuna non hanno perso tempo, ed hanno già rilasciato alcune patch mirate a risolvere i suddetti problemi. All’appello, dunque, manca solo la traduzione Italiana, che risulta comunque necessaria per una diffusione su larga scala nel nostro paese (visto anche il livello d’Inglese medio-alto dei testi). Come per il primo capitolo, si tratta certamente di una questione di tempo; un “ritardo” per molti non condivisibile, eppure logicamente comprensibile, che comunque non può minare la bontà dell’operato svolto dallo studio Belga. A chi dunque non può ancora mettersi in cammino, diciamo di tenere duro in attesa di una enhanced edition, mentre a tutti gli altri avventurieri già dispersi per Rivellon auguriamo buon viaggio.

    9.4

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