Don't Make Love Recensione: un racconto interattivo di grande impatto

Don't Make Love è una narrazione interattiva molto delicata che parla d'amore senza sentimentalismi né luoghi comuni...

recensione Don't Make Love Recensione: un racconto interattivo di grande impatto
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  • Don't Make Love è un racconto interattivo sviluppato da un piccolissimo team indipendente quasi tutto italiano dal nome estremamente evocativo, Maggese. Uno di quegli esperimenti che utilizzano il mezzo videoludico per creare qualcosa che non è più del tutto gioco, ma sta al confine tra letteratura e performance. Una narrazione interattiva, cioè, che dà al racconto la capacità di rispondere e adattarsi agli stimoli del giocatore, non più lettore/spettatore passivo ma vero e proprio protagonista: nei panni di un'innamorato/a, egli dovrà digitare le sue risposte alle domande del partner, decidendo liberamente come comportarsi e influenzando così l'esito della vicenda.

    Amore e morte

    L'amata/ l'amato (il gioco ci consente di scegliere quale dei due partner interpretare) ci fa passeggiare fino a un luogo calmo e isolato: il luogo giusto per parlare senza essere disturbati. Si tratta di un discorso annunciato: sua freddezza negli ultimi tempi è diventata così forte da non poter più essere ignorata. È il desiderio erotico la causa del problema, o meglio, il fatto che esso esista, sia reciproco, ma non possa essere soddisfatto. I due protagonisti, infatti, non sono umani ma sono una coppia di mantidi religiose, e il sesso, per le mantidi, equivale quasi certamente alla morte del maschio. I due partner si trovano quindi a dover prendere una decisione che è letteralmente questione di vita o di morte: cedere al desiderio a costo della vita, oppure sacrificare la passione in nome di una relazione di coppia rassicurante seppur incompleta?

    Su questa opposizione si costruisce tutta la narrativa di Don't Make Love, che usa la metafora dell'accoppiamento delle mantidi per raccontare il conflitto tra passione e affettività, due necessità opposte eppure entrambe presenti e necessarie nella sfera amorosa di ciascuno di noi. Chi infatti non si è mai trovato nella condizione di mettere a rischio un rapporto stabile e rassicurante per cedere ad una passione bruciante e distruttiva? Chi non ha sofferto nel vedere la passione ormai morta nella propria relazione di coppia, così solida e soddisfacente sotto altri aspetti?
    Sarebbe inesatto dire che questo gioco spinge il giocatore ad interrogarsi su questo tema: quello che accade giocando Don't Make Love è qualcosa di un po' diverso. Interpretando il ruolo di uno dei due partner, scrivendo liberamente tutto ciò che si desidera, inevitabilmente quello che emerge sono le opinioni più o meno consce, le abitudini e gli atteggiamenti che ciascuno di noi mette in atto quando si trova nella posizione spiacevole di dover affrontare gli aspetti problematici e dolorosi delle relazioni. A meno che non si decida consapevolmente di "rompere" il gioco, scrivendo cose che non c'entrano nulla, qualsiasi sia la linea che si decide di tenere emergono inevitabilmente le strategie relazionali proprie di chi gioca. Come facciamo a farci lasciare, o invece a evitare che il nostro partner ci lasci? Siamo capaci di ascoltare, o abbiamo bisogno di parlare in continuazione? È sorprendente che un'esperienza ludica così piccola e breve come Don't Make Love abbia il potenziale di rivelare delle dinamiche così intime e difficili da identificare: l'ennesima prova che il videogioco è un medium dalle infinite possibilità che meriterebbe una ben più alta considerazione generale.
    Un'altro aspetto interessante è l'inversione di ruoli tra i due generi. È la mantide maschio a rappresentare la fragilità e l'insicurezza tradizionalmente associate al genere femminile, mentre la mantide femmina, più massiccia anche fisicamente, rappresenta il sesso forte, che nel rapporto sessuale non corre alcun rischio.

    Se il playthrough maschile mette il giocatore in una condizione di inadeguatezza e inferiorità rispetto al desiderio e alle necessità della femmina - che dietro alla tenerezza e all'ascolto nasconde un lato manipolatore - il playthrough femminile è forse il più commovente: la mantide maschio che ci si trova di fronte è una creatura tenera e impaurita, pronta finanche a sacrificare sé stessa per amore. Come reagire di fronte a questa fragilità - se tentare di approfittarne o decidere di proteggerla - è a totale discrezione del giocatore.

    Una AI con una storia da raccontare

    Don't Make Love non è solo la storia di una relazione in crisi: è anche relazione diretta dell' "umano giocante" con un'intelligenza artificiale molto particolare. Il partner virtuale, infatti, è capace di interpretare le nostre parole e di reagire di conseguenza; ma ha anche un discorso da portare avanti dal quale non vuole essere troppo distratto. Il programma interpreta gli input testuali del giocatore umano e influenza coerentemente l'umore della mantide, modificando non solo le sue reazioni immediate, ma anche determinando lo svolgersi della storia. Il gioco infatti contiene un numero impressionante di ramificazioni narrative: secondo lo sviluppatore i finali possibili sono ben 78, anche se si tratta di piccole variazioni su un numero più limitato di epiloghi.

    Le capacità interpretative del programma non sono chiaramente perfette (il software, d'altronde, è stato sviluppato da una sola persona) e sono tanto più efficaci quanto si resta all'interno del contesto. Il partner ignorerà o reagirà con disappunto a risposte incoerenti, si arrabbierà in presenza di insulti e linguaggio scurrile. Succede, a volte, di non riuscire a farsi comprendere dal partner virtuale, e che le risposte che si ricevono siano del tutto incoerenti con ciò che si è scritto. Questo è sì un limite tecnico, ma in qualche modo arricchisce perfino l'esperienza: l'incomprensione non è forse parte integrante delle liti fra innamorati? Il modo migliore di farsi capire dal partner virtuale è quello di avere pazienza, ascoltare ciò che ha da dire, rispondere alle sue domande e evitare di interromperlo: proprio come il vostro partner reale, infatti, le mantidi di Don't Make Love hanno bisogno di essere ascoltate.

    Don't Make Love Don't Make LoveVersione Analizzata PCSuccede sempre. Nei primi tempi è tutto facile e spensierato, poi impercettibilmente qualcosa cambia, il partner si fa distante, arrivano i primi problemi. E poi, inevitabilmente, arriva il momento di parlarne, sapendo che molto probabilmente quel discorso cambierà tutto. Cresciamo circondati da storie intrise di romanticismo sdolcinato, promesse di lieto fine, ma quando l'amore colpisce nella sua crudele concretezza non sappiamo che fare. Don't Make Love ha il grande pregio di raccontare quello che la "dittatura del romanticismo" cerca di nascondere: la crisi, la contemporanea presenza di amore e dolore, il momento di massima fragilità in cui si può perdere tutto, l'affetto che può trasformarsi in un attimo in rabbia feroce. Lo fa chiamando in causa il giocatore in modo diretto e ineludibile: se si resiste all'impulso di "trollare" il partner digitale, se ci si mette il cuore, se si entra nel ruolo che il gioco assegna, allora Don't Make Love riesce ad essere un'esperienza catartica, quasi terapeutica.

    9

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