DOOM Eternal Recensione: l'inferno in terra nello sparatutto id Software

Massacri, demoni e proiettili tornano in gran quantità nell'FPS id Software, insieme a succulente novità. L'Inferno non è mai stato così godibile.

DOOM Eternal 4K 60fps
Recensione: PC
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Dopo una lunga, dolorosa, estenuante attesa, la seconda venuta del Doom Slayer è ormai alle porte. Un ritorno che gli estimatori delle stragi poligonali "old school" aspettano sin da quando, nel lontano 2016, il nostro ammazzademoni del cuore ci aveva salutato con un cliffhanger carico di promesse inquietanti. Promesse cui nel tempo si sono aggiunte quelle degli uomini di id Software, determinati a perfezionare ulteriormente la loro feroce filosofia di "spinta" per proporre al pubblico un sequel ancora più esaltante, indiavolato e brutale. Dopo aver passato gli ultimi giorni immersi fino ai gomiti nelle frattaglie di demone, possiamo finalmente confermarvi che l'obiettivo è stato raggiunto in pieno: Doom Eternal è uno spettacolo per i sensi, una giostra sanguinaria che si muove a ritmi balistici sulle note di una sinfonia di clangore metallico ed estasi battagliera.
    Sì, l'inferno è un bel posto.

    L'ordalia del Doom Slayer

    "Contro tutto il male che l'inferno può evocare, tutta la crudeltà che l'umanità può produrre, abbiamo deciso che manderemo soltanto te. Falli a pezzi, finché non sarà finita".

    Doom Eternal si apre con una visione di puro orrore: a due anni dalla conclusione degli eventi del primo capitolo, le forze infernali hanno trasformato la Terra in un affresco di morte e distruzione, piagato da pentacoli fiammeggianti che ora ricoprono interi continenti, come ferite purulente dalle quali sciamano, senza sosta, torme di famelici abomini.

    A condannare l'umanità è stata la sua bramosia, che su Marte l'aveva portata a infrangere i sigilli dell'apocalisse per assicurarsi il dominio sull'energia Argent, una risorsa proveniente dagli meandri più oscuri dell'esistenza. E mentre dalle città in rovina si alza un agghiacciante cantico di urla e preghiere disperate, un guerriero solitario si prepara a scatenare la sua incontenibile collera contro le legioni dei dannati, sulle note metalliche di una colonna sonora composta per alimentare un flusso travolgente di frenesia e fomento.

    D'altronde questo è il Doom Slayer: un bestiale concentrato di rabbia e determinazione, forgiato nelle fiamme dell'abisso e temprato col sangue impuro dei demoni. Nei panni di questo avatar della furia, il nostro obiettivo in Eternal sarà dunque quello di spezzare il macabro rituale che minaccia di condannare le anime dei terrestri a un'eternità di tormento e agonia, solo per soddisfare la fame d'eternità dei Maykr.

    Da tempo immemore, infatti, questa razza di esseri angelici ha stretto un empio patto con i signori degli inferi per prosperare sulla sofferenza dei popoli in ogni angolo dell'universo, corrotti e plagiati da una dottrina fatta di menzogne, la stessa che secoli fa ha condotto verso un destino ignobile le Sentinelle della Notte, i fratelli d'arme del Doom Slayer. La giusta vendetta del nostro silenzioso beniamino rappresenta il motore di una campagna significativamente più longeva di quella del predecessore (18 ore circa), composta per rinsaldare i legami con i titoli classici e rimpolpare la lore della saga con una valanga di dettagli sul multiverso di Doom.

    Accenni che di sicuro faranno la gioia dei fraggatori della prima ora, che tra le pagine del codex potranno assistere alla riunificazione di un mosaico narrativo ormai trentennale, che getta le basi per un futuro a tema Doom ancora più intrigante. Per quanto il racconto sia, in linea generale, meno abbozzato e più trascinante rispetto a quello del capitolo precedente, la storia continua a rappresentare una dotazione quasi accessoria nell'economia del titolo: un buon pretesto per lasciarsi travolgere dal concerto di feroce esaltazione messo in scena da un combat system mai così sfaccettato e appagante. Come anticipato a più riprese, infatti, Eternal propone una lunga serie di novità che contribuiscono efficacemente ad ampliare la varietà complessiva del gameplay, modellate per schivare l'effetto "more of the same" senza però snaturare in alcun modo l'offerta ludica.

    L'evoluzione della vecchia scuola

    Doom Eternal affonda le radici in quel "push forward combat" che, nel 2016, aveva consegnato agli appassionati dello shooting vecchia scuola un paradiso di efferatezze balistiche, regolato da una trinità di dogmi inviolabili: "corri, spara, uccidi".

    Un crudele mantra che id Software ha usato come pietra angolare per la costruzione di un gunplay ancora più frenetico e vario, concepito per stimolare l'estro dei giocatori e spingerli a sfruttare per intero la dotazione letale del Doom Slayer. Il nuovo capitolo aggiunge quindi all'impasto ludico meccaniche che rendono il combattimento in un brutale gioco a incastri, sostenuto da un sistema di ricompense che fornisce al protagonista le risorse necessarie per continuare la sua opera sterminio al massimo dell'efficienza. Sfruttando il cannone da spalla della nuova armatura Praetor per dare alle fiamme i nemici potremo, cooldown permettendo, scatenare una pioggia di bonus all'armatura, che si farà ancora più fitta con l'ausilio di una dose generosa di piombo incandescente. Allo stesso modo, usare la lama retrattile per una spettacolare uccisione epica ci garantirà un buon numero di frammenti curativi, mentre darci alla bassa macelleria con la motosega (abilità ricaricabile col tempo e raccogliendo taniche di benzina) contribuirà a rifornire la nostra riserva di munizioni.

    Un carosello sanguinario che il bilanciamento del gameplay (sia in termini di danni ricevuti che di risorse disponibili) trasforma in una cruenta lotta per la vita, che alimenta incessantemente l'intensità delle battaglie e impone scelte tattiche elaborate alla velocità della luce, tendendo in considerazione le peculiarità degli avversari e del terreno di scontro.

    Diverse aree regalano infatti vantaggi strategici aggiuntivi (come trappole ambientali di diverso genere), mentre il sistema dei danni localizzati permette di neutralizzare parte dell'armamentario tecnorganico dei mostri più massicci, e di assecondare le nostre peggiori pulsioni facendo scempio delle loro odiose carni. In alcuni casi, approfittare dei punti deboli di un demone richiederà l'uso di un particolare strumento offensivo, o di una delle due modalità di fuoco a disposizione di ciascuna arma.

    Le legioni dell'infernoDoom Eternal schiera contro i giocatori un'ampia gamma di abomini demoniaci, tutti caratterizzati in maniera esemplare e dotati di pattern d'attacco unici. Strategie offensive che finiscono per amplificare l'efficacia delle novità in seno al comparto ludico, arricchendo al contempo la varietà del combat system. Alcuni nemici richiedono infatti strategie d'approccio più complesse del classico "fuoco a oltranza", e bisogna imparare a gestirli al meglio anche in situazioni particolarmente concitate. Il Razziatore, ad esempio, è sostanzialmente invulnerabile per gran parte del tempo, fatta eccezione per le brevi finestre d'opportunità annunciate dal bagliore verde che precede i suoi attacchi a media distanza: peculiarità che lo rendono un avversario davvero formidabile. Meritano sicuramente una menzione anche le tre boss fight che costellano la campagna, tutte diverse tra loro e - seppur con qualche fluttuazione qualitativa - capaci di offrire sfide uniche e avvincenti.

    Sparando tra le fauci di un Cacodemone con il lanciagranate dello shotgun o con il nostro cannone da spalla, ad esempio, lo costringeremo a ingoiare un boccone indigesto che aprirà la strada a un'esecuzione a mezz'aria, mentre sganciare una granata congelante (una delle due opzioni per il lanciatore) tra le file nemiche ci offrirà una preziosa finestra d'opportunità per falcidiare lo schieramento con una delle modalità secondarie della balista, in grado di proiettare una lama al plasma straordinariamente mortifera. Il modo in cui tutti i sistemi di gioco interagiscono tra loro garantisce all'utenza una libertà d'azione inedita per gli standard di Doom, che si traduce in un'esperienza più ricca, profonda e stimolante, costruita sulle fondamenta di un gunplay perfino più rifinito rispetto a quello - eccellente - del primo capitolo, con la complicità di un feeling delle armi sostanzialmente impeccabile.

    La novità del comparto ludico richiedono però un certo periodo di adattamento, tanto che sulle prime potreste non apprezzare fino in fondo la revisione operata dal team di sviluppo. A maggior ragione considerando che, proprio in virtù delle sue caratteristiche uniche, Doom Eternal comincia davvero a ingranare solo dopo aver ottenuto almeno una manciata di bocche da fuoco, ognuna delle quali segna un piccolo passo avanti verso l'espressione del pieno potenziale della formula.

    Tanto per fare un esempio, lo sblocco della doppietta rappresenta un vero e proprio spartiacque per il dinamismo del sistema di combattimento: la possibilità di sparare un arpione affilato tra le viscere dei nemici, per accorciare istantaneamente le distanze e dispensare giustizia a canne mozze, segnerà un notevole cambio di marcia per le vostre abitudini guerresche, con conseguenze significative anche sulle dinamiche di movimento. A tal proposito, il nostro furioso antieroe può ora contare su un utilissimo doppio scatto direzionale (anche aereo), in aggiunta al salto potenziato già visto nella precedente interazione della saga. Meccaniche che hanno un impatto consistente sul ritmo ipercinetico delle mischie, e assecondano senza grandi cedimenti un level design rivisto per accogliere una componente platform nuova di pacca.

    Ferocia e piattaforme

    Uno dei cambiamenti più importanti messi in campo da Doom Eternal riguarda proprio la progettazione dei livelli, strutturati per intervallare le classiche arene a sezioni dove dar sfoggio delle capacità ginniche del Doom Slayer. Passaggi che richiedono una discreta padronanza del sistema di movimento e che, tra salti, scatti e arrampicate, forniscono un buon diversivo rispetto alla superviolenza che domina lo schermo per gran parte del tempo.

    Come intuibile, questi momenti finiscono a volte per diluire un po' il ritmo forsennato dell'azione, ma non si percepiscono mai come "corpi estranei" innestati a forza nel gameplay. A dirla tutta, si tratta di un'aggiunta che rende più interessanti sia l'esplorazione che l'avanzamento, scandito da enigmi ambientali che contribuiscono ad ampliare la varietà dell'offerta, senza però stravolgerne il carattere. Anche in questo caso, specialmente all'inizio, potreste avere qualche difficoltà nel cogliere al volo gli indizi offerti dalle ambientazioni, ma basterà un po' di rodaggio per ridurre al minimo il tempo necessario a intuire il da farsi.

    Tra i punti di forza di questo nuovo approccio al level design c'è anche una maggiore diversità degli ambienti di gioco, in rotta con la caratterizzazione un po' monocorde del predecessore. Dai cupi panorami di una Terra sull'orlo dell'apocalisse, dove torreggiano ripugnanti cattedrali di carne e sangue, si passa quindi alle antiche dimore del popolo degli Argenta, in un tripudio di magnificenza gotica che riecheggia degli echi di un passato quasi dimenticato.

    Dopo aver respirato le atmosfere esoteriche di Argent D'Nur, ci ritroveremo dunque a varcare i neri cancelli dell'inferno, e poi via verso le lucenti mura di Urdak, la città dove gli angeli tessono il destino dell'universo. In generale, il mix di fantascienza industriale, orrore cosmico e dark fantasy offerto dal titolo funziona a dovere, sebbene non tutti i livelli della campagna risultino egualmente efficaci. Per quanto indubbiamente ispirata, la direzione artistica mostra infatti qualche evidente fluttuazione qualitativa, che affligge soprattutto gli scenari terrestri.

    Non manca ovviamente la solita dose di collezionabili, tra riproduzioni in scala ridotta dei nostri temibili avversari, tracce audio tratte dai più grandi classici di id Software e floppy disk che permettono di attivare alcuni cheat per facilitare l'avanzamento o, alternativamente, aggiungere al gameplay qualche interessante bizzarria. Il modo in cui questi segreti sono disposti sulla mappa rende tendenzialmente più facile scovarne la posizione, tanto che probabilmente raggiungerete i titoli di coda con un discreto quantitativo di ninnoli e chincaglierie. Un tesoro che potrete mette in bella mostra sulle pareti del vostro "sancta sanctorum" personale: la Fortezza del Destino. Questa antica base delle Sentinelle della Notte, sospesa in orbita oltre i confini dell'atmosfera terrestre, è l'hub che utilizzerete come punto di partenza per buona parte delle spedizioni punitive del Doom Slayer e ospita alcuni eventi legati alla trama, oltre a un comodo campo di prova dove testare le vostre armi su un nutrito gruppetto di demoni evocati alla bisogna. Nelle antiche sale della Fortezza sono inoltre custodite alcune skin alternative per il protagonista di Doom Eternal, che possono essere sbloccate raccogliendo speciali batterie durante la campagna (alcune delle quali nascoste). Con lo stesso sistema potrete mettere le mani su una manciata di punti bonus da spendere tra le maglie di un sistema di crescita "ruolistico" più articolato di quello dell'ultimo Doom.

    Harder, better, faster

    Doom Eternal offre un sistema di progressione che si muove su tre linee parallele, legate al potenziamento dell'arsenale, dell'armatura e delle capacità speciali in dotazione allo Slayer. Sterminando le forze demoniache sparse per i livelli, completando le sfide opzionali e quelle segrete, potrete accumulare i punti arma necessari a migliorare la resa dei vostri strumenti bellici, fino a sbloccare le abilità speciali di ciascun modulo secondario (consegnato dal solito drone volante).

    Per ottenere queste "Maestrie" dovrete soddisfare specifici requisiti, che in genere coincidono con l'eliminazione creativa di un numero variabile di avversari. Si tratta di bonus che alterano in maniera piuttosto consistente il comportamento di ogni arma, offrendo preziosi vantaggi in battaglia.

    Conquistando la Maestria della doppietta, ad esempio, potrete sfruttare l'arpione per incendiare i nemici colpiti, così ricaricare le difese senza scomodare il lanciafiamme. Per potenziare la corazza Praetor dovrete invece investire due valute diverse: i cristalli delle sentinelle e i punti armatura, entrambe reperibili perlustrando a fondo ogni livello. I primi servono per accrescere i valori massimi di salute, armatura e munizioni trasportate, e garantiscono l'accesso a una manciata di perk passivi che incrementano l'efficacia generale dell'equipaggiamento.

    Anche la seconda categoria di punti influisce sulle performance guerresche dello Slayer, ma include anche alcuni tratti che facilitano l'esplorazione, mostrando ad esempio sulla mappa la pozione di tutti gli oggetti di avanzamento. In ultimo ci sono le rune che, una volta acquisite presso alcune reliquie in giro per le ambientazioni, concedono fino a nove capacità speciali, anche se il Doomguy è in grado di equipaggiarne solo tre alla volta.

    I benefici offerti dalle Rune spaziano dall'aumento del controllo aereo durante salti e scatti, alla possibilità di generare bonus alla salute ad ogni eliminazione effettuata col Pugno di sangue, un attacco corpo a corpo particolarmente dirompente che si attiva dopo aver portato a termine due uccisioni epiche.

    Per quanto ampio e stratificato, questo sistema di crescita può risultare alquanto sovrabbondante, e include abilità che, allo stato dei fatti, non incidono in maniera rilevante sul gameplay. Va inoltre detto che, sebbene le dinamiche di progressione offrano un ottimo incentivo all'esplorazione, il titolo tende a dimostrarsi fin troppo generoso, arrivando ad assegnare ai giocatori molti più punti di quanti siano realmente necessari per massimizzare ogni "skilltree". Un inciampo di design che, considerando la difficoltà media del gioco e l'importanza del "fattore abilità" nel bilancio del gunplay, ha comunque un peso molto relativo sulla qualità dell'esperienza. Nel peggiore dei casi, vi basterà alzare di uno o due tacche il livello di sfida per tornare ad avvertire quella scarica di adrenalina che, da sempre, accompagna le feroci imprese del Marine.

    Id Tech all'ennesima potenza

    Con l'uscita di Doom Eternal arriva anche l'esordio ufficiale dell'ultima iterazione dell'id Tech, uno dei motori grafici più potenti e versatili dell'industria. Un debutto che conferma senza riserve le ottime impressioni accumulate nel corso delle varie prove su strada, grazie ai pregi di un comparto grafico da urlo, che rende palesi le migliorie apportate dal team di sviluppo al cuore tecnologico della serie. La complessità delle geometrie arricchisce ogni scenario con una quantità incalcolabile di dettagli, valorizzati da un sistema di illuminazione credibile e suggestivo, che alimenta egregiamente l'effetto trascinante delle atmosfere tipiche di Doom.

    Lo stesso discorso riguarda la qualità delle superfici, che inondano lo schermo con una tempesta di riflessi col contributo di un'effettistica che, durante i combattimenti, sovraccarica i sensi con un concentrato di pura spettacolarità. Ogni aspetto della produzione, dai modelli alle animazioni, si allinea ai medesimi standard di eccellenza, con pochissime eccezioni.

    A volte può capitare di posare l'occhio su una texture meno definita delle altre, o su un elemento poligonale un po' più scarno, ma la resa generale si attesta comunque su livelli altissimi. Il tutto a fronte di un'ottimizzazione inappuntabile che, sulla configurazione di prova, ci ha permesso di giocare a 4K (risoluzione dinamica) con il preset più alto senza sacrificare in alcun modo la fluidità dell'azione, con un frame rate sempre ancorato ai 60 fps.

    L'accompagnamento sonoro torna poi a confermare l'incredibile talento del compositore Mick Gordon, autore di una soundtrack straripante, che si snoda fra tracce cariche di metallo ruggente e spaventose litanie demoniache, senza disdegnare qualche ardita contaminazione elettronica. Di buona fattura anche l'interfaccia, che specialmente per quanto riguarda la gestione delle mappa mostra qualche ritocco funzionale, con una gradita aggiunta a favore della "qualità della vita degli utenti": la possibilità di teletrasportasi nelle varie porzioni del livello una volta raggiunta la sezione conclusiva.

    Visto che i server del gioco non andranno online prima del day one
    , non abbiamo potuto verificare la solidità del comparto multiplayer, che rimane comunque un'appendice accessoria nel quadro dell'offerta ludica. Una componente che, a dirla tutta, non avrebbe comunque alterato il nostro giudizio, modellato a partire da quelle che sono le vere prerogative di un prodotto come Doom Eternal: demoni, doppiette e cattiveria.

    DOOM Eternal DOOM EternalVersione Analizzata PCLanciarsi nel cruento abbraccio di Doom Eternal è un po’ come svegliarsi la mattina di Natale e trovare sotto l’albero tutti i regali che avevamo desiderato. Più una doppietta a canne mozze. Le novità inserite da id Software sul fronte del gunplay rendono questo sequel perfino più frenetico ed esaltante del predecessore, grazie a un complesso di meccaniche che portano la filosofia del “push forward combat” a raggiungere il suo pieno potenziale. La costante "fame" di risorse amplifica la tensione generata da ogni scontro, e richiede ai giocatori di pianificare le proprie mosse alla velocità della luce, adattandosi costantemente al flusso del combattimento. A fianco di un combat system mai così tattico e profondo, si colloca un’inedita componente platformer che non solo spezza efficacemente la routine battagliera, ma determina una revisione funzionale del level design, con conseguenze decisamente positive sulla varietà generale del gameplay e sulla diversità degli ambienti. Si nota qualche fluttuazione nella qualità della direzione artistica e nell’efficacia del sistema di progressione, ma la nuova ordalia del Doom Slayer conquista comunque un posto di diritto nell’empireo dell’eccellenza, col contributo di un comparto tecnico maestoso, che per di più torna a ribadire uno punti di forza dell’id Tech: un livello di ottimizzazione impressionante. Doom Eternal si conferma insomma come il degno erede del suo predecessore, nonché un must have assoluto per gli appassionati degli shooter in prima persona.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: i7 7740X
    • RAM: 16 GB DDR4
    • GPU: RTX 2080
    9.2

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