Recensione Double Dragon: Neon

Il ritorno di un grande classico: basta il nome per il successo?

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Double Dragon: Neon
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Vecchi guerrieri richiamati dalla pensione

La nostalgia è un fattore spesso determinante nell'industria dei videogiochi. Sviluppatori di tutto il mondo, soprattutto negli ultimi tempi, usano questa umana debolezza per realizzare remake o rocamboleschi ritorni sulla scena, con l'obbiettivo di allietare videogiocatori sempre più in là con gli anni e ottenere un sicuro ritorno economico.
Dopo le tante collection in HD e remake, anche Double Dragon ha deciso, forse suo malgrado, di ritornare dal riposo al quale sembrava ormai destinato per l'eternità. Sviluppato da WayForward Technologies, Double Dragon Neon si è evidentemente posto l'obbiettivo di offrire un'esperienza dai tratti sicuramente old school, ma allo stesso tempo galvanizzata dalle possibilità tecnologiche offerte dalle odierne console e che non avesse paura di introdurre nuove meccaniche di gioco. Il risultato, purtroppo, non è il capolavoro tanto sperato e capace di reggere la pesante eredità del predecessore, per quanto si tratti comunque di un titolo che potrebbe fare la felicità di qualche appassionato del genere.

Il ritorno dei dragoni

Double Dragon Neon è un picchiaduro a scorrimento piuttosto classico nell'impostazione. Chi ha amato l'originale, pubblicato nel 1987, si sentirà a casa e non tarderà a riconoscere il ripetersi di alcune situazioni o la riapparizione di alcuni nemici. Tuttavia, non essendo un remake ma un vero e proprio sequel, non dovrete aspettarvi di respirare la stessa identica aria: di cambiamenti ce ne sono stati molti, soprattutto in termini visivi.
Immutata invece la debolissima trama che funge da esoscheletro per il susseguirsi dei livelli: la bella, e scollatissima, Miriam, dopo essersi presa il classico pugno in pieno ventre, viene caricata di forza sulle spalle e rapita da un gruppo di brutti ceffi. Billy e Jimmy Lee, uscendo dal loro garage con il solito secondo di ritardo, appurato il triste ripetersi di quest'evenienza, si gettano all'inseguimento, trovandosi a combattere contro decine di avversari e persino contro uno strano scheletro deambulante.
Sebbene in termini puramente narrativi Double Dragon Neon faccia pochissimo, è interessante scoprirne il retrogusto volutamente anni '80 e marcatamente al limite del trash. I due protagonisti vantano capigliature al limite del ridicolo, i nemici indossano abiti che estremizzano e strizzano l'occhio a diverse sub-culture in voga in quegli anni. Lo stesso boss finale è una macchietta di sé stesso e nessuno perde mai l'occasione per lasciarsi andare a qualche battuta consapevolmente stereotipata o efficacemente comica.
Se quindi l'aspetto narrativo è assolutamente ignorabile, vista la mancanza di un vero intreccio o di un cast realmente caratterizzato, l'atmosfera che si respira è in grado di trasmettere qualcosa all'utente. Sebbene il mood si allontani sensibilmente da quello originale, la rilettura di WayForward Technologies è valida e di sicuro interesse.
Sfortunatamente il gameplay non riesce a convincere, per quanto siamo ben lontani dal disastro.

Il combat system tanto per cominciare, si rivela fin troppo classico, ma non per questo incapace di regalare soddisfazioni. Il ritmo relativamente lento con cui si muovono avatar e nemici spiazzerà tutti coloro che ultimamente hanno giocato a The Dishwasher Vampire Smile e diretti colleghi. Avvicinarsi così tanto all'avversario per colpirlo causerà qualche difficoltà, visto che faticherete a prendere correttamente le misure. Anche per chi è cresciuto con l'originale insomma, i primi momenti saranno piuttosto complessi e caratterizzati dalla necessità di rimappare i propri processi cognitivi per adattarli alle meccaniche del gioco.
Superata la fase di apprendistato, noterete in breve che c'è ben più del semplice pugno, veloce ma poco potente, e del calcio, lievemente più lento ma efficace. Tanto per cominciare potrete contare sulle prese da effettuare sui nemici di piccole dimensioni o su quelli storditi: non solo causerete direttamente dei danni, ma potrete coinvolgere altri avversari lanciandogli addosso i compagni. Inoltre non vanno dimenticate le diverse armi che potrete raccogliere dalle ambientazioni o strappare ai lottatori che fronteggerete: mazze da baseball, coltelli, fruste e molti altri oggetti, la maggior parte dei quali deriva dal Double Dragon originale, saranno utili per causare danni extra per una manciata di colpi.
A queste meccaniche classiche, WayForward Technologies ne ha aggiunte due nuove di zecca. La prima riguarda la possibilità di potenziare i propri attacchi per un periodo limitato, quando schiverete all'ultimo secondo le mosse dei nemici. Questa tecnica si rivela spesso fondamentale e assolutamente in grado di salvarvi la pelle nei momenti di pesante inferiorità numerica. L'altra feature riguarda invece il sistema di potenziamento del personaggio. Raccogliendo delle musicassette infatti, potrete ottenere power-up per le statistiche, classicamente divise in punti energia, forza, velocità e così via, o nuove mosse speciali. Queste spaziano dalla classica palla d'energia a micidiali calci rotanti. Anche in questo caso dovrete stare molto attenti a quando e come utilizzare queste tecniche, stando sempre pronti a cambiarle in base alle necessità del caso, utilizzando lo specifico menù.
Se il combat system risulta quindi sufficientemente profondo e mette a disposizione un buon parco mosse, le perplessità in termini di gameplay giungono da altre parti. Tanto per cominciare il sistema di controllo soffre di qualche incertezza di troppo, ed in particolare nei salti e nelle schivate. Non si tratta di un peso eccessivo sull'esperienza di gioco, ma a volte vi capiterà di mancare un nemico o di cadere in un burrone a causa del sistema di controllo lievemente pigro.

Inoltre il level design fa ben poco per evitare che un po' di noia si accumuli dopo qualche livello. Purtroppo la varietà di situazioni è estremamente limitata e in ogni caso gli sviluppatori sono stati incapaci di creare qualcosa di minimamente originale e inedito. Ciò non vi impedirà certo di arrivare ai titoli di coda, ma dopo i primi scenari avrete già visto praticamente tutto.
Proprio parlando dei titoli di coda, va segnalato il più grande difetto di Double Dragon Neon: in neanche quattro ore riuscirete a salvare Miriam e, vista l'assenza di modalità alternative e un replay value quasi inesistente, avrete poco altro da fare.
In aiuto giunge il co-op a due giocatori, purtroppo limitato al locale. Insieme a un amico non solo il titolo diventa estremamente più godibile, ma si limitano anche i danni di una difficoltà evidentemente settata per il gioco in cooperativa: da soli faticherete moltissimo e difficilmente riuscirete a completare il gioco.
Poco da lamentare per quanto concerne l'aspetto grafico-sonoro. I modelli di avatar e nemici sono ben caratterizzati e animati. Ogni scenario gode di un numerosi dettagli e vanta colori acidi che si faranno apprezzare senza dubbio da un buon numero di videogiocatori. Granitico il frame-rate. Un semplice capolavoro il sonoro. I temi musicali trasudano anni '80 da ogni poro, con componimenti riuscitissimi che potrete utilizzare anche in qualche festa a tema. A questo proposito, se siete interessati, potete scaricare l'OST gratuitamente a questo indirizzo. Buono anche il doppiaggio -unicamente in inglese- delle poche frasi che pronunceranno i fratelli Lee e i loro nemici. Convincenti gli effetti ambientali.

Double Dragon: Neon Double Dragon Neon è un gioco riuscito a metà. Vanta un combat system piuttosto profondo e un comparto grafico-sonoro di tutto rispetto, ma inciampa proponendo un sistema di controllo a volte pigro, una longevità assolutamente insufficiente e un livello di difficoltà mal calibrato. Gli utenti del Playstation Plus possono scaricare gratuitamente questo gioco: per tutti loro non esistono controindicazioni particolari al dargli almeno una chance. Per tutti gli altri l’acquisto andrà fortemente ponderato: il prezzo è sicuramente sproporzionato se paragonato ai contenuti, ma gli amanti del genere o i fan della saga potrebbero divertirsi e amare questo sequel.

6

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