Dragon Quest 11 S: Recensione della versione definitiva per Nintendo Switch

Nonostanti i compromessi legati al comparto tecnico, Dragon Quest XI è un titolo di pregevole fattura anche su Nintendo Switch.

recensione Dragon Quest 11 S: Recensione della versione definitiva per Nintendo Switch
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  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • PS4 Pro
  • Non sono passati che dodici mesi dal termine della nostra epica avventura fra le meravigliose lande di Erdrea, eppure una sagace Square Enix è stata capace di escogitare un modo piuttosto efficace per ritrascinarci così presto nel titolo che lo scorso anno ha stabilito un nuovo termine di paragone per la categoria del JRPG. Dragon Quest XI S su Switch è infatti un geniale ibrido fra la versione PS4 e l'edizione per Nintendo 3DS - mai arrivata in Occidente - dell'undicesima incarnazione del brand, e pertanto include sia i contenuti della prima che della seconda. Cogliendo la palla al balzo, ci siamo dunque tuffati nella cosiddetta Edizione Definitiva del prodotto, al fine di sperimentare tutte le migliorie studiate dallo sviluppatore e soprattutto la modalità 2D: per la gioia degli appassionati di retrogaming e 16bit, il titolo può ora essere vissuto con una grafica ispirata ai capolavori degli anni '90, permettendo a chiunque abbia già completo DQXI di riaffrontare l'intera epopea in maniera del tutto diversa.

    Trattandosi del "porting" di un titolo analizzato in tempi tutto sommato recenti, nel nostro articolo ci focalizzeremo principalmente sulle caratteristiche esclusive (e quindi inedite) della versione S. Pertanto, chiunque voglia maggiori informazioni sul commovente e sensazionale tessuto narrativo imbastito dal sommo Yuji Horii, qui in stato di grazia, potrà consultare la nostra recensione di Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta pubblicata in occasione dell'esordio su PlayStation 4 e PC.

    I vantaggi del secondo rodeo

    Sebbene Square Enix e Nintendo non abbiano mai tenuto nascosti i vari accorgimenti apportati al già perfetto gameplay di DQXI, non eravamo del tutto convinti che la riedizione di un prodotto ancora così attuale, avvenuta per giunta su una macchina meno prestante delle precedenti, ci avrebbe invogliati a ripercorrere i passi del Lucente in tempi tanto brevi.

    Sono però bastate poche ore in compagnia di Dragon Quest XI S per accorgerci di quanto il titolo sia effettivamente migliorato, e di come il risultato finale, nonostante i sofferti compromessi tecnici, rimanga estremamente appetibile sia per i nuovi acquirenti che per i possessori della sua edizione originale. Trattandosi di un JRPG estremamente longevo, che la scorsa volta ci ha incatenati allo schermo per oltre 90 ore, lo sviluppatore ha innanzitutto cercato di velocizzare alcuni aspetti della produzione, anche per incoraggiare i fan storici a vestire di nuovo i panni del Lucente.

    Partiamo dunque dai combattimenti, che esattamente come accaduto in Final Fantasy XII: The Zodiac Age,potranno ora essere affrontati ad una velocità sorprendente. Una voce posta sia nel menu principale che in quello di battaglia consente di scegliere fra tre diverse opzioni: normale, alta e addirittura frenetica. Questa in particolare tende a eliminare tutti i tempi di attesa normalmente posti fra un'azione e l'altra, agevolando non poco le altrimenti lunghe sessioni di grinding. Sfruttando a dovere la velocità frenetica, infatti, potreste ritrovarvi addirittura a racimolare in poche ore il medesimo quantitativo di esperienza che, in passato, avreste ottenuto solo dopo un'intera giornata trascorsa ad affettare mostri e creature di ogni tipo. Abbinando la velocità frenetica all'automatizzazione dei compagni, i giocatori più pigri saranno persino in grado di concentrarsi sulla storia e affidare lo svolgimento degli scontri ai propri beniamini, a patto che questi siano sufficientemente preparati e che il loro equipaggiamento venga rinnovato il più possibile.

    Si tratta insomma di una feature che va incontro sia alle necessità dei giocatori poco avvezzi ai sistemi di combattimento a turni, sia a quelle di coloro che vorrebbero tornare su Dragon Quest XI per saggiarne le molteplici novità, senza però dedicargli altre 100 ore. Non a caso, durante la campagna principale è stata abilitata l'opzione per saltare le cutscene, scongiurando (alla buon ora!) il rischio di dover rivedere determinati filmati dopo aver riportato una sconfitta o, comunque, dopo aver ricaricato un salvataggio per qualsivoglia motivo.

    Come prevedibile, anche l'esplorazione del vastissimo mondo di Erdrea ha giovato della poderosa operazione di velocizzazione tentata da Square Enix. Se un tempo occorreva raggiungere la campana posta presso i falò per richiamare il proprio cavallo, costringendo il giocatore a lunghe passeggiate a piedi, il Lucente potrà ora sfruttare l'inedito menu "Comandi Rapidi" per saltare in groppa al suo fidato quadrupede in ogni momento, e addirittura riceverà i preziosi punti esperienza conferiti dai mostri travolti dall'animale.

    A proposito di cavalcature, il team di sviluppo ha introdotto per l'occasione una serie di nuove bestiole che semplificheranno i nostri spostamenti, dandoci modo di raggiungere luoghi altrimenti irraggiungibili. Fra queste trovato spazio un drago azzurro del tutto inedito, le feroci bestie alate che popolano il deserto nella Regione di Galoppoli, nonché una creatura entrata di diritto nel cuore dei fan di DQV e DQVIII: il Koguar! Se ai suddetti sommiamo il cavallo e tutti i buffi mostri - rigorosamente disegnati da Akira Toriyama - già cavalcabili in Echi di un'Era Perduta, la rinvigorita esplorazione di dungeon e terreni assume un sapore tutto nuovo, incentivando la curiosità dell'utente a scrutare ogni singolo anfratto del mondo, alla ricerca di forzieri nascosti o addirittura assenti nella versione originale. Al contrario, chi deciderà di non servirsi delle cavalcature potrà godere di una meccanica ripescata direttamente dai JRPG di una volta: Serena e gli altri compagni di viaggio, se inseriti nella formazione titolare, seguiranno l'Eroe sulla mappa di gioco, ma non si limiteranno a ripercorrerne i passi, come ad esempio accadeva in Final Fantasy VIII; al contrario, gli amici del Lucente, pur rimanendo costantemente al suo fianco, aggireranno a modo loro gli ostacoli incontrati lungo il cammino, dando al giocatore la piacevole impressione di trovarsi per davvero in compagnia di altri tre scapestrati avventurieri.

    A proposito dei Comandi Rapidi, il suddetto menu include tutta una serie di voci originariamente non previste da Dragon Quest XI, come ad esempio la Modalità Fotografica tanto gradita nella corrente generazione (e che dopo Marvel's Spider-Man sembra volersi inserire a forza in tutte le produzioni più in vista) e le abilità "da campo" degli affascinanti comprimari.

    Attraverso il comando Segugio, per esempio, il ladro Erik potrà sfruttare in ogni dove il suo fiuto per cercare tesori, facilitando non poco il recupero di scrigni e minimedaglie nascoste. Tra i Comandi Rapidi è stato poi inserito il Martello della Forgia tanto apprezzato nell'edizione PS4, ossia quel fondamentale strumento che ha rimpiazzato il Calderone Alchemico di DQVIII.

    Al pari del cavallo, questo oggetto era accessibile soltanto nelle città o in prossimità degli accampamenti, mentre ora i giocatori potranno utilizzarlo in qualsiasi momento e dar sfogo alla propria creatività per forgiare equipaggiamenti sfavillanti e di prima scelta. Tra ingegnosi ritocchi e deliziose innovazioni, il comparto ludico del prodotto è insomma quello che ha giovato maggiormente della riedizione per Nintendo Switch, ma le novità non terminano certo qui.

    Uno sguardo al passato

    Menzionata in apertura, una delle caratteristiche più bizzarre e apprezzate di Dragon Quest XI S è la possibilità di cambiare radicalmente l'aspetto del titolo, passando dalla modalità 3D con esplorazione libera all'adorabile versione 2D, con immagini in 16bit.

    Questa opzione, che a primo acchito potrebbe apparire come una chicca destinata soltanto ai patiti di retrogaming, altera addirittura in maniera significativa l'esperienza, agevolando ad esempio l'esplorazione delle località più confusionarie e dispersive nella modalità tridimensionale.

    Sacrificando tutti i vantaggi del 3D e del doppiaggio, la modalità pixel art di Dragon Quest XI S regala dunque un viaggio d'altri tempi, più immediato e lineare degli standard cui ormai siamo abituati, ma soprattutto reintroduce gli amati e odiati scontri casuali tanto in voga agli albori del JRPG, che come imposto dalla tradizione non potranno essere evitati in alcun modo.

    Va inoltre segnalato che i contenuti ereditati dalla versione per Nintendo 3DS non si limitano all'aspetto puramente estetico del prodotto, ma includono persino una ricca selezione di mostri assenti nella precedente edizione del titolo, nonché la possibilità di visitare i mondi degli altri episodi di Dragon Quest per sfidare alcuni dei boss più rappresentativi dell'intera saga e tornare a casa con ricompense altrimenti inottenibili. È però importante sottolineare quanto il passaggio da una modalità all'altra possa essere effettuato solo al termine dei vari capitoli dell'avventura, e che di volta in volta costringerà gli utenti a visitare la chiesa più vicina (o comunque una statua della Dea). Nonostante la transizione consenta di conservare gli oggetti e i punti esperienza acquisiti in precedenza, è infatti impossibile effettuare il cambio nel pieno svolgimento degli eventi principali della vicenda. Di conseguenza, se deciderete di iniziare l'avventura in modalità 2D, potrete tornare a quella 3D solo dopo aver portato a termine gli eventi ambientati nella città di Hellador: qualora tentaste il passaggio prima di aver lasciato la prigione del castello, il gioco vi costringerebbe invece a ripartire dal principio.

    Va comunque specificato che tale funzione, se usata correttamente, permette di scegliere il punto da cui continuare e quindi di ripetere qualsiasi frangente di trama già affrontato in precedenza, mantenendo però l'equipaggiamento ed il livello raggiunto.

    Uno scambio equivalente?

    Passando all'analisi del comparto tecnico e artistico, non possiamo che iniziare con una dolente premessa: l'Edizione Definitiva di Dragon Quest XI può essere considerata tale solo per quanto concerne l'aspetto contenutistico. La conversione per Nintendo Switch ha infatti richiesto dei compromessi notevoli, che di conseguenza hanno influenzato non poco la resa visiva della modalità 3D.

    Come prevedibile, gli ambienti e i modelli poligonali risultano oggi assai meno nitidi e dettagliati, anche a causa di un filtro antialiasing incapace di svolgere a dovere il proprio compito. Il risultato si traduce con paesaggi e personaggi più spenti di quanto li ricordassimo, per non parlare di una vegetazione quasi sempre piatta e statica, soprattutto in modalità handheld. Compromessi, in definitiva, che andrebbero ponderati con cautela, prima di acquistare la versione ibrida.

    È bene comprendere che le carenze tecniche di Dragon Quest XI S dovute ai limiti dell'hardware Nintendo sono controbilanciate dai molteplici accorgimenti menzionati nei paragrafi precedenti, a cui si aggiungono il richiestissimo e sensazionale doppiaggio originale giapponese - registrato appositamente per la riedizione del gioco - e una serie di novità che impatta persino sul comparto narrativo.

    Non solo Square Enix ha inserito delle brevi storie extra in un delicato momento dell'avventura (dettagliando episodi in precedenza lasciati all'immaginazione dello spettatore), ma addirittura è intervenuta sul finale del JRPG, proponendoci eventi alternativi e un tantino più sensati di quelli osservati la volta scorsa.

    Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta Dragon Quest XI: Echi di un'Era PerdutaVersione Analizzata Nintendo SwitchIndipendentemente dall’hardware, Dragon Quest XI: Echi di un’Era Perduta continua ad essere l’assoluto capolavoro che lo scorso anno ha conquistato di diritto un posto tra i migliori JRPG della corrente generazione. L’Edizione Definitiva del prodotto è stata addirittura in grado di arricchire un’offerta ludica che reputavamo pressoché perfetta, snellendo e smussando spigoli e passaggi potenzialmente tediosi e non adatti ai non amanti del nicchioso genere di appartenenza. È dunque impossibile non riconoscere a Square Enix il merito di aver confezionato una riedizione capace non solo di veicolare i nuovi acquirenti verso la versione Switch di Dragon Quest XI, ma soprattutto in grado di far gola a chiunque ne abbia già visionato i titoli di coda. D’altro canto, i compromessi tecnici a cui il publisher ha dovuto sottoporre la propria creatura, al fine di adattarla ai limiti della console ibrida, hanno impattato più del previsto sulla resa visiva della modalità tridimensionale, compromettendo la nitidezza e il livello di dettaglio delle ambientazioni e dei modelli poligonali. Delegando al giocatore l’arduo (e personalissimo) compito di stabilire se i progressi ottenuti sul fronte ludico e narrativo valgano o meno i compromessi compiuti sul lato tecnico, ne consigliamo l’acquisto tanto ai nuovi che ai fan storici. Del resto, l’epopea epica del Lucente, coi suoi sensazionali colpi di scena e la sublime drammaticità degli eventi, saprà travolgervi come un fiume in piena, spazzando via qualsiasi pregiudizio.

    9.2

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