Dragon Ball Xenoverse 2 per Nintendo Switch Recensione

Il picchiaduro GdR di Dimps rivive in un porting per Nintendo Switch che introduce qualche nuova feature esclusiva, a scapito però del comparto tecnico.

recensione Dragon Ball Xenoverse 2 per Nintendo Switch
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Prima di qualunque altro giudizio di merito, è indubbio che Dragon Ball Xenoverse, alla sua primissima entrata in scena nel febbraio del 2015, ebbe il pregio di portare all'attenzione dei fan di Dragon Ball un modo -in parte- differente d'intendere i videogiochi incentrati sull'universo del maestro Akira Toriyama. Un avvenimento di cui si sentiva il bisogno, specie dopo anni che, dagli indimenticati fasti della serie Budokai Tenkaichi, avevano visto il succedersi di fighting game a tema "Sette Sfere del Drago" di qualità alterna, ma sempre piuttosto carenti dal punto di vista dell'impronta personale. Se però le intuizioni alla base del primo Xenoverse erano per lo meno interessanti, il titolo in questione, d'altro canto, non brillava per una messa in opera eccezionale.
    Affinché la ricetta sperimentata da Dimps trovasse una sua dimensione dovette trascorrere un anno ulteriore, vale a dire fino al giungere sugli scaffali di Dragon Ball Xenoverse 2, seguito diretto del primo gioco, originariamente disponibile per PlayStation 4, Xbox One e PC.
    Il team seppe insomma intervenire là dove la formula di partenza lo richiedeva, per cui il gioco, nei nostri lidi ed altrove, riuscì a guadagnarsi commenti positivi, al netto di diversi elementi ancora traballanti. Ora che l'opera è sbarcata su Nintendo Switch, cerchiamo di richiamarne rapidamente i tratti ludici, così da spostarci poi sulle specificità del porting e capire se, in concreto, sia stato fatto qualcosa per rendere questa versione effettivamente degna delle sue simili.

    Ritorno a Conton City

    La singolarità della serie Xenoverse, chiariamo subito, non è di sicuro da ricercare nella narrazione che ne fa da sfondo, che è anzi, nel suo scheletro, davvero molto gracile. Nello specifico, in Xenoverse 2 il videogiocatore è chiamato a vestire i panni di un cadetto temporale particolarmente dotato, unitosi ai Time Patroller di Trunks e della Kaioshin del Tempo per sistemare i disordini multidimensionali provocati da Mira e Towa, i cattivoni di turno. Senza soffermarci sui singoli eventi della progressione, lo Story Mode, servendosi di questo espediente, si trasforma in un pastiche imperniato su tutte le principale saghe dell'anime, contaminate però dall'incursione di personaggi e villain che, con gli archi narrativi di riferimento, non avrebbero altrimenti nulla a che fare. Se il racconto in sé vale poco, valorizzato solamente da sporadiche ma piacevoli sequenze cartoon studiate apposta per il videogioco, va comunque sottolineato come il prodotto, letteralmente, tracimi fanservice allo stato puro. Situazioni mutuate direttamente dalle imprese di Goku e compagni, con tanto di scontri con Lord Bills e Golden Freezer; nemici trapiantati dagli OAV più celebri quali Turles, Slug, Cooler e Broly; e poi tanti dialoghi che strizzano l'occhio agli appassionati di lungo corso. L'attenzione a riprodurre il più fedelmente possibile il mondo e la filosofia dell'opera di Toriyama emerge altresì al di fuori della campagna principale, ovvero in tutto quel che è interno ed esterno a Conton City, l'hub di gioco che è poi il fulcro di quel concept che, come scrivevamo in apertura, distingue Xenoverse 2, o gli Xenoverse in generale, dai "Dragon Ball Game" suoi predecessori. In città è infatti possibile sviluppare l‘identità del proprio avatar - precedentemente assegnato a una fra cinque delle razze tipiche del manga - proprio come se ci trovassimo al cospetto di un GdR fatto e finito, gestendone gli attributi personali, consegnandogli gli oggetti curativi da portare con sé nei duelli, abbigliandolo con le vesti e le armature che più ci aggradano. Squisitamente da gioco di ruolo è anche tutta la parte inserita per agevolare il grinding, pratica necessaria al fine di superare indenni alcuni capitoli della campagna single player. Ci riferiamo a missioni secondarie di varia natura, fra le quali vale la pena ricordare quelle legate alle cosiddette "faglie temporali", un alternarsi di sfide non troppo complesse che porteranno il giocatore a soddisfare le richieste di Mister Satan, di Majin Bu, dell'Anziano Saggio di Namek e di altri beniamini noti al grande pubblico. Un modo potenzialmente efficace per dare respiro all'avanzamento canonico, se non fosse che gran parte dei compiti da completare si ripete infinitamente uguale a se stessa, rendendo il tutto abbastanza monotono fin nel breve periodo.

    Ovviamente Xenoverse 2 non prospera soltanto di meccaniche ruolistiche, ma è prima di ogni altra cosa - e ci mancherebbe! - un picchiaduro di quelli dalla messinscena altamente spettacolare, come il buon nome di Dragon Ball ci ha ben abituato in tutti questi anni. Lato combat system, il gioco restituisce in toto la grandiosità delle apocalittiche battaglie dello show televisivo, malgrado gli eccessivi automatismi nell'esecuzione di attacchi leggeri e pesanti, nonché dei super colpi del ki, testimonino come Dimps, in effetti, abbia puntato più sull'immediatezza che sul tecnicismo. Che tuttavia, per chi lo desiderasse, è perseguibile grazie a un sistema di combo vagamente più profondo rispetto a quanto saggiato nel primo Xenoverse, tutto da imparare presso il Liceo di Orange Star e man mano da domare a suon di proiezioni istantanee e botte poderose, tanto contro la CPU quanto in multiplayer locale ed online.

    Un'aura (tutt'altro che) potentissima

    Dare una rapida tratteggiata ai lineamenti di Xenoverse 2 era come minimo doveroso per tutti quelli che, nel 2016, non riuscirono a investire tempo e denaro nella produzione targata Bandai Namco. Che è poi quella fetta di pubblico a cui, oggi, il publisher si rivolge primariamente con la conversione per Nintendo Switch che fa da oggetto a questo articolo. Conversione che, ci sentiamo di dire, non è delle più entusiasmanti. Partendo dall'aspetto visivo, il porting, a Switch "dockata", può contare su una risoluzione a 900p contro i 1080p delle altre versioni console, laddove su piccolo schermo si passa ai 720p. Nulla di intollerabile, se non fosse che, a livello grafico, la totale assenza di anti-aliasing rende il colpo d'occhio generale poco raffinato e parecchio aguzzo, con evidenti scalettature soprattutto in assetto portatile. Passando al fronte del framerate, la nuova versione gira a 30fps quando sono presenti contemporaneamente più di due combattenti a schermo (in sostanza, quasi sempre), mentre si passa ai 60fps solo e soltanto in occasione dei match 1vs1.

    La buona notizia è che, durante le fasi di lotta, la stabilità è assoluta tanto su televisore quanto in modalità handheld; quella cattiva è che, girovagando per Conton City, i cali non tardano a mostrarsi vistosamente, soprattutto quando Switch è fuori dalla propria station. Se si guarda alla tecnica dura e pura, insomma, fatichiamo a immaginare uno scenario in cui un utente interessato al prodotto, potendo contare su almeno una console alternativa a quella di Nintendo, abbia reale convenienza ad orientarsi verso un adattamento dalle sembianze più grezze e dalle prestazioni evidentemente inferiori. Contando poi che non si tratta di una "Definitive Edition", per cui non vi sono DLC inclusi nel pacchetto e la sola aggiunta al roster di base, quella di Black Goku, non può valer da sola il prezzo del biglietto. L'appeal di Dragon Ball Xenoverse 2 per Switch è dunque da ricercare altrove. Per alcuni potrebbe risiedere nell'implementazione del motion control, questa sì una sua feature esclusiva. Con i Joy-Con separati e la funzionalità attiva è infatti possibile scagliare buona parte degli attacchi energetici più noti direttamente mimandone le mosse con le braccia, sogno bagnato di chi, da ragazzino, ha urlato "Kamehameha!" contro la parete di casa almeno una volta nella vita. Va detto che, nonostante i comandi rispondano esattamente come ci si aspetterebbe, il bisogno di tenere premuti i piccoli trigger - e talvolta un terzo pulsante - simultaneamente al movimento renda l'operazione un po' scomoda. Siamo abbastanza sicuri che i giocatori più tecnici, dovendo già addomesticare i problemi di telecamera congeniti al titolo, abbandoneranno tale soluzione molto presto a favore dei controlli tradizionali. C'è poi la questione della portabilità, che è forse il vero specifico dell'edizione. Avere un gioco come Xenoverse 2 a portata di mano ovunque, per giocarci spaparanzati sul divano o contro un amico spartendosi i mini-controller, è obiettivamente una possibilità che potrebbe far gola a molti. Anche se questo, va riconosciuto, è un merito da imputare alle doti innate della console, più che all'operazione di porting in sé.

    Dragon Ball Xenoverse 2 Dragon Ball Xenoverse 2Versione Analizzata Nintendo SwitchAl netto di qualche piccolo beneficio dato dalla natura stessa della console ibrida che lo ospita, non riteniamo che Dragon Ball Xenoverse 2 per Nintendo Switch possa essere considerato come versione di riferimento del tie-in di Bandai Namco e Dimps. Sebbene l’essenza della formula brawler d’origine rimanga in larga parte inalterata, con cioè tutti i suoi pro e i suoi contro di provenienza, i compromessi tecnici a cui il porting è soggetto sono certamente da tenere in conto da chi, ancora incerto su quale piattaforma di gioco privilegiare per l’acquisto, scegliesse di dare finalmente fiducia a questo singolare picchiaduro in salsa ruolistica. Quel che è certo è che la mancanza di contenuti esclusivi o inediti di spessore, seppur a fronte della presenza di qualche feature sfiziosa, rende il nuovo pacchetto superfluo per chi Xenoverse 2 l’avesse già spolpato a tempo debito, cosicché possa proiettarsi verso il prossimo Dragon Ball FighterZ a cuor leggero e portafoglio pieno.

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