KAKAROT

Dragon Ball Z Kakarot: Recensione dell'Action RPG ispirato all'anime di DBZ

Il capolavoro di Akira Toriyama si trasforma in un gioco di ruolo d'azione. Quale sarà il suo livello di potenza?

Dragon Ball Z Kakarot 4K 60 FPS
Recensione: PlayStation 4 Pro
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • "Hai perso l'orgoglio dei saiyan, i più forti guerrieri dello spazio?! Eh, Kakaroth?!"

    Quando Radish sfreccia furiosamente nel cielo terrestre alla ricerca del fratello, nelle primissime tavole che danno il via alla serie di Dragon Ball Z, scopriamo uno dei più grandi colpi di scena della storia degli shonen: Son Goku non appartiene alla Terra, bensì alla razza saiyan, spietati guerrieri dediti a razzie e combattimenti, il cui unico scopo nella vita è lottare, vincere, migliorarsi. Il nuovo - e più iconico - corso del capolavoro di Toriyama, insomma, comincia con la pronuncia di un nome, Kakaroth, la vera identità di colui che, fino a quel momento, era conosciuto soltanto come Son Goku.
    È da questo punto in poi che le battaglie di Dragon Ball si espandono ben al di là dei confini terrestri, per abbracciare mondi alieni e persino divini. Scegliendo di chiamare il loro nuovo action-rpg con il sottotitolo Kakarot, dunque, lo studio CyberConnect2 ha voluto rendere omaggio a quella rivelazione che ha dato origine alle vicende del re dei battle shonen, con l'obiettivo di realizzare la più grande trasposizione videoludica dedicata all'opera di Toriyama. Dragon Ball Z: Kakarot è sì un gioco pensato su misura per gli appassionati, decisamente vasto e dotato di un fanservice fuori scala, ma purtroppo nasconde in sé tanto potenziale che non riesce ad esplodere del tutto.

    Stessa storia, con qualche novità

    Dall'arrivo di Radish fino alla sconfitta di Bu: Kakarot ripercorre con fedeltà assoluta tutte le saghe di Dragon Ball Z, eccezion fatta per quelle non canoniche, conducendoci lungo un viaggio di circa 30 ore di gioco, per la sola storia principale.

    Attardarsi nelle aree esplorabili, completare le missioni aggiuntive e avventurarsi nell'endgame potrebbe aggiungere un'altra ventina abbondante di ore al conteggio generale, ma la ripetitività - ve lo anticipiamo - non tarderà a far sentire la sua aura malvagia. C'è da ammettere, in ogni caso, che CyberConnect2 ha studiato la sceneggiatura di Toriyama con moltissima attenzione: se si esclude qualche piccola imprecisione che solo i fan più accaniti noteranno, nell'insieme la somiglianza narrativa di Kakarot con l'opera originale è ai limiti del maniacale, a tal punto da ripetere a menadito persino le medesime battute e le stesse inquadrature dell'anime. All'interno di una storia ormai raccontata in quasi tutti i videogiochi a marchio Dragon Ball, il team di sviluppo ha scelto di inserire qualche dettaglio aggiuntivo che, nel pieno rispetto del materiale di partenza, approfondisce leggermente alcuni punti della trama a cui - nel manga e nella serie animata - non era stata prestata molta attenzione. Al di là della marginale comparsa di alcuni personaggi appartenenti alla prima parte del manga, come Ottone, Nam e Pilaf, ciò che ci ha maggiormente incuriosito sono quelle brevi sequenze che forniscono maggiori dettagli sui rapporti tra i protagonisti.

    È il caso, ad esempio, di alcune scene in cui vediamo interagire Son Gohan con Numero 16 (così da dare più senso alla rabbia del giovane saiyan dopo l'uccisione dell'androide), oppure ancora qualche lieve ammiccamento al legame sentimentale tra Goku e Chichi nei giorni di tregua precedenti al Cell Game, che strizzano l'occhio al concepimento di Goten.

    Tra frangenti piuttosto lenti e altri più frettolosi, quello di CyberConnect2, dal punto di vista della scrittura, rappresenta comunque uno dei migliori adattamenti videoludici tratti da un anime, merito anche di una resa visiva che durante le cinematiche più importanti raggiunge altissimi livelli di fedeltà.

    Dall'anime al videogioco

    Supportato della versatilità dell'Unreal Engine, Kakarot vanta una componente grafica altalenante. Se i modelli dei personaggi sono realizzati con grande dovizia di particolari, simulando a dovere il tratto di Toriyama, è l'ambientazione a mostrare segni di cedimento, a causa di panorami abbastanza spogli, di texture approssimative e - in generale - di una piattezza scenica che, ad esclusione dei particellari, non rende sempre onore all'immaginario del manga.

    Quando la matita di CyberConnect2 si cimenta nella ricostruzione in cel shading delle scene più famose dell'anime, però, ecco che Kakarot espande a dismisura il suo ki. Alcune cutscenes sono infatti visivamente straordinarie, in un trionfo di animazioni ed effettistica capaci di creare a schermo un concerto di epicità pari a quello della serie animata. Il tutto incorniciato dall'uso dell'intramontabile colonna sonora originale, che sa come far danzare il cuore sulle note della nostalgia.

    Missioni filler

    Il problema più gravoso di Kakarot risiede nella necessità di dover riempire il suo mondo di gioco. Proprio come nell'anime il ritmo dello svolgimento era fastidiosamente frammentato dall'inserimento di episodi filler di qualità discutibile, allo stesso modo in questo action-rpg le missioni secondarie - utilizzate come riempitivo tra le quest principali - sono scritte e concepite in maniera estremamente pigra.

    Se andiamo oltre il quantitativo incalcolabile di fanservice, d'altronde, scopriremo che la maggior parte degli incarichi opzionali consisterà nel recupero di oggetti sparsi per l'ambientazione e nell'eliminazione di nemici che vanno K.O con pochi colpi ben piazzati. Per quanto ricca di citazionismo, anche la scrittura delle sub quest appare scarsamente ispirata, e finisce ben presto per lasciar campo libero alla noia. Allo stesso modo, i minigiochi si contano sulle dita di una mano, e tutti - dalla pesca alla guida - propongono soluzioni ludiche fin troppo semplicistiche e ben presto ridondanti. Il recupero di risorse di varia natura, come cibo o materiali tecnologici, è un'attività che esaurisce rapidamente il suo appeal, fino a divenire addirittura fastidiosa soprattutto quando ci viene imposto di setacciare in lungo e in largo la mappa per ragioni di progressione. Tra un arco narrativo e l'altro, infatti, Kakarot ci permette di tirare un po' il fiato nei cosiddetti Intervalli, ossia momenti di relativa quiete in cui - per un certo periodo di tempo - ci viene data la facoltà di girovagare per il mondo di gioco con più calma. In questi casi, persino le missioni principali finiscono per trasformarsi in tediose fetch quest, invogliandoci così a correre il più velocemente possibile verso la prossima saga.

    Per quanto gli intervalli siano tutto sommato ben posizionati, a tratti Kakarot non riesce a dosare come dovrebbe le esigenze del racconto con la voglia di donare al giocatore un po' di libertà.

    Per fare un esempio, l'opera ci dà l'opportunità di esplorare liberamente il mondo anche quando si percepisce una certa urgenza all'interno della trama: avviene sin dalle prime battute dell'avventura, quando Radish rapisce Gohan e, nei panni di Goku - prima di procedere al salvataggio del bambino - abbiamo la possibilità di completare alcune missioni opzionali piuttosto scanzonate mentre il piccolo saiyan si trova tra le grinfie del nemico. Sono sequenze in cui Goku dovrebbe provare una notevole dose di tensione, e vederlo scherzare con Ottone crea pertanto una forte dissonanza narrativa. A risollevare in parte le sorti degli incarichi collaterali ci pensano i comprimari con cui interagire: Kakarot è un compendio del capolavoro di Toriyama, e contiene al suo interno tantissimi personaggi che appartengono sia a Z sia alla prima serie dell'anime, in un cocktail di riferimenti da capogiro, per i quali i fan rimarranno esterrefatti.

    Senza contare che nel corso dell'avventura incontreremo alcuni volti noti che strizzano l'occhio non solo al manga, ma anche all'universo videoludico espanso. Preferiamo non dirvi altro per non rovinarvi la sorpresa, ma sappiate che scoprire queste piccole citazioni sarà davvero divertentissimo.

    Esplorando il mondo di Dragon Ball

    Al netto dei suoi limiti, muoversi nelle macro aree di Kakarot resta comunque piuttosto piacevole. L'action-rpg di CyberConnect2 non può essere classificato come un vero e proprio open world, dal momento che la mappa di gioco si suddivide in zone discretamente ampie in cui volare in libertà, e gli spostamenti tra un luogo e l'altro sono sempre preceduti da un caricamento.

    La maniera con cui il team ha ricreato le ambientazioni più celebri della serie è quasi perfetta e - accantonando una componente grafica non esaltante - tutto risulta ottimamente posizionato come nel manga e nell'anime. Si tratta di dettagli che colpiranno dritto al cuore dei fan, e che ci stimoleranno a chiudere un occhio dinanzi a qualche debolezza tecnica pur di goderci i panorami della saga come mai prima d'ora. Nelle mappe visitabili sono poi nascoste in bella vista anche delle speciali cartoline che raffigurano le scene più rappresentative delle puntate in cui Goku era ancora un bambino.

    Questi collezionabili riempiranno le pagine dell'Enciclopedia Z che- come suggerisce il nome - è un riassunto di tutte le nozioni più importanti di Dragon Ball, pieno di informazioni e curiosità. Sparse lungo le location troviamo anche le immancabili Sfere del Drago: una volta raccolte potremo evocare Shenron e chiedergli di riportare in vita gli avversari precedentemente sconfitti per sfidarli in un secondo round, oppure di riempire le nostre tasche con un bel malloppo di Zeni.

    Il ritrovamento dei globi magici è davvero a prova di errore, dal momento che ogni singola sfera è segnalata con precisione millimetrica sulla mappa: nel caso in cui proprio non riusciste a trovarla, potrete sempre attivare una visione sensoriale che evidenzia gli elementi interattivi dell'ambiente, accuratamente divisi per colore in base alla loro tipologia. Oltre al piacere di visitare in prima persona alcuni luoghi leggendari come il Santuario di Dio o la casa di Goku, l'esplorazione della mappa non offre chissà quali attrazioni: prevedibilmente, del resto, le aree si riempiono di animali da cacciare a suon di colpi di aura, di pattuglie nemiche che popolano i cieli e di torri del Red Ribbon da abbattere con scariche di energia. Tutte queste dinamiche ludiche si ripetono con costanza durante un endgame tradizionale e sufficientemente sostanzioso, nel quale potremo sia teletrasportarci oltre i confini della Terra, sui pianeti visitati nel corso della storyline, sia combattere nuovamente contro gli storici villain della saga, sia ancora scegliere a piacimento quale personaggio interpretare tra il cast di eroi messi a disposizione dal gioco.

    Man mano che avanzeremo tra i capitoli della main quest, infatti, Kakarot ci chiederà di vestire alternativamente i panni di diversi guerrieri, a seconda delle esigenze della trama, da Gohan a Vegeta, passando per Piccolo e Trunks. Ognuno di loro si porterà in dote uno stile di combattimento contraddistinto da lievi variazioni in termini di moveset e abilità.

    Lottare come un Guerriero Z

    Dragon Ball Z: Kakarot non è un picchiaduro. Di conseguenza, l'attenzione alla varietà del combat system passa inevitabilmente in secondo piano rispetto ad altri tie-in appartenenti al genere dei fighting game. Ciò non significa che il sistema di lotta non rivesta una certa importanza, e sotto quest'aspetto CyberConnect2 ha allestito un gameplay che compie il suo dovere senza però mai sorprendere per profondità e complessità.

    La parola d'ordine è - prevedibilmente - "spettacolarità": la combinazione di attacchi corpo a corpo (da mettere a segno con l'uso di un singolo tasto), di colpi di aura, di schivate fulminee, parate e mosse speciali è talmente intuitiva da apparire quasi superficiale. In realtà, nei duelli più ardui e lunghi, occorrerà dosare con un pizzico di attenzione l'uso della supervelocità e delle sfere di Ki, tenendo d'occhio l'indicatore di riserva dell'energia per non rimanere a secco nei momenti meno opportuni.

    Le combo sono prevalentemente automatiche, ma lo spettro del button mashing è fugato proprio dal fatto che non è possibile concatenare attacchi multipli senza un minimo di pausa: questo perché le riserve di energia non sono infinite, e gli avversari tendono a controbattere con una certa costanza. Se non cercate un combat system particolarmente rifinito, Kakarot potrà soddisfare la vostra fame di epicità, specialmente quando si scontrano due attacchi energetici con corretto tempismo, dando vita a un rapido QTE per decretare il vincitore del confronto tra onde di Ki.

    Appurato che nel titolo di CyberConnect2 la spettacolarità si muove di pari passo con la semplicità, anche per via di un livello di sfida tendente verso il basso, i difetti del gameplay risiedono principalmente in due fattori: anzitutto, i guerrieri da controllare non posseggono moveset adeguatamente differenti, e a tratti si avverte un leggero senso di déjà-vu. In secondo luogo, la telecamera a volte si prodiga in movimenti tutt'altro che virtuosi, incastrandosi al suolo e riducendo la leggibilità della scena.

    In specifici frangenti, potremo affrontare gli scontri anche in compagnia di alcuni alleati, che fungono da elementi di supporto: vengono controllati in automatico dalla CPU, ma avremo modo di richiedere il loro intervento diretto tramite l'uso di un comodo menù a tendina. Quando tutti i membri del party avranno riempito un'apposita barra riusciremo ad attivare una mossa combinata capace di danneggiare in maniera significativa l'opponente.

    Alla semplicità di esecuzione del combat system si accompagnano piccole, grandi accortezze che denotano l'amore del team verso la mitologia di Dragon Ball. Prendiamo l'esempio di Goku che, come gli altri saiyan, può trasformarsi durante una battaglia: se attiva il kaioken, la sua potenza aumenterà, mentre la vita calerà progressivamente, proprio perché questa tecnica danneggia il corpo di chi la sfrutta. Allo stesso modo, se il nostro protagonista si trova nella sua forma di Super Saiyan, quando attiveremo la Genkidama tornerà automaticamente allo stato normale per il tempo necessario al completamento della sfera, poiché il suo utilizzo è concesso solo ai guerrieri dotati di cuore puro e calmo, l'esatto opposto della tensione richiesta dal Super Saiyan.

    Gli elementi da gioco di ruolo

    L'anima ruolistica di Dragon Ball Z: Kakarot si manifesta prevalentemente nella feature delle Bacheche Comunità. Parliamo di macro gruppi divisi per tipologia, dal combattimento alla cucina, passando per il progresso tecnologico: ciascuno contiene al suo interno una mini mappa con diverse caselle, sulle quali vanno posizionati gli Emblemi Anima dei guerrieri in cui ci imbatteremo.

    Si tratta di medagliette che si ottengono alla fine di determinate missioni, e che - se disposte sulle diverse bacheche - ci danno l'opportunità di ottenere dei bonus aggiuntivi. Un personaggio particolarmente esperto nel combattimento, in sostanza, incrementerà il valore della comunità legata alla lotta, permettendoci di acuire i parametri della forza durante le battaglie: collegando tra di loro alcuni eroi connessi da peculiari affinità otterremo, in aggiunta, ulteriori upgrade.

    La fame dei SaiyanCome sappiamo, i nostri scimmioni preferiti sono dei gran mangioni: simile caratteristica si traduce in formato ludico nella possibilità di aumentare i parametri degli eroi chiedendo a Chichi di cucinare succulenti manicaretti, ovviamente dopo averle portato tutti gli ingredienti che le occorrono. Avremo modo di comprare da mangiare anche nei centri urbani o nei mercati, dove acquistare persino comodi oggetti per ripristinare la salute in battaglia, ma bisogna ammettere che la cucina della moglie di Goku resta sempre la più saporita di tutte.

    Ciascun guerriero da usare in duello possiede poi un proprio albero dei talenti abbastanza ramificato, da completare e potenziare sfruttando le Sfere Z distribuite in abbondanza lungo la mappa e guadagnabili al termine di una missione. Sono questi gli unici interventi attivi del giocatore all'interno di un sistema di progressione che automatizza la crescita dei vari eroi, senza permetterci di agire in prima persona sulle statistiche quali salute, potenza o velocità. Kakarot è insomma un gioco di ruolo molto snello ed essenziale, che non impone all'utente di curare in maniera approfondita lo sviluppo dei personaggi. Se questo alleggerimento delle meccaniche ruolistiche può avere senso in favore di un approccio più dinamico, di contro l'importanza dei bonus va progressivamente calando, e solo di rado abbiamo avvertito l'impellenza di modificare o arricchire le bacheche per massimizzare le nostre chance di vittoria.

    Dragon Ball Z Kakarot Dragon Ball Z KakarotVersione Analizzata PlayStation 4 ProForza Kakarot, sei tu il numero uno": avremmo voluto affermarlo alla fine del nuovo gioco di Dragon Ball Z, ma abbiamo dovuto ridimensionare le nostre aspettative. L’ultima opera di CyberConnect2 è un action-rpg molto vasto, riassunto e celebrazione dell’epopea di Akira Toriyama, talmente denso di fanservice da superare la maggior parte degli altri tie-in. Piacevole da giocare e caratterizzato da un combat system in discreto equilibrio tra semplicità e spettacolarità, Kakarot è però un titolo dalle ambizioni a volte troppo remissive, che si accontentano pigramente di proporre missioni secondarie piuttosto scialbe, un ritmo discontinuo e un sistema di crescita non approfondito come avrebbe dovuto essere. Alcune scelte ludiche non sempre coerenti e condivisibili indeboliscono l’aura di un prodotto comunque divertente e longevo, che gli appassionati accoglieranno a braccia aperte, pur con la consapevolezza che la fusione tra l’immaginario di Dragon Ball e il gioco di ruolo non è riuscita alla perfezione.

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