Dragon Ball Z Kakarot Recensione: i Saiyan combattono su Nintendo Switch

Dragon Ball Z Kakarot debutta anche su Nintendo Switch dopo aver riscosso un notevole successo su console PlayStation e Xbox.

Dragon Ball Z Kakarot Recensione: i Saiyan combattono su Nintendo Switch
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • È sorprendente il numero di titoli di ottima fattura che ogni anno Bandai Namco immette sul mercato durante il singolo mese di settembre. Nelle ultime settimane in particolare il publisher nipponico - che durante il corso dell'estate ci aveva già deliziati con Scarlet Nexus - ha infatti conquistato i favori degli appassionati di JRPG col fenomenale Tales of Arise (per maggiori dettagli sul più evoluto episodio della celebre saga vi suggeriamo di consultare la nostra recensione di Tales of Arise), al quale hanno fatto seguito le attesissime conversioni per Nintendo Switch di Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno e Dragon Ball Z: Kakarot, che sulle altre piattaforme avevano a suo tempo riscosso un discreto successo.

    Stuzzicati dall'idea di rivivere anche in portabilità l'ormai leggendaria epopea nata dalle matite di Akira Toriyama, ci siamo quindi calati ancora una volta nei panni dei Guerrieri Z per misurare anche sulla macchina ibrida della Casa di Kyoto la potentissima aura dei Saiyan e degli altri iconici antagonisti del battle shonen più amato di sempre. Indossate anche voi scouter e battle suit, e partite assieme a noi alla riscoperta di un action RPG vasto e straripante di fanservice.

    Il Saiyan cresciuto sulla Terra

    Diversamente dai due Xenoverse e dalla pletora di tie-in che li ha preceduti, infatti, Dragon Ball Z: Kakarot non è un mero picchiaduro, bensì un titolo che ripercorre con estrema fedeltà le peripezie vissute da Son Goku e i suoi amici a partire dalla scoperta delle sue vere origini.

    Fatta eccezione per le storie non canoniche, inclusi i film usciti a cavallo tra il 1997 e il 1999, attraverso Kakarot è quindi possibile rivivere le vicende che hanno elevato a capolavoro assoluto il più celebre secondo corso dell'opera di Toriyama, trasportando di diritto lo stesso autore nell'Olimpo dei mangaka. Ricorrendo all'Unreal Engine 4 e a uno stile sorprendentemente somigliante a quello dello stesso Toriyama, i ragazzi di CyberConnect2 hanno ricostruito in cel-shading tutti i momenti più epici dell'anime, conservando addirittura le inquadrature e le battute originali dei Guerrieri Z. Anzi, in più occasioni Dragon Ball Z: Kakarot ha cercato di approfondire ulteriormente la già straordinaria trama di base, arricchendola di dettagli non presenti nel manga e nell'omonima trasposizione animata.

    Tenendo presente che il prodotto - a differenza di quanto avviene in genere nei tie-in videoludici - si avvale persino della colonna sonora originale, non è affatto esagerato asserire che nel complesso il titolo di Bandai Namco sia ad oggi l'alternativa più attraente ed efficace per riscoprire l'emozionante percorso che ha visto il Saiyan cresciuto sulla Terra salvare l'universo intero.

    La versione precedente di Dragon Ball Z: Kakarot vantava inoltre una longevità di tutto rispetto, in quanto il completamento della sola campagna - ossia dall'arrivo di Radish alla sconfitta di Kid Bu - richiedeva almeno 30 ore circa, che tra sidequest e altri contenuti opzionali tendevano a diventare addirittura 50. In occasione del lancio su Switch, però, CyberConnect2 e Bandai Namco hanno deciso di includere nell'offerta anche i due DLC che insieme formano il cosiddetto "A New Power Awakens Set", ossia due contenuti aggiuntivi che adattano in maniera non proprio eccelsa le pellicole intitolate "La Battaglia degli Dei" e "La Resurrezione di F", estendendo la longevità del prodotto di 10-20 ore extra.

    Peccato solo per la scelta, a nostro avviso discutibile, di non integrare nel pacchetto anche il terzo e ultimo DLC, ovvero quello incentrato sul figlio di Vegeta e ambientato in un futuro alternativo (per tutti i dettagli recuperare la nostra recensione di Trunks: Il guerriero della speranza).

    Del resto, appurato il mediocre livello di combattimento del Season Pass di Dragon Ball Z: Kakarot, che ci ha appunto delusi tanto sul piano qualitativo che in termini prettamente contenutistici, e considerando anche il prezzo cui viene proposta la versione Switch, forse sarebbe stato più corretto includere anche il terzo DLC e proporre ai consumatori un'esperienza quanto più completa e accattivante possibile.

    I muscoli di Switch

    Fatta eccezione per due nuove sub-story e un'opzione che permette finalmente di aumentare o ridurre il livello di difficoltà, la versione Switch di Dragon Ball Z: Kakarot non presenta contenuti extra rispetto a quanto visto su PC, Xbox One e PS4.

    Pertanto, se per l'analisi dell'impianto ludico vi invitiamo a rileggere la nostra originale recensione di Dragon Ball Z: Kakarot, in questa sede ci limiteremo invece a mettere a nudo i pregi e difetti della conversione appena atterrata sull'ibrida della Grande N. Abituati alle rinunce che solitamente contraddistinguono i port per Nintendo Switch, abbiamo avviato Kakarot con una punta di scetticismo, ma sono bastate poche ore di lotta per mettere al tappeto i nostri timori. Sebbene la qualità dei dettagli sia un tantino calata, a causa di una risoluzione che in modalità dock raggiunge al massimo i 900p, e di un filtro anti-aliasing incapace di nascondere a dovere gli spigoli e la sporcizia ai bordi dei modelli poligonali, il colpo d'occhio supera abbondantemente le nostre più rosee aspettative, specie nel mezzo dei combattimenti, dove le imperfezioni diventano appena percettibili.

    Per contro, su Switch l'effetto pop-up degli elementi a schermo già riscontrato su PlayStation 4 "base" si verifica con una frequenza maggiore e a distanze minori, ma tutto sommato l'esperienza non ne risente in particolar modo, soprattutto qualora decidiate di fruirne in portabilità, dove il titolo gira a 1120 x 630p.

    La vera sorpresa si è però rivelata il frame rate: fatta eccezione per dei lievi e sporadici tentennamenti, che di conseguenza non inficiano affatto il gameplay, Dragon Ball Z: Kakarot conserva i 30 fotogrammi anche nelle sequenze più concitate. Per qualche ragione che esula dalla nostra comprensione, è durante l'esplorazione della mappa e persino in alcune cutscene che il tie-in si concede qualche bizzarro e momentaneo rallentamento.

    Il port ha poi ereditato dall'edizione originale una colonna sonora incredibile e costituita dalle versioni rimasterizzate degli intramontabili brani che a suo tempo accompagnavano gli episodi di Dragon Ball Z, gli ottimi doppiaggi in inglese e giapponese, e non per ultima la sempre gradita localizzazione dei testi in italiano.

    Dragon Ball Z: Kakarot Dragon Ball Z: KakarotVersione Analizzata Nintendo SwitchI limiti tecnici di Nintendo Switch sono ben noti, eppure l’aura di Kakarot si espande di secondo in secondo anche sulla macchina ibrida della Casa di Kyoko, che a dispetto dei pronostici ha infatti saputo garantirci un’esperienza sempre fluida e un colpo d’occhio notevole. In questo caso i compromessi sono davvero minimi e trascurabili, se messi dinanzi alla possibilità di fruire di Dragon Ball Z: Kakarot anche in portabilità. L’unica vera critica che ci sentiamo di muovere alla conversione per Switch, che oltre al gioco base include il non proprio riuscitissimo “A New Power Awakens Set”, è la mancata inclusione del terzo e ultimo DLC del Season Pass originale, ossia quello avente per protagonista Trunks del Futuro. Nel caso abbiate già completato Kakarot su altre piattaforme, non esistono ragioni valide (o contenuti extra) che possano giustificare un secondo acquisto. In caso contrario, i fan della serie in possesso della sola Nintendo Switch non avranno più alcuna scusa che tenga per sottrarsi dal difendere il Settimo Universo in compagnia dei Guerrieri Z.

    7.5

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