Dragon Quest 11 Echi di un'Era Perduta Recensione: il massimo splendore dei JRPG

L'epopea di Dragon Quest si appresta a tornare in Europa con l'undicesimo capitolo, un titolo travolgente a opera di Yuji Horii e Akira Toriyama.

Dragon Quest XI
Recensione: Playstation 4
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Disponibile per
  • 3DS
  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • PS4 Pro
  • Oggi accade assai di rado, ma ogni tanto capita che un videogioco riesca ad affacciarsi fuori dallo schermo per afferrare il giocatore e trascinarlo con la forza all'interno del proprio mondo. Che ci crediate o meno, è esattamente quanto accaduto a chi vi scrive: un avventuriero appartenente alla vecchia guardia che, nell'ultima settimana, è stato intrappolato in una realtà affascinante e abitata da sontuosi draghi, orchi famelici e centinaia di creature dall'aspetto spesso buffo. Ci sono infatti volute ben novantadue ore di combattimenti a fil di spada ed estenuanti vagabondaggi per riemergere da quella che di certo verrà ricordata come la più grande storia mai raccontata da Yuji Horii, l'estroso padre della leggendaria saga di Dragon Quest. Se le storiche glorie di Final Fantasy sembrano oggi un ricordo lontanissimo, magari appartenente ad una vita passata, il franchise di Dragon Quest si dimostra ancora una volta in perfetta salute, in quanto SQUARE ENIX, a distanza di oltre vent'anni dall'uscita del capostipite, ha saputo confezionare un episodio di qualità indiscutibile, capace di far impallidire qualsiasi mostro sacro che l'abbia preceduto. In Europa questo autentico capolavoro, che risponde al nome al nome di Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta, sarà disponibile su PC e PlayStation 4 a partire dal 4 settembre 2018: stendete fin da ora un prezioso tappeto rosso e preparatevi a comporre una vittoriosa fanfara che possa accogliere come si conviene un ospite tanto illustre.

    La rinascita dell'Eroe

    Citando forse involontariamente un'opera del calibro di Saint Seiya / I Cavalieri dello Zodiaco, il sipario su Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta si alza durante una notte di tempesta, quando un saggio re ed i suoi più fedeli consiglieri si radunano per decidere come comportarsi dinanzi alla nascita di un innocente pargoletto, che presenta un marchio inequivocabile sulla propria mano sinistra. Una leggenda narra infatti che quando il Signore delle Ombre allungherà nuovamente le proprie brame sul mondo umano, colui che un tempo riuscì a sconfiggerlo, il cosiddetto Lucente, rinascerà a nuova vita per porre fine alla sua sete di conquista. Allo scopo di prevenire la venuta della propria nemesi, l'Oscuro invia, quella stessa notte, un esercito di diavoli e cavalieri demoniaci ad attaccare il castello, costringendo una giovane madre a compiere il gesto più nobile: immolarsi nel disperato tentativo di salvaguardare il futuro della propria prole. Sacrifici e coincidenze fortunate fanno sì che il nostro infante alter-ego giunga nelle amorevoli mani di un anziano pescatore, il quale decide di accudire il neonato fino al giorno in cui questi sarà cresciuto abbastanza da mettersi in viaggio e seguire il percorso che le stelle hanno tracciato nel suo eroico destino.
    A primo acchito, questo incipit così classico, ci aveva impressionati in maniera alquanto negativa, spingendoci a domandarci se l'intera trama del titolo sarebbe stata scontata e ricca dei più beceri cliché di cui il genere JRPG ha troppo spesso abusato. Già a distanza di qualche ora dall'inizio dell'avventura, tuttavia, abbiamo dovuto rivedere completamente la nostra posizione: una serie di colpi di scena originali e davvero imprevedibili ha radicalmente stravolto la narrazione, proponendo sviluppi mai visti prima in alcun precedente episodio del brand.

    Complice un cast affascinante, variegato e magistralmente caratterizzato, il canovaccio narrativo di Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta si è infatti rivelato travolgente e mai scontato, trascinandoci in un'epopea di rara caratura volta non solo a sventare i piani orditi dal terrificante Signore delle Ombre, ma anche a riscoprire le origini del ventennale franchise. Mescolando sapientemente dei toccanti eventi tragici all'umorismo tipico dei prodotti firmati da Yuji Horii e Akira Toriyama, l'undicesima incarnazione di Dragon Quest nasconde infatti un meraviglioso segreto che solo gli esperti conoscitori della saga potranno cogliere al 100%. Esperienza pregressa o meno, qualunque categoria di giocatore potrà comunque apprezzare nella sua totalità un poema epico che non conosce rivali e che si apre realmente solo dopo aver visto i titoli di coda almeno una volta. Come accaduto per Dragon Quest VIII: L'Odissea del Re Maledetto, la nuova iterazione del brand presenta infatti un corposo post-game a cui potrete accedere solo dopo aver completato l'avventura principale; un secondo ed entusiasmante viaggio che accompagna la longevità del titolo alla soglia delle cento ore di gioco. Un risultato sorprendente che potrete facilmente oltrepassare qualora decidiate di dedicarvi alle attività secondarie, al massacro dei boss segreti e ai vari minigiochi di cui Dragon Quest XI risulta ben fornito.

    Un solido ponte che unisce classico e moderno

    Fra tutte le più importanti saghe di JRPG, quella di Dragon Quest è forse l'unica che, nel corso degli anni, non ha mai sentito la necessità di rinnovarsi, ma al contrario si è ancorata saldamente alle proprie origini e ai dettami imposti da una tradizione old school. Se, da una parte, questa coraggiosa scelta di SQUARE ENIX ha permesso al brand di conservare la propria identità, dall'altra ha spesso scoraggiato le nuove generazioni, più indirizzate verso titoli di stampo action e di conseguenza spaventate da elementi quali il combat system rigorosamente a turni, o l'esoso quantitativo di grinding richiesto. Con Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta, il publisher ha deciso di spezzare una lancia in favore dei neofiti, attraverso una serie di accorgimenti che rendono il prodotto adatto tanto agli esperti quanto ai curiosi al loro primo rodeo. Di questi, i più importanti riguardano proprio il combat system a turni, che stavolta pretende di apparire ben più accessibile di un tempo. Se, finora, i personaggi schierati in campo attendevano immobili l'arrivo del proprio turno - dettato puntualmente dal classico sistema ATB (Active Time Battle) - con DQXI i giocatori avranno un'altra valida alternativa, del tutto opzionale.

    La cosiddetta modalità "Movimento libero" consente infatti di spostare a piacimento i guerrieri, portandoli magari alle spalle del nemico o al limite dell'area circoscritta durante i combattimenti, al fine di seguire l'azione da un punto di vista sempre differente. Sebbene non influenzi affatto l'esito dello scontro, questa curiosa alternativa attribuisce alle fasi di battaglia una parvenza piuttosto dinamica, più in linea coi videogiochi moderni a cui il pubblico è ormai abituato. Ciò non toglie, in ogni caso, che la modalità classica possa essere ripristinata in qualsiasi momento attraverso un'apposita voce nel menu principale. Lo stesso discorso si applica ai compagni di squadra, le cui azioni possono essere dettate dall'utente o interamente automatizzate, a seconda delle proprie preferenze: in battaglia, infatti, il giocatore può decidere di delegare la gestione di uno o più eroi all'ottima IA che controlla il party, con la possibilità di riprenderne le redini in qualsiasi momento.

    Durante la nostra lunga prova, per esempio, abbiamo spesso automatizzato il comportamento della portentosa guaritrice di turno, impartendole l'ordine di focalizzarsi sulla cura degli alleati e cercare al contempo di risparmiare il più possibile gli MP. Così facendo, nel nostro caso abbiamo eliminato il bisogno ciclico di lanciare gli stessi incantesimi, concentrandoci invece sulla sola offensiva. Il giocatore può comunque decidere di automatizzare tutti e quattro i combattenti titolari, personalizzandone le tattiche anche tra un turno e l'altro, o impartire personalmente ogni singolo comando all'intera squadra, a seconda di gusti e necessità.

    Personalizzazione e strategia sono dunque gli elementi che il team di sviluppo ha favorito maggiormente, prestando per giunta l'orecchio a una richiesta che i fan di vecchia data avevano avanzato già da tempo. A differenza di molti altri giochi di ruolo, in Dragon Quest non è mai stato possibile modificare la formazione del party anche nel mezzo di uno scontro; anzi, molto spesso questa opzione era addirittura attribuita ad un NPC, che di conseguenza costringeva il giocatore a visitare una locanda. In Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta, invece, i membri del gruppo possono essere sostituiti sia prima, sia nel bel mezzo della battaglia, in modo tale che l'utente sia in grado di rimpiazzare un compagno deceduto o privo di MP, o magari schierare in campo un lottatore più consono alla situazione.

    Fra le altre novità degne di menzione, non possiamo non citare la cosiddetta modalità "Pimpante", che ha sostituito il caro e vecchio stato di "Tensione". Mentre quest'ultimo prevedeva il sacrificio di interi turni, al fine di potenziare un dato personaggio, lo stato Pimpante si attiva casualmente, man mano che il combattente sferra o è vittima di attacchi da parte del nemico: una volta entrato in questa particolare condizione temporanea, l'eroe gode non solo di notevoli power-up, ma addirittura accede a tecniche di norma non disponibili. Queste possono essere eseguite sia singolarmente che in gruppo, a patto che i compagni richiesti siano a loro volta Pimpanti. Per esempio, l'Eroe ed il furfante Erik hanno accesso al cosiddetto Escattacco, un poderoso assalto fisico che colpisce l'avversario da più direzioni; sempre Erik, attingendo all'energia di Veronica e dell'Eroe, può ricorrere al Magnetismo Animale, una tecnica che ne accresce la ferocia e gli consente di eseguire due azioni nel medesimo turno. Anche in questo caso, i requisiti di ciascun potere pimpante fanno sì che la composizione del party e la sostituzione dei suoi componenti assuma un'importanza fondamentale, in quanto l'assenza di un determinato eroe preclude l'accesso ad alcuni talenti.

    Come in ognuno dei più recenti Dragon Quest, il nuovo episodio ripropone poi la cosiddetta Griglia delle Abilità, che da sempre conferisce nuovi poteri in cambio dei Punti Abilità acquisiti ad ogni level up. Paragonabile alla scacchiera delle Licenze di Final Fantasy XII: The Zodiac Age, questa presenta una serie di pannelli che sbloccano a loro volta nuove tecniche o miglioramenti per le statistiche, come ad esempio dei bonus conferiti alla padronanza di una certa categoria d'armi anziché di un'altra.

    Ciascuno dei nostri personaggi può infatti equipaggiarsi con almeno tre diverse tipologie di strumenti, ma è comunque il giocatore a scegliere in quale arma specializzare i propri beniamini. Dal momento che i Punti Abilità risultano piuttosto limitati, il nostro suggerimento è quello di ponderare bene questa decisione, esaminando anzitempo i pannelli di ciascuna categoria. Va da sé che ogni eroe, col tempo e con tanto grinding, potrà sbloccare qualsiasi pannello, ma uno scellerato dispendio dei PA nelle fasi iniziali del gioco potrebbe rallentare l'apprendimento di tecniche necessarie per la sopravvivenza del party.
    Un aspetto del gameplay che davvero non ci saremmo mai aspettati di trovare così tanto migliorato riguarda il crafting degli oggetti e dei pezzi di equipaggiamento, che da sempre rappresenta una componente molto importante nell'economia del gioco. Abituati al Calderone Alchemico, che in DQVIII consentiva di mescolare oggetti e di ritirare il risultato dopo qualche tempo, l'introduzione della Forgia da Viaggio e del Martello Tascabile ci ha colti di sorpresa.

    Utilizzabili durante le soste, questi strumenti richiedono ancora una volta l'utilizzo delle ricette da scoprire in giro per il mondo, ma prevedono che il giocatore abbia finalmente un ruolo attivo nella creazione dell'oggetto: dopo aver scelto le materie prime da fondere, l'utente è chiamato a battere col martello il ferro rovente, cercando di soddisfare alcuni indicatori che in caso di successo migliorano, ad esempio, i punti difesa offerti dalle armature. In caso di errori, è addirittura possibile spendere le "Perle del Perfezionamento" per rielaborare l'oggetto creato, magari utilizzando un diverso sistema di battitura del ferro.
    Sono molteplici le migliorie minori, ma non per questo meno interessanti, introdotte da Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta. Lasciandovi l'impagabile piacere della scoperta, scegliamo di menzionare fra queste soltanto le due che abbiamo apprezzato di più e di cui sentivamo il bisogno già da qualche capitolo. Per semplificare gli spostamenti da una zona all'altra del mondo - in attesa di apprendere l'incantesimo Teletrasporto - gli sviluppatori hanno munito il nostro Eroe di un fedele cavallo richiamabile in determinate aree; nei dungeon, invece, la reincarnazione del Lucente può scovare degli speciali mostri scintillanti che, una volta sconfitti, si lasceranno montare. Che si tratti di un piccolo mecha, di una vespa gigantesca o magari di un mostruoso scheletro, ogni cavalcatura permette di accedere a zone altrimenti irraggiungibili, dove di solito sono per giunta nascosti dei forzieri o comunque delle rare materie prime necessarie alla forgia.

    Di conseguenza, non solo questa caratteristica velocizza gli spostamenti (già semplificati dallo Scatto, che gli sviluppatori hanno studiato appositamente per la versione occidentale del titolo), ma risulta utile ed estremamente divertente. A proposito delle cavalcature, uno dei minigiochi più dilettevoli del pacchetto è rappresentato dalle frenetiche corse di cavalli tenute nell'ippodromo di Galoppoli, un luogo in cui potrete mettere alla prova la vostra abilità di fantini e vincere dei premi molto interessanti.

    Infine, spendiamo qualche parola anche per la graditissima introduzione degli accampamenti: indicati da falò e sparpagliati per le varie mappe del mondo, questi rappresentano una vera manna dal cielo, in quanto non solo offrono alla squadra un posto dove riposare, ma soprattutto presentano delle sculture benedette che esercitano le medesime funzioni delle chiese. Da sempre, infatti, il curioso sistema di salvataggio di Dragon Quest prevede infatti che l'utente salvi i propri progressi attraverso la confessione. Se finora questa funzione era disponibile soltanto nelle città, la presenza di accampamenti in ogni dove rimedia almeno in parte alla volontà di SQUARE ENIX di preservare e rendere più fruibile una meccanica un po' tediosa, che appare però ben radicata nella tradizione del suo longevo brand.

    Un nuovo, sorprendente inizio

    Affidata ai ragazzi di ORCA Inc, la versione PC e PlayStation 4 di Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta è stata sviluppata - per la prima volta - con l'Unreal Engine 4, pertanto il taglio col passato risulta lampante.

    Che si tratti di una texture o di un modello poligonale, ogni aspetto del titolo è stato curato nel minimo dettaglio, costringendoci nel pieno dell'avventura a posare il joypad per ammirare i paesaggi mozzafiato del pacchetto. A partire dalle pianure verdeggianti per arrivare alle lugubri cripte sotterranee, passando nel mezzo fra le chiassose città, è impossibile non rimanere affascinati dallo straordinario numero di particolari sempre presente sullo schermo. Se i labirinti ci hanno spesso invogliati a soffermarci sui misteriosi geroglifici, città come Gondolia, un altro palese richiamo alla nostra Venezia (evidentemente Altissia di Final Fantasy XV non era sufficiente), e Kaldoh, un meraviglioso luogo turistico che pare strappato dal Giappone feudale, spingono il giocatore a rimirare per ore e ore ogni singolo anfratto del meraviglioso mondo di gioco. I già sublimi modelli poligonali di mostri e personaggi sono stati impreziositi ancora una volta dal character design del maestro Toriyama, che per l'occasione ha rimpolpato non poco lo storico bestiario del brand, proponendoci orde di creature strampalate mai viste prima. Il tocco del papà di Dragon Ball si percepisce soprattutto nei personaggi del cast principale, anche se questa volta va detto che proprio il design dell'Eroe della vicenda ci è parso poco ispirato, risultando come un'infelice copia carbone di Angelo (DQVIII) e Trunks (Dragon Ball Z). Al contrario, eroi quali la splendida Jade, esperta di arti marziali, o l'imprevedibile giullare Sylvian, vantano già un aspetto più originale e accattivante. Per quanto concerne la colonna sonora, il maestro Koichi Sugiyama ha riarrangiato alcune delle più classiche musiche della serie, come ad esempio il solenne tema d'apertura, affiancando ad esse una selezione di validi motivetti inediti. Sempre molto attento ai toni della narrazione, l'accompagnamento sonoro svolge con estrema precisione il proprio compito, anticipando con travolgenti crescendo i momenti più drammatici della vicenda, o sottolineando con brani allegri il clima di festa che spesso caratterizza le città.

    Gli aspetti su cui abbiamo purtroppo qualche riserva, come prevedibile, sono il doppiaggio in inglese ed i sottotitoli in italiano: mentre la traccia parlata, del tutto assente nella versione originale nipponica, presenta ancora una volta delle fastidiose parole in italiano buttate casualmente in mezzo ai dialoghi in lingua inglese, il mancato rispetto delle onorificenze che caratterizza l'adattamento nell'italico idioma ci ha convinti relativamente poco. Si tratta comunque di minuzie trascurabili, che Dragon Quest non sembra ancora pronto a seppellire nel proprio passato.

    Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta Dragon Quest XI: Echi di un'Era PerdutaVersione Analizzata Playstation 4Ogni volta che Yuji Horii, Akira Toriyama e Koichi Sugiyama si riuniscono per sfornare un videogioco, il mondo intero trema e si distorce per potersi inchinare al cospetto della loro nuova creatura. In tal senso, Dragon Quest XI: Echi di un’Era Perduta non fa eccezione alla regola, proponendo al giocatore una trama molto classica ma sempre originale. Anche se l’utente avesse infatti la sgradevole sensazione di trovarsi difronte a qualcosa di già visto o di scontato, il canovaccio narrativo del prodotto riuscirebbe a cancellare con successo qualsiasi sospetto, proponendo eventi imprevedibili e capaci di far impallidire persino i più navigati esperti di JRPG. Gli accorgimenti apportati al gameplay, l’impeccabile comparto tecnico e, non per ultimo, il character design à la Dragon Ball ne fanno un must per chiunque si consideri un vero appassionato del suddetto genere ludico. I fan storici della saga, in particolare, potranno arrotondare per eccesso il voto finale e lasciarsi cullare dall’opera magna del suddetto sodalizio nipponico. Non per nulla, ci troviamo dinanzi a un peso massimo con cui, da questo momento in poi, tutti i principali sviluppatori di JRPG dovranno misurarsi nell’affannoso tentativo di strappargli la cintura di campione del mondo. Un titolo che, siamo certi, i draghi millenari di SQUARE ENIX difenderanno con gli artigli e con i denti.

    9.5

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