Dragon Quest Heroes 2 Recensione

Dragon Quest Heroes 2 arriva finalmente in Europa a qualche mese di distanza dal lancio in Giappone: ecco la recensione della versione PlayStation 4.

Dragon Quest Heroes 2
Recensione: Playstation 4
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Il felice connubio tra la frenesia tipica del genere musou e gli elementi di stampo ruolistico che aveva decretato il successo del primo Dragon Quest Heroes torna in pompa magna con un sequel (firmato di nuovo dai veterani di Omega Force) che non reinventa né rielabora la formula di partenza, bensì la espande e, sotto certi aspetti, la perfeziona. Il secondo episodio dello spin-off nato da una costola della longeva serie di Yuji Horii (giunta ormai al suo undicesimo capitolo) preferisce quindi non allontanarsi dai sentieri battuti due anni fa da L'Albero del Mondo e le Radici del Male, presentandosi così al pubblico di appassionati come un ricco "more of the same": se da una parte un gameplay ben oliato e piuttosto elaborato, unito ad un estro artistico d'indubbio fascino, rende Dragon Quest Heroes 2 ben più di un semplice "musou", dall'altra inizia anche ad intravedersi, sul fronte strutturale, un certo immobilismo creativo e ludico che finisce, inevitabilmente, per privare questo seguito della medesima carica innovativa del suo sorprendente predecessore.

    È sempre tempo di Eroi...

    ...anche quando nei Sette Regni continua a perseverare una pace ormai millenaria. Uniti da un patto di non belligeranza, i sovrani dei diversi reami - guidati dal saggio re di Acordia, simbolicamente chiamato "Sua Radiosità" - convivono nell'armonia e nella prosperità. Almeno finché, in modo del tutto improvviso ed inaspettato, il principe di Dunisia non assale, in testa alle sue numerose armate, il sire di Kala, rompendo, di fatto, l'equilibrio che sorreggeva il mondo. È l'inizio di un nuovo, preoccupante confitto, in cui riecheggia il ricordo della terribile Guerra dei Re avvenuta mille anni prima, nonché il monito di un'antica e tremenda profezia che i nostri eroi saranno, ovviamente, chiamati a sventare. Alla guida di un improvvisato ed eterogeneo gruppo di condottieri si ergono Lastaar e Theresa: cugini dal temperamento assai diverso, ma animati dallo stesso spirito di giustizia, i due protagonisti intraprenderanno - proprio come nel primo episodio - un lunghissimo ed impervio cammino per ristabilire lo status quo e riportare la pace.

    A loro si affiancherà ben presto un nutrito manipolo di comprimari vecchi e nuovi, alcuni dei quali presi di peso dalla serie principale: accanto a new entry come la fiammeggiante Desdemona ed il tenebroso Kisar, allora, faranno la loro (ri)comparsa la bella Myra, la dolce Jessica, lo sbruffone Terry, il colossale Carver ed altri ancora, all'insegna di uno sfrenato (ma amabile) fan service. Ognuno di questi personaggi riesce, fortunatamente, a trovare un proprio spazio all'interno di un racconto capace di rivelarsi al contempo sia un'evoluzione sia una "esasperazione" di quello imbastito nel primo episodio. Conservando uno stile che ricorda - come sempre - il piglio magico e vivace di un anime, la narrazione di Heroes 2 prova ad ordire una trama più stratificata rispetto al passato, in cui si alternano colpi di scena e capovolgimenti di fronte attraverso un ritmo abbastanza sostenuto: anche lo script, sotto quest'aspetto, tratteggia alla perfezione, con poche battute, tutte le personalità del corposo cast digitale, senza che nessuno si dimostri mai solamente una semplice e dimenticabile comparsa nella trama dell'opera. Quella di Dragon Quest Heroes 2 è una classica vicenda di guerra e fraternità, coraggio e sacrificio, luce ed oscurità, inscenata senza troppi fronzoli psicologici né grosse ambizioni: eppure, il tono all'"acqua di rose" alle volte lascia il passo a lungaggini eccessive, momenti chiaramente filler e plot twist non certo imprevedibili, utili soltanto ad annacquare e stiracchiare una storyline che, con ogni probabilità, avrebbe dovuto - paradossalmente - essere più concentrata e meno dispersiva. Per giungere ai titoli di coda, del resto, occorreranno circa 30 ore di gioco: ma la sceneggiatura non riesce però a resistere agli strali della noia così a lungo, e molto spesso si limita a concatenare tra di loro una serie di eventi chiaramente pensati per fungere da mero "riempitivo". Pertanto, pur dinanzi ad un discreto miglioramento del taglio registico e ad un sensibile innalzamento dell'epicità, Dragon Quest Heroes 2 non possiede, purtroppo, lo stesso equilibrio narrativo del capostipite.

    Le spade gemelle

    Ma è soprattutto sul versante del combat system che il titolo riserva ben più di una sorpresa, in virtù di alcune finezze che elevano il gameplay verso vette mai toccate prima da un musou: memori dell'ottimo punto di partenza del primo capitolo, i ragazzi di Omega Force hanno recuperato tutte le efficienti meccaniche del prequel, limitandosi ad affinarle con l'innesto di piccole (e quasi impercettibili) migliorie. Di primo acchito, d'altronde, tutto sembra rimasto identico al passato: un party composto da 4 membri, che potremo controllare a nostro piacimento alla pressione di un tasto, si troverà infatti dinanzi ad orde incalcolabili di mostri, pronti a farsi sbrindellare senza pietà. Il control scheme si suddivide nuovamente in attacchi leggeri e pesanti, che andranno alternati o potenziati tramite l'uso di magie di varia natura, legate prevalentemente ai diversi poteri elementali.

    Ogni personaggio possiede non solo un moveset unico e riconoscibile, ma anche un personale skill tree dalle abilità specifiche, utile ad aggiungere un pizzico di varietà alle innumerevoli battaglie in cui verremo catapultati: passare da un guerriero all'altro, apprenderne i pattern di movimento e le combo più performanti aiuta insomma ad elevare la serie Heroes un gradino più in alto rispetto ai diretti concorrenti. Il merito va ricercato nell'anima quasi "strategica" degli scontri più impegnativi, in cui uno sciatto button mashing potrebbe complicare non poco la vita di un giocatore troppo distratto. Non che Heroes 2 sia un titolo parecchio complesso o poco immediato da padroneggiare, sia chiaro: esattamente al pari del precedente episodio, l'apprendimento del sistema di combattimento non vi impegnerà per più di qualche minuto, ed il resto del tempo, speso nelle lande dei Sette Regni, lo impiegherete piuttosto nel tentativo di allestire un team ben bilanciato, composto da guerrieri in grado di adattarsi adeguatamente al vostro stile di gioco. Vero è che, al netto di un'intelligenza artificiale priva di sostanziali upgrade in confronto alla passata incarnazione, vi basterà portare nel party almeno un guaritore per aver la meglio sulle masnade di demoni anche nei momenti più caotici senza eccessive problematiche. Tuttavia, la capacità di dosare accuratamente sia le potenzialità di ogni companion, sia i punti magia, sia ancora gli scenografici "colpi speciali", che si attivano dopo aver caricato l'ormai ben nota barra della Tensione, permette alle battaglie di Heroes di svincolarsi (almeno in parte) dalla ripetitività tipica del genere. Alcuni cenni di matrice ruolistica, come la facoltà di cambiare "vocazione" (e quindi stile di gioco: dal guerriero al mago, passando per l'arciere), di acquistare armi ed armature sempre più performanti o di cimentarsi nell'alchimia per acuire l'efficacia di alcuni oggetti, in sostanza, creano un'impalcatura decisamente variegata e ben strutturata. Su un telaio già opportunamente rifinito, poi, il team ha apportato leggere modifiche che hanno reso il gameplay un po' più profondo e bilanciato: gli aspetti di crescita e sviluppo dei talenti, allora, divengono un tantino più incisivi, mentre la necessità di alternare il controllo dei personaggi si fa maggiormente preminente, in special modo quando in campo si assommano nemici caratterizzati da determinate debolezze elementali. Fanno il loro graditissimo ritorno, inoltre, anche le Monete Mostro, raccolte dai cadaveri delle nostre vittime: accanto ai tipi Sentinella e Attivista (ereditati dal primo Heroes), esordiscono le medaglie Sostituto, le quali ci danno l'opportunità di trasformarci, per un breve lasso di tempo, nella creatura che avremo "catturato", sfruttandone così a nostro vantaggio tutte le capacità offensive.

    Ma l'anima da GDR di Heroes 2 si manifesta principalmente nel rinnovato focus sull'esplorazione del bellissimo universo ideato dal team di sviluppo: la mappa è infatti strutturata da micro zone sandbox, tutte interconnesse tra di loro, chiamate "Aree Selvagge", popolate da bestie di ogni risma e pericolosità. Nulla ci vieterà, insomma, invece di fiondarci subito verso il punto d'avvio della missione, di girovagare lungo le terre dei Sette Regni per recuperare materiale prezioso, scovare scrigni segreti e persino imbatterci in nuove (ed ardue) boss fight. L'intero reame si dirama poi dalla città-Hub di Acordia, nella quale dovremo teletrasportarci di corsa quando avremo bisogno di ristorare i nostri HP e di salvare i progressi, oppure di rinforzare l'equipaggiamento e parlare con alcuni NPC, allo scopo di ottenere qualche incarico extra.
    In ogni caso, nonostante le buone intenzioni di Omega Force, neppure Heroes 2 rifugge del tutto dallo spettro della ridondanza contenutistica: proprio come il comparto narrativo, difatti, anche il continuo susseguirsi di battaglie campali contro ondate sempre più aggressive di mostriciattoli (inframmezzate solo raramente da un paio di sequenze puzzle) si è dimostrato incapace di reggere il peso dell'incredibile longevità del gioco, eccessivamente sproporzionata rispetto alla ridotta varietà di situazioni che l'opera è in grado di offrire al giocatore. Combattere manipoli di creature (di cui la stragrande maggior parte è stata - tra l'altro - riciclata dallo scorso episodio) per le trenta ore necessarie a concludere la sola main quest è un'operazione che rischia di divenire stancante e poco stimolante: una durata più condensata avrebbe di certo concesso ad Heroes 2 di mantenere, quindi, la stessa brillante freschezza e vivacità delle prime ore di gameplay.

    Il pericolo è quello di giungere alla fine dell'avventura privi della giusta voglia di affrontare le numerose missioni collaterali (tutte molto simili tra di loro) ed i complicati dungeon opzionali, svilendo così la ricchezza dell'end game e finanche della modalità Partenza Potente, una sorta di NG+ che si sblocca - prevedibilmente - solo dopo aver terminato la campagna principale. L'unico elemento che potrebbe alleviare la gravosità delle ultime ore di gioco, o convincervi a riprendere il pad in mano dopo aver annientato il boss finale, consiste nell'intelligente aggiunta della cooperativa multiplayer: avrete infatti l'opportunità di fronteggiare sia le missioni della storyline sia i sotterranei secondari in compagnia di altri giocatori, ora rispondendo alla chiamata di qualche guerriero proveniente da chissà quale parte del mondo, ora creando una lobby privata. Peccato che, al momento della stesura della recensione, i server non fossero ancora attivi: una limitazione che ci ha impedito di testare il reparto online di questo sequel, sulla carta sicuramente un'introduzione assai gradita ed interessante. In fondo, in un'opera nella quale l'amicizia e la coralità rappresentano due delle tematiche predominanti, siamo sicuri che combattere accanto ad altri grandi eroi acuirà esponenzialmente non solo le velleità "tattiche" del battle system, ma anche - e in particolar modo - il tasso di divertimento.

    Dragon Style

    Il tocco stilistico del grande mangaka Akira Toriyama, da sempre character design della serie Dragon Quest, si riconosce all'istante: Heroes 2 si fregia dunque di un corredo visivo, al solito, davvero delizioso, grazie a personaggi disegnati con cura maniacale e ad una modellazione poligonale incredibilmente dettagliata. Considerata la sua natura cross-gen, allora, il titolo compie un piccolo miracolo tecnico: animazioni eccezionali ed un numero spropositato di elementi su schermo regalano un impatto appariscente e colorato, pulito ed abbagliante, che esplode con meraviglioso fragore nella pirotecniche finisher move di ogni eroe. Qualche piccola compenetrazione e sporadici cali di frame (altrimenti ancorato ai 60 fps) nelle baruffe più caotiche scalfiscono a malapena una pulizia scenica invidiabile per il genere d'appartenenza. Volgendo lo sguardo verso le location da esplorare, tuttavia, si ravvisa qualche compromesso dipeso dalla  vecchiaia del motore di gioco, che dipinge panorami un po' spogli e privi di una direzione artistica potente e ben diversificata.

    Laddove chiuderemmo volentieri ben più di un occhio dinanzi a mancanze grafiche quasi invisibili durante le baraonde degli scontri, spiace constatare -di contro- un consistente riutilizzo degli stessi assets e dei medesimi mostri già conosciuti nell'episodio di fondazione, che trasmettono, di conseguenza, un'amara sensazione di déjà-vu, sebbene il bestiario con cui dovremo fare i conti si mantenga pur sempre ricchissimo e variopinto quanto basta. Stupendo, infine, l'apparato sonoro, che beneficia di un accompagnamento musicale orecchiabile e mai invasivo, e di un doppiaggio in lingua giapponese (che consigliamo spassionatamente a quello inglese) dotato di un'enfasi rara e preziosa.
    Curioso, a chiosa, il lavoro di adattamento in italiano: per quanto sia apprezzabile la volontà dei traduttori di identificare la provenienza geografica di alcuni personaggi conferendo loro una parlata dialettale (che corrobora anche la vena comica del plot), non neghiamo di aver incontrato qualche difficoltà di troppo nel leggere e comprendere le espressioni del paffuto mercante Baldo Baldini, tradotte in vernacolo fiorentino, durante le cutscene  che scandiscono l'avanzamento. Una vera bischerata.

    Dragon Quest Heroes 2 Dragon Quest Heroes 2Versione Analizzata Playstation 4Naturale evoluzione del primo, folgorante Dragon Quest Heroes, questo secondo capitolo sceglie la strada del conservatorismo: microscopiche limature al gameplay del capostipite ed una deriva sandbox più sviluppata sono quindi gli unici elementi distintivi di un sequel forse un po' troppo pavido per osare fino in fondo, così da stravolgere, per la seconda volta, le regole del genere musou. Tutti gli estimatori del precedente capitolo si sentiranno immediatamente a casa: un combat system veloce e spettacolare, una progressione dei personaggi ben ramificata ed un ordito narrativo intessuto col giusto garbo mantengono comunque molto elevato il livello qualitativo di uno spin-off solido e coinvolgente. La serie di lievi perfezionamenti si muove però di pari passo con un esubero, quasi bulimico, di contenuti, a causa di una longevità talmente elevata da sfociare nella monotonia e di una giocabilità incapace di rinnovarsi efficacemente nel corso dell'avanzamento. Nel sovraffollato regno dei musou, tuttavia, giochi del calibro dei primi due Dragon Quest Heroes continuano a raffigurare, senza nessun dubbio, gli “eroi” di cui il mercato ha davvero bisogno.

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