Dragon Quest VIII: L'Odissea del Re Maledetto per Nintendo 3DS Recensione

Nintendo 3DS accoglie nel suo catalogo uno dei capitoli più apprezzati della serie Dragon Quest, in una conversione ricca di nuovi contenuti esclusivi.

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Dragon Quest VIII: L'Odissea del Re Maledetto per Nintendo 3DS
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps2
  • 3DS
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

L'Odissea del Re maledetto è una pagina di storia del JRPG molto significativa, e lo è sotto svariati punti di vista. A livello generale, si tratta del primissimo episodio della serie Dragon Quest nato e pensato per una scenotecnica integralmente poligonale; un cambiamento che, per chi arrivava da quel guazzabuglio di sprite e sfondi in 3D che caratterizzò originariamente il settimo capitolo, non poté far altro che incantare e coinvolgere come mai prima. Dragon Quest VIII possiede poi un secondo primato importante, che riguarda più specificatamente noialtri del vecchio continente: è difatti il primo titolo della serie sul quale abbiamo potuto mettere le mani nel -nemmeno troppo- lontano aprile del 2006, quando cioè PlayStation 2 fungeva ancora da standard più apprezzato tra gli hardware casalinghi e l'avvento di un'esclusiva di tale portata non poteva fare altro che accrescerne ulteriormente il prestigio. Se in Giappone il prodotto vendette tre milioni di copie in una sola settimana, il lancio europeo, seppur inevitabilmente meno esplosivo, seppe comunque farsi valere. E pur tuttavia, è altrettanto importante valutare che, come capita spesso alle nuove proposte, molti dei gamer di casa nostra non abbiano manifestato la giusta curiosità verso un franchise fino ad allora anelato solamente dai nippofili più convinti. Ecco perché la qui presente versione per Nintendo 3DS, prevista negli store d'Occidente per il 20 gennaio, rappresenterà un'occasione ghiotta per chiunque volesse finalmente rimediare al mancato appuntamento con la release originale. Con tanto tempo dalla nostra, abbiamo avuto il piacere di rivivere appieno il lungo "road trip" dell'Eroe e di tutto il suo team scalcagnato in questa inedita veste portabile, intercettando pregi e -pochi- difetti di una produzione che ha soprattutto il grande merito di ripescare un classico che tutti, proprio tutti gli amanti del gioco di ruolo tout court dovrebbero avere modo e tempo di approfondire almeno una volta nella vita.

Prima di partire per un lungo viaggio

Per riassumere ai novizi i primi tratti distintivi del capolavoro di Square Enix e Level-5 ci viene sicuramente in soccorso l'intera parte di prologo, un classico inizio in medias res atto a introdurre alcuni dei protagonisti e le principali meccaniche di gameplay. Nel lento pellegrinaggio verso Farebury, prima delle tante cittadelle di destinazione, chi gioca viene subito a conoscenza della missione che coinvolgerà il gruppo, dapprima formato soltanto dall'Eroe -nominato direttamente dal giocatore, come da tradizione della serie- e da Yangus, ex bandito burbero e tozzo ma dal cuore gentile. I due stanno scortando Trode e Medea, rispettivamente re e principessa del regno di Trodain, i quali, colpiti da un potente maleficio scagliatogli dal perfido Dhoulmagus, si trovano loro malgrado costretti alle sembianze di uno sgorbio verdastro e di una splendida cavalla. Raggiungere e poi annientare lo stregone potrebbe spezzare l'incantesimo, e non solo; nei continui intenti assassini del cattivo pare celarsi un piano ben più ampio e inquietante, a cui bisogna quindi porre fine il più presto possibile. L'incipit de L'Odissea del Re maledetto per 3DS porta già con sé diversi elementi che chi viene dalla versione PS2 potrà qui ritrovare pressoché inalterati rispetto ai tempi d'esordio. Sul fronte audio, oltre ai preziosi temi musicali del maestro Sugiyama, tornano infatti tutte le voci in inglese dei personaggi doppiati in origine, laddove chi poco abituato alla lingua d'Albione potrà contare su un adattamento in italiano di tutti i testi scritti molto prossimo a quello effettuato nei primi anni Duemila, ritoccato per l'occasione soltanto parzialmente. Quello che poi salta all'occhio, inevitabilmente, riguarda un manto grafico che, com'è naturale che sia, si distanzia dal lavoro operato su console Sony in quanto a disparità di risoluzione e generale resa qualitativa.

Conseguenza di una macchina da gioco dai limiti tecnici risaputi, il bel cel shading di Dragon Quest VIII non è completamente a suo agio sulla piccola della grande N sotto il profilo estetico, obbligato a un'immagine più grezza e scalettata se comparata a quella più sinuosa ed elegante del suo anziano capostipite domestico. Qualche fenomeno di pop-up ambientale nel transito dell'overworld e l'assenza totale di stereoscopia sono ulteriori aspetti che non ci permettono di gridare al miracolo come accaduto l'anno scorso dinanzi all'incredibile trasposizione di Dragon Quest VII -che tuttavia, va detto, partiva da basi molto più bisognose d'intervento. Appurato il divario tra le versioni, è comunque nostro dovere rassicurare sul fatto che il porting, tecnicamente parlando, non sia neppure così deplorevole come predicato da molti. Ne giova anzi tutta la gamma cromatica, qui molto più vivace e sgargiante nel continuo alternarsi tra giorno e notte, ed anche in termini di frame rate, almeno su New 3DS, c'è davvero poco di cui lamentarsi, con una fluidità che soddisfa anche durante i combattimenti in modalità 2X, nuova feature di cui scriveremo a brevissimo. Senza contare che il character e monster design di quel veterano che è Akira Toriyama, oggi come allora, rimane di una bellezza intrinseca tale da risultare davvero difficile da scalfire.

Conferme e ritocchi

I minuti introduttivi di Dragon Quest VIII: L'Odissea del Re maledetto ci pongono poi di fronte alla prima lotta contro una classica schiera di Slime blu, occasione perfetta per ripassare brevemente il sistema di combattimento e sviluppo dei PG alla base dei successivi -e numerosi- scontri con i villain. Che sono poi tradizionali duelli turn-based, per cui i massimo quattro membri del nostro schieramento attaccano, si difendono, accumulano tensione oppure adoperano magie o tecniche particolari secondo preciso ordine del giocatore, oppure, tramite apposita scelta dal menù, secondo una gestione delle mosse a completa discrezione del software. Su 3DS, differentemente dal passato, è in più disponibile solo una funzione di "fast forward" che velocizza le animazioni durante i turni, molto utile soprattutto se applicata ai momenti di grinding che, come i fan ricorderanno bene, diventano molto presto imprescindibili. Parlando invece della crescita dei protagonisti, ritorna stabile il meccanismo dei cosiddetti Punti Abilità, che il gioco elargisce dopo ogni level up all'utente il quale, a sua volta, è chiamato a spartirli a piacimento tra le cinque macro-categorie di skill dei singoli componenti del party. Categorie che, oltre all'abilità comune a tutti di combattere a mani nude, corrispondono a tre talenti individuali legati all'utilizzo delle armi e un quinto, anch'esso personale, riguardante la dote caratteriale distintiva del singolo personaggio. Prendendo ad esempio i due coprotagonisti non ancora menzionati, il templare Angelo potrà perfezionare l'uso di spade, archi e bastoni, ma anche accrescere il proprio carisma, che serve a ridurre la tensione dei nemici in battaglia; la procace Jessica potrà invece imparare le tecniche più efficaci adoperando coltelli, bastoni e fruste, così come incrementare il proprio sex appeal, molto utile ad ammaliare, e conseguentemente paralizzare, oppositori di potenza sempre maggiore. Il livellamento degli eroi, da PlayStation 2 a 3DS, non ha subito insomma cambiamenti drastici, eccezion fatta per il ripristino di tutti gli MP e HP all'atto di ciascun passaggio di grado. Quest'ultimo, per altro, è un primo, chiaro indizio di come la riedizione portatile de L'Odissea del Re maledetto, esattamente come accadde con Frammenti di un Mondo Dimenticato, punti nuovamente a spingere l'acceleratore su un sostanziale snellimento della propria formula.

Lo schermo che conta

Potrebbe sembrare un complemento di poco conto ma, per come è stato adoperato, lo schermo inferiore del Nintendo 3DS dona a Dragon Quest VIII condizioni di comfort veramente inattese. Anzitutto in merito alle mappe del mondo e dei singoli villaggi e dungeon, consultabili a colpo d'occhio poiché costantemente visibili all'interno del suddetto display. Secondariamente, al momento di ogni assegnazione degli Ability Point compare a video un elenco dettagliatissimo di tutti i bonus che il personaggio otterrà raggiungendo determinate soglie di esperienza, sorta di prontuario molto utile per un'amministrazione ponderata del proprio "tesoretto". A dirla tutta, non ci sarebbe dispiaciuto un impiego della parte bassa della console altresì applicato alla gestione dell'inventario, con una rappresentazione grafica dell'equipaggiamento dei PNG e un'adeguata implementazione della natura touch dello schermo stesso. Non è purtroppo così, e il tutto rimane ancorato a un menù testuale piuttosto scarnificato, per la verità neanche troppo comodo da consultare.

La volontà di togliere qualche barriera all'ingresso risulta principalmente da una serie di feature generiche già introdotte nel remake del precedente episodio, ma anche da una modifica tangibile a uno degli strumenti più rappresentativi dell'ottavo capitolo originale. Nel primo gruppo rientrano l'opzione di salvataggio rapido all'esterno delle chiese e la -quasi- totale abolizione dei random encounter, sostituiti dai modelli poligonali dei mostri intenti a vagabondare tra le lande selvagge, che inoltre tendono a darsela a gambe quando il party si dimostra di livello manifestamente superiore al loro. La seconda questione concerne il celebre Pentolone Alchemico, che in origine consentiva di ottenere certi oggetti speciali fondendone due o tre di minor valore, e poi spendendo un certo numero di tempo/passi prima dell'effettiva fabbricazione. In Dragon Quest VIII per Nintendo 3DS, invece, le ricette composte nel calderone prendono forma concreta in maniera subitanea, così da evitare al videogiocatore il tedio delle lunghe attese. Con l'attuale L'Odissea del Re maledetto, dunque, prosegue l'impegno di Nintendo e Square Enix nell'addolcire alcune caratteristiche che potrebbero essere percepite dai fruitori contemporanei come indigeste, o quantomeno vetuste. Scelte di ammodernamento che di certo alleggeriscono la progressione, ma che per fortuna non smorzano affatto il livello di sfida generale, che non tarda a farsi ben sentire fin sul finire della prima metà del viaggio, come in molti seguaci dell'opera disperatamente ricorderanno.

Scatta che ti passa

Coccolare unicamente chi si prepara a muovere i primi passi nell'universo DQ sarebbe comunque stato indelicato nei confronti degli estimatori di lungo corso, ed è per questo che il nuovo Dragon Quest VIII: L'Odissea del Re maledetto, che non è un port diretto, come ribadito più volte dal publisher, trabocca di contenuti e chicche esclusive che faranno di sicuro felice chiunque cercasse una scusa per reimmergersi in questo cammino di cinquanta e più ore. Dal punto di vista del racconto, gli affezionati avranno il piacere di notare l'inserimento di sequenze cinematiche realizzate a puntino per questa versione, oltre a un ending alternativo che, com'è giusto che sia, lasciamo totalmente alla prova diretta dei nostri lettori.

Le cut scene, possiamo anticipare, riguardano per lo più i trascorsi di alcuni protagonisti e del giullaresco antagonista, e beneficiano inoltre della chiamata alle armi di tutti gli interpreti vocali del gioco per home console. Ulteriori alterazioni che strizzano l'occhio soprattutto ai fan interessano poi i dungeon, uno dei quali esplorabile oggi per la prima volta, altri invece già presenti nell'originale e meramente rivisti in termini di puzzle solving. Per non parlare dell'introduzione -parecchio proclamata dai trailer promozionali- di due nuovi personaggi giocabili, su PS2 pensati per essere semplici NPC. Se la bella Red entrerà automaticamente a far parte del gruppo dopo una ventina di ore dall'inizio della campagna, potremo invece reclutare Morrie, stravagante allampanato dall'accento italiota, soltanto intercettandone la side-quest di riferimento. Proprio alle missioni secondarie si collega poi un'altra aggiunta di spessore. Se da un lato torneranno immutati tutti gli incarichi trasversali sui quali l'utenza ha già speso ore su ore in passato, dalla raccolta delle minimedaglie della principessa Minnie al torneo di lotta tra creature elité nell'Arena dei Mostri, dall'altro il neonato adattamento tascabile porta in dote un contenuto nuovo di zecca, legato a doppio filo alla funzione Camera Mode della due schermi. Parlando con un nuovo personaggio non giocante, Cameron Obscura, avrà infatti inizio la cosiddetta "Photo Quest", che, come la denominazione suggerisce, chiede al giocatore di eseguire degli scatti fotografici molto specifici a bestie, NPC, luoghi o item da collezione -per lo più statuette di Slime dorati- sparsi in ogni dove tra le città e i sentieri della world map. Si tratta quindi di una sub-quest estesa che consente a chi ne porta a termine le varie sfide di ottenere una congrua quantità di bonus e oggetti da sfruttare nell'arco dell'in-game. È singolare, oltretutto, la possibilità di "regalare" le proprie foto memorizzate su SD agli amici via StreetPass, così da eventualmente aiutarli a completare l'album; un modo certamente sensato per incoraggiare la condivisione anche all'interno di un titolo che, per genere d'appartenenza, non ne prevedrebbe un grado particolarmente elevato.

Dragon Quest VIII: L'Odissea del Re Maledetto Tornare a setacciare le terre di Dragon Quest VIII: L’Odissea del Re maledetto è risultato molto più piacevole di quanto ci si potrebbe aspettare da un titolo che, al di là dell’affetto individuale, ha pur sempre una decina di anni sulle spalle. Parte consistente del merito va riconosciuta a un JRPG che, pur molto classico nella struttura, ha saputo coniugare fin da principio un gameplay immediato a un tasso di sfida tutt’altro che insignificante, il tutto contornato da una narrazione semplice ma sempre appassionata e trottante. In seconda battuta, è proprio la riedizione per 3DS a metterci del proprio per donare un po’ di brio all’insieme. Non un adattamento muscolare com’è stato, a livello tecnico, quello recente di Dragon Quest VII, ma comunque una conversione realizzata con rigore, ben capace di dire la sua in quanto a generosità dell’offerta e ad efficacia delle nuove feature inserite per rinverdire l’esperienza di gioco. Altresì rinforzato da una portabilità che, in opere così longeve, non fatica a tradursi in vero e proprio plusvalore, il prodotto, così confezionato da Nintendo e Square Enix, rappresenta senz’altro la versione migliore, contenutisticamente parlando, per chi, di giovanissima generazione, desiderasse recuperare una perla conclamata del bel videogiocar di ruolo. La voglia residua di aiutare ancora una volta Trode e Medea nel risolvere ogni loro traversia saprà invece dar consiglio a chiunque avesse già intrapreso l’avventura a suo tempo; l’abbondanza e qualità di gran parte delle nuove aggiunte, in ogni caso, potrebbero fungere da incentivi da non sottovalutare.

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