Recensione Dragon's Lair 3D

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco Dragon's Lair 3D - 384

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Disponibile per
  • DS
  • Xbox 360
  • Ps3
  • iPhone
  • Vi ricordate...

    Da qualche anno siamo ormai abituati a
    leggere sulle scatole dei videogiochi l'età limite sotto la quale è
    sconsigliabile l'utilizzo di un determinato prodotto. Sulla copertina di
    Dragon's lair 3D si sarebbe dovuto indicare 30+ e viene da pensare che quel 3+
    che spicca sulla copertina sia solo un errore di stampa. Certo non ci riferiamo
    ai contenuti del gioco, del tutto accessibili anche ai più giovani
    videogiocatori, ma piuttosto al target che i programmatori della Ubi Soft
    avevano in mente quando hanno messo in cantiere questo prodotto. Infatti tutti
    coloro che hanno più di trent'anni, e che fin da ragazzini hanno sentito
    pulsare la passione per i videogiochi, all'epoca solo da bar o poco più, non
    possono dimenticare l'arrivo nelle sale giochi del 1983 di Dragon's Lair, il
    primo gioco su laser disc, come allora veniva pubblicizzato. In realtà si
    trattava di una serie di filmati che si attivavano se il giocatore di turno
    interveniva con tempismo sui comandi, ma l'effetto che portò con sé fu
    esplosivo: file interminabili, e lire, all'epoca si usavano quelle, che
    andavano via come il pane.

    Cosa è
    cambiato

    Sono passati vent'anni e nulla è cambiato. O
    meglio, la storia è sempre quella: il prode cavaliere Dirk è chiamato a salvare
    la bella principessa Daphne (ma anche nel 1983 era così svestita?!), dalle
    grinfie del mago Mordroc e del drago Singe che l'ha rapita (ancora non si è
    capito cosa ci trovino dei draghi in queste fanciulle, oggi più procaci di un
    tempo). Per fare questo dovremo entrare nel castello pendente dove la
    principessa è stata imprigionata e superare ogni genere di ostacolo per giungere
    fino all'amata. Questo il riassunto del filmato che ci accoglie al primo avvio
    del gioco. A questo punto dovrebbero cominciare i cambiamenti, vent'anni non
    possono essere passati invano: i cambiamenti ci sono, ma certo non quelli che
    sarebbe lecito aspettarsi. Come dice il titolo l'avventura è a tre dimensioni,
    e già dal punto di vista grafico la realizzazione si presenta buona, ma nulla di
    più. I personaggi sono in cell-shading al contrario dello sfondo su cui si muove
    l'azione, e la resa non è delle più felici. Peraltro l'ambientazione quasi
    sempre al chiuso semplifica il lavoro dei programmatori, ma anche l'occhio
    vorrebbe la sua parte. Non mancano comunque ambientazioni ben riuscite ed anche
    coinvolgenti. Il gioco è accompagnato da una serie di numerosi brani musicali
    che si alternano nell'accompagnamento dell'azione, ma il sonoro va poco più in
    là. C'è da chiedersi se il nostro eroe non abbia perso la favella in qualcuno
    dei suoi epici scontri, perché l'unica cosa che sa fare è sottolineare con
    suoni gutturali e senza significato i suoi movimenti. Al contrario chi parla
    molto è la principessa che fin dal vostro ingresso nel castello vi guiderà
    dandovi consigli ed indicazioni utili attraverso un amuleto. Daphne parla in
    inglese, ma tutto sarà reso più semplice dalla sottotitolazione in
    italiano.

    Salta.... ti ho detto: salta!!

    Ma il punto su cui il titolo della UbiSoft mostra evidenti lacune è
    il controllo di gioco, spesso assai impreciso. Una circostanza che assume
    particolare rilievo se si pensa che la gran parte dell'azione si svolge tra
    salti, trabocchetti, passaggi tra liane che spesso non vi riusciranno perché il
    vostro paladino avrà deciso di fare qualcosa di completamente diverso da quello
    che avete cercato di comandargli lasciando così che, in certe situazioni, la
    frustrazione faccia la sua impassibile comparsa. Non vi preoccupate però, ogni
    volta lo scheletro di Dirk riprenderà vita e vi permetterà di riprovare ancora.
    Peraltro tutto il gioco è una fiera dei più classici ostacoli e trabocchetti del
    genere: salti, enigmi, piattaforme che si muovono, martelli che tentano di
    schiacciarvi, stanze che si riempiono d'acqua e chi più ne ha più ne metta. In
    questo senso il gioco non si può certo classificare breve, però una certa
    sensazione di ripetitività inevitabilmente assalirà parte dei videogiocatori.
    Contribuisce a questa sensazione il sistema di combattimento, che si riduce ad
    una serie di pressioni del tasto x nella più tipica applicazione dello stile:
    dove colpisco, colpisco. D'altronde se funziona, perché cambiare?, si saranno
    chiesti i programmatori... ma è davvero così?

    I bei tempi che
    furono

    Resta però, e questo è
    indubbiamente il punto di forza del gioco, quell'effetto nostalgia che non può
    non prendere chi abbia giocato a Dragon's Lair nelle sale giochi. I personaggi
    sono gli stessi, le ambientazioni anche e molte scene e stanze riproducono
    fedelmente quelle viste nell'ormai lontano 1983. Come dimenticare la scena del
    disco che cade nel vuoto o quella dell'armatura che picchia con la spada sulla
    scacchiera elettrica? Insomma, un prodotto consigliato ai giocatori non tanto
    smaliziati, o a quelli, ormai con qualche capello bianco, che vogliono poter
    dire “io c'ero” e rivivere i bei tempi andati... ed in fondo non fa mai
    male.

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