Recensione Dragon Trainer

Un Tie-In dedicato al nuovo film DreamWorks

Versione analizzata: Xbox 360
recensione Dragon Trainer
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • DS
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3

Cominciare questa recensione con la solita trafila dedicata alla qualità media dei tie-in video ludici ci sembra alquanto noioso e dispendioso per la lettura. Conoscete il mondo dei videogiochi (e se così non fosse sappiate che il 90% di produzioni del genere sono da buttare), sapete come funzionano certe cose, quindi che ne dite se passiamo direttamente a raccontarvi del titolo dedicato a How To Train Your Dragon? Bravi, eravamo certi foste d’accordo!

Ambizioni... di fuoco

La pellicola (e di conseguenza il gioco), tratta dal romanzo di Cressida Cowell, racconta la storia a lieto fine del piccolo Hiccup, alle prese con le difficoltà adolescenziali causate dalla sua tribù vichinga. E’ tradizione nell’isola, infatti, che ogni giovane si cimenti in alcuni tornei che gli insegnino i precetti per crescere come un eroico dominatore di draghi. Mentre chiaramente il film approfondisce questo input tramite l’inserimento di un co-protagonista animale che funge da chiave di volta poi per l’intera sceneggiatura, il videogioco dedicato si concentra invece sull’aspetto rappresentato dalle fasi di addestramento del drago e sui primi combattimenti nei tornei giovanili.

Gli sviluppatori hanno optato dunque per una struttura che abbracci contemporaneamente elementi free-roaming, di lotta ed altri molto simili a quelli della serie dei Pokemon. All’inizio del titolo sarà infatti possibile scegliere fra un protagonista maschile o femminile, entrambi tratti naturalmente dal cast originale della pellicola. Salvo qualche scenetta, non è una scelta che andrà ad inficiare pesantemente sul prosieguo dell’avventura, rimanendo così ancorata ad un puro gusto estetico. Arriva poi il momento di fare la conoscenza del primo drago (il gioco prevede infatti un massimo di quattro animali nella propria squadra) e familiarizzare quindi con gli aspetti basilari della sua crescita. Nel far ciò, prenderemo confidenza con i comandi di gioco, chiaramente indirizzato verso una clientela molto giovane.
How To Train Your Dragon è praticamente diviso in tre fasi: gestione, esplorazione e combattimento. La prima, una sorta di misto tra Pokemon e The Sims, ci permette non solo di personalizzare completamente il nostro drago sotto l’aspetto delle caratteristiche fisiche donate dai classici punti esperienza, ma anche di “sistemarlo” esteticamente, sbloccando oggetti anch’essi direttamente riconducibili ai livelli di abilità guadagnati al termine di ogni combattimento. Passando a questi ultimi, essi traggono ancora una piccola ispirazione dalla celebre serie giapponese, integrandola però totalmente ad una filosofia molto vicina ai classici picchiaduro. Due combattenti si affrontano infatti nella solita arena “d’occasione”, sfidandosi a colpi di combo e attacchi di fuoco, preceduti da una fase nel quale andrà composto l’ordine dei propri combattenti, visto che, ricordiamo, il gioco prevede un team di draghi per un massimo di quattro elementi. Di conseguenza, quello sconfitto viene prontamente sostituito dal prossimo in diretta successione, chiamato ad affrontare il precedente vincitore in un nuovo round. E’ chiaro quindi che il primo giocatore che riesce a sconfiggere tutti i draghi avversari avrà fatto sua la partita. Inoltre, per conquistare ulteriori punti esperienza, sarà possibile cimentarsi in particolari sfide -che consistono, ad esempio, nel salvare un determinato numero di pecorelle, sciogliere al punto giusto dei blocchi di ghiaccio con le fiamme, volare all’interno di cerchi nel cielo e così via. I rimanenti momenti di esplorazione, praticamente a cavallo tra un torneo e l'altro (ne sono previsti quattro più un campionato finale), servono poi per completare eventuali quest secondarie, raccogliere oggetti per la cura dei propri animali, fare scontri occasionali nelle terre selvagge o per scegliere il nuovo drago da inserire in squadra come premio per aver vinto l’ultimo torneo disputato.

Drago che zoppica... e poi cade

Ora, almeno sulla carta, parrebbe che il gioco oggetto di questa recensione sia una manna per gli amanti del genere. Gli sviluppatori sono stati bravi (almeno in questo) a costruire una struttura potenzialmente interessante, che ha il merito di sfruttare nel miglior modo possibile -videoludicamente parlando- la storia narrata dalla pellicola. Altrettanto lapalissiano però è affermare che, come capita sovente per i videogiochi su licenza, nonostante le buone intenzioni si sia andati totalmente fuori strada. Giocare a Dragon Trainer (abbreviamo cosi la lunga denominazione) lascia l'impressione che il titolo sia stato costruito con estrema superficialità. La personalizzazione è di per sé buona e divertente da affrontare, ma tutto si perde nell'eccessiva facilità che ammorberà tutte le sessioni di gioco, facendo in modo che anche i più piccoli trovino assolutamente poco stimolante la crescita della propria creatura: basterà infatti cimentarsi in quattro sfide d’allenamento ed altrettante preparate dai mini-giochi per rendere anche il neo-arrivato non solo tra i migliori, ma addirittura la punta di diamante del proprio team. La ripetitività dei minigiochi, poi, che non riescono a variare poi di molto nemmeno nei livelli di difficoltà più elevati, contribuisce a generare quella sensazione assoluta di noia dopo poche ore di gioco.
I combattimenti sono invece l’essenza pura del “button mashing”. Giusto per dovere di cronaca, abbiamo provato diverse volte ad affrontare, nei tornei, nemici equipaggiati con draghi nettamente più forti dei nostri, lasciando addirittura questi affamati e mal riposati. Il risultato? Ci è bastato usare la solita combo di stordimento seguita poi da un potente attacco di fuoco per mettere KO dopo un paio di colpi l’avversario. A tutto ciò si aggiunge un'intelligenza artificiale troppo deficitaria, che riduce il nemico a ripetere quattro mosse in croce. Se anche volessimo salvare il titolo (ma creadiamo che anche l'utenza più giovane debba essere stimolata) il resto non ci aiuta a formulare un giudizio positivo: le combo sono poche e tutte simili tra loro, e non danno la possibilità quindi di aggiungere pepe neanche negli scontri finali dell’avventura. Metteteci anche una risposta ai comandi a volte tardiva e avrete un'idea quasi perfetta del perchè il titolo risulta assolutamente insufficiente. Per concludere questo argomento, diciamo che l’esplorazione è fine a se stessa, l’area di gioco è davvero minuscola e le quest secondarie, inutile dirlo, sono talmente banali che vi troverete a rifiutare tutte le proposte degli abitanti. Più che una scortesia nei loro confronti, è un favore a voi stessi.

Fuochi Spenti

A salvare questa produzione non interviene purtroppo neanche il comparto tecnico, falcidiato anch’esso da un'eccessiva superficialità che ha penalizzato infine la qualità complessiva del gioco. Gli ambienti sono infatti spogli, scarni e poverissimi di dettagli; lo stesso dicasi per i modelli poligonali dei personaggi, gli effetti di luce praticamente inesistenti, fisica e realizzazione dell’acqua prese direttamente da titoli di due lustri fa. Qualche volta intervengono persino dei rallentamenti ed una serie di caricamenti eccessivamente lunghi.

Nulla cambia con il comparto audio. Un brutto doppiaggio in italiano viene infatti accompagnato da effetti sonori sempre uguali tra loro e un paio di temi musicali che, seppur gradevoli, si ripeteranno per tutta l’avventura, senza cambiare mai di una nota se non proprio nelle fasi finalissi del gioco. La longevità, infine, p quella di un’avventura completabile tranquillamente in un week-end, ma considerata l’alta ripetitività dell’azione di gioco e lo scarso interesse generato dalla trama, il tasso di abbandono sarà -crediamo- altissimo. E pensare che un obiettivo Xbox 360 vi premierebbe se giocate l’avventura o la modalità arcade (una sorta di VS in stile picchiaduro, l’unico multiplayer previsto dal gioco) per circa 20 ore. Provateci, la costanza sarà premiata!

Dragon Trainer Aldilà di una certa ironia ostentata in sede d’articolo, siamo costretti a bocciare assolutamente How To Train Your Dragon. Nonostante le buone intenzioni, gli sviluppatori non sono riusciti a dare profondità ad una struttura potenzialmente buona, e sono colpevoli di aver rilasciato un prodotto senza un'identità precisa. Nessun aspetto merita la sufficienza, le fasi ludiche troppo ripetitive e poco ispirate si mischiano ad un comparto grafico che avrebbe sfigurato sulle vecchie macchine da gioco, e ad una longevità vittima diretta dei difetti presentati. In ogni caso, siamo sempre di fronte al solito gioco su licenza, atto a sfruttare l’onda di successo della pellicola cinematografica. E mentre il publisher incassa felice, l’industria dei videogiochi non cambia di una virgola.

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