Recensione Dynasty Warriors 4

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco Dynasty Warriors 4 - 324

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Disponibile per
  • Ps2
  • Xbox
  • L'Impero è crollato

    Come
    consuetudine Koei ripropone anche quest'anno (per la seconda volta su Xbox, con
    un'altra conversione da PS2) l'ennesima versione del suo Dynasty Warriors,
    picchiaduro a scorrimento che ha sempre saputo distinguersi per la collocazione
    storico temporale e la buona dose di strategia prima e dopo ogni combattimento.
    La saga realizzata dal team interno Omega Force non si è mai distinta per
    particolari rivoluzioni fra un episodio e l'altro, quanto piuttosto per i
    continui miglioramenti adoperati nel tempo. La trama e l'ambientazione sono
    sempre le solite, la guerra dei tre regni in Cina. Dopo il dominio centenario
    dell'impero di Han tutto comincia a cadere in rovina e a sfaldarsi, una serie
    assai numerosa di rivolte prendono luogo ovunque nel paese, l'impero di Han si
    distrugge completamente e al suo posto regna il caos e l'anarchia del popolo
    che è impegnato in molteplici e piccoli gruppi organizzati interessati solo al
    proprio tornaconto invece che alla salvezza del paese. Qui si collocano i regni
    di Wu, Wei e Shu. Generatisi dallo sfaldamento dell'impero Han e portati avanti
    da molteplici personaggi con diversi background e diverse motivazioni. Come
    prevedibile la suddivisione di questi tre regni diventa motivo di metaforizzare
    il tutto e identificare chiaramente in ognuno dei tre regni approcci ben
    diversi. Democrazia e utopia, forza e ideali, ordine e splendore del vecchio
    impero e così via. L'aspetto interessante, spesso assente nella tradizione
    storiografica classica occidentale, è l'assoluta equità e bilanciamento dei
    valori e ideali di ognuno di questi tre regni, nessuno è “migliore” o “più
    buono” degli altri. Questo è l'input di partenza della trama di ogni Dinasty
    Warriors. A questo punto diventa lampante porsi il dubbio se non sia forse
    monotono e noioso dover rigiocare ogni volta la stessa trama. Lo è
    limitativamente. Con il procedere della serie son stati aggiunti molti più
    “episodi” e approfondimenti, e con questo DW4 siamo più vicini che mai
    all'effettiva realtà storica della Cina dell'epoca.

    Visioni
    dell'Impero

    La saga non ha mai
    puntato troppo sul dettaglio e l'impatto grafico-visuale del singolo
    personaggio, quanto piuttosto sul numero degli stessi e sugli ampi spazi aperti.
    E' situazione standard trovarsi a combattere contro più di trenta soldati
    contemporaneamente sullo schermo. Da questo punto di vista le cose sono
    sicuramente migliorate in DW4. Nel precedente episodio venivano visualizzati al
    massimo un certo numero di modelli poligonali degli avversari, quelli in esubero
    comparivano su schermo non appena sconfitto uno di quelli visualizzati. Continua
    a succedere in DW4, ma il numero più esiguo di solditati esclusi dalla
    visualizzazione e l'assoluta ininfluenza di questo aspetto sulla giocabilità
    rendono questo fattore ancora più irrilevante di quanto già non fosse. La
    qualità delle textures è rimasta piuttosto bassa rispetto agli standard di Xbox,
    tuttavia è possibile apprezzare miglioramenti, soprattutto sulle textures di
    personaggi ed edifici. Difficile quantificare se i personaggi siano realizzati
    con più o meno poligoni rispetto al passato, ciò che invece è chiaro è che
    sicuramente è stata posta molta più cura nella loro modellazione. Nonostante
    persista una generale somiglianza fra tutti i vari soldati adesso sono presenti
    molte più varianti, il tutto rende più gradevole e meno monotona visivamente
    l'esperienza di gioco. Non solo, i modelli poligonali son stati proprio
    progettati “meglio”, adesso gli indumenti e i vestiti non fanno parte del
    modello poligonale stesso, ma sono altri modelli “montati sopra”, questo ha
    permesso di creare svariati vestiti anche molto differenti fra di loro per tutti
    i personaggi principali. Uniamo questo fattore dei modelli poligonali a textures
    di qualità e soprattutto varietà superiore e otteniamo un bel passo avanti per
    quello che costituiva un limite non indifferente nei precedenti episodi del
    gioco: l'eccessiva somiglianza fra personaggi. I nomi distanti dalla nostra
    cultura occidentale e poco consoni ad essere memorizzati, la trama complessa che
    vede alleanze e tradimenti continui (e porta quindi a vedere ripetuti “salti” di
    barricata da parte di alcuni personaggi) e i generali completamente identici fra
    di loro e differenziati solo da un set di 10 modelli base precostituiti, erano
    fattori che portavano, tutti insieme, a spiacevoli sensazioni di “stordimento” e
    “confusione” per il giocatore. Tutto ciò non è sparito del tutto, ma
    indubbiamente con l'attuale configurazione del gioco lo si limita, ed è dunque
    un bel passo avanti. Altri miglioramenti possono essere individuati nella
    trasparenze (finalmente di ottima fattura), negli effetti di luce/particellari e
    nel draw distance. Il draw distance è sempre stato un grosso problema della
    serie e purtroppo non è in questo episodio che il problema viene risolto,
    tuttavia è certamente possibile notare come l'orizzonte sia decisamente più
    lontano, la sensazione di essere perennemente avvolti dalla nebbia è meno
    pressante di quanto non fosse in DW3. Migliorato anche il framerate, che
    difficilmente mostra particolari incertezze, e le animazioni dei personaggi
    principali. Nonostante tutto però il gioco appare come una conversione rapida e
    indolore dall'originale su Playstation 2, sarebbe stato bello se Koei avesse
    messo un po' più di attenzione nello sfruttare le potenzialità di Xbox,
    dopotutto hanno dimostrato di saper fare qualcosa con il loro Crimson
    Sea.

    I Suoni dell'Impero

    Dynasty Warriors ha sempre presentato, per ciò che concerne il reparto
    audio, una singolare combinazione. Vista l'ambientazione sarebbe lecito
    aspettarsi musiche orientali tipiche dell'epoca, magari remixate con l'ausilio
    di basi ritmiche per fornire energia nelle fasi più concitate. Invece DW ha
    sempre presentato musiche rockmetal di tipica ispirazione anni 80, che per
    quanto gradevoli sono decisamente in contrasto con tutto il contesto ludico. In
    questo DW4 fanno capolino per la prima volta alcune musiche e ritmi tipicamente
    orientali; rappresentano una piacevole sorpresa ma non obliterano completamente
    il contrasto a cui si accennava prima. Presente il supporto Dolby 5.1 in-game
    (anche se la spazialità sonora non è certo implementata nel migliore dei modi) e
    migliorata la qualità e varietà degli effetti sonori (pur senza raggiungere,
    purtroppo, particolari apici di eterogeneità). Il parlato rimane solo in
    inglese, il sampling è a buona qualità, la recitazione su livelli più
    accettabili rispetto a DW3 e il numero di voci diverse impiegate è sicuramente
    incrementato. Tuttavia è spiacevole che non sia stato utilizzato lo spazio reso
    disponibile sul DVD per includere anche le voci originali giapponesi, di qualità
    decisamente superiore a queste americane che, nonostante i miglioramenti, ancora
    non raggiungono i livelli del doppiaggio originale.

    Le Battaglie dell'Impero

    Veniamo quindi ad
    analizzare il fulcro del titolo, la giocabilità. La saga si è sempre distinta
    per la facilità nell'imparare i comandi di base e, purtroppo, anche per la
    monotonia che a lungo andare tali meccaniche portavano con se. Tuttavia, come
    ogni buon fan della serie sicuramente già sa, il gioco non è solo un semplice
    hack & slash. Prima di ogni episodio è possibile cambiare equipaggiamento al
    proprio personaggio con oggetti, armi, accessori e quant'altro, fare
    altrettanto per le proprie guardie del corpo, analizzare la posizione delle
    truppe alleate e avversarie, visualizzare gli obiettivi da raggiungere. La
    meccanica di base non è stata rivoluzionata. Rimane un tasto per l'attacco
    normale, uno per l'attacco speciale, uno per l'attacco musou (super mossa) e
    uno per il salto. Non hanno cambiato radicalmente questa meccanica, tuttavia
    Omega Force ha cercato di limitare il suo principale difetto, la monotonia,
    lavorando su tutto il contorno. Sono aumentate le combo disponibili, è possibile
    caricare la barra dell'energia musou tenendo premuto il tasto, è possibile fare
    nuove mosse e prese e soprattutto son state curate molto la differenziazione e
    il bilanciamento di tutti i diversi personaggi, che invece si assomigliavano fin
    troppo nell'episodio precedente, aspetto estetico a parte. Maggiore importanza
    è stata data alle juggle e alle combo fra il proprio personaggio e l'AI degli
    alleati. Ci sono adesso ben tre tipi di cavallo, rimane l'elefante introdotto
    nella passata edizione, rimane la possibilità di disarcionamento automatico se
    il proprio personaggio è di livello troppo basso rispetto al cavallo, e adesso è
    possibile, in particolari condizioni e punti specifici della mappa, costruire
    armi d'assedio (come le catapulte ad esempio). Sempre per ciò che riguarda la
    varietà degli ambienti è piacevole notare come un maggior numero di texture
    diverse si sia ripercosso anche sulla varietà e struttura delle locazioni,
    disponibili in questo titoli in numero superiore a 40. Rimane purtroppo il
    limite dell'esplorazione. Per quanto si tratti di ambienti completamente 3D e
    per quanto i personaggi dispongano dell'azione di salto, l'esplorazione è
    limitata solo alle “strade” e agli edifici più grandi. Il tutto è insomma un
    po' appiattito ad un livello di piano bidimensionale, dove la possibilità di
    fare uso della terza dimensione per esplorazione e per salire in altezza
    sussiste raramente. I personaggi dispongono di molte più armi ed accessori
    adesso, e ogni arma inoltre possiede un suo livello, proprietà e combo
    specifiche. Quindi non necessariamente un'arma trovata successivamente nel
    gioco è migliore di quella che si possiede, magari può esserlo in certi usi ed
    in altri no. A proposito del ritrovamento di oggetti va detto che le cose son
    molto più difficili adesso, e quindi difficilmente ci ritroveremo con un
    personaggio super potenziato già dopo una partita molto approfondita (ossia dove
    si è esplorato tutto e preso tutti i bonus presenti sulla mappa). Ma veniamo
    all'innovazione più importante: l'intelligenza artificiale. Da un sistema a
    “schemi predefiniti” come nei giochi precedenti si è passati ad uno schema a
    “reazione”. Ossia l'AI reagirà in modo diverso a seconda di varie situazioni:
    la nostra potenza, il nostro grido di guerra, lo stato delle altre truppe a loro
    alleate etc etc. Ci troveremo circondati da soldati quando avremo poca energia,
    e faremo fatica a rincorrere soldati codardi che scapperanno di fronte alla
    nostra potenza. Inoltre l'AI collabora con se stessa, soldati diversi fanno
    combo insieme, attaccano contemporaneamente invece di aspettare il loro “turno”
    e tante altre piccole sottigliezze che non vale la pena di descrivere in questa
    sede. Ovviamente il tutto si applica anche all'AI dei propri soldati. Ciò che
    veramente è importante è che non ci è mai capitato di fare due partite uguali,
    di trovare sempre i soliti soldati fermi nella solita posizione ad aspettare il
    nostro arrivo, etc etc. Il tutto rende l'azione molto più varia, bilanciata ed
    appagante e, insieme a tutti i fattori elencati in precedenza, limita fortemente
    la naturale ripetitività insita nel gameplay del gioco che ormai comincia a
    sembrare sempre più antiquata.

    Le Possibilità
    dell'Impero

    Il gioco si presenta decisamente meglio di
    quanto non facesse DW3, menu più curati, opzioni più ampie, discreta qualità (e
    quantità, oltre 30!) dei FMV e soprattutto localizzazione COMPLETA in italiano.
    La cosa fa particolarmente piacere visto il ritorno dell'opzione Encyclopedia,
    qui presente in forma ancora più dettagliata e user friendly di quanto non fosse
    prima. In questa modalità sarà possibile imparare tutto ma proprio tutto quello
    che c'è da sapere sul crollo dell'impero di Han e la guerra dei tre regni,
    sulle parole tipiche utilizzate, sui tantissimi personaggi, sulla loro storia
    etc etc. Se si considera che comunque sono dati storici reali è anche un
    discreto bagaglio culturale che ogni giocatore potrà fare suo. Fra le modalità
    troviamo il Musou mode, che altri non è che uno “story mode”. All'inizio è
    possibile scegliere uno dei 3 regni e proseguire lungo il percorso della loro
    storia. Fa piacere notare come il Musou mode si sia evoluto: è possibile
    cambiare personaggio (scegliendo ovviamente uno del proprio regno) prima di ogni
    battaglia, inoltre adesso l'evolversi della trama ha una struttura ad albero,
    ovvero con frequenti bivi, sarà quindi necessario finire lo story mode con ogni
    regno più e più volte per sbloccare tutte le armi, tutti gli scenari, tutti i
    personaggi etc. Interessantissimo stimolo, insieme a molti altri, per continuare
    l'esperienza del gioco anche a lungo andare nel tempo, la longevità è
    decisamente alta. E' presente la modalità vs sia normale che cooperativa. Lo
    schermo viene sempre diviso in split screen orizzontale e la grafica, purtroppo
    anche qui, viene fortemente ridotta. Fortunatamente la qualità complessiva del
    prodotto, dal punto di vista grafico, è aumentata, quindi nonostante continui a
    sussistere un calo di prestazioni nella modalità a schermo condiviso, adesso è
    sicuramente più giocabile di DW3, che a volte diventava davvero frustrante e
    inguardabile. Presente ovviamente anche la modalità “free” dove giocare con
    calma ogni scenario sbloccato, da tutti i punti di vista (Wu, Shu, Wei, Han,
    Turbanti Gialli etc etc) e sbloccare tutti i segreti che nasconde. Interessante
    aggiunta poi è quella di customizzare i generali e le guardie del proprio regno,
    nell'apposita modalità Edit.

    La Conclusione dell'Impero

    Il gioco presenta tante, ma veramente tante,
    novità e miglioramenti in quasi tutti gli aspetti del gioco, da quelli più
    pratici e fruibili nel gameplay, ad altri più collaterali come grafica sonoro
    etc. Alcuni sono di importanza discutibile, altri decisamente rilevanti.
    Tuttavia anche se la fodera di questo cuscino è stata rifatta in quasi ogni
    aspetto, e rifatta davvero molto bene, l'imbottitura rimane la stessa. I fan
    ovviamente non percepiranno nulla di ciò, se non un gioco migliorato in tutto e
    per tutto, ma onestamente la serie è arrivata ad un punto dove, per andare
    avanti, ha decisamente bisogno di cambiare radicalmente la sua struttura e le
    sue meccaniche, che cominciano davvero a risentire un po' troppo dell'età,
    nonostante i vari lifting. Ad ogni modo Dynasty Warriors 4 è un ottimo
    picchiaduro a scorrimento che sa distinguersi da tutti gli altri per la
    bellissima ambientazione storica, i profondi elementi di strategia (contrapposti
    alla facilità con la quale si imparano i comandi base) e l'ottima AI. Se non
    avete mai giocato alla serie è decisamente questo il titolo dal quale
    cominciare, senza ombra di dubbio il migliore della
    serie.

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