Recensione Dynasty Warriors: Empires

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Recensione Dynasty Warriors: Empires
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS2
  • The Art of War

    Dynasty Warriors è un tassello di storia, nel suo piccolo.Lo è per diversi motivi: prima di tutto per essere stato riesumato dopo il fallimentare esordio come alternativa a Tekken nel ‘97 , poi per essere riuscito a rimanere una delle saghe di genere più longeve su Ps2, dopo la fine dell'iniziale ondata di Kessen e cloni.Dopotutto, l'innegabile merito di Dynasty Warriors è il fascino della storia che racconta, cioè la sanguinosissima successione di guerre dinastiche durante il medioevo cinese, parecchi anni prima della nascita di una vera e propria "civiltà moderna" in occidente.Proprio in questo contesto, 2500 anni fa, un uomo di nome Sun Tzu scrisse "L'Arte della Guerra"; preziosissimo manuale in cui questo guerriero decise di consegnare alla storia le sue conoscenze strategiche per vincere qualsiasi battaglia.Oggi, questo testo, per i suoi insegnamenti di comportamento produttivo e non distruttivo, è diventato modello d'ispirazione per aziende e manager di tutto il mondo.

    Combat Evolution

    Questa introduzione è doverosa per capire la sospirata innovazione apportata in DW da questo Empires: la tattica militare.Un cambiamento all'apparenza minimo, ma assolutamente necessario per donare nuova linfa ad una saga oramai obsoleta e sempre più povera di idee.Certo, se lo spirito del gioco rimane sempre al suo posto, e dunque controlleremo per l'ennesima volta un singolo eroe capace di trucidare centinaia di nemici, non avremo più la libertà di muoverci a nostro piacimento buttandoci a testa bassa verso l'accampamento del generale nemico.Questa volta, dovremo combattere seguendo percorsi si a nostra scelta, ma stando attenti che non minino la sicurezza del nostro campo base o che ci portino lontano dai nostri obiettivi; inoltre non di rado dovremo preoccuparci di proteggere anche i nostri compagni, siano essi altri generali o luogotenenti al nostro servizio. In poche parole, la prudenza con la quale affrontare uno scontro non sarà mai troppa, soprattutto per il fatto che in Empires ogni personaggio ha un numero fisso di soldati, e che quindi potremo ritrovarci con pochi uomini, magari già decimati in una precedente campagna militare, contro un esercito in piena efficienza.Come avrete potuto intuire, lo schema di gioco è stato quasi completamente rinnovato: stavolta baseremo le nostre conquiste seguendo una mappa strategica, dove controllare regioni prese, signori nemici da piegare e alleati. Inoltre, dopo aver preso un territorio, ogni compagno ci offrirà la scelta di una mossa tattica: come ad esempio la produzione di nuovi artefatti o un potenziamento per le truppe, per determinare la buona riuscita delle nostre azioni future. La famiglia con la quale vi schiererete avrà inizialmente pochi altri generali, ma al termine di ogni battaglia (andata a buon fine), si potrà decidere se arruolare eventuali avversari catturati; allargando il considerevole numero di personaggi selezionabili.La maggior parte di questi proviene dai capitoli precedenti, ma grazie ad un edit mode completamente rinnovato e ampliato potrete creare il personaggio che più vi aggrada, oppure importarne direttamente uno creato in DW 4.

    Gameplay

    Nonostante la maggiore profondità profusa dalla Koei, il gameplay di Empires è lo stesso degli altri capitoli, con tutti i suoi pregi e difetti.Quindi, la sua estrema facilità di assimilazione si rivela essere proprio la spada di Damocle che pende sulla testa del gioco: anche se le missioni avanzate sono discretamente lunghe, vi stuferete ben presto di non poter fare altro che massacrare centinaia e centinaia di nemici, per la maggior parte piuttosto stupidi.Oltretutto, le modalità aggiuntive come il survival mode sono state pensate esclusivamente per due giocatori, perciò anche se le giocherete da soli dovrete sorbirvi un fastidiosissimo split screen che, in un titolo di questo tipo, rallenta alquanto l'azione e la comprensibilità di essa.Sul piano tecnico, le uniche cose che Empires offre rispetto ai suoi predecessori sono delle musiche più curate e un impianto grafico più solido, con la sparizione quasi totale del vecchio fogging e un numero maggiore di situazioni e personaggi sullo schermo senza rallentamenti.Ma tutto questo può bastare per tenere in vita una saga che ha già perso tanti estimatori per la sua ripetitività?Sarebbe ingiusto stroncare il primo tentativo della Koei di variare la sua formula: pur trattandosi del consiglio più abusato nel mondo delle recensioni, a mio parere Empires merita di essere provato da chi non ha mai giocato a DW, oppure da tutti gli appassionati della saga che vogliono credere nell'inizio di un cambiamento da parte della loro (probabilmente) software house preferita.

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