Recensione Electronic Super Joy

Una nuova perla indie che farà letteralmente impazzire i maniaci delle sfide impossibili

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Alessandro Trufolo Alessandro Trufolo ha visto la sua prima schermata di Game Over in età precoce: per il trauma, è cresciuto inserendo cartucce e dischi vari in qualsiasi console o computer gli capitasse a tiro. Quando ha deciso che di videogiochi voleva anche scriverne e parlarne, il dramma si è completato. Aiutatelo a superarlo su Facebook, Twitter e Google+.

Electronic Super Joy è un gioco che si assume le proprie responsabilità: una volta lanciato, infatti, la prima schermata che apparirà davanti ai nostri occhi ci avviserà dei pericoli legati ad attacchi epilettici, linguaggio diretto, contenuti sessuali, blasfemia, violenza ed omicidi che incontreremo durante il viaggio psichedelico che stiamo per affrontare. Quello che il titolo omette durante la sua introduzione è che il rischio più grande con il quale avrete a che fare durante le vostre partite è quello di incappare in un esaurimento nervoso, seguito dalla sistematica distruzione del vostro joypad (o di qualsiasi periferica stiate voi utilizzando) e, nei casi più gravi, la defenestrazione del vostro sistema di gioco. Electronic Super Joy si rivela infatti essere uno dei platform - e dei giochi - più difficili degli ultimi anni: la sua filosofia, più che non perdonare il minimo sbaglio al giocatore, è semplicemente quella di non concepire a priori alcun errore. Quello che aprirete entrando nei livelli di gioco, è il perfetto manuale del salto 'pixel perfect', del riflesso fulmineo e del tempismo al decimo di secondo: se pensate che anche solamente una di queste materie videoludiche non sia compatibile con la vostra tipologia di giocatore, siete autorizzati a passare direttamente ad altro. Per tutti gli altri, svisceriamo insieme l'offerta della nuova fatica targata Michael Todd Games.

PREPARE TO DIE

La componente narrativa di Electronic Super Joy è, come spesso accade in titoli appartenenti a questo genere, poco più che un pretesto per permettere al protagonista di partire per il suo viaggio: questa volta, la vicenda ruoterà tutta intorno al furto del prezioso sedere del nostro avatar, ballerino leggendario e formidabile, rubato da un malvagio mago per impedirgli di scatenarsi sui dancefloor più importanti del mondo. La stravaganza del suo incipit narrativo è accompagnata da una struttura di gioco nella quale trovano posto tutte le meccaniche platform più tradizionali, sempre introdotte con una necessaria gradualità (qui fondamentale) che ci porterà ad affrontare piccole sezioni di 'rodaggio' prima che le loro richieste si facciano proibitive. Durante il corso del gioco faremo quindi i conti con classici pavimenti scivolosi, piattaforme traballanti e semplici nemici da eliminare tipici di ogni esponente di questo genere; proprio il modo in cui potremo sbarazzarci delle creature che tenteranno di bloccarci il cammino è una delle prime escursioni verso lidi meno tradizionali: il classico 'salto in testa' di Mariesca memoria prende qui infatti una connotazione di abilità speciale, che per essere eseguita non richiederà solamente un semplice salto, ma anche un comando aggiuntivo che scaraventerà il protagonista a terra, permettendogli di eseguire uno smash letale per quasi tutte le creature ostili. Per quanto piccola ed apparentemente insignificante, tale impostazione è in grado di cambiare in modo sensibile il gameplay dell'intero gioco (esattamente come ognuna delle altre abilità delle quali il giocatore potrà usufruire) grazie ad un'altra scelta del team di sviluppo: i designer hanno infatti impostato i livelli di gioco - indipendentemente dal loro sviluppo orizzontale o verticale - come una gara contro il tempo, con lo schermo impegnato in un continuo inseguimento senza tregua del nostro avatar.

"Electronic Super Joy viaggia sempre sulla sottile linea che divide una difficoltà elevata da una semplicemente ingiusta e frustrante."

Partendo da questo presupposto, ognuno dei livelli è stato quindi brillantemente disegnato intorno alle abilità che avremo a disposizione per quella particolare sezione di gioco, rendendoli percorsi ad ostacoli in perenne movimento, nei quali vi ritroverete ad affrontare alcuni passaggi per decine e decine di volte prima di aver assimilato ogni esatto movimento ed input necessario per superare ogni ostacolo. A cambiare leggermente questa formula troveremo le boss fight: posizionate alla fine di ognuno dei mondi di gioco, queste offriranno variazioni al classico tema dei livelli standard, come oggetti da raccogliere in sequenza, sezioni shooter a bordo di un'astronave e altro ancora, sicuramente gradite per spezzare la perenne ed inflessibile richiesta di attenzione delle sezioni platform.
Per tutta la sua durata, Electronic Super Joy viaggia sempre sulla sottile linea che divide una difficoltà elevata da una semplicemente ingiusta e frustrante: ciò che vi spingerà ad affrontare innumerevoli volte anche le sezioni più difficili è infatti la certezza, immediatamente confutabile su schermo, che ogni piattaforma, dirupo, nemico ed ostacolo siano stati posizionati con una cura ed una meticolosità millimetrica, lungo livelli nei quali tutti gli elementi si muovono con la precisione di un meccanismo accuratamente studiato, rendendo il loro superamento solo una questione di tempo e molta pratica. Aiuta, in tal senso, anche un'intelligente disposizione dei checkpoint, in grado di far meglio digerire una struttura di gioco pesantemente incentrata sul trial and error. Per i collezionisti più estremi (o semplicemente masochisti), inoltre, gli sviluppatori hanno disseminato lungo gli stage delle particolari stelle da raccogliere, necessarie a raggiungere il fatidico 100% alla voce 'completamento di gioco': se già arrivare alla conclusione di uno dei mondi di gioco è un traguardo di tutto rispetto, trovare i nervi per farlo con tutte le stelle in proprio possesso è sicuramente motivo di immensa soddisfazione.

UN MONDO PSICHEDELICO

Oltre che nel level design, Electronic Super Joy sfoggia una spiccata personalità anche nella sua presentazione: lo stile grafico proposto dagli sviluppatori si allinea con quello più in voga nella scena indie, portandoci in un mondo retrò dove personaggi ed elementi dello scenario in perfetto stile pixel art/8-bit, si integrano a componenti decisamente più definiti e moderni, creando un universo psichedelico in perenne movimento. Estremamente d'effetto, la scelta di palette di colori aggressive ma per la maggior parte azzeccate, crea un forte contrasto tra gli elementi in primo piano, completamente neri, ed i fondali multicromatici. In alcuni casi particolari, tra luci, colori, oggetti, scie di movimento, e chi più ne ha più ne metta, l'effetto globale necessita di essere assimilato per qualche secondo dai propri occhi prima che questi possano garantirci la precisione necessaria ad affrontare i livelli, ma nulla che una buona dose di abitudine non possa farci facilmente superare.

"Lo stile grafico proposto si allinea con quello più in voga nella scena indie, in perfetto stile 8-bit."

Nonostante la volontà degli sviluppatori fosse palesemente quella di mettere al centro dell'esperienza di gioco la sua componente sonora, questa non riesce ad incidere sulla sua struttura come in casi ben più riusciti (Beatbuddy, per citare un altro titolo indipendente, o Rayman Legends per scomodare nomi più noti). Gli appassionati di musica elettronica dance e 'chiassosa', troveranno nell'ottima qualità dei brani composti dal DJ e producer Envy pane per i loro denti ma, complice anche l'enorme numero di restart, durante alcune nostre sessioni di gioco particolarmente stressanti la ripetitività di certe tracce ci ha costretto a pause ristoratrici nel silenzio più totale.
Ci lascia perplessi anche qualche caduta di stile presente in alcuni elementi di design, come i gemiti e le smorfie che sembrano uscite dal peggior film per adulti in circolazione, usate per accompagnare l'attivazione dei checkpoint, o le continue, e piuttosto inutili, allusioni sessuali e religiose all'interno di dialoghi e design dei nemici: la natura di tali elementi può certamente strappare qualche risata, ma la loro futilità ed incoerenza, in un una narrazione già di per se delirante, non aggiunge alcun valore alla produzione.
Buona, invece, la longevità globale: alla già difficilissima modalità principale, gli sviluppatori hanno infatti deciso di affiancare l'Infinite Love Mode, che vi metterà di fronte ad una serie infinita di livelli, molto più brevi di quelli standard e scelti completamente a caso, allo scopo di sfidare voi stessi o i vostri amici nel completarne il maggior numero possibile.


Electronic Super Joy Electronic Super Joy si propone come un'altra piccola perla, tra quelle che l'oceanica scena indie sembra portare a galla senza sosta. Nonostante qualche discutibile scelta a livello stilistico e di design, il nuovo titolo di Michael Todd si dimostra un platform il cui più grande valore si trova nei suoi veri protagonisti: i livelli di gioco. Grazie ad una progettazione estremamente precisa e curata, attraversare gli stage di Electronic Super Joy è esercizio di tenacia e pazienza, convogliate nell'unico obiettivo di scoprire quale sia l'esatta sequenza di comandi che ci porterà oltre l'ostacolo, per poi ricominciare tutto da capo di fronte allo scoglio successivo. Accompagnato da uno stile grafico d'impatto ed un accompagnamento sonoro che si dimostra, per gli appassionati del genere, di primissimo livello, con Electronic Super Joy scopriamo un must per tutti gli amanti di sfide estreme ma oneste, dove la vera competizione è contro la propria abilità di giocatori.

8

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