Elite Dangerous: Recensione della versione PlayStation 4

Il simulatore spaziale senza compromessi di David Braben arriva su PlayStation 4: la recensione di Elite Dangerous.

recensione Elite Dangerous: Recensione della versione PlayStation 4
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • L'arrivo di Elite: Dangerous su PlayStation 4 è una di quelle occasioni da non perdere, nelle quali una semplice recensione di un gioco già uscito su Pc e con ottimi risultati su Xbox One, diventa il pretesto per parlare di argomenti sì sempre inerenti al titolo in questione, ma che permettono anche di spaziare (mai termine fu più adatto...) oltre, "mappando" un genere nella sua interezza. Una recensione, l'ennesima di Elite Dangerous ma la prima su PlayStation, che può anche essere vista e letta come una sorta di seguito di quella di No Man's Sky, perché finalmente un pubblico totalmente all'oscuro di un genere potrà osservare il risvolto della stessa medaglia, medaglia che il gioco di David Braben e quello di Sean Murray non si contendono ma si dividono, vicinissimi eppure incapaci di specchiarsi l'uno dentro l'altro. I puristi si mettessero pure le mani nei capelli (come quelli che impazziscono quando gli dici che Yakuza è simile a Shenmue), ma Elite Dangerous ha moltissime cose in comune con No Man's Sky: entrambi i giochi sono sopravvissuti a un primo anno drammatico e sono maturati grazie a una serie di ottimi contenuti aggiuntivi; entrambi i giochi non hanno un vero e proprio scopo e permettono di specializzarsi in diverse attività; ed entrambi i giochi sono amati visceralmente da tanti, che li trovano estranianti e meravigliosi, e rigettati bruscamente da tantissimi utenti, che li reputano al contrario la quintessenza della noia. La differenza sostanziale si nasconde nell'amalgama utilizzata dai due team di sviluppo, peraltro geograficamente molto vicini (c'è voglia di stelle da quelle parti!): Braben e la sua Frontier hanno giustamente perseverato sulla strada intrapresa ben trentaticinque anni fa con il primo Elite, optando per il freddo metallo in simulazione totale, mentre Murray ed Hello Games hanno ricomposto la stessa formula immergendola in una soluzione drogata di colori, molto più semplice ma anche molto più introspettiva. Ambedue le opere sfruttano il nulla cosmico per dei gameplay sfilacciatissimi e di una lentezza estenuante da cui emergono, casualmente o meno, eventi unici e di conseguenza irripetibili, almeno nelle stesse perfette tempistiche dettate dal caso e da quel preciso incastro di destino.
    E il sogno Star Citizen? Il gameplay del gargantuesco gioco firmato Chris Roberts non ha ancora una vera e propria forma, ma si intuisce già abbastanza chiaramente che la direzione artistica è votata molto più all'azione. Nel suo essere così avveniristico, anche nel budget, Star Citizen (e non è detto che sia per forza un male!) è maggiormente popolare, meno criptico dei due giochi spaziali più chiacchierati degli ultimi anni. Naturalmente ci stiamo riferendo ad Elite e a No Man's Sky nel loro stato attuale, e non quello originario, su cui si percepiva non solo l'idea di fondo, ma anche le difficoltà di riuscire a portarla a compimento.

    Fisica newtoniana

    Elite Dangerous è ancora in crescita, e potrebbe continuare ad espandersi per anni e anni, ma non è detto che continui con lo stesso modello di business che lo ha accompagnato fino a oggi, sebbene questo si sia rivelato molto più intelligente del previsto. Elite Dangerous è un gioco online che non richiede abbonamenti mensili, reggendosi sulle vendite sei season pass annuali e sull'acquisto di elementi cosmetici per navi e comandanti.

    Proprio per tale motivo, anche su PlayStation 4 Elite Dangerous esiste essenzialmente in tre diverse versioni, la prima delle quali, dal costo di 24 Euro, include il gioco base ma con tutti gli aggiornamenti fatti dalla sua uscita a oggi. La seconda versione sottotitolata Horizon permette invece l'accesso a dei contenuti totalmente nuovi, come la possibilità di atterrare sui pianeti e l'opzione multicrew, con la quale potremo sedere nella stessa cabina di pilotaggio insieme ad altre due amici. Horizon, che ha lo stesso prezzo del gioco base, viene definito anche "season pass" perché comprende tutto ciò che è uscito e uscirà nel 2017. La terza versione invece è quella che include entrambe, niente di più e di meno, se non qualche livrea in regalo per l'acquisto. Nel 2018, se le cose continueranno allo stesso modo, avremo un secondo season pass che includerà tutte le novità che verranno introdotte nei successivi trecentosessantacinque giorni dalla sua uscita. Ma perché è particolarmente riuscito come modello di business?

    Intanto perché Elite Dangerous è ancora qui, quindi sta prolificando nonostante il suo proverbiale caratteraccio di cui vi parleremo approfonditamente tra un po', e poi perché chi vuole provarlo ed è ancora titubante può benissimo rischiare con metà della somma, saltando su Horizon solo se il gioco base sarà di suo gradimento. Del resto il rischio c'è, come in tutti i giochi dove il "si può far tutto" diventa agli occhi di molti un più noioso "non si può far nulla". Questo accade perché in Elite, comunque meno che in No Man's Sky, il giocatore è costretto a metterci del suo: senza trasporto, eccitazione, un pizzico di follia nel giocare di ruolo, il tutto si riduce presto in un concentrato di listati e centinaia dei balzi tra sistemi tutti uguali. Al posto dell'iridescenza di No Man's Sky, Elite: Dangerous dà il benvenuto ai suoi giocatori con una complessità subito ambiziosa, che spiazza e incuriosisce, spingendo al costante studio di nuove strategie, nuovi set-up, nuove rotte commerciali, nuove manovre per atterraggi sempre più performanti, e non solo in-game, ma attraverso Internet tutta, cercando f.a.q., tutorial su Youtube e quant'altro offre oggi la Rete sull'argomento. Il caratteraccio di Elite è tutto qua, nel non spiegare nulla come dovrebbe, lasciandoci dapprima perdere dinanzi alla sua immensità, e poi andando a sperimentare le sue diverse sfumature di gameplay. Elite: Dangerous è ciò che vuoi tu: puoi fare il cacciatore di taglie, il contrabbandiere, il camionista interstellare, il minatore, il difensore della galassia ma... niente è davvero facile, e tutto richiederà investimenti in attrezzatura e nello studio della professione che solo l'esperienza personale può portare ad essere sempre più fruttuosa e sempre meno rischiosa. Il cacciatore di taglie, per esempio, deve prima capire come trovare le sue vittime: solo al primo tentativo fallito, infatti, scoprirà che forse è meglio avere a bordo un FSD Interdictor, quello strumento che può strappare via dall'iperguida le navi con relativo pilota che saranno chiamati ad eliminare.

    Hohmann Transfer

    Fisica realistica, riproduzione perfetta al limite del possibile dello spazio conosciuto e poi una approssimazione sempre più lasca ma non meno rigorosa delle meraviglie del cosmo, con le insidie di nane bianche che prima ti attraggono come sirene con la loro rara bellezza, per poi ricordarti che possono squagliare anche la nave più robusta in pochi diabolici secondi.

    Ma il caratteraccio di Elite si nasconde soprattutto nelle sue meccaniche più velenose, che richiedono molta dedizione per essere capite e dominate. Le prime dieci ore sono di apprendimento, ma quando vi sentirete pronti per cominciare davvero non aspettatevi un gameplay più serrato, Elite rimane sempre Elite: un gioco lento, lentissimo, talmente lento che sembrerà andare dietro nel tempo. Ma soprattutto Elite è un gioco senza sorprese, se non la minaccia sempre più grave dell'arrivo dei Thargoid, una razza aliena che ha chiari intenti bellicosi e la cui invasione, come tutta l'ambientazione del gioco, viene narrata tramite il Galnet, una sorta di giornale aggiornato dagli sviluppatori che ogni settimana concede indizi e regala riassunti minuziosi su tutto ciò che è successo di importante nella galassia, comprese le gesta dei giocatori o dei gruppi di utenti migliori. Attenzione però, tutti gli aggettivi che avete trovato fino a qui, anche quelli che sembrano essere utilizzati in modo negativo, in realtà hanno un significato assolutamente positivo. Elite - lo ripetiamo - è "lento" e "noioso", ma è proprio questa la sua identità, è proprio questo il suo carattere: con alle spalle una storia trentennale, del resto, non può certo scendere a compromessi per divertire coloro che non hanno voglia di impegnarsi. Il nero dell'universo e il grigio del metallo saranno per molto tempo gli unici due colori che vedrete: d'altronde, anche i pianeti in cui si può atterrare sono al momento limitati a pianeti morti, privi quindi di atmosfera, talmente realistici da risultare spesso religiosamente inquietanti, ma anche inevitabilmente monotoni proprio come dovrebbero essere.

    Nat-In-Space

    Naturalmente perfetto quindi? No, ma un prodotto in crescita che non finisce di stupire, nonostante anche alcune cose migliorabili, come il coop che non automatizza come ti aspetteresti che facesse, o la modalità multicrew che è ancora soltanto un abbozzo di ciò che ha in mente Frontier. Anche ciò che propongono i pianeti meriterebbe più attenzione da parte degli sviluppatori, ma considerando cosa si è trovato davanti chi per primo acquistò Horizon, i passi fatti in metà anno sono già enormi e capaci di dare finalmente un senso all'opzione. Anche l'inevitabile arrivo dei Thargoid cambierà totalmente l'universo di Elite: Dangerous, proprio come stanno facendo lentamente i suoi giocatori, impegnati in un grind estenuante e infinito, esploratori spaziali come automi che solo di recente hanno potuto mostrare il loro volto grazie al potente editor messo a disposizione agli acquirenti di Horizon.

    Preludio forse dell'arrivo di pianeti finalmente rigogliosi e sorprendenti? Questo è ancora presto per dirlo, ma per David Braben e il suo team non sarebbe la prima volta visto che è già possibile in uno dei capitoli precedenti della serie. Un applauso comunque allo sforzo fatto per portare un gioco difficile come questo prima su Xbox One, e ora su PlayStation 4. A parte un po' di problemi di V-Sync, forse già risolto nella patch andata online proprio in questo momento, Elite: Dangerous se la cava davvero bene sulla console Sony, sia l'originale che la versione Pro, come funziona alla grande il DualShock, totalmente configurabile per ovviare all'irrisolvibile mancanza di pulsanti rispetto a una tastiera. Al contrario della versione Xbox One, questa per PlayStation 4 permette anche l'uso di un Hotas, uno controller dedicato espressamente ai simulatori di volo come il più che discreto ma soprattutto economico T Flight 4 di Thrustmaster.

    Elite: Dangerous Elite: DangerousVersione Analizzata PlayStation 4Elite: Dangerous fa parte di un genere che su console non c'è mai stato, se non in rare e semplificate situazioni, e per questo stesso motivo si trasforma in un naturale must buy per tutti coloro che, pur senza possedere un personal computer, hanno sempre subito il fascino della complessità di un simulatore a tutti gli effetti. Chi ha amato No Man's Sky potrebbe trovare Elite forse un po' troppo pretenzioso in termini di tempo, ma l'esperienza è senza dubbio divertente quanto totalizzante, fino a diventare nel migliore dei casi quasi un hobby più che un semplice videogioco. Ma è bene sapere che al momento il coop (in una formazione possono esserci massimo quattro giocatori) è alquanto farraginoso, e il multi crew non ha quella varietà che garantirebbe la stessa dose di divertimento per tutti i partecipanti, se non in rarissime occasioni. Non bisogna nemmeno farsi ingannare dalla sua natura da MMO, visto che il gioco crea continuamente nuove “instance” dentro le quali possono entrare un massimo di trentadue giocatori, e che lo spazio a disposizione è talmente grande che fuori dalla cosiddetta “bolla” abitata sarà molto dura incontrare persone. Elite: Dangerous è a un passo dall'essere un capolavoro, e potrebbe riuscirci tranquillamente nel giro di un altro anno.

    8.6

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