Erica: Recensione del thriller interattivo per PS4

Dopo una lunga attesa arriva finalmente Erica, nuovo gioco della collana PlayStation PlayLink, ora disponibile su PS4.

recensione Erica: Recensione del thriller interattivo per PS4
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  • PS4
  • PS4 Pro
  • Annunciato alla Paris Games Week 2017 per poi sparire senza lasciar traccia, Erica è stato uno dei protagonisti della cerimonia d'apertura della Gamescom 2019. Il trailer che ne ha anticipato il debutto in esclusiva PS4 ha rappresentato un momento positivo per uno show dal ritmo altalenante, con poche vere sorprese e qualche delusione di troppo. D'obbligo riprendere il termine "sorpresa", poiché non ci saremmo aspettati di poterci giocare subito dopo la presentazione.

    Pur essendo passato in sordina - almeno in termini comunicativi - lo sviluppo di Erica ha richiesto anni di duro lavoro ai ragazzi di FlavourWorks, e ciò per un motivo molto semplice: doveva essere un perfetto incontro a metà strada tra il cinema e il videogioco e comporsi interamente di scene girate dal vivo. Tra l'altro, lo scorrere degli eventi avrebbe dovuto modificarsi senza soluzione di continuità, garantendo una solida ultima parola al volere del giocatore. Incuriositi da tali premesse, ci siamo calati subito nel personaggio interpretato da Holly Earl, desiderosi di vivere il thriller firmato da Jack Attridge e Pavle Mihajlovic.

    Il mistero di Delphi House

    Costretta ad affrontare le brutture della vita sin dalla tenera età, Erica Mason perde prima la madre e poi l'adorato padre, che viene brutalmente assassinato dinanzi ai suoi occhi. La ritroviamo mentre si sveglia di soprassalto dopo aver rivissuto quei dolorosi momenti, che forse mai smetteranno di infestare i suoi sogni.

    Sola e sempre più chiusa in sé stessa, la giovane vive in un logoro appartamentino di periferia e trascorre le giornate ascoltando musica e disegnando a più non posso: dai ricordi agrodolci agli strani simboli, i suoi schizzi sono un modo per esorcizzare ciò che le è capitato, per sfogarsi silenziosamente quando nessuno è lì ad ascoltarla. Complici l'efficacia della sequenza introduttiva e l'interpretazione di Holly Earl - che per altro non aveva mai sostenuto una prova attoriale in un "film interattivo" - la protagonista ci ha convinto sin da subito, motivandoci a scoprire le tante zone d'ombra della sua storia.

    Il racconto giunge a un punto di svolta quando Erica riceve un pacco che, senza entrare nello specifico, spingerà il sergente Blake della polizia a condurla a Delphi House, l'istituto fondato proprio da Peter Mason (Brian F. Mulvey) e dall'amico Lucien Flowers (Terence Maynard). In aggiunta, il mittente del pacco minatorio potrebbe essere collegato all'omicidio del papà di Erica, un altro dei motivi che la obbligheranno a bussare alla porta di Lucien: è proprio all'ospedale psichiatrico che conoscerà alcune amiche e gli altri comprimari, dalla dottoressa Ballard sino alla dolce Kirstie, tentando - nel frattempo - di porre nel giusto ordine i tasselli di un complesso "mosaico psicologico". Chiaramente starà a noi comporre il quadro degli eventi e farci strada verso uno dei finali proposti, che muterà in modo più o meno significativo a seconda delle scelte compiute. Se giunti ai titoli di coda non doveste riuscire a farvi un'idea precisa su quali siano le vere risposte ai tanti interrogativi, non c'è da temere: gli sviluppatori volevano spingere sulla libera interpretazione e dare a ciascuno di noi la possibilità di scegliere in cosa credere. Chi vi scrive ha gradito non poco tale visione autoriale ma - è giusto specificarlo - questa potrebbe non incontrare il favore di tutti.

    In ogni caso, a fronte di qualche momento meno convincente, abbiamo trovato più che buona la qualità della sceneggiatura firmata da Connor Pots, il quale ha saputo cavalcare il labile confine tra realtà e allucinazione. La riuscita complessiva dell'intreccio narrativo è imputabile anche a delle indovinate scelte registiche e a un cast di attori che, tolte le performance non sempre "in parte" del commissario Blake, ha interpretato ottimamente i protagonisti della vicenda.

    Insomma, la nostra decisione di completare una seconda run di Erica non è scaturita da soli motivi professionali: avevamo tutta l'intenzione di esplorare gli eventi narrati in modo diverso e di scoprire qualche altro segreto della misteriosa Delphi House. In altre parole, sebbene la durata dell'esperienza non superi le due ore, probabilmente il titolo di FlavourWorks saprà darvi un motivo per tornare a giocarlo, il che non è poco.

    L'opera di un team crossmediale

    I creatori di Erica fanno parte di un team che definiscono crossmediale, volto a realizzare esperienze interattive dal taglio cinematografico. Comprendere quale sia la mission di FlavourWorks, significa scoprire la vera natura della produzione, che si avvicina al mondo del cinema in modo ancor più netto rispetto ai titoli di David Cage. Per prima cosa, il viaggio esoterico della Mason può essere giocato interamente con lo smartphone, mediante l'apposita companion app, o utilizzando il touchpad del Dualshock 4.

    Sebbene gli sviluppatori consiglino di servirsi del telefono, abbiamo scelto la seconda soluzione e non ce ne siamo pentiti. L'elemento che ci ha colpito di più però è il linguaggio filmico utilizzato, che potremmo quasi definire "bipartito". Ci spieghiamo meglio: al fianco delle normali inquadrature da film, gli addetti ai lavori hanno posto dei tagli al servizio dell'interazione, ottenendo un risultato decisamente apprezzabile.

    Le inquadrature in dettaglio ad esempio vengono utilizzate quando bisogna interagire con gli oggetti, mentre il cosiddetto "campo medio" è spesso associato ai frangenti "punta e clicca" e cioè quando dobbiamo ordinare a Erica verso quale elemento dello scenario dirigersi. Le inquadrature in primo piano o a mezzo busto sono invece legate alle scelte da compiere o alla gestione dei dialoghi. A tal proposito, alcune decisioni andranno prese molto in fretta e talvolta richiederanno una sana dose di sangue freddo. Per completezza, abbiamo apprezzato non poco il dover sfregare il touchpad per "mettere a fuoco" i flashback di Erica, che si sono intervallati con estrema naturalezza al tempo presente.

    Poco altro possiamo dire dell'aspetto ludico dell'esperienza, che incarna appieno la definizione di film interattivo. Segnaliamo l'assenza di un albero delle scelte in stile Detroit Become Human, la cui implementazione avrebbe aiutato non poco i giocatori a completare l'avventura in ogni sua parte. Vorremmo spendere due parole anche sull'efficacia delle scelte fotografiche, poiché hanno conferito quel tocco in più a un'atmosfera già indovinata: ad esempio, i colori molto accesi dei giardini di Delphi House regalano sensazioni di pace e serenità, mentre la forte dominante di verde ha reso alcune sezioni ancor più opprimenti e stranianti.

    La vera punta di diamante della produzione è legata alla colonna sonora composta da Austin Wintory: le musiche e i temi principali, basti pensare ad "Aria for Delphi" e "Lost Home", hanno catturato la nostra attenzione e si sono dimostrati calzanti con le immagini che accompagnavano. Complice il genere d'appartenenza, il doppiaggio in italiano del gioco si è rivelato molto al di sopra della media ed è tranquillamente paragonabile alla controparte britannica.

    Erica EricaVersione Analizzata PlayStation 4L'annuncio di Erica ha sorpreso il pubblico della Gamescom 2019 e adesso anche noi. Pur a fronte di alcune imperfezioni, il thriller interattivo targato FlavourWorks ha saputo intrigarci, merito di una storia interessante e di una protagonista tanto sfortunata quanto adatta ai toni del racconto. La scelta di tratteggiare i contorni delle risposte finali senza mai darne di precise potrebbe non piacere a tutti ma sappiate che ha molto senso, giacché evita di banalizzare la risoluzione degli eventi in una conclusione superficiale. Inoltre, cosa da non sottovalutare, l'opera di FlavourWorks ben conosce la propria natura: a dimostrazione di ciò troviamo un prezzo di lancio commisurato, simile a quello di un film al cinema. A differenza della fruizione in sala però, potrete giocarci ancora e ancora, scoprendo dei nuovi tasselli del mosaico narrativo a ogni run. Gli amanti delle storie appassionanti, in altre parole, dovrebbero dare una possibilità alle vicende di Erica perché - credeteci - valgono il prezzo del biglietto.

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