Evil West Recensione: cowboy contro vampiri in stile Van Helsing

Evil West ha dalla sua atmosfere molto affascinanti ma il risultato finale non è del tutto privo di sbavature.

Evil West
Recensione: Multi
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Flying Wild Dog è un team di talento, su questo non si discute, eppure non sempre è riuscito a mantenere costante la qualità dei suoi prodotti. Dopo l'ottimo Hard Reset e l'apprezzato reboot di Shadow Warrior, che è riuscito a riaccendere l'interesse dei giocatori nei confronti della storica serie di 3D Realms, per la software house polacca è iniziata una fase calante: i due capitoli successivi del gioco con protagonista Lo Wang (sulle nostre pagine trovate la recensione di Shadow Warrior 3) non hanno avuto grande successo.

    A pochi mesi dal debutto del terzo Shadow Warrior, lo studio prova a riacquistare la fiducia dei videogiocatori con Evil West, un action in terza persona a base di vampiri e altre creature che farebbero impallidire anche il più pericoloso dei banditi. Di conseguenza, non ci resta che infilarci il gigantesco guanto di Jesse Rentier e partire in questo avventuroso viaggio nel selvaggio west.

    Cowboy contro vampiri

    Ambientato al tramonto del diciannovesimo secolo, Evil West ci racconta una frontiera americana un tantino diversa da come la ricordavamo. Nel suo mondo infatti i vampiri sono una minaccia costante da sempre, ma l'avanzare della tecnologia e le invenzioni dei laboratori dell'istituto Rentier stanno mettendo alle strette le creature della notte, al punto da costringerle a fare delle mosse azzardate.

    È questa la premessa del titolo, che ci mette nei panni di Jesse Rentier, abile ammazzavampiri ed erede di colui che è a capo dell'omonimo istituto, William Rentier, da anni dedito all'eliminazione di qualsiasi succhiasangue. L'intreccio narrativo di Evil West non è dei più intricati e funge in prevalenza da pretesto per condurci da un luogo all'altro per dar seguito al nostro massacro.

    Pur essendo funzionale alla produzione, la trama non manca di qualche colpo di scena e beneficia di numerosi filmati in CGI che, però, non si sono dimostrati privi di spigoli, sia per un comparto visivo migliorabile che per una modalità di narrazione tutta da rivedere.

    La sensazione che si ha giocando a Evil West è che la storia abbia subito dei tagli inspiegabili: non di rado, infatti, capita che vi siano delle brusche interruzioni seguite da repentini cambi di scena, che ci proiettano nel futuro senza lasciarci comprendere esattamente gli eventi che ci hanno condotto in una determinata situazione. Gli stessi personaggi che prendono parte al racconto mancano di carisma e sono piuttosto stereotipati, si pensi allo scienziato, al cacciatore in pensione, al politico corrotto e ad altre figure perfettamente inquadrabili e dai comportamenti prevedibili. Al centro dell'esperienza neanche a dirlo troviamo il combat system, che è senza ombra di dubbio l'aspetto meglio riuscito della produzione firmata Flying Wild Hog.

    Certo, il personaggio è pesante e molte delle sue azioni gioverebbero di una maggiore fluidità, ma a conti fatti il massacro di creature risulta piacevole grazie agli innumerevoli strumenti di morte a disposizione del cowboy. Fra gatling, carabine, balestre, doppiette e altre bocche da fuoco, alcune delle quali gestite come se fossero le abilità attive di un action RPG con tanto di cooldown, le possibilità offerte per fronteggiare le bestie che ostacolano il cammino di Jesse sono davvero tante e funzionano bene.

    Detto questo, pur essendo ricco d'armi Evil West non è uno sparatutto e buona parte dell'arsenale non richiede il puntamento: difficilmente utilizzerete carabina o balestra per eliminare le Sanguisugae, poiché la loro funzione primaria è quella di indebolirle o colpirle durante specifiche animazioni per interromperle. Il reale protagonista dell'armamento proveniente dai laboratori dell'istituto Rentier è il possente Guanto, un dispositivo che ci ha divertito non poco per via delle numerose funzionalità di cui è dotato.

    A rendere il Guanto un ottimo alleato è la possibilità di utilizzarlo anche per accorciare le distanze tra Jesse e il nemico: basta premere un tasto e muovere l'analogico per far sì che il protagonista sfrutti le scariche elettriche per riposizionarsi di fronte all'avversario o, in alternativa, accalappiare il bersaglio e trascinarlo a sé, in modo che lo scontro non si interrompa per un solo istante.

    Nei frangenti immediatamente successivi all'esecuzione di queste tecniche, inoltre, il nemico rimane paralizzato di fronte a noi e possiamo massacrarlo con quella che viene chiamata F-combo, ovvero una raffica di pugni degna di un artista marziale che, se messa a segno su un avversario in fin di vita, può terminare anche con una brutale finisher. Peccato che, in maniera pressoché identica a quanto visto in Shadow Warrior 3, queste mosse siano ripetitive e poco soddisfacenti da un punto di vista visivo, complice anche il posizionamento della telecamera.

    Si caccia in compagnia

    A dire la verità, la cattiva gestione delle finisher è solo uno dei problemi che Evil West eredita da Shadow Warrior 3. Proprio come la precedente fatica del team polacco, anche questa presenta una struttura parecchio lineare e priva di trovate capaci di diversificare l'esperienza ludica: le 16 missioni non sono composte da nient'altro che lunghi corridoi che conducono da un'arena all'altra e solo in un paio di occasioni ci si ritrova a completare banali enigmi che non richiedono particolare acume.

    A marcare la totale assenza di bivi - sorvolando su qualche stanza nascosta in cui aprire forzieri con un'animazione che strizza l'occhio agli ultimi God of War - vi sono elementi ricorrenti in qualsiasi scenario, che si tratti delle profondità di una caverna o di una palude: ci riferiamo ai paletti di legno avvolti da catene lampeggianti, i quali assicurano che il giocatore possa immediatamente trovare il punto d'interazione per procedere. Le uniche "anomalie" in tal senso sono rappresentate dalle quattro boss fight che fanno parte della seconda metà del gioco, poiché richiedono molta più abilità e coinvolgono nemici diversi dai soliti.

    Sconfiggere ogni singola minaccia e raggiungere i titoli di coda in Evil West ci ha richiesto poco più di 8 ore, sebbene il fattore rigiocabilità sia più elevato rispetto ad altre produzioni dello stesso tipo.

    Oltre al New Game Plus, che aumenta il livello di sfida e permette di accedere a nuove skin e potenziamenti per massimizzare l'efficacia sul campo di Jesse, il gioco include anche la modalità cooperativa online, che consiste nella semplice possibilità di affrontare per intero la storia in compagnia di un altro utente, il quale utilizzerà un modello identico a quello del protagonista: l'unica differenza riguarda il colore dei dettagli del suo abito, elemento personalizzabile dal menu delle opzioni per donargli un tocco distintivo. Precisiamo però che i progressi della cooperativa non sono condivisi e chi viene invitato non può servirsi del suo vero combattente ma soltanto di una copia carbone dell'host generata al momento dell'ingresso in partita. Insomma, si tratta di una funzionalità extra che potrebbe avere senso soprattutto per chi vuol farsi una seconda run in New Game Plus con un amico, ma non è certo un elemento centrale della produzione Flying Wild Hog.

    Un comparto tecnico nella media

    Sul fronte tecnico, Evil West è il classico titolo cross-generazionale in Unreal Engine 4. Graficamente ci troviamo di fronte a un prodotto senza infamia e senza lode per via di modelli poligonali solo discreti e animazioni non eccelse, soprattutto quando si prendono in considerazione le situazioni al di fuori dei combattimenti. Uno degli aspetti più controversi dal punto di vista visivo riguarda le scelte cromatiche: molti degli scenari visitabili nel corso del viaggio offrono poca varietà a livello di cromatismi e ciò rende più difficoltoso distinguere i vari elementi a schermo estranei al protagonista. L'arsenale del cowboy infatti è illuminato come un albero di Natale e spicca sempre e comunque.

    Nella media anche il design di personaggi, ambientazioni e nemici: tutto ciò che riguarda il comparto artistico di Evil West è piuttosto gradevole alla vista ma manca di originalità. Tra lupi mannari, mostri con un'enorme sanguisuga e così via, ci sono mancate le creature dall'aspetto realmente terrificante.

    La nostra prova, avvenuta su PC, è filata liscia grazie a una buona ottimizzazione, che ci ha permesso di giocare a Evil West a 60 fotogrammi al secondo - complice anche il pieno supporto al DLSS - con solo qualche sporadico episodio di stuttering. Lato bug, invece, non abbiamo incontrato nulla di rilevante, sorvolando su un paio d'occasioni in cui l'utilizzo del guanto ci ha fatto incastrare nel pavimento (ma nulla che un reset all'ultimo checkpoint non potesse sistemare).

    Evil West Evil WestVersione Analizzata PCEvil West non è un caposaldo del genere action, ma si tratta di un prodotto sorretto da un sistema di combattimento solido e divertente. Affrontare orde di mostruose creature con un arsenale vasto e personalizzabile tramite numerosi potenziamenti è sufficientemente gratificante da far passare in secondo piano la realizzazione tecnica non eccelsa, come pure una narrazione non esente da difetti. A non essere trascurabile è anche l'inclusione nel pacchetto di una modalità cooperativa online che potrebbe essere la scusa perfetta per rivivere l'epopea di Jesse Reinter al fianco di un amico, magari per sbloccare ogni singolo segreto e rendere ancor più divertenti le mattanze di mostri.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: Intel i7-10700
    • RAM: 32GB DDR4
    • GPU: Nvidia GeForce RTX 2080 Super
    7

    Che voto dai a: Evil West

    Media Voto Utenti
    Voti: 9
    5.6
    nd