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Falcon Age Recensione: un falco incapace di spiccare il volo su PSVR

Nonostante fosse sorretto da un concept interessante, Falcon Age purtroppo si è rivelato una grande occasione sprecata.

recensione Falcon Age Recensione: un falco incapace di spiccare il volo su PSVR
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  • PS4
  • PS4 Pro
  • Falcon Age si è distinto fin da subito, nell'ormai solida line-up di PlayStation VR, per uno stile accattivante, un character design d'impatto, e per le sue imponenti ambizioni. Il primo titolo del team esordiente Outer Loop pareva deciso a seguire le orme delle grandi avventure tridimensionali, sulla traccia lasciata ad esempio da Robinson: The Journey. Concentrato sulla nobile arte della falconeria e ambientato in un desolato mondo fantasy, Falcon Age prometteva fra le altre cose di focalizzarsi sul rapporto tra la protagonista ed il suo fidato rapace, mettendo così al centro della scena un'amicizia istintiva e animale, opportunamente amplificata dall'immersività della realtà virtuale.

    Purtroppo dobbiamo ammettere che le aspettative che riponevamo nella produzione sono state in parte tradite, forse per l'inesperienza del team, forse per uno sviluppo leggermente frettoloso, sfociato in un titolo che non riesce a focalizzarsi del tutto sui suoi punti di forza. Falcon Age ha i suoi momenti, e alcuni guizzi di sincera ispirazione, ma d'altro canto soffre a causa di evidenti falle di design, un colpo d'occhio un po' rozzo, e un racconto che non riesce mai a spiccare il volo.

    Ladyhawke

    La storia di Falcon Age comincia in una prigione, una sorta di distopico centro di riabilitazione messo in piedi da una spietata corporazione. I robot che sorvegliano la struttura hanno il compito di indottrinare i prigionieri, spedendoli quotidianamente ad estrarre preziosi minerali prima di ricondurli alle proprie brande.

    La fase iniziale è pensata per far sì che il giocatore prenda confidenza con i controlli, spulciando fra le altre cose i vari sistemi di movimento disponibili. Per spostarsi nel mondo di Falcon Age è possibile affidarsi all'ormai classico teletrasporto, al contempo utilizzando i tasti frontali del Move per gestire piccole rotazioni di 90 gradi; se non avete paura del motion sickness, d'altro canto, sarà disponibile un sistema di movimento completamente libero, simile a quello di uno sparatutto in prima persona.

    Per quanto spartani, i menù permettono poi di realizzare modelli "ibridi", così che ogni utente possa trovarsi a proprio agio. Questo tipo di attenzione per la scalabilità dell'esperienza motoria sembra ormai diventato uno standard nei giochi in VR, e dobbiamo dirci soddisfatti del lavoro portato avanti da Outer Loop.
    Nei primi momenti dell'avventura faremo anche la conoscenza di un piccolo falchetto che suo malgrado rimarrà orfano, precipitando nella nostra cella.

    Il rapporto di affetto che si crea con il giovane pennuto è subito intenso e stimolante, e di lì a poco sarà proprio il buffo rapace a darci una mano durante una fuga inaspettata.
    Scappati dal carcere ci ritroveremo di fronte ad una misteriosa figura, che scopriremo essere la nonna della protagonista. Poco a poco verremo quindi a conoscenza della situazione del pianeta e del nostro clan.

    Il nostro obiettivo sarà sostanzialmente quello di riscoprire i valori della falconeria, imbarcandoci in un'avventura per spegnere tutte le lugubri raffinerie costruite da uno tremendo colosso minerario, incurante dell'inquinamento e della desertificazione.
    Al di là delle premesse piuttosto banali il racconto procede a singhiozzi, troppo fumoso e incredibilmente inconcludente. Oltre ad un finale che sembra brutalmente tagliato e ad alcuni eccessi di patetismo davvero incomprensibili, Falcon Age è un titolo narrativamente confuso e poco stimolante, che non riesce neppure ad esplicitare come dovrebbe il legame tra la protagonista ed il suo rapace.

    Un falco per domarli tutti

    Se il racconto non brilla, d'altra parte abbiamo il gameplay, e su questo fronte i riscontri sono in parte migliori. Falcon Age andrebbe preferibilmente giocato stringendo in mano due PlayStation Move: i controller di movimento permettono di estrarre dalla cintura la propria arma, e poi usare questa sorta di manganello energetico come una frusta, per agganciare oggetti e colpire nemici dalla distanza.

    Portando verso il volto la mano sinistra possiamo invece fischiare per richiamare il nostro fedele pennuto che, prontamente, si posizionerà sul suo guanto. A questo punto potremo gestirne l'equipaggiamento, nutrirlo, ma anche farlo giocare con qualche oggetto presente nel nostro inventario, prima di spedirlo a cacciare animali o ad attaccare i robot di pattuglia.

    Fermarsi a guardare il falco che si muove sul nostro braccio, compie piccoli numeri di giocoleria e si lascia agghindare di tutto punto è forse uno degli aspetti migliori del gioco, e nelle quattro ore necessarie a completare l'avventura non ci stancheremo mai di passare qualche momento in compagnia del nostro compagno pennuto.
    Purtroppo saranno ben meno stimolanti tutte le altre interazioni con l'ambiente di gioco, a partire dalla raccolta di risorse fino ai combattimenti.

    Idealmente in Falcon Age si possono recuperare materie prime per preparare ricette con cui nutrire il nostro rapace, ma ben presto si capisce che tutti i manicaretti così creati hanno un impatto praticamente nullo sulla progressione. Il falco può essere curato semplicemente rimuovendo dal suo corpicino i dardi sparati dalle armi nemiche, ed il livello di difficoltà è così basso che non c'è davvero bisogno di usare nessun potenziamento "culinario".

    Gli scontri con i robot potrebbero essere tutto sommato interessanti, dato che bisogna lavorare di squadra, facendoci aiutare dal falchetto per esporre i punti deboli delle macchine senzienti per poi colpirli con il manganello. Il problema sta nel fatto che in tutta l'avventura incontreremo appena tre tipologie di unità, talmente poco reattive che le battaglie si svolgeranno in maniera del tutto meccanica.

    Ancora: oltre ad essere estremamente facile, l'avventura costringe il giocatore ad assurde fasi di backtracking, che lo portano avanti e indietro per una mappa di gioco di dimensioni non proprio esaltanti. Si tratta probabilmente di una soluzione per allungare artificialmente una campagna che sarebbe altrimenti durata appena tre ore. Non è piacevole neppure scoprire che gli oggetti già raccolti, e persino le mine già disinnescate, torneranno ogni volta al loro posto senza un apparente motivo, imponendo di affrontare nuovamente alcune sequenze molto noiose.

    È proprio da questi piccoli dettagli che si vede l'inesperienza del team di sviluppo, esibita anche da un level design molto spartano e da un colpo d'occhio altrettanto spoglio. Solo in pochissimi momenti Falcon Age riesce a giocare con le prospettive, con le altezze e con le architetture come ogni buon titolo VR dovrebbe fare, abbracciando pienamente il linguaggio e l'avvolgente spettacolarità di questa tecnologia; più spesso quelli che si incontrano sono invece panorami spenti, scenari vuoti e ambienti poco stimolanti.

    Falcon Age Falcon AgeVersione Analizzata Playstation 4 ProFalcon Age è una grande occasione sprecata, un gioco che fatica a valorizzare le sue qualità e a dargli forma in maniera concreta. Il team di sviluppo mette in campo delle trovate potenzialmente interessanti, ma non riesce ad assemblare un'avventura convincente. Troppe leggerezze nella scrittura, nella varietà del gameplay, e qualche inciampo sul fronte tecnico bastano a tarpare le ali della produzione. D'altro canto il sistema di movimento e i meccanismi di interazione con l'ambiente e con il nostro falco funzionano bene, consegnandoci un adventure tridimensionale sufficientemente immersivo e avvolgente per non precipitare rovinosamente a terra. Abbandonata la pretesa di avere un racconto emotivo e trascinante, il gioco si aggrappa ad un'idea proprio come il nobile pennuto che ci accompagna si aggrappa al guanto da falconiere. L'originalità delle premesse e di certe meccaniche costruisce una base da cui, eventualmente, ripartire in futuro: un trespolo dove appollaiarsi in attesa che al team di sviluppo crescano piume più forti.

    6

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