Famicom Detective Club Recensione: Sherlock Holmes in stile anime

Famicom Detective Club è una visual novel che ci porterà a investigare su diversi casi davvero fuori dal comune!

Famicom Detective Club Recensione: Sherlock Holmes in stile anime
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  • Switch
  • Il mistero di Famicom Detective Club è intrigante fin dal suo concepimento, su Family Computer Disk System nel 1988. Un'idea nata da Yoshio Sakamoto e Kenji Yamamoto, la geniale mente dietro al gameplay e la bacchetta frenetica davanti all'orchestra virtuale di Metroid, che diventano come Dario Argento e i Goblin per dare forma ai loro thriller formato visual novel, evolvendo un genere, quello della detective adventure, portato al successo da The Portopia Serial Murder Case di Yuji Hori, 5 anni prima.

    Ispirazione e ammirazione che Sakamoto non ha mai nascosto, quella per il Maestro del brivido e il gioco Chunsoft, che si traduce in una sceneggiatura estremamente elegante, sobria, capace di miscelare sapientemente quotidianità investigativa, suspence crescente e momenti forti, cruenti, disturbanti, più da cinema che da animazione, che trascendono la staticità tipica del genere per insinuarsi sottopelle, come i vermi in un cadavere; oggi ancor di più grazie al lavoro svolto su queste riedizioni più che necessarie. Due opere relegate fino ad oggi al mercato giapponese, arrivate tra le nostre avide mani graziate da una rivisitazione in stile anime sontuosa, dai fondali splendidi, con un coinvolgente doppiaggio in giapponese e una colonna sonora riarrangiata da brividi: tre elementi fondamentali per rendere questi conturbanti racconti ancora più pulp e palpabili, da vivere in esclusiva su Nintendo Switch.

    Il club dei giovani detective

    Interpretare un giovane prodigio in erba, archetipo storicamente molto caro agli autori giapponesi, non deve trarre in inganno sulle tematiche che The Missing Heir e The Girl Who Stands Behind - quest'ultimo capitolo uscito successivamente ma strutturato come prequel, rendendo le due opere assolutamente intercambiabili - vogliono trattare e il modo in cui lo fanno. Lotte intestine per l'eredità, drammi familiari, suicidi, omicidi, esoterismo e leggende, voci, pettegolezzi che avvolgono sempre le vicende di un'aura paranormale, fuorviante ma molto suggestiva. Eventi raccontati spesso in modo crudo, trasformando parole e inquadrature prevalentemente statiche in ansia, tensione, mistero, alle volte persino orrore.

    Ci si ritrova sull'argine di cemento di un fiume a osservare il telo blu che protegge la scena del crimine da occhi indiscreti, la scientifica che scatta foto, i poliziotti che vigilano, mentre il cielo limpido della mattina sembra raccontare una giornata come tante altre; avvicinarsi e scoprire il corpo senza vita di una ragazzina, la divisa scolastica inzuppata d'acqua, i capelli corvini a coprirle il viso e il collo nascondendo agghiaccianti ecchimosi, segni di una fine terribile, certezza che là fuori si aggiri un assassino senza scrupoli. L'amica incredula, disperata, in ginocchio.

    Una vista che scatena rabbia, determinazione, la consapevolezza che la caccia ha inizio e non si può tornare indietro, assetati di giustizia. C'è tutto quello che alimenta un buon thriller, come benzina sul fuoco, e più ci si espone a quelle temperature più si capisce quanto la scrittura sia solidissima, senza vergognarsi di fare affidamento a stilemi classici, fondamenta già collaudate in decenni di gialli.

    Mai troppe informazioni, mai cambi di passo troppo improvvisi. I tasselli dell'indagine si mettono in fila in modo naturale nella testa del giocatore, andando a plasmare idee, ipotesi, speculazioni che ai fini del gameplay servono a poco, data la struttura estremamente lineare e letteraria dei titoli, ma sono fondamentali per tenere il cervello sempre in movimento, curioso.

    Un meta-gioco che si rivela studiato in maniera sapiente, che fa lampeggiare la spia dell'ossessione e la spegne solo dopo la confessione: Chi è stato? Perché? Ogni nuovo incontro è elettrizzante, con personaggi sempre ben caratterizzati, che siano assistenti (come l'adorabile Ayumi), testimoni o potenziali sospetti, permettendo di osservarne con attenzione le espressioni, ascoltandoli e cogliendo nella loro voce emozioni ed esitazioni (a proposito di meta-gioco, vi consigliamo di leggere la nostra recensione di There Is No Game Wrong Dimension). Non c'è mai un momento di risoluzione pratica del caso come accade in Phoenix Wright, a parte qualche parola da inserire a mano, come a testare l'attenzione del lettore e un enigma specifico funzionale al racconto (avvicinandosi quindi più alle opere Cing come Hotel Dusk e Last Window), ma questo non smorza mai la tensione verso la verità, né annacqua la gradazione alcolica dei casi, costantemente inebrianti nonostante siparietti e momenti più leggeri, preziosi per tirare il fiato (qui troverete la nostra recensione di Phoenix Wright Ace Attorney Trilogy).

    Dalle atmosfere in stile slasher di The Missing Heir (che mi hanno ricordato alla lontana il pionieristico Reazione a Catena di Mario Bava), con un serial killer intento a tormentare la nobile e problematica casata Ayashiro dopo la morte, in circostanze sospette, della capo famiglia, portandone a galla i più torbidi segreti, fino al caso più toccante, intimo, raccolto di The Girl Who Stands Behind, con la scuola a fare da teatro e comun denominatore a sparizioni e omicidi, legati a doppio filo agli efferati avvenimenti di 15 anni prima, causa scatenante di una leggenda che ancora si aggira ingombrante tra quelle aule.

    E ci si rende conto subito di essersi lasciati coinvolgere emotivamente, irrimediabilmente, scavando, domandando, esplorando, conoscendo, resi vulnerabili da un accompagnamento musicale che anche da solo sarebbe capace di raccontare tutto, subliminale, anche quando a schermo non ci sono più parole da leggere, ricordando l'amore di Sakamoto per Profondo Rosso. Un arrangiamento pazzesco che spinge verso incredibili rivelazioni, tanto da riverberarsi anche passati i titoli di coda, dopo i quali verrà sbloccata la tracklist completa nel menù principale, sempre a disposizione per un ascolto, un ricordo, uno spiffero ghiacciato lungo la colonna vertebrale.

    Indagini vecchio stampo

    Quello che se mai rallenta e talvolta frammenta il ritmo della narrazione sono i limiti strutturali di una visual novel d'antan, con 30 anni sulle spalle. Tanti comandi (un po' in stile SCUMM), che siano osservare, parlare, mostrare, prendere, pensare, ricordarsi, chiamare e ovviamente tante domande da fare, il che di tanto in tanto si traduce in un trial & error particolarmente artificioso, che costringe a rileggere le stesse linee di dialogo più volte finché non si innesca il "trigger" giusto (e talvolta anti-intuitivo) per far proseguire la conversazione. Un fastidio soprattutto quando si devono gestire 2-3 personaggi in altrettante location.

    Momenti in cui tutto sembra incepparsi, come una puntina bizzosa che suona in loop quelle poche note incise sul solco del disco, per poi riprendere la sua corsa dopo qualche tentativo a vuoto. Difetto congenito, strutturale appunto, figlio anche di quella volontà già accennata di farci sempre ragionare, evitando una passività anti-climatica che lascerebbe a digiuno il mistero e rischierebbe di far sbadigliare il giocatore. È comunque impossibile rimanere bloccati, si tratta semplicemente di ritardi, piccoli momenti di vuoto che non durano mai abbastanza da rompere l'esperienza. Limiti cui soprattutto gli appassionati del genere faranno la tara in 5 minuti, non dandogli eccessivamente peso per le successive 10 ore circa (ciascuno).

    L'estetica del delitto

    Determinante per dare corpo e sapore a questa narrativa da cronaca nera è il restyling estetico curato da Mages. Non solo fondamentale per descrivere al meglio gli attori, grazie anche ad un generoso numero di animazioni che li rendono meno statici e "cartonati" rispetto alla media del genere, ma per caratterizzare splendidamente i luoghi che ci ritroveremo a visitare e indagare. La provincia giapponese fotografata attraverso fondali bellissimi, splendidi, declinati spesso in orari e condizioni meteo variabili. Dai villaggi di campagna, immersi in una natura verde e lussureggiante, agricola, alla periferia cittadina, tra case di ringhiera e vie nascoste, tipiche, dove resistono ancora i negozi di quartiere. La villa opulenta, in stile occidentale, degli Ayashiro e l'anonima Ushimitsu High School, casermone di cemento anni ‘60 che lascia risplendere la personalità di studenti e professori senza rubare loro la scena, custodendo gelosamente i loro segreti tra le sue mura.

    E poi i tramonti sulle scogliere, respirando quell'aria ricca di salsedine che schiarisce le idee quando ci si sente in un vicolo cieco, un attimo di pace prima di tornare in agenzia a studiare gli indizi, avvolti dall'odore della carta. La luce che filtra dalle finestre al mattino, una giornata uggiosa, una notte di luna piena; elementi, dettagli di un ambiente sempre efficace, vivo, tangibile, che partecipa attivamente a quella grande magia videoludica che chiamiamo "coinvolgimento". E si sa, l'arte del detective è soprattutto questione di dettagli.

    Famicom Detective Club Famicom Detective ClubVersione Analizzata Nintendo SwitchFamicom Detective Club: The Missing Heir e Famicom Detective Club: The Girl Who Stands Behind sono due visual novel da vivere sulla propria pelle, che siate appassionati del genere o semplicemente alla ricerca di due gran bei thriller. E se è vero che la struttura fondamentalmente vintage potrebbe creare problemi di ritmo, la qualità della scrittura, l’importantissima colonna sonora e il favoloso restyling estetico faranno dimenticare certi artifici di design tipici delle avventure testuali di fine anni ’80, lasciando spazio solo alla suspence, al mistero e alla bellezza di un gameplay che mette la comunicazione tra personaggi al primo posto. Tematiche importanti, intrecci intriganti, atmosfere di provincia che faranno la gioia di tutti i feticisti del Giappone più nascosto, fuori porta, e momenti che resteranno impressi a lungo nella testa, questo secondo me vale già il prezzo del biglietto. E sarebbe proprio un peccato che dopo aver riaperto il “caso” Famicom Detective Club, Nintendo non dia seguito alla saga, perché qua c’è il materiale e ci sono i personaggi per dare vita a una lunga e bella serie di gialli.

    8.5

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