Far Cry 6 Recensione: l'arma della rivoluzione di Ubisoft è il caos

Abbiamo esplorato l'isola di Yara ed eliminato i soldati dell'esercito di Anton Castillo: sarà valsa la pena combattere la rivoluzione?

Far Cry 6
Recensione: Multi
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Stadia
  • Xbox Series X
  • Mentre si sfreccia lungo l'asfalto illuminato dal tramonto in lontananza, e il vento di Yara sconquassa le foglie, e il martellante rigurgito metallico di una mitragliatrice riverbera nell'aria, Dani Rojas canticchia con energia "livin' la vida loca" che passa allegramente sulle stazioni radio dell'Isola. Per le strade c'è morte, fame e disperazione, ma anche grinta, vigore, goliardia. Questo è Far Cry 6: un Giano Bifronte che mescola dramma e divertito gusto per il caos, sangue e rum, sigari e proiettili, dittatura e libertà. Il nuovo capitolo della saga di Ubisoft è un calderone di possibilità ludiche e di stili narrativi, per un open world gargantuesco, dove l'accumulo soverchia di nuovo la rifinitura delle singole meccaniche di gameplay (lo stesso accade nell'avventura di Eivor, come potete leggere nella nostra recensione di Assassin's Creed Valhalla). La predilezione per la quantità non è sempre un difetto a priori: l'importante è sapere ciò che ci aspetta. E quello che attende i giocatori dotati di vibrante spirito rivoluzionario è uno sparatutto a mondo aperto ruvido, a tratti bulimico, eppure a suo modo spassoso, tanto denso da saziare e inebriare con qualche tocco di stile nient'affatto male.

    Dittatori e rivoluzionari

    Anton Castillo è il classico bastardo mascherato da benefattore: le sue coltivazioni di Viviro, disponibili solo a Yara, parrebbero una poderosa cura contro il cancro. Il mondo anela questo farmaco salvifico, ma "El Presidente" se lo tiene stretto, e nel frattempo consolida ancor di più la sua posizione di comando sull'Isola, soggetta a un impietoso regime militare.

    Anton Castillo non è una guida illuminata: è un mostro, uno schiavista, un famelico leone che tratta il suo popolo alla stregua di agnelli da divorare. I rivoluzionari di Libertad, tuttavia, non belano, e anzi ruggiscono con lo stesso vigore dell'esercito del dittatore. Tra questi c'è Dani Rojas (maschio o femmina, entrambi canonici, a voi la scelta; noi abbiamo optato per una guerrigliera): sa combattere, ha un temperamento da vendere, e soprattutto ha tanta fame di caos.

    Alla nostra protagonista basterebbe anche solo scappar via da Yara, andare a trovare gli yankee, fare qualche lavoretto umile per mettere da parte due spiccioli e cominciare una nuova vita lontana dai campi di battaglia. Ma il destino ha scelto diversamente, ed eccola in prima fila nella lotta contro Castillo. Bisogna assolutamente strappare la criniera al leone, e tanto vale divertirsi.

    Insieme a Dani Rojas c'è un gruppo assai nutrito di combattenti con qualche rotella fuori posto, e tra tutti emerge Juan, un guerrigliero d'altri tempi fissato con le Regole, i comandamenti dei rivoluzionari. Folli, caciaroni e gigioneggianti, i rivoltosi appartenenti a diversi gruppi dovranno far fronte comune, annientando tutti i luogotenenti di Castillo, possibilmente innescando tanto di quel casino da mettere a ferro e fuoco l'intera Yara. La storia di Far Cry 6 viaggia trottante per più di 25 ore (solo per la campagna principale), alterna echi di tragedia a sequenze più briose e all'insegna dell'assurdo, in una mescolanza che funziona soprattutto per merito dei vari comprimari che incontreremo lungo il cammino, tutti particolareggiati con gran perizia, carismatici e vivaci. Anche Dani è una protagonista che spicca: la rinnovata regia - che mostra il modello poligonale del personaggio durante le cinematiche - ci restituisce una guerrigliera a metà strada tra nobili ideali e pura furia distruttrice. Castillo, d'altro canto, per quanto sappia comunque tenere a dovere il palcoscenico virtuale di Ubisoft (Giancarlo Esposito è una garanzia di qualità), non è un antagonista davvero indimenticabile: il tempo in cui resta sulla scena non è tantissimo, e la sua caratterizzazione si muove in bilico tra lo stereotipo e qualche timido guizzo di originalità (a tal proposito, recuperate il nostro speciale su Far Cry: la follia dei villain della serie).

    Resta un buon nemico, questo è certo, ma francamente avremmo voluto che la sua fiamma bruciasse con maggiore intensità. Così come avremmo preferito un approfondimento superiore nel rapporto col figlio 13enne Diego, restio a seguire le sanguinolente orme paterne: non mancano momenti di forte tensione, ma si esauriscono in fretta, anche a causa di uno squilibrio nelle tempistiche del racconto. Per molte ore infatti la storia si focalizza prevalentemente sui tanti rivoluzionari di Yara, tratteggiandoli a puntino, e avremmo gradito, dal canto nostro, un maggiore bilanciamento nella rappresentazione sulla scena di villain e protagonisti. Si sente, purtroppo, la mancanza del doppiaggio in italiano (sono presenti solo i sottotitoli), benché le interpretazioni in inglese, con un tocco spagnoleggiante, risultino comunque piuttosto valide e sopra le righe.

    Le bellezze e le attività di Yara

    Ma Yara è davvero un paradiso per cui vale la pena morire? In parte sì. I tramonti, da osservare rigorosamente sul promontorio di una montagna, fanno il loro effetto, e in generale si respira un'aria tropicale leggera e affascinante, seppur priva di grossa identità distintiva. Visivamente Far Cry 6 mette a segno qualche colpo ben assestato e su PS5 la cornice artistica complessiva fa la sua figura, tuttavia è bene precisare che ci troviamo senza dubbio nei reami delle produzioni cross-gen, con un piede più nella generazione passata che in quella presente.

    Se la resa delle armi e dei panorami sa essere efficacissima, lo stesso non si può dire per la modellazione poligonale, per le animazioni e l'espressività facciale. Insomma, una resa grafica rispettabile, ma non certo un grosso passo in avanti rispetto agli standard passati. C'è di buono che, sul versante della fluidità, almeno su PS5 Far Cry 6 si comporta in maniera rigorosa, mantenendosi stabile per la maggior parte delle situazioni, anche se presenta comunque qualche inevitabile bug e alcuni glitch che in un open world di queste dimensioni (fidatevi: è grandissimo) possono anche essere perdonati.

    Appurata che la vastità della mappa lascia esterrefatti, vien da chiedersi se Ubisoft sia stata in grado di riempirla a dovere con un gran numero di attività volte a intrattenere i rivoluzionari. La risposta è positiva, sì, ma con riserva. Le missioni secondarie prevedono perlopiù azioni concepite per sovvertire il regime: assalto agli avamposti, liberazione di ostaggi e posti di blocco, distruzione di contraeree e quant'altro.

    Accanto a incarichi collaterali di stampo più tradizionale non mancano passatempi più scanzonati, da attivare nei campi dei guerriglieri, dove la visuale passa in terza persona e ci permette di ammirare il modello poligonale del nostro avatar opportunamente personalizzato. In questi accampamenti potremo sia ristrutturare alcune zone per garantirci specifici bonus, sia mandare in missione un numero variabile di reclute (e completare così specifici incarichi senza agire in prima persona) sia ancora dedicarci a minigiochi come il combattimento tra galli, in cui Far Cry si trasforma in un picchiaduro à la Tekken a suon di pennuti. Tra pesca e caccie al tesoro, l'open world di Ubisoft può dirsi certamente molto denso di contenuti, eppure non tutti trovano la giusta dimensione nell'economia ludica. Buona parte di questi riempitivi rispondono a esigenze strettamente quantitative, e spesso si rivelano sia poco stimolanti sia sconnessi dalla progressione. Più impattanti sono invece le Storie di Yara, missioni che ci permettono di conoscere maggiormente l'Isola e i suoi abitanti, fornendoci anche ricompense che potrebbero rivelarsi alquanto utili lungo la campagna principale.

    Esplorazione

    L'isola non è un luogo adatto a una scampagnata di salute. Yara non si dimostra facilissima da esplorare: tra boscaglie, sentieri scoscesi e montagne molto ripide, per muoverci lungo l'ambientazione dovremo utilizzare differenti mezzi in base alla meta da raggiungere. Dalle ruggenti quattroruote fino ai quad, passando per cavalli, barche, aerei, elicotteri, tute alari e paracaduti. La guida è di stampo palesemente arcade, e la fisica dei mezzi e quella dell'ambiente danno vita a volte a situazioni piuttosto grottesche, con destrieri che travolgono tronchi d'albero e motorini che compiono capriole alquanto fantasiose.

    Data la conformazione dell'Isola, piena zeppa di boscaglie e vegetazione, questi piccoli escamotage sono giustamente pensati per non rendere troppo faticosa l'esplorazione, e per quanto ci riguarda va benissimo così. Un pizzico di calma si respira all'interno dei pochi nuclei cittadini, in cui agire stando ben attenti a non allertare le guardie, passeggiando con le armi rinfoderate e provando a non dare nell'occhio. Dispiace quindi che le città siano poco popolate, e che la scusa dell'occupazione militare e del coprifuoco a un determinato orario regga solo in parte.

    Quando agiremo con un basso profilo potremo anche imbatterci in alcune timide situazioni di narrativa emergente: ci capiterà di incontrare soldati intenti a maltrattare i civili, e spetterà a noi decidere se passare all'azione, allarmando le autorità e liberando le vittime (così da reclutare nuovi rivoluzionari), oppure allontanarci cautamente, perché magari in possesso di un equipaggiamento non all'altezza del grado della regione in cui ci troviamo. Se consideriamo la verticalità dell'Isola, non dovrebbe stupire infine la presenza di fasi di stampo quasi platform, nelle quali arrampicarci col rampino in punti specifici (e rigorosamente in bella vista), per poi saltare da un supporto all'altro: peccato solo che l'incertezza delle collisioni non renda sempre pienamente piacevole provare a scalare le numerose superfici rocciose di Yara.

    Spara e uccidi per la Libertà

    Quando non si esplora, in Far Cry 6 si spara, e con un certo gusto: il design delle missioni principali è concepito espressamente per mettere in risalto l'anima più spettacolare e caciarona della produzione, all'insegna di sequenze reboanti ed esplosive, scandite da una colonna sonora capace di esaltare i timpani. La notevole varietà dell'arsenale tuttavia non propone bocche da fuoco sempre ben equilibrate: ci sono armi (come il fucile a pompa) con cui il feedback dei colpi risulta piuttosto avvertibile, mentre altre (parliamo delle mitragliatrici) che danno l'impressione di sparare a salve.

    Progredendo nell'avventura e sbloccando specifiche mod è possibile migliorare il rinculo e perfezionare così la stabilità dello strumento: in questo modo anche il feeling delle sparatorie acquisisce una concretezza superiore. Non in tutti i casi si avverte, purtroppo, un senso di pieno appagamento. La colpa è anche di un'intelligenza artificiale che propone routine troppo basilari (fanno eccezione i cecchini nemici, abbastanza abili a mimetizzarsi): i due gradi di difficoltà selezionabili modificano danni e resistenza dei soldati avversari, ma non la complessità dei loro pattern. È questo un difetto che affievolisce le qualità dell'impianto stealth, legato a dinamiche estremamente tradizionali e poco elaborate. Nulla vi vieterà di aggiungere un silenziatore alla canna delle armi e concatenare una serie di headshot ben mirati, disattivare gli allarmi e sbaragliare gli accampamenti senza che nessuno se ne accorga, ma la soddisfazione maggiore la si ottiene quando, in linea con lo spirito caotico della produzione, si decide di proseguire ad armi spianate, scatenando l'inferno. E quale modo migliore per massacrare i soldati di Castillo se non quello di scagliargli contro i temibili Amigos adorabili cuccioli da guerra che potremo condurre con noi in battaglia. Quelli ben noti sono tre, ossia Guapo, un tenero coccodrillo mangiauomini, Chorizo, un cagnolino infermo che adora il sangue, e il più terrificante di tutti, Chicharròn, un gallo che odia a morte...chiunque!

    Ce ne sono altri, ma vi lasciamo il piacere di scoprirli: vi basti sapere che, quando non agiscono in autonomia, è possibile indirizzare le bestiole contro i nemici per distrarli o ferirli. Inoltre, aumentando il numero di uccisioni avremo anche la facoltà di incrementare i talenti mortiferi degli animaletti. Bisogna sottolineare, in ogni caso, che la loro utilità in battaglia non è molto incisiva, e che la loro presenza serve prevalentemente per dare un tocco di goliardia aggiuntiva all'anima action di Far Cry 6. A tal proposito, fidatevi: le missioni con Chicharròn non le dimenticherete facilmente.

    Guerriglieri personalizzati

    Le fasi d'azione sono in parte condizionate da qualche timido elemento ruolistico, che nel gioco è rappresentato dal sistema di personalizzazione. Ubisoft ha scelto di fornire un gran quantitativo di libertà all'utente nella scelta dell'equipaggiamento: testa, torso, mani e gambe possono essere potenziati con l'aggiunta di pezzi specifici di abbigliamento, che portano in dote bonus passivi di varia natura.

    Al banco da lavoro, dopo aver trovato un numero di risorse sufficiente, potremo anche perfezionare le armi, dotarle di munizioni perforanti o antiuomo, aggiungere mirino, silenziatore, stabilizzatore e altri strumenti: in questo modo varierà anche il danno che infliggeremo ai nemici, i quali - in base alle protezioni in dotazione - saranno più o meno resistenti a determinati tipi di pallottole. Prima di ogni assalto sarà dunque opportuno scrutare l'area con lo smartphone di Dani, così da marchiare i bersagli ed evidenziare i loro punti deboli: un approccio tattico che diviene più importante soprattutto nelle fasi avanzate, quando il grado dei soldati si fa progressivamente più alto e abbatterli diventa sempre più difficile. All'aumento del nostro livello guerrigliero insomma non saliranno i parametri di Dani, come in un GDR, ma sbloccheremo equipaggiamenti via via più performanti: una dinamica sottilmente ruolistica, che possiede un certo impatto sull'economia ludica senza diventare troppo invasiva. Nel corso delle nostre avventure su Yara abbiamo notato che in realtà i potenziamenti davvero efficienti sono relativamente pochi, e che in fondo non tutti gli upgrade posseggono una concreta utilità ai fini dell'avanzamento.

    Lo stesso si può dire per le assurde ma divertenti armi "fai-da-te", alcune più efficienti di altre, e per i Supremo, gli zaini di Dani che - una volta caricati - ci daranno modo di scatenare una sorta di super attacco: si va dal lanciarazzi all'impulso elettromagnetico, passando per la capacità di rianimare al volo i compagni caduti. Nonostante la buona varietà, ci sono Supremo caratterizzati da un'efficacia distruttiva decisamente più alta (è il caso del lancia missili: un vero portento!), un dettaglio che riduce lo stimolo dell'utente a cambiare con una certa frequenza le armi a disposizione.

    Infine, in ogni momento sarà possibile chiamare a raccolta un amico guerrigliero e affrontare l'avventura in cooperativa: basterà solo invitare un compagno nella propria sessione e il gioco è fatto. Nelle fasi di co-op i progressi salvati saranno bonus, oggetti raccolti o potenziati, e anche l'esperienza per salire di grado, ma le missioni verranno completate da chi ospita. Conclusa la campagna, inoltre, si sbloccano le Insurrezioni: ogni settimana una provincia di Yara verrà riconquistata dalle forze di Castillo, e spetterà al giocatore terminare gli obiettivi per svelare la posizione del capo degli insorti e piantargli poi una pallottola nel cranio. Un modo per dare un nuovo slancio alla già nutrita longevità. Del resto, come dice la regola numero 16 di Juan: "La rivoluzione di un guerrigliero non finisce mai".

    Far Cry 6 Far Cry 6Versione Analizzata PlayStation 5Vasto e longevo, Far Cry 6 è un open world dove la quantità la fa da padrona: ci sono tantissimi spunti ludici, e moltissime possibilità di personalizzazione, ma spesso si ha l’impressione che Ubisoft cerchi a tutti i costi di non far terminare mai la battaglia dei guerriglieri, anche sacrificando la rifinitura delle meccaniche di gioco sull’altare dell’accumulo. Far Cry 6 è dunque una produzione altalenante: momenti di elevato coinvolgimento narrativo si accompagnano ad altri di stasi, mentre il gameplay oscilla tra buone idee e qualche incertezza nelle fasi di shooting e nell’intelligenza artificiale. Diverte e intrattiene, eppure non travolge, né esalta. Resta vero che a tratti riesce comunque a farci percepire il penetrante odore della rivoluzione, quella che sa di sangue, di tabacco e di libertà.

    7.8

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