FAR Lone Sails Recensione: benvenuti sul battello a vapore

L'opera prima del piccolo team Okomotive è un meraviglioso viaggio in solitaria a bordo di un enorme veicolo a vela...

recensione FAR Lone Sails Recensione: benvenuti sul battello a vapore
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Qual è il motivo che può portare un uomo a intraprendere un viaggio?
    Pur facendo tutti parte della medesima specie, state certi che, ponendo questa domanda a diverse persone, ognuna vi restituirà una motivazione differente. Viaggiare è conoscenza, l'unico modo per entrare in contatto con mondi e culture più o meno distanti, potrebbe rispondervi qualcuno. È andare incontro a un futuro diverso da quello prestabilito per volontà personale, o magari per necessità, potrebbe dirvi qualcun altro. È semplice svago a breve termine, affermerà qualcun altro ancora. Obiettivi dissimili che, tuttavia, si diramano da una radice comune: quella dell'abbandono del proprio nido, per tanto o poco tempo che sia. FAR: Lone Sails, che appunto mette in scena un viaggio, inizia con l'addio del protagonista al suo rifugio, non a caso.
    Ambientato in un non ben precisato universo post-apocalittico, il gioco, opera prima del piccolo team svizzero Okomotive, segue da vicino la corsa di un personaggio di rosso incappucciato verso una terra promessa, un sogno lontano che incarna, forse, la speranza di una nuova vita. Un pellegrinaggio silenzioso e solitario lungo il quale, però, è davvero impossibile sentirsi soli. Perché insieme a noi, in ogni istante, ci sarà sempre lui: un ingombrante, pachidermico mezzo di trasporto a quattro ruote motrici, ibrido tra una nave e una locomotiva.

    Macchinico-antropico

    Bastano infatti pochi passi perché il "cappuccetto rosso" di FAR: Lone Sails si lasci il suo passato alle spalle e giunga nei pressi di un porticciolo dove, tra i rottami di una scenografia fotografata in scala di grigi, risalta questo strano bestione meccanico, che il giocatore può subito perlustrare dall'interno. Le regole per muoverlo sono piuttosto semplici: dopo aver raccattato qualche bidone -o tanica- dallo sterrato basta poggiarlo su un piccolo elevatore interno che subito ne estrae il carburante, iniettandolo per mezzo di un tubo nel grosso serbatoio circolare del veicolo. Basta poi spingere un interruttore rosso per attivare il motore e incominciare l'avanzata, ripetendo l'operazione finché il combustibile non si esaurisce e, di tanto in tanto, scaricando il vapore all'esterno da un piccolo fumaiolo, cosicché non si accumuli rischiando di far esplodere l'intero impianto. FAR: Lone Sails inizia così, solcando il fondale di un immenso oceano prosciugato da chissà quale cataclisma, senza una meta definita, ma con la consapevolezza che si debba procedere verso destra sfruttando il nostro nuovo amico di ferraglia, che va alimentato e manovrato dal ventre, premendo i pulsanti assegnati a ogni suo singolo meccanismo. Si avanza un pochino, finisce il combustibile, si scende un attimo dalla vettura per rifornirsi, si riparte, talvolta si libera un po' di vapore, e avanti così, in un ciclo continuo. A dire il vero, le primissime fasi di gioco sembrano preludere a un'esperienza estremamente vuota e ripetitiva. Non ci vuole molto, però, prima che il baraccone si fermi nei pressi di una gru sul cui gancio è appesa una grande vela pieghevole che, calata sulla sommità del nostro macchinario, ne diventa subito parte integrante. Scopriremo presto che issare il telo quando il vento è a favore dà al mezzo una propulsione supplementare. Spiegare o ammainare la vela è ancora una volta questione di pressare un bottone rosso dedicato, il che equivale all'aggiunta di un'ulteriore azione che il protagonista dovrà tenere a bada nel corso del suo viaggio. Andando avanti la macchina si abbellirà pure di un ottimo aspiratutto posteriore, anch'esso da attivare manualmente, e verrà inoltre "truccata" con dei possenti pneumatici da fuoristrada. Nuovi arnesi, ma anche nuovi elementi da tenere costantemente sotto controllo.

    In molti hanno accostato FAR: Lone Sails ai due capolavori di Playdead, in particolare a LIMBO. Ne capiamo le ragioni, trattandosi allo stesso modo di cinematic platform in due dimensioni che giocano molto su una palette cromatica per lo più desaturata. Chi vi scrive, tuttavia, non riesce a togliersi dalla testa che l'esperienza offerta dal primogenito di Okomotive abbia molto più in comune con lo splendido The Last Guardian di Fumito Ueda. Così come il ragazzino non può fare a meno di Trico per arrivare in fondo alla sua avventura, e d'altro canto per il colossale grifone è impensabile sopravvivere senza l'assistenza del giovane, anche il protagonista di FAR e il suo bizzarro vascello di latta hanno necessità di proseguire di pari passo, prendendosi cura l'uno dell'altro fino alla fine. Una distesa marina inaridita che si espande a perdita d'occhio non è certamente percorribile da un omino solo soletto (men che meno con le gambette che si ritrova!), ma anche il macchinone, così vecchio e rugginoso, ha bisogno di una guida, di essere aggiustato dall'interno quando danneggiato dalle intemperie e trascinato con un cordone dall'esterno, se completamente guasto. Certo: un carrozzone motorizzato non potrà mai contare su un'affezione di forza pari a quella che si ha guardando Trico dritto nei suoi occhi buoni. Ciononostante, il legame che si crea implicitamente tra l'avatar e il suo "veliero terrestre" durante le ore che precedono i titoli di coda è solidissimo, avvertibile, e non mancherà di creare un certo coinvolgimento nel cuore degli utenti più sensibili.

    Forza della natura, meravigliosa e scura

    FAR: Lone Sails si affida anche a un terzo, fondamentale attore, che è presente in campo dall'inizio alla fine: l'ambientazione. Non solo perché tutto quel che viene raccontato si basa su una narrazione di tipo -appunto- ambientale, che non spiega nulla e lascia parecchio all'interpretazione di chi sta stringendo il pad fra le mani. Il mondo circostante, pur nello squallore di certe scenografie ridotte in cumuli di macerie, è sempre, letteralmente vivo e pulsante, e riveste un duplice ruolo nell'economia di gioco. Se è vero che lungo il percorso non si incontrano mai nemici veri e propri, lo è anche il fatto che lo scenario, la sua conformazione e le leggi della natura cui deve sottostare sono un avversario davvero temibile per il viaggiatore e il suo mezzo. Vento, pioggia, grandine, ma anche buche o barriere artificiali sono tutti elementi con cui il giocatore deve sovente fare i conti per far sì che i vari ingranaggi del camion non si rompano o prendano fuoco in seguito a una brutta botta o caduta; danni che, comunque, possono essere arginati usando con lestezza il saldatore o la pompa d'acqua in dotazione all'autocarro.
    Se il setting è spesso avverso al piccolo navigatore poligonale, è però indubbio che, nel contempo, sia di preziosa compagnia per chiunque si trovi al di qua dello schermo.

    Sullo sfondo di FAR: Lone Sails si alternano infatti dei quadri meravigliosi, che l'incedere compassato del blindato rende molto facile apprezzare. Zone industriali foderate dai fumi lasciano spazio al candore di un'area completamente ricoperta di neve, per poi dissolversi in un'alba dal cielo color argilla e passare, subito dopo, a una minacciosa bufera, con tanto di lampi e trombe d'aria in lontananza. Il colpo d'occhio è insomma di grandissimo impatto, e lo stesso si può dire per la colonna sonora, prova orchestrale a cui, non a caso, viene dato largo merito proprio durante i credit. Parliamo di un tappeto di note di rara eleganza, che supplisce alla quiete assoluta di determinate fasi di gioco con brani strumentali variegati, diversi dei quali sembrano usciti direttamente da un jazz club. Un tutt'uno, quello tra comparto visivo e sonoro, che restituisce un lavoro artistico di fattura non comune, la cui contemplazione lascia a bocca aperta non di rado.

    FAR: Lone Sails FAR: Lone SailsVersione Analizzata PCCosa può rendere una storia indimenticabile? La capacità dei suoi autori di rendere visibile il filo che lega gli interpreti in campo, che essi si somiglino o siano profondamente diversi? Il fascino di una messinscena consapevole, che sappia imprimersi nella memoria della sua platea in modo indelebile? La cura nel comporre -nel caso del videogame- un sistema d’interazione magari anche molto semplice, ma che permetta a chi gioca di dare tutto se stesso tramite un monitor e una periferica? Quel che è certo, che ci sia o meno tutto questo, è che quella storia non sarà mai memorabile per tutti allo stesso modo. Magari per alcuni non lo sarà affatto. Allora FAR: Lone Sails, che è avventura platform caratteristica, discreta, fine, poetica, non accontenterà tutti indistintamente. Il suo minimalismo formale farà storcere il naso a molti. La sua durata, che non supera le tre ore di gioco, scontenterà altrettanti - sebbene quel tempo basti a esprimere tutto quel che l’opera vuole. Non vi assicuriamo che il titolo Okomotive faccia per voi. Vi scattasse però anche solo un briciolo di curiosità osservandone le immagini, considerate seriamente l’ipotesi di dargli una chance. Noi lo abbiamo fatto, e su quel quattro ruote dalla vela bucherellata vorremmo risalire all’istante, nella speranza di partire alla volta di un nuovo, emozionante viaggio.

    8

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