Recensione Fate of the World

Un complesso strategico in cui siamo chiamati a risolvere i grandi problemi del mondo

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  • Pc
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La piattaforma PC è sempre stata l'ambiente perfetto per gli strategici, con svariate serie storiche ancora in vita come il sempre verde Civilization, del quale è uscito un ottimo quinto capitolo alla fine dello scorso anno.
Ci sono poi strategici minori, spesso di provenienza indie, che tentano di proporre approcci differenti, che vanno oltre la semplice gestione delle risorse o dei propri eserciti, con l'obiettivo finale di prevalere sul nemico.
Fate of the World è un esempio di titolo di strategia alternativo, quasi più vicino ad uno strumento di studio, che mette il genere sotto una luce completamente differente da quanto visto fino ad ora.

Un simulatore del pianeta terra

In Fate of the World non c'è alcun popolo da scegliere e far prosperare, nessun esercito da comandare, nessuna risorsa naturale da raccogliere e lavorare per poter essere utilizzata per migliorare la tecnologia in nostro possesso.
Questa volta, come si può semplicemente intuire dal titolo, c'è in gioco il futuro del pianeta e la lotta è contro fattori ben più concreti e, sfortunatamente, realistici: i cambiamenti climatici, gli standard di vita nelle più svariate aree della terra, l'approvvigionamento energetico e di cibo, ancora più a rischio negli anni a venire.
La realtà viene quindi trasportata nel gioco, all'interno del quale si immagina che i rischi ai quali stiamo andando incontro come specie si inaspriranno nei prossimi decenni, al punto da spingere alla creazione di un organo internazionale, chiamato Global Environmental Organization, che dovrà occuparsi delle politiche future per riuscire ad evitare i disastri ai quali l'umanità potrebbe andare incontro se le cose non cambieranno.
Il giocatore vestirà quindi i panni del leader del GEO, con l'onore e l'onere di prendere le decisioni più difficili per risolvere i problemi che affliggono molte parti del mondo, ridistribuendo la ricchezza e cercando di garantirci un futuro su questo pianeta.
Tutta la parte di simulazione è stata sviluppata in collaborazione con l'Università di Oxford, grazie agli studi del Professor Myles Allen. In questo modo la rappresentazione digitale della terrà è molto realistica, sia in termini di eventi naturali che politici e sociali.

Gestire il globo

Il gioco è strutturato in missioni e sfide a tema, tutte con obiettivi chiari che si intersecano con la realtà di tutti i giorni e che possiamo leggere sui quotidiani o su qualunque altro mezzo di informazione.
Il miglioramento delle condizioni di vita dei paesi emergenti, la crisi economica, il problema della gestione del petrolio e delle energie rinnovabili, sono tutti fattori che vengono sfruttati come obiettivi all'interno di Fate of the World: il primo scenario, ad esempio, prevede il miglioramento dell’HDI, l'indice di sviluppo umano, nel continente africano, mentre il secondo verte maggiormente sul petrolio, con il picco della produzione e il suo conseguente declino che, ovviamente, darà adito a guerre ed una necessaria riconversione verso fonti energetiche differenti, impattando con la vita di tutti i giorni, dai trasporti al riscaldamento.
Tutte le missioni iniziano intorno all'anno 2020, periodo nella quale viene instaurato il GEO. Una volta scelto un nome per il proprio leader si comincia ad agire, lavorando su turni della durata di cinque anni, tenendo bene a mente quali sono i vincoli per la vittoria e quelli che porteranno alla sconfitta, con in più degli aspetti collaterali che, se tenuti in considerazione, possono portare ad un punteggio finale più alto.
Per ogni continente è possibile assumere dei funzionari che andranno a ricoprire delle cariche locali, agendo da vero e proprio braccio per la propria mente.
Ad ogni funzionario viene poi affidato un compito, sotto forma di una carta, che verrà mantenuto almeno per un turno completo, quindi cinque anni, o più per quanto riguarda i progetti a lungo termine, come la riconversione verso le energie rinnovabili o l'adozione completa di mezzi di trasporto elettrici.

Molta strategia, poca fortuna

Nell'arco di un turno, quindi, si valuterà la situazione nei singoli continenti, suddivisi in certi casi in singoli paesi, come la Cina, in quanto colosso in perenne sviluppo, o il Giappone, economia forte malgrado la rilevanza minore in termini territoriali.
Posizionati i funzionari si agirà sulle carte, suddivise per tema: progetti a lungo termine e interventi in materia di ambiente, tecnologia, risorse naturali, società e politica.
Ogni carta ha un costo che viene detratto nel quinquennio successivo dai fondi a disposizione dal GEO, direttamente dipendenti dall'economia mondiale.
La scelta delle carte dipende dalla situazione locale delle varie parti del mondo: in alcune sarà necessario lavorare a progetti per l'istruzione e la sanità, migliorando così le condizioni di vita della popolazione, mentre in altre sarà l'inquinamento a creare i maggiori problemi, con la sola soluzione di limitare le emissioni, a costo di rallentare la produzione industriale, magari riconvertendo parte del territorio verso l'agricoltura biologica e puntando su nuove fonti di energia.
Col passare degli anni bisognerà poi far fronte a catastrofi naturali, spesso legate all'innalzamento globale della temperatura, oppure a conflitti, nati da disparità pesantissime nel benessere di popolazioni vicine fra loro oppure da interessi economici e politici, esattamente come accade nella realtà.
Per capire cosa accade nel mondo ci si può affidare ai numerosissimi report forniti dai propri collaboratori, dotati di moltissimi grafici, con proiezioni sull'andamento dell'economia, della produzione petrolifera e dell'aumento della popolazione mondiale, oppure su strumenti visivi, come quello che mostra in che punti della terra l'inquinamento è maggiore, con un filtro che sottolinea dove l'effetto serra sta colpendo in modo più significativo. Altrimenti sono i mass media a essere d'aiuto, con notiziari di finte emittenti televisive mondiali, con tanto di speaker della razza adeguata al luogo di provenienza, a narrare i fatti che avvengono, tra eventi naturali quali alluvioni o terremoti, oppure rivolte e guerre in corso.

Il mondo nelle proprie mani

Graficamente il gioco propone un globo terrestre sempre al centro dell'attenzione, sul quale vengono poste le icone che rappresentano i vari eventi che accadono; il mondo può essere quindi ruotato per avere una visione di ogni zona ma non ingrandito o rimpicciolito. Tutto il resto dell'interfaccia è costruita intorno, con bottoni, menu e elementi grafici che aiutano il giocatore a destreggiarsi nell’abbondanza di informazioni. La complessità di fondo della simulazione è ben comprensibile proprio guardando i vari elementi dell'interfaccia di gioco, semplificata ma comunque macchinosa per il solo fatto che deve permettere l'accesso a tantissimi dati, non ultimo un corposissimo database che spiega ogni termine presente nel gioco, sia per quanto riguarda la sua applicazione nella simulazione, sia per quello che rappresenta nel mondo reale. Un'aggiunta che fa capire qual'è la mole di lavoro dietro ad un titolo come Fate of the World, rendendolo di fatto anche uno strumento didattico, anche se con fini e velleità ludiche.
Giocando ci si potrà imbattere in crisi economiche che metteranno in ginocchio vere e proprie potenze nel giro di una decina d'anni e che, senza interventi determinanti, si diffonderanno rapidamente a tutto il mondo, mettendo in difficoltà il giocatore che dovrà destreggiarsi tra conflitti, calo demografico e i cronici problemi quali la fame nel mondo e lo sviluppo tecnologico limitato ad alcune zone del pianeta.
Anche gli eventi naturali giocheranno un ruolo fondamentale, con incendi che metteranno in ginocchio intere aree del pianeta basate sull'agricoltura, oppure terremoti e maremoti, tristemente legati anche nel gioco allo sviluppo e alla diffusione delle centrali nucleari, come tristemente accaduto in Giappone proprio nell'ultimo periodo.
Lo stile visivo è serio e quasi austero anche se è molto caratteristica l'idea di adattare le musiche e parti degli elementi grafici dell'interfaccia alla zona del mondo correntemente selezionata, fattore che immerge ancora di più il giocatore, mentre riflette sul come operare per risolvere i problemi di quel territorio.

Fate of the World Fate of the World nasce come un gioco ma diventa rapidamente qualcosa di più: uno strumento per capire concettualmente molti avvenimenti che fanno e faranno parte della nostra vita, vedendoli quindi applicati in una simulazione decisamente complessa e ben studiata, in grado di mostrare cosa potrebbe accadere davvero al nostro pianeta se le cose non inizieranno a cambiare in modo radicale. Un futuro già in moto, come dimostrano gli ultimi fatti avvenuti in Giappone e in Libia. Sicuramente non è un titolo per tutti, ma gli appassionati di strategia e chi è maggiormente attento alla storia contemporanea, tanto complessa in quanto legata strettamente all’economia e al progresso tecnologico, dovrebbe provarlo, soprattutto perché il costo è contenuto e la qualità non manca. Un titolo che porta alla riflessione, fattore che lo allontana dai canoni del videogioco classico ma che non deve spaventare chi vuol vivere un’esperienza diversa dal solito.

8

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