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Fated The Silent Oath per PlayStation VR Recensione

La lotta per la sopravvivenza in realtà virtuale di Frima arriva finalmente anche su PlayStation VR, in un'esperienza cinematografica breve ma appagante.

recensione Fated The Silent Oath per PlayStation VR
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Frima è uno studio indipendente canadese relativamente poco conosciuto, che nel passato ha pubblicato sia prodotti originali sia porting di svariati titoli famosi.
    Tra i primi, uno dei più interessanti è sicuramente il puzzle cooperativo Chariot, uscito nel 2014 su tutte le piattaforme casalinghe, Wii U incluso; mentre, tra i lavori su commissione, la versione per PS Vita di Resident Evil: Revelations 2 è di certo la sua opera più importante.
    I ragazzi di Frima hanno quindi grande esperienza su tantissime piattaforme e, pertanto, lo stimolo alla sperimentazione è insito nel loro DNA creativo.
    Non stupisce, dunque, che siano stati tra i primi team a sviluppare e pubblicare contenuti per i visori VR: non a caso, il lancio di FATED per Oculus Rift e HTC Vive risale a circa un anno fa.
    La versione PSVR di questo piccolo survival game arriva sì sul PlayStation Store con parecchi mesi di ritardo, ma non perde nemmeno una goccia della sua carica innovativa e del suo stile caratteristico.

    La sopravvivenza del clan

    FATED riprende gli stilemi di molta mitologia nordica, offrendo un'esperienza (della durata di un film) ambientata tra le fredde lande di un mondo in rovina, nel quale imperversa lo scontro tra divinità e creature giganti, che si danno battaglia senza curarsi minimamente delle vite degli esseri umani.

    Il protagonista che impersoneremo, grazie ad un'inquadratura in soggettiva indubbiamente immersiva (che permette di vedere e percepire il proprio corpo), ha subito un forte trauma: il capitolo iniziale ci catapulta così subito nel vivo dell'azione, e la scena si apre su un carro in movimento.
    Appena spalancati gli occhi, lo sguardo preoccupato e in lacrime di nostra moglie ci fa comprendere all'istante che la nostra vita è appesa ad un filo: tuttavia, la presenza di una misteriosa figura eterea ci invoglia a non cedere facilmente all'abbraccio della morte. Smossi dalla forza di volontà e dall'attaccamento alla sopravvivenza, riusciamo quindi a risvegliarci. Lo shock di questa visione mistica ha però lasciato un segno indelebile su di noi, e ci ha privato per sempre della parola.
    Si tratta di espediente narrativo utile ad introdurre le modalità con le quali è possibile interagire con gli altri personaggi del clan, annuendo o scuotendo la testa per rispondere alle loro domande in segno affermativo o negativo. Il gameplay di FATED è infatti piuttosto limitato, e si basa appunto sui dialoghi, sull'esplorazione degli ambienti e su alcuni elementi di puzzle solving, ottimamente integrati con la trama, che si alternano a sequenze d'azione ben sceneggiate.
    Nel viaggio verso nord per cercare di mantenere in vita il nostro clan avremo infatti l'opportunità di guidare il carro, partecipare a battute di caccia e esplorare misteriose caverne: il tutto mentre i nostri compagni cadranno inesorabilmente uno alla volta, vittime di un destino crudele e beffardo. Il sistema di movimento è simile a quanto già visto in altri titoli per VR come Robinson: The Journey: potremo camminare in avanti o indietro ad una velocità molto ridotta, con la possibilità di ruotare la visuale a scatti, la cui ampiezza in gradi è configurabile nel menu delle opzioni. È questo uno dei sistemi di locomotion più diffusi in ambito VR, ed il team ha aggiunto inoltre numerosi effetti utili a minimizzare eventuali effetti di motion sickness, come simboli quadrati sovrapposti all'ambiente (in modo da aumentare il numero di punti di riferimento per gli occhi dell'utente) o appositi indicatori che ci aiutano a spostarci in linea retta. Le possibilità di interazione offrono infine la capacità di alzare le mani in maniera indipendente, usando i trigger analogici del gamepad, azione necessaria per muovere una torcia in un luogo buio o azionare pannelli ed altri elementi che compongono alcuni dei puzzle in cui ci imbatteremo durante il viaggio.
    Il fulcro di FATED non è però rappresentato dal gameplay, poiché è la trama a reggere sulle sue spalle l'intera esperienza, con una narrazione minimale ma piacevole, in grado di toccare picchi emotivi molto forti nelle situazioni più disperate. Puntualmente il numero dei compagni del clan si ridurrà progressivamente, fino a giungere ad un finale inaspettato, che purtroppo, però, ci lascia con un profondo senso di incompiutezza.

    La forza della storyline è comunque sorretta da un impianto grafico abbastanza riuscito, che sfrutta l'Unreal Engine per mettere in scena personaggi e ambienti che, malgrado lo stile cartoon, ben si sposano con la tragicità della vicenda.Solo le animazioni mostrano qualche limite di natura tecnica, ma si dimostrano lo stesso all'altezza della buona qualità grafica generale, senza dubbio uno dei punti distintivi di una produzione dal budget limitato , ed indirizzata ad un mercato ancora di nicchia come quella della Realtà Virtuale.

    Fated: The Silent Oath Fated: The Silent OathVersione Analizzata PlayStation 4FATED è una delle prime esperienze pubblicate per le piattaforme VR, e si nota: l’interazione è ridotta ai minimi termini e anche a livello di narrazione si tratta di un esperimento in parte ingenuo, superato da molte altre opere uscite nei mesi successivi per Oculus, Vive o PSVR. La trama però riesce comunque ad appassionarci fino in fondo, facendoci sentire davvero parte di un gruppo decimato ed in pericolo costante, che sta combattendo una guerra impari per il proprio futuro, con un senso di disperazione strisciante che ci accompagnerà fino ai titoli di coda. L’unico limite risiede quindi nella mancata localizzazione in italiano: FATED è completamente in inglese, non è presente alcun sottotitolo ed è pertanto necessario possedere una buona conoscenza della lingua per venire coinvolti appieno in questo feroce mondo norreno, vivendo un’avventura tanto breve e semplice quanto profondamente affascinante.

    7.5

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