Fe: Recensione del nuovo action-platform di Zoink Games

Giunge finalmente tra le nostre mani Fe, la nuova avventura del team Zoink Games ispirata ai grandi classici di genere come Journey e Flower.

Fe
Recensione: PlayStation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Una creatura umbratile si risveglia al centro di una tetra foresta. Si guarda intorno, smarrita, posando il suo sguardo ferino su piante luminescenti, su rocce nere e spigolose, funghi odorosi e piccoli esseri che si nascondono nei cespugli.
    Comincia così il nuovo lavoro dei ragazzi di Zoink Games, Fe, rivendicando fin dall'incipit l'urgenza di essere un videogioco alternativo, diverso, particolare. L'inquadratura si riempie insomma con le immagini di un mondo geometrico e misterioso, e non c'è nessuna interfaccia che rompe l'immersione. Si presenta come un titolo ambizioso, questo Fe, che lascia il giocatore spaesato e non gli dice quasi nulla, neppure dove andare. Il senso della scoperta ed un dolce smarrimento dovrebbero essere le sensazioni portanti di questo viaggio nella natura, per un action/platform indipendente che si colloca nel filone delle avventure "emotive", attente alle sensazioni ed alle atmosfere più che alla sostanza ludica.
    A conti fatti, però, non si può dire che Fe sia un gioco completamente riuscito. Il potenziale della produzione deve scontrarsi con uno stile efficace solo per metà, e con un leggera ma sempre presente sensazione di scarsa originalità. Fe sembra recuperare soluzioni ludiche, artistiche e narrative dai grandi della scena indie, assemblando un mosaico composto con idee e frammenti di Flower, Journey, Abzu, Ori, senza però avere la grazia e la compiutezza delle opere di riferimento.

    Una foresta già esplorata

    Il racconto, in Fe, resta appena sussurrato, evanescente e mai esplicito. L'obiettivo della creatura che controlliamo è quello di liberare la foresta dall'infestazione di strani esseri meccanici, che si muovono come insetti neri e dinoccolati e intrappolano gli animali in gabbie organiche.
    L'idea di riportare la vita in un ambiente naturale assediato da forze tetre e opprimenti non è certo la più originale, e Fe non fa molto per valorizzarla a dovere. La storia ci vede impegnati ad "assorbire" l'insegnamento del bosco attraverso le voci dei suoi abitanti, che dovremo imparare a replicare per interagire con vari elementi dello scenario. Si tratta però di un processo che viene svolto in maniera meccanica, senza che ci sia mai un vero senso di liberazione, di riscatto o di "formazione" del personaggio.
    Ci sono pochi momenti davvero memorabili, come la scalata sul dorso di un'enorme divinità cervide, ed il racconto finisce per non esplicitare mai i suoi significati e le sue allegorie. Alla fine di Fe non c'è un messaggio forte come in Journey, né un insegnamento cupo e oscuro come quello di Inside: conclusa una sequenza finale in effetti molto trascinante (l'unico momento in cui i temi musicali assumono un respiro più ampio e si fanno incalzanti e di carattere), ci ritroviamo dove tutto era iniziato, senza avere una visione chiara dello scopo del nostro viaggio, della minaccia che abbiamo affrontato e del significato della storia. Chi vi scrive ama i racconti criptici e sfumati, ma in questo caso l'ermetismo sfocia purtroppo in una lieve inconsistenza.
    Ed è un peccato, perché gli spunti interessanti non mancano: una rivelazione importante sulla natura dei nostri nemici, ad esempio, è uno snodo narrativo che avrebbe potuto essere sfruttato con maggiore attenzione.
    Allo stato attuale dei fatti l'unica cosa che resta è invece un colpo d'occhio affascinante anche se non meraviglioso. Le atmosfere nebbiose della foresta di Fe ci regalano qualche scorcio seducente e alcuni panorami piacevoli: che siano i fiumi ocra di un acquitrino paludoso o la bianca coltre di neve che si posa su una distesa di conifere, o ancora una grotta illuminata da funghi elettrici, di tanto in tanto abbiamo provato un po' di ammirazione per il lavoro del team di sviluppo.

    Resta vero però che al mondo di Fe mancano armonia e varietà. Gli ambienti si assomigliano un po' tutti, e lo strano bestiario che li popola non è memorabile come altre creature riscoperte negli spazi silvani e naturali del videogioco indipendente. Nota di demerito per la colonna sonora, generalmente apatica e poco incisiva, eccezion fatta per qualche brevissimo momento di ispirazione.

    Le voci del bosco

    A livello ludico, Fe si presenta come un action platform tridimensionale, integralmente basato sulla risoluzione di semplici enigmi ambientali e sul superamento di qualche ardita sequenza di salti.
    L'incedere viene scandito dall'apprendimento di varie abilità: all'inizio impariamo ad esempio a scalare le conifere disseminate nella foresta, poi a lanciarci in planata per coprire distanze maggiori dopo un salto. Successivamente ci concentriamo sulle voci della foresta, i "versi" degli animali che la popolano.

    Raggiungendo le enormi creature che rappresentano i capostipiti delle varie specie possiamo apprenderne la lingua, così da emettere vibranti bramiti, ululati e stridenti cinguettii.
    Ogni suono, oltre a farci entrare in sintonia con gli animali che lo comprendono, permettendoci poi di cavalcarli, avrà un effetto particolare sulla flora del luogo. Potremo quindi far sbocciare degli enormi fiori da usare come piattaforme, oppure rivelare semi spinosi da scagliare contro le barriere e le gabbie generate dagli avversari. Altri fiori fluorescenti, sensibili al grido di una diversa bestia, cominceranno a ruotare generando correnti ascensionali, mentre degli strani boccioli viola ci spareranno verso l'alto per permetterci di raggiungere aree altrimenti inarrivabili.
    Ogni "voce" è insomma legata ad uno specifico elemento dello scenario che ci permetterà di procedere con l'esplorazione.
    Gli enigmi ambientali da risolvere per avanzare ed imparare i canti delle creature restano comunque basilari e poco impegnativi, soprattutto perché i vari tipi di interazione con l'ambiente sono molto canonici. Ogni tanto è facile tuttavia perdersi nella foresta senza sapere esattamente dove andare, a causa di un approssimativo sistema di direzionamento.
    Questo senso di smarrimento, a dirla tutta, non è mai piacevole ma anzi diventa a tratti leggermente frustrante, al punto che una volta conclusa l'avventura si tende a tirare un sospiro di sollievo e l'impresa di raccogliere tutti i collectible non sarà probabilmente raccolta dalla maggior parte dei giocatori.
    Resta a tratti fastidioso anche il sistema di controllo, tutt'altro che perfetto, che in certi casi rende complesse operazioni basilari come i salti e il direzionamento delle planate. Questi problemi vengono amplificati da una gestione della telecamera non certo virtuosa, che infastidisce anche durante le (poche) fasi stealth, in cui raramente si ha la piena consapevolezza di quello che succede nei dintorni.

    Complessivamente, insomma, la buona varietà di situazioni che il team di sviluppo si sforza di proporre non è sporcata solamente dalla scarsa originalità delle soluzioni ludiche, ma anche da alcuni problemi strutturali, su cui si potrebbe decidere di chiudere un occhio in nome della genesi indie del progetto. Fe resta comunque un titolo meno ispirato e compiuto di tanti altri progetti che hanno seguito lo stesso iter produttivo.

    Fe FeVersione Analizzata PlayStation 4Le cinque ore necessarie al completamento di Fe scorrono via veloci, tra panorami silvestri, un vocio bestiale che serpeggia tra alberi e ruscelli, ed una storia che non ingrana. L'ultimo titolo di Zoink Games (autori per altro dell'ottimo Stick It To The Man e del meno riuscito Zombie Vikings) mostra qualche idea potenzialmente interessante, senza però riuscire a metterla completamente a fuoco. La narrazione, ermetica per scelta, non è mai incisiva, incapace di far trasparire un messaggio forte. Le situazioni assemblate dal team di sviluppo sono quasi sempre piane e regolari: i puzzle ambientali ampiamente prevedibili sfociano in un incedere a tratti meccanico e mai veramente partecipato. Anche al netto degli inciampi del sistema di controllo, Fe resta un titolo tutto sommato onesto ma un po' “arido”, fatto di pochi momenti memorabili e di atmosfere avvolgenti ma ripetitive. Pecca in varietà e ritmo, e forse gli manca anche la cosa che per un titolo del genere conta di più: un'anima.

    6.8

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