Felix The Reaper Recensione: la morte danza nel puzzle di Kong Orange

Felix the Reaper, in arrivo anche sul Game Pass di Microsoft, è un particolare indie che unisce puzzle game, danza, simpatia e sangue.

recensione Felix The Reaper Recensione: la morte danza nel puzzle di Kong Orange
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Di racconti su amori impossibili ne è pieno il mondo, dalla fiabe per bambini alle grandi opere del teatro e della letteratura. Universi interi che, sadicamente, sembrano costruiti per non permettere a due amanti di congiungersi. Oggi ci troviamo proprio dinanzi a un intreccio di questo tipo, ma non si tratta di una tragedia degna di Romeo e Giulietta, e neanche di una favola su cavalieri e principesse da salvare. Felix the Reaper, come specificato dal team Kong Orange, è una "commedia romantica" sulla nascita e il trapasso, sulla vita e la morte. Aguzzate l'ingegno e aprite bene occhi, orecchie e cuore, perché troverete quest'opera pubblicata da Daedalic tra i giochi del game pass di ottobre, e chissà che il rotondeggiante Felix non riesca a conquistarvi.

    La morte danzante

    Nel titolo siamo chiamati a vestire i panni di un mietitore alle prese con il suo primo giorno di lavoro. A differenza dei suoi colleghi, però, il nostro placido protagonista risulta decisamente particolare: ad esempio, è talmente appassionato di danza da non separarsi mai dalle sue cuffie durante "il servizio", che svolge con movenze decisamente aggraziate per un ballerino con la sua mole. Come se non bastasse, prova un sentimento profondissimo per Betty, il Ministro della Vita. Non sapendo come avvicinarla, Felix punta tutto sullo svolgere il suo impiego al meglio, con la speranza, un giorno, di fare una buona impressione sulla sua amata.

    Ad eccezione dell'incipit e dell'epilogo, il gioco abbandona ben presto qualsiasi velleità narrativa per svelare la sua vera essenza: quella di un puzzle game solido, adatto a tutti i palati e con un protagonista memorabile. Felix, difatti, parla solo attraverso il suo corpo, e nonostante il suo mutismo, era dai tempi di Manny Calavera (recuperate la nostra recensione di Grim Fandango Remastered) che non si vedeva un'interpretazione così carismatica della Morte. Se nel titolo di Tim Schafer, però, a colpirci era la parlantina del protagonista, in questo caso a conquistare la nostra simpatia è la comunicazione non verbale di Felix, curata in maniera ineccepibile. Anche se le doti da ballerino del nostro eroe servono solo a stimolare empatia e affezione, e non hanno il benché minimo peso sul gameplay effettivo.

    Un gioioso tristo mietitore al lavoro

    Il titolo di Kong Orange contrappone l'innocenza di un amore impossibile alle dipartite particolarmente macabre che il protagonista escogita per le sue vittime. Attraverso cinque mini-campagne, dedicate ad altrettanti bersagli, Felix non si limita solo a reclamare l'anima dei predestinati, ma imbastisce delle situazioni alla"Final Destination" in cui il malcapitato di turno subisce una serie di sfortune che lo porteranno all'altro mondo. Il tutto viene svolto mentre il tempo è immobile, ma badando bene all'unica regola ferrea del ministero della morte: si lavora nell'ombra, quindi non ci si deve mai fare illuminare dai raggi del sole.

    Sfruttando questo escamotage, gli sviluppatori hanno realizzato una trentina scarsa di stage in cui l'area di gioco è suddivisa in una griglia. A nostra disposizione ci sono ben poche meccaniche da apprendere: ad esempio Felix può sollevare qualsiasi persona e oggetto (uno alla volta) e posizionarlo a piacimento in qualsiasi zona, ed è inoltre in grado di far ruotare il sole in due posizioni differenti.

    Questo significa che, dove non troveremo muri o angoli per ripararci dalla luce, sarà possibile prendere un elemento dello scenario e posizionarlo al meglio, o cambiare l'ora del giorno per restare nell'ombra. Solo in questo modo potremo portare a termine un altro passaggio del nostro intricato piano di morte. Se c'è un difetto riscontrabile in Felix the Reaper - che a dire il vero mostra il fianco a pochissime debolezze - è la mancanza di un vero guizzo nelle meccaniche alla base dell'avventura. Col prosieguo dei livelli, il leitmotiv degli enigmi verte sempre sul binomio luce/oscurità, con l'aggiunta di qualche interruttore per attivare dei carri automatici o innalzare cartelli, e alcune tubature per spostarsi da una parte all'altra dell'arena. Tutto l'impasto ludico quindi, seppur più complesso col passare degli stage, appare sempre simile a sé stesso e sembra non esplodere mai.

    Eppure Kong Orange ha costruito un puzzle game adatto a qualsiasi tipo di utenza: per completare l'avventura basteranno quattro ore, ma alla fine di ogni livello otterrete una scheda di valutazione con diversi obiettivi da raggiungere legati al tempo, alle rotazioni del sole, alle azioni compiute e alle caselle attraversate. Ne consegue che, nonostante le quattro ore necessarie per giungere ai titoli di coda, la rigiocabilità si attesta su ottimi livelli. Senza contare che una volta completato un capitolo si sblocca la modalità hardcore, che reinventa l'intera struttura dell'area di gioco. Tra l'altro, la difficoltà massima rimuove checkpoint, suggerimenti su come proseguire e aggiunge tre monete da raccogliere in ogni stage. In pratica una modalità pensata per chi ama spremersi le meningi ma, nonostante il tasso di sfida, neanche in questo sopraggiunge una meccanica utile a sconquassare la ricetta appresa nelle prime missioni.

    Uno dei primi stage al livello normale

    La stessa mappa al grado hardcore

    Basando l'intera offerta sulla struttura dei livelli, capita quindi che certe arene risultino più complesse di altre, e la curva d'apprendimento non appare molto omogenea. Al netto di questi difetti di design, però, Felix the Reaper ha un suo fascino e una sua identità che lo rendono un titolo piacevole e mai banale.

    Ad accompagnare il tutto c'è un comparto artistico semplice ma efficace, incentrato su due epoche differenti: il tardo medioevo e i raggianti anni ‘80. Il nostro emissario di morte passa quindi da un capitolo all'altro per portare nella sua dimensione cacciatori prepotenti, latin lover consumati e perfino suore devote. Mentre sul fronte tecnico Kong Orange ha fatto un lavoro dignitoso senza particolari guizzi, è meritevole di una menzione la colonna sonora, composta da temi musicali orecchiabili e piacevoli. Le note su cui danza Felix abbracciano un numero considerevoli di generi: dal folk al rock, passando per diverse gradazioni di tecno e senza far mancare alcune arie classiche piuttosto celebri.

    Felix the Reaper Felix the ReaperVersione Analizzata PCFelix the Reaper è un puzzle game che non mette sul piatto alcuna velleità strutturale, ma punta a comunicare inequivocabilmente la sua essenza, diretta e senza fronzoli come il suo protagonista danzante. Il risultato è un puzzle game di buona fattura che, grazie ai due livelli di difficoltà, è adatto sia agli esperti del genere, sia ai neofiti. Il concetto dietro cui si muove il gameplay è senz’altro originale, ma durante l’avventura si avverte la mancanza di stage differenti in cui la formula venga stravolta, e tutto ciò appiattisce in parte un buon impasto ludico. Ciononostante, siamo rimasti incantati dalle movenze trascinanti del timido Felix e, sperando di rivederlo in futuro, consigliamo agli abbonati al Game Pass di fare la sua conoscenza.

    7

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