Final Fantasy 12 The Zodiac Age: Recensione della versione Nintendo Switch

Torna uno dei capitoli più incompresi, e al tempo stesso preziosi, del brand Square-Enix: quando Star Wars incontrò Il Trono di Spade...

recensione Final Fantasy 12 The Zodiac Age: Recensione della versione Nintendo Switch
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Quando, a cavallo tra il 2006 e il 2007, Final Fantasy XII arrivò nelle nostre mani, ci lasciò a bocca aperta per il suo impatto visivo, incredibile e visionario se confrontato con le capacità tecniche dell'epoca. La dodicesima fantasia finale, stando ai numeri, incontrò il favore tanto della critica quanto del pubblico, ottenendo un ottimo successo commerciale. Resta quindi un mistero il perché oggi, a distanza di oltre dieci anni, sono in pochi a ricordarsi con piacere dell'avventura di Vaan.

    Square-Enix però non dimentica, ed ecco che due anni fa l'epopea di Ivalice ritornò sugli scaffali con un'ottima remaster per PlayStation 4, Final Fantasy XII: The Zodiac Age. Quella stessa edizione giunge ora in formato Xbox One (solo in digital delivery) e Nintendo Switch (anche retail), una pubblicazione quest'ultima che sancisce un rinnovato amore tra il publisher nipponico e la Casa di kyoto, interrottosi alla fine degli anni Novanta con la vicenda Final Fantasy VII. Dopo aver rivissuto FFIX, FFVII e (poche settimane fa) FFX, rituffiamoci nell'incredibile mondo di Final Fantasy XII, riscoprendone la storia e la lore in un pericoloso e rocambolesco gioco dei troni.

    Di aviopirati e ribelli

    Ebbene sì, non abbiamo citato una delle opere più influenti dell'intrattenimento contemporaneo a caso. Se state seguendo Game of Thrones, e soprattutto se avete amato l'opera di George Martin sin dagli esordi, allora potrebbe essere davvero il momento giusto per riscoprire una perla di narrazione come Final Fantasy XII. L'opera, infatti, arrivò sul mercato dopo una serie di esponenti che avevano dettato un certo tipo di poetica: a partire da Final fantasy VII, vero e proprio spartiacque per il genere J-RPG e per il brand di Square-Enix, passando proprio per quel controverso nono capitolo fino ad arrivare alla meravigliosa e dolce sinfonia del decimo, quelle di Final Fantasy sono state spesso storie d'amore.

    Fiabe, distopiche o classiche che fossero, che avevano tutta l'intenzione di narrare un racconto basato sulle emozioni e sulla loro esaltazione. Con FFXII, invece, cambiò qualcosa: l'amore e i sentimenti, presenti ma non centrali, furono messi da parte per lasciare spazio a un racconto dai toni politici. Un intreccio decisamente più complesso, arricchito da un world building di proporzioni incredibili e un sottobosco di personaggi stratosferico, diede quindi vita a una trama basata essenzialmente sull'intrigo di corte, sugli orrori della guerra, sul declino di un regno e sul riscatto di una monarchia decaduta.

    Non solo: il gioco di Square Enix è anche una storia di umiltà e amicizia, di riscatto e vendetta. Parte tutto da un matrimonio, quello tra il principe Rasler di Nabradia e la principessa Ashe di Dalmasca, bruscamente interrotto da un conflitto drammatico e rivoluzionario: le due nazioni si ritrovano vittime dell'avanzata dell'impero di Archadia, deciso a conquistare Nabradia, e quando il giovane principe perde la vita durante una battaglia Dalmasca non può che dichiarare una scomoda resa.

    Ma la realtà è ben diversa, perché al gioco dei troni o si vince o si muore: fiutando una trappola per il sovrano di Dalmasca, un gruppo di Cavalieri decide di ribellarsi e il giovane Reks - un ragazzo di 17 anni, arruolatosi per Dalmasca e proveniente dai bassifondi della capitale Rabanastre - si ritrova coinvolto in un complotto in cui perde la vita per mano del misterioso capitano Basch. Ma questo non è che l'incipit di un racconto ancora più complesso: la storia vera e propria si svolge due anni dopo la caduta di Dalmasca e il tradimento dei suoi capitani e ci mette nei panni di Vaan, il fratello minore di Reks.

    È un ladruncolo dei bassifondi di Rabanastre, che trascorre le giornate insieme all'amica Penelo svolgendo piccole mansioni per Migelo, un Bangaa che si prende cura dei due ragazzi, rimasti orfani in seguito alla guerra. Quando Rabanastre organizza le celebrazioni per la nomina a console del gelido Vayne Solidor, però, la vita dei due cambia: la notte dei festeggiamenti, mentre Vaan è intento a intrufolarsi a palazzo reale, la Resistenza attacca l'Impero e il protagonista, dopo essersi imbattuto in due fuggiaschi di nome Balthier e Fran, si ritrova coinvolto in un viaggio volto a riportare sul trono di Dalmasca la legittima erede della famiglia reale, creduta morta in seguito al conflitto di due anni prima. Insomma, Final Fantasy XII è un racconto quanto mai attuale, capace di imbastire un universo a metà strada tra Game of Thrones e Star Wars: un giovane eroe destinato a cambiare il mondo, cavalieri onorevoli in cerca di redenzione e seducenti fuorilegge. Una formula che oggi rende la dodicesima fantasia finale, che rimase comunque fedele ai crismi stilistici e narrativi del franchise, una storia che è impossibile non amare.

    Il giro di boa dei J-RPG

    Una cosa è certa: il franchise creato da Hironobu Sakaguchi non ha mai perso la volontà di innovare l'industria videoludica. Proprio a partire da quel settimo e prezioso capitolo, la saga si è evoluta costantemente soprattutto sul profilo tecnico. Con Cloud Strife avemmo, all'epoca, per la prima volta una grafica tridimensionale, che attraverso i due episodi successivi è andata definendosi in maniera sempre più dettagliata. Con il decimo capitolo si abbandonò totalmente il design chibi per una visuale decisamente più realistica, mentre con il gameplay si introdusse il primo vero sistema di combattimento a turni.

    Con Final Fantasy XII tutto cambiò, di nuovo: l'atmosfera e l'immaginario proseguirono sui toni un po' più orientaleggianti come nel capitolo precedente, ma sul versante del gameplay la musica era davvero cambiata. Per iniziare, il gioco mise completamente da parte l'incontro casuale con i nemici e il conseguente cambio di scenario per il terreno di scontro (a là Pokémon, per intenderci): tutta l'azione di gioco avveniva in tempo reale con l'ambientazione, a seconda delle bestie o dei soldati che pattugliano ciascuna delle immense mappe di gioco che compongono uno dei mondi più complessi e stratificati di tutta la saga.

    Nessuna battaglia a turni, né tanto meno quell'Active Time Battle tanto caro al franchise, che ci ha accompagnato in gran parte degli episodi principali (sequel compresi del brand). Questo capitolo introdusse, infatti, una variante del tutto peculiare: l'Active Dimension Battle, che sostanzialmente è un ibrido tra l'ATB e l'azione in tempo reale. Come già detto, al netto dell'assenza totale di stacchi di scenario, la battaglia si svolge in un mix di turni e adrenalina, dal momento che - una volta agganciato un nemico - bisognerà attendere il completamento di una barra per portare a termine attacchi fisici, magie o utilizzo di oggetti.

    In Final Fantasy XII tornò anche un sistema di progressione molto simile alla Sferografia e al Job System, entrambi introdotti in Final Fantasy X e X-2. Il primo trova corrispettivo nelle Licenze, un'intricata scacchiera in cui è possibile acquisire non soltanto abilità e magie grazie ai punti LP, ma anche la capacità di acquisire determinati tipi di equipaggiamenti, tra armature ed armi. Senza la Licenza apposita, dunque, ciascuno dei personaggi che compongono il party non potrà brandire una particolare arma, per esempio, o non potrete applicargli una cotta di maglia che avete acquistato presso un negozio, ardentemente desiderosi di migliorare le statistiche dei vostri eroi.

    A tutto questo si affianca anche lo Zodiac System, introdotto nella versione "The Zodiac Age" presente nella Remaster giunta sui nostri scaffali: esattamente come abbiamo già illustrato nella nostra Recensione di Final Fantasy XII The Zodiac Age per PS4, il nuovo sistema introduce ben 12 scacchiere differenti, e ogni personaggio potrà specializzarsi in soltanto due di esse. Il gioco, insomma, assume una valenza anche e soprattutto strategica, poiché starà a voi e al vostro modo di giocare capire con quali Classi specializzare i vari Vaan, Penelo, Ashe, Balthier, Fran, Basch e così via. Passando al Gambit, come abbiamo già spiegato in occasione del Job System nella Recensione di Final Fantasy X|X-2 per Switch, questo sistema esplora ulteriormente le possibilità di gestione del party, rendendo possibile l'automatizzazione delle mosse dei personaggi in base alle esigenze del proprio team, un ulteriore elemento che impreziosisce l'anima strategica (oltre che ruolistica) della produzione. Questo, poi, senza considerare le Apoteosi, gli Esper e tutte le attività secondarie (come i Ricercati) che rendono Final Fantasy XII: The Zodiac Age un capitolo prezioso e innovativo per il brand, oltre che un J-RPG atipico e incredibilmente vasto.

    Lo Zodiaco portatile

    Abbiamo giocato The Zodiac Age su Nintendo Switch e dunque vale la pena spendere qualche parola sulla conversione del gioco per una piattaforma anche portatile, oltre che casalinga. Innanzitutto, i contenuti sono ovviamente gli stessi dell'edizione per PS4: la versione Zodiac, dunque, introduce le novità ludiche già illustrate, che si affiancano a una serie di feature che riescono a impreziosire ulteriormente l'esperienza.

    Annoveriamo, su tutte, la presenza di una nuova traccia musicale oltre quella originale, entrambe selezionabili all'inizio dell'avventura: pur rimanendo sublime e apprezzabile la soundtrack originaria, la versione moderna (sempre a cura di Hitoshi Sakimoto) non è assolutamente da meno. Ancora, avrete l'opportunità di impostare il sonoro dei dialoghi in lingua inglese o in giapponese, sulla scia di quanto offerto anche in Final Fantasy XV.

    Tra le altre novità, che tornano su Switch e Xbox One, annoveriamo la Speed Mode, ovvero la possibilità di raddoppiare o addirittura quadruplicare la velocità di gioco (utilissima nelle fasi di grinding) e il New Game Plus, che vi permetterà di ricominciare l'avventura seguendo due possibili percorsi. Parliamo della modalità Strong, in cui ricomincerete la storia al livello 90, e di quella Weak, che al contrario bloccherà la progressione dei protagonisti al livello 1. E non è finita qui: le versioni Nintendo e Microsoft includono addirittura qualche contenuto aggiuntivo, come la possibilità di resettare le Licenze già scelte, un maggior numero di set per il Gambit e la possibilità di conservare oggetti nel New Game Plus acquisiti nella precedente run.

    Spostandoci sul comparto grafico, al termine della nostra prova ci ritroviamo a confermare le sensazioni avute in occasione del test su PS4: la versione Switch, in particolare, non presenta particolari sbavature o downgrade rispetto al formato dell'ammiraglia Sony, in più dobbiamo ammettere che il livello di rifinitura dei volti e delle espressioni facciali rimane piuttosto soddisfacente. Peccato non sia così anche per il resto dello scenario, a partire dalla pulizia visiva degli abiti fino ad arrivare (soprattutto) alle texture ambientali: nelle grandi città, in particolar modo, il dettaglio negli edifici o nelle grandi strutture che compongono la mappa di gioco non fa certo gridare al miracolo.

    Per quanto riguarda le performance, risoluzione e frame rate, il titolo non ci ha dato alcun problema (né cali qualitativi particolarmente degni di nota) in nessuna delle due modalità di gioco principali, ma è doveroso ricordare che la fluidità è bloccata a 30fps sia su Switch che su Xbox One: solo su Xbox One X è possibile sbloccare il frame rate a 60 fps. L'unico neo riguarda, proprio come nella conversione per Switch di Dragon's Dogma, qualche piccola remora sull'illuminazione in Handheld Mode, dal momento che nei dungeon più oscuri abbiamo fatto un po' di fatica, avendo giocato per ovvi motivi in ambienti moderatamente luminosi.

    Final Fantasy XII The Zodiac Age Final Fantasy XII The Zodiac AgeVersione Analizzata Nintendo SwitchCome molti dei giochi che hanno caratterizzato il decennio scorso, dal punto di vista esclusivamente visivo Final Fantasy XII non è invecchiato benissimo. Eppure la versione Zodiac fa di tutto per confezionare un prodotto solido e soddisfacente: in larga parte ci riesce, poiché almeno le animazioni facciali dei protagonisti risultano dettagliate quanto basta, al netto di scenari e texture generali non proprio eccezionali. Ciononostante, la dodicesima fantasia finale rimane uno dei capitoli più affascinanti del brand: per narrazione, innanzitutto, grazie a un racconto dai toni politici a cavallo tra Guerre Stellari e Game of Thrones. Ma anche sul versante ludico, poiché il titolo introdusse alcune intuizioni di gameplay estremamente profonde e, a tratti, persino strategiche. L'acquisto è consigliato soprattutto in versione Nintendo Switch: in primis perché, con la sola remora di un'illuminazione non eccelsa nei dungeon più oscuri, la conversione è ottima in termini tecnici. Ma è soprattutto la prospettiva di vivere in portabilità un'ambientazione così affascinante, e un'epopea così profonda, a valere gran parte del prezzo del biglietto. A meno che non siate possessori di Xbox One X e amanti dei 60fps.

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