Final Fantasy 7 Remake Intergrade: Recensione della versione PS5

Final Fantasy 7 Remake arriva su PlayStation 5 con l'aggiunta del DLC Episodio Yuffie, disponibile in esclusiva sulla console next-gen Sony.

Final Fantasy 7 Remake Intergrade
Recensione: PlayStation 5
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  • PS5
  • Nell'ultimo anno ne abbiamo dette e sentite di tutti i colori su Final Fantasy VII Remake, un progetto immenso e clamoroso, che da una parte ci ha incantati con un prodigioso rimaneggiamento del materiale originale, ma che dall'altra ha scosso profondamente i fan storici della settima fantasia finale con accorgimenti narrativi sconvolgenti e al tempo stesso straordinari. Sapienti innesti, questi, che fanno riflettere non poco sulla vera natura dell'operato di Tetsuya Nomura, Yoshinori Kitase e Kazushige Nojima, che a dire il vero non hanno confezionato un remake nel senso più classico e consueto del termine, ma al contrario hanno dato il via a una complessa e ambiziosa operazione volta ad espandere oltre misura ogni singolo aspetto del già fenomenale immaginario di Final Fantasy VII (per tutti i dettagli recuperate il nostro speciale sulle differenze narrative tra Final Fantasy VII Remake e il gioco originale).

    Se il buonsenso ci spinge ad aspettare quantomeno l'uscita della seconda parte di Final Fantasy VII Remake - se non la conclusione stessa dell'intero progetto - prima di tirare le somme sul delicato lavoro svolto dall'illustre terzetto sopracitato, abbiamo approfittato della recente riedizione per PlayStation 5 di FF7R per ammirare letteralmente sotto una nuova luce la già memorabile città di Midgar e attraversarla anche nei panni di Yuffie Kisaragi in un breve DLC a lei dedicato. Essendo appunto l'EPISODE INTERmission e l'upgrade del gioco base due elementi inscindibili del pacchetto che Square Enix ha intitolato Final Fantasy VII Remake Intergrade, in quanto il primo è perfettamente incastrato nella macrostruttura narrativa del secondo, abbiamo preferito analizzare i due aspetti della medesima medaglia con un articolo omnicomprensivo.

    In nome di un bene superiore

    Data la straordinaria risonanza mediatica registrata lo scorso anno da Final Fantasy VII Remake, che solo nel mese di marzo è stato per giunta regalato agli abbonati al PlayStation Plus, vi è concreta possibilità che conosciate già a menadito l'avventura vissuta in quel di Midgar dal distaccato ex-SOLDIER dai capelli a punta e dagli altri membri di AVALANCHE (qualora così non fosse, correte a leggere la nostra recensione di Final Fantasy VII Remake per PS4). Ciononostante, in questa sede ricapitoleremo ancora una volta quanto avvenuto nella capitale della Mako Energy, fornendo a eventuali ritardatari le informazioni essenziali per gettarsi a capofitto nel rifacimento della settima fantasia finale e lasciarsi travolgere da un irrefrenabile turbinio di emozioni.

    Cloud Strife è un super-soldato creato dalla Shinra Electric Power Company, una multinazionale senza scrupoli che negli anni ha sviluppato una tecnologia talmente avanzata da consentirle addirittura di estrarre la Mako, ossia la preziosa riserva di energia che circola nel nucleo del pianeta e lo tiene in vita. Sebbene l'ingannevole propaganda della compagnia elettrica asserisca che questa sia copiosa e inesauribile, giustificandone la scellerata estrazione agli occhi di una popolazione da tempo immemore abituata a sperperarla, la realtà è che il pianeta Gaia rischia pericolosamente di esaurire la propria linfa vitale.

    È dunque questa la ragione che spinge le varie cellule appartenenti al gruppo d'insurrezione eco-terroristica noto come AVALANCHE a voler spodestare la Shinra Company e a restituire il controllo di Midgar ai suoi stessi cittadini. Capeggiata dal burbero Barret Wallace, una di queste in particolare si è distaccata dalle altre, poiché solita ricorrere a metodi alquanto estremi, come ad esempio organizzare degli attentati mirati a far esplodere i mastodontici reattori Mako eretti negli otto settori della megalopoli e indispensabili per strappare al pianeta la sua portentosa energia. Dedito alla professione di mercenario tuttofare per guadagnarsi da vivere, il silenzioso Cloud viene quindi assoldato per assistere i rivoltosi durante uno dei suddetti raid, ignorando che la distruzione del Reattore Mako 1 innescherà una sofferta e disastrosa catena di eventi che porterà l'ex-SOLDIER, i membri di AVALANCHE e una misteriosa fioraia dei bassifondi a intraprendere una dura battaglia contro un fato apparentemente ineluttabile e finalizzata a scongiurare l'immane catastrofe che si profila all'orizzonte.

    L'epopea raccontata da Final Fantasy VII era già magnifica e innovativa nel 1997, quando il titolo originale dell'allora Squaresoft esordì sulla prima incarnazione di PlayStation. A distanza di oltre due decenni da quel glorioso giorno, tuttavia, il prodotto necessitava (tra le altre cose) di una regia più attenta e moderna, nonché di una sceneggiatura rivisitata e aggiornata secondo i ben più severi standard odierni. Nojima e Nomura, come accennato in apertura, hanno dunque approfondito la caratterizzare di protagonisti e comprimari, esplorandone le motivazioni e le debolezze tipicamente umane.

    In alcuni casi Nojima e Nomura hanno quindi dovuto dare voce e spessore ad attori che nel gioco originale erano soltanto delle misere comparse, come ad esempio la stessa Jessie, che solo in Final Fantasy VII Remake permette allo spettatore di assaporare il suo profondo conflitto interiore e comprendere appieno la tragicità degli atti perpetrati da AVALANCHE, seppur in nome del pianeta. Se Jessie, Wedge e Biggs sono stati completamente riscritti, personaggi come Rufus, Reno, Rude e il diabolico Professor Hojo, che oggi devono la loro incontenibile popolarità ai vari capitoli della Compilation of Final Fantasy VII, hanno attinto a piene mani dai passati lavori di Nomura, risultando più credibili e sfaccetti che mai. Nel complesso il risultato è un cast di personaggi dagli atteggiamenti realistici e convincenti, che una volta in pista inscenano uno spettacolo teatrale inimitabile e chiamato ad affrontare tematiche maledettamente contemporanee, come appunto la salvaguardia dell'ambiente, la disuguaglianza sociale ed economica, e non per ultimo l'esorbitante potere amministrato (in maniera quasi sempre esecrabile) dalle multinazionali.

    Uno dei principali meriti da riconoscere a Nojima e Nomura è comunque quello di aver coraggiosamente innestato all'intreccio un sottotesto narrativo inedito e misterioso, che per di più viaggia parallelamente alla campagna originale e pone i suoi assoluti protagonisti dinanzi a un'impensabile sfida contro un destino crudele e già scolpito nella pietra. Un contenuto inedito che, al netto di qualche caduta di stile, in nessun modo desidera cambiare o addirittura sostituire l'originale Final Fantasy VII, ma che da parte sua prova invece ad accompagnare il giocatore in un viaggio parzialmente ignoto e dunque capace di sorprendere persino i fan storici con colpi di testa impensabili.

    Guerrieri ninja alla riscossa: il DLC di Yuffie

    Proseguendo lungo la via tracciata lo scorso anno, il team di Square Enix ha approfittato della riedizione per PS5 di Final Fantasy VII Remake per lanciare un DLC che racconta una storia secondaria (ma non per questo irrilevante) collocata tra l'inizio dell'ottavo e la fine del dodicesimo capitolo dell'avventura principale.

    Protagonista del cosiddetto EPISODE INTERmission è Yuffie Kisaragi, una giovane ninja di Wutai che nell'originale FFVII poteva essere reclutata da Cloud e compagni, ma che in realtà era del tutto opzionale e, per assurdo, poco rilevante ai fini della trama. Seppur in tempi diversi, Yuffie e il suo inedito partner Sonon Kusakabe approdano a Midgar con un'importante missione: infiltrarsi nel quartier generale della Shinra Company e rubare l'Ultramateria, ossia la portentosa Materia sviluppata dal complesso industriale e che secondo le dicerie dovrebbe risultare talmente potente da permettere alla nazione di Wutai di tenere testa alla forza militare dell'odiata compagnia elettrica. Un compito tutt'altro che semplice e soprattutto irrealizzabile senza l'aiuto dei locali, ragion per cui i seppur abili ninja si vedono costretti a richiedere l'assistenza di una cellula di AVALANCHE finora solo menzionata in un paio di occasioni dai fedeli sottoposti di Barret.

    Lo diremo senza giri di parole: al netto di un biglietto d'ingresso a nostro avviso esagerato e per nulla proporzionato alla longevità, che difatti si esaurisce nel giro di 4-5 ore circa, il DLC dedicato alla graziosa Yuffie ci ha convinti quasi subito, ma non senza riserve. La necessità prettamente narrativa di collocare l'intera vicenda tra il secondo raid di AVALANCHE ed un certo disastro provocato dalla Shinra Company - una finestra temporale troppo ristretta - ha lasciato poco spazio alla caratterizzazione dei vari personaggi nuovi, che a conti fatti risultano a malapena abbozzati e un po' sprecati.

    Un discorso che vale tanto per la bella Nayo e compari, quanto per lo stesso Sonon Kusakabe, un ex-allievo del padre di Yuffie che al tempo della guerra tra Wutai e la Shinra Company ha assistito alla morte dell'amata sorella Melphie. Per quanto il guerriero appaia a primo acchito affascinante e riflessivo, nel profondo Sonon cova un malcelato e primordiale desiderio di vendetta che sciaguratamente viene sviluppato in maniera frettolosa e poco incisiva, anche a causa del ridotto minutaggio a disposizione e di qualche colpo di scena troppo telefonato.

    Persino i soldati appartenenti a Deepground, Nero e Weiss, hanno goduto di uno screentime impietoso, suggerendo che la loro introduzione serva soltanto a innescare la curiosità del giocatore in previsione di eventi futuri: l'esistenza di Deepground è insomma confermata e solleva tanti dubbi sui lati più oscuri della Shinra Company, ma evidentemente Nomura e Nojima non sono ancora pronti a svelarci il modo in cui intendono utilizzare i bistrattati e letali Tviet originariamente presentati da Dirge of Cerberus. Complice la natura del prodotto, che come suggerito dal nome vuol essere soltanto un breve intermezzo tra la Part I e la Part II di FF7R, in generale dopo aver completato EPISODE INTERmission si ha in effetti la sensazione che i personaggi qui presentati (o ripresentati) avranno un ruolo maggiore in un secondo momento, il che giustificherebbe almeno in parte la scelta di rimandarne l'esplorazione a data da destinarsi.

    Ben più efficace è invece la caratterizzazione della protagonista Yuffie (sulla quale vi proporremo a breve uno speciale dedicato), che a questo giro ci è parsa anche più pasticciona e simpatica di quanto ricordassimo. Che indossi o meno il buffo costume da Moguri già visto in Crisis Core, la ninja di Wutai tende a mostrarsi capricciosa e persino un po' infantile, ma se la situazione lo impone, sa tirar fuori un carattere determinato e un apprezzabile spirito di iniziativa. Da una parte avremmo preferito che il DLC osasse un tantino di più, scavando magari nel vissuto personale della fanciulla, dall'altra abbiamo però apprezzato non poco la chiara volontà degli sceneggiatori di cementare in via definitiva il ruolo di Yuffie nella storia di FFVII, assegnandole questa volta delle ragioni più che valide per decidere a tempo debito di seguire Cloud e gli altri nel loro viaggio.

    Un risultato più che dignitoso per un personaggio opzionale spesso considerato al pari di una mera spalla comica, nonché un ottimo pretesto per acquistare il DLC, scoprire le nuove sfaccettature dell'imbranata soldatessa d'élite di Wutai e ammirare la sconvolgente sequenza finale che funge da ponte verso Final Fantasy 7 Remake Part II. Una sequenza molto particolare e soggetta a diverse interpretazioni, che tuttavia siamo certi scatenerà la furia di chiunque non abbia gradito il finale della Part I.

    Tra l'altro, EPISODE INTERmission raccoglie parecchi indizi disseminati a suo tempo dal gioco base e, proponendo determinati avvenimenti da un diverso punto di vista, riesce anche dare un senso ad alcuni passaggi poco chiari della narrazione, come la decisione di Tifa di far visita a un certo individuo del Mercato Murato. A giovarne in particolare è la spietata Scarlet, la crudele e perversa Direttrice del Dipartimento Armamenti della Shinra, che nella campagna principale era l'unica tra le alte sfere della compagnia elettrica a non giocare alcun ruolo nella fase finale. Il suo scarso coinvolgimento nell'avventura di Cloud e soci ha finalmente trovato una spiegazione e oltretutto accende in noi il desiderio di rivederla il prima possibile sotto i riflettori, affinché possa esprimere a tutta la propria perfidia e imprevedibilità.

    Il potere della sinergia

    Avendo già analizzato il gameplay del gioco base nella nostra precedente recensione e in particolar modo nello speciale sul combat system di Final Fantasy VII Remake, in questa sede ci focalizzeremo soltanto sulle novità ludiche di EPISODE INTERmission. Anche perché, fatta eccezione per una nuova sfida accessibile attraverso il simulatore VR solo dopo aver completato il DLC, l'esperienza principale è rimasta immutata.

    Come spiegato in una precedente anteprima di Final Fantasy VII Remake Intergrade, la nuova avventura ambientata a Midgar ha due protagonisti, ma soltanto Yuffie Kisaragi può essere direttamente controllata dal giocatore; il compagno Sonon Kusakabe, invece, agisce in maniera automatica, eppure l'utente ha la facoltà di impartirgli degli ordini ben precisi, a patto che questi disponga di una riserva di MP e barre ATB già piene. Procediamo con ordine, specificando anzitutto che la ninja più vulcanica e imprevedibile di Wutai è specializzata tanto negli attacchi ravvicinati che in quelli a lungo raggio, in quanto il suo gigantesco juji shuriken può essere utilizzato sia come arma da mischia per concatenare una feroce serie di combo a distanza zero, sia come strumento da lancio. In questo secondo caso, dopo aver scagliato lo shuriken contro il nemico, il giocatore è libero di richiamare lo strumento attraverso la pressione di un tasto o comunque di ricorrere ai Ninjutsu, che a seconda dell'avversario possono cambiare elemento. È un sistema frenetico ed efficace, che attraverso la continua alternanza e un saggio utilizzo delle debolezze elementali dei nemici favorisce l'induzione dello stato di Stremo, ossia quella particolare condizione in cui gli avversari diventano momentaneamente vulnerabili, tendono a subire parecchi più danni del normale e risultano quindi eliminabili con maggior facilità.

    La chiave per conseguire la vittoria è però rappresentata in questo caso dalla Sinergia, un legame che può essere attivato in qualsiasi momento e che sincronizza gli assalti dei due ninja. Ricorrendo a quest'ultima soluzione, infatti, i personaggi schierati in campo non solo concentrano il fuoco sullo stesso bersaglio, ma tendono a eseguire degli spettacolari attacchi combinati che stremano con facilità il nemico, risultando particolarmente utili quando questo è già in stato di tensione. La Sinergia massimizza persino l'effetto delle tecniche, in quanto le mosse speciali scatenabili spendendo le barre ATB non solo diventano sinergiche e splendide da vedere, ma godono anche di un impressionante power-up in grado di capovolgere l'esito di uno scontro. Un sistema, in definitiva, che valorizza e sfrutta a dovere la presenza di personaggi "ospiti", e a che a ragion veduta avremmo voluto adottare anche con Red XIII.

    EPISODE INTERmission ha inoltre segnato il ritorno del tanto atteso Ramuh, che similmente agli altri Esper di FF7R può essere evocato nelle battaglie più lunghe e impegnative, ovvero dopo aver riempito l'apposita barra posta nell'angolo in basso a destra dello schermo. Al pari di Leviathan e simili, la Summon si scaglia in totale autonomia contro gli oppositori, ma è solo l'utente ad amministrare attraverso il menu dei comandi il dispendio delle sue barre ATB e a stabilire il momento più adatto per ricorrere al potere distruttivo delle sue tonanti tecniche speciali.

    La rinascita di Forte Condor

    Se il sistema di combattimento così tecnico e sfaccettato ci ha soddisfatti pienamente, lo stesso non si può dire per le attività secondarie di EPISODE INTERmission, che difatti offre solo un paio di missioni opzionali e due mini-giochi. Ambientato nei bassifondi del Settore 7, il Capitolo 1 (di due) permette appena di cercare sei manifesti per conto di Tartagnan, un buffo NPC ispirato alla Tartaruga Felice dell'originale FFVII, e cimentarsi con Forte Condor, un gioco da tavolo assai in voga tra i residenti meno agiati di Midgar. Un espediente, questo, che lo sviluppatore ha sfruttato per coinvolgere sia personaggi storici di FFVII, come Jessie o il compagno Wedge, sia individui introdotti lo scorso anno dal rifacimento, come ad esempio l'eccentrico SOLDER chiamato Roche o la graziosa ladra Kyrie.

    A proposito di Forte Condor, uno dei vari trailer divulgati da Square Enix aveva lasciato intendere che il mini-gioco potesse risultare sfizioso e divertente (ve ne abbiamo parlato in una nostra precedente anteprima di Final Fantasy VII Remake Intergrade), ma dopo averlo sperimentato pad alla mano ce ne siamo letteralmente innamorati. Ispirato a una location non proprio riuscitissima della settima fantasia finale, il gioco da tavolo è una sorta di tower defence che vede entrambi i contendenti schierare in campo una serie di unità, le cui debolezze e resistenze sono stabilite dal classico modello della morra cinese. Ricaricando la barra ATB e sacrificandone alcuni segmenti, entrambe le parti hanno la facoltà di evocare i rispettivi adepti, nella speranza di distruggere le roccaforti nemiche prima dell'avversario o comunque di conseguire il risultato migliore entro lo scadere del tempo a disposizione, cercando anche di difendere con ogni mezzo possibile le proprie basi.

    Si tratta insomma di un gradevole passatempo che premia lo spirito di osservazione e un pizzico di strategia. Se affrontati senza la dovuta preparazione, i rivali disseminati per i bassifondi del Settore 7 tendono infatti a diventare inarrestabili; aggiustando di volta in volta quello che può essere considerato un vero e proprio mazzo e prestando attenzione alle unità possedute dal nemico, invece, la via verso la vittoria è pressoché spianata. Peccato soltanto che il prodotto includa a malapena una decina di giocatori affrontabili, e che a conti fatti Forte Condor esaurisca le idee nel giro di mezzora circa.

    Ritorno nella città che non dorme mai

    Benché il DLC chiamato a reintrodurre la simpaticissima Yuffie sia un piacevole intermezzo, specie in attesa della seconda parte del remake, il piatto forte del pacchetto rimane senza dubbio la riedizione del gioco base, che su PlayStation 5 è infine riuscito a esprimere il suo incredibile potenziale latente.

    Al netto di sporadiche sbavature (alcune meno trascurabili di altre), in parte dovute alla necessità di far girare il titolo anche sulla versione base di PlayStation 4, la precedente edizione di Final Fantasy VII Remake poteva contare su una veste grafica eccezionale e di impatto, nonché uno dei picchi più alti raggiunti durante la scorsa generazione. In previsione di Intergrade, Square Enix ha posto rimedio alla stragrande maggioranza dei difetti imputabili al suo recente capolavoro, ridisegnando le texture e i fondali meno riusciti. Di tanto in tanto capita ancora di imbattersi in qualche piccolo strafalcione, ma oggi Midgar e i suoi paesaggi appaiono ancora più dettagliati e rigogliosi che mai, grazie a una serie di interventi mirati a incrementare la risoluzione delle texture e a perfezionare la volumetria dei vapori. Non meno importante è il ruolo giocato dal sistema di illuminazione, che Square Enix ha completamente rivisto dopo aver coinvolto nel progetto un team di esperti in materia: spostando le fonti di luce incluse nel gioco, questi hanno replicato con grande perizia l'illuminazione tipica che contraddistingue i blockbuster di Hollywood, consegnando a noi giocatori la Midgar che finora avevamo soltanto sognato.

    Il supporto al DualSenseCome promesso da Square Enix, Intergrade offre un parziale supporto al DualSense, che quindi non impatta granché sull'esperienza. Difatti, se i grilletti adattivi oppongono un minimo di resistenza soltanto nelle sequenze in moto, il feedback aptico dà timidi segni di vita solo nel pieno delle visioni di Cloud e in rarissimi momenti della campagna. Lo stesso discorso vale per gli speaker del controller, che si limitano a riprodurre un irritante jingle durante lo svolgimento della sidequest legata a Tartagnan, per poi tornare a tacere per il resto dell'avventura.

    Sfruttando il prestante hardware di PlayStation 5, il colosso nipponico ha quasi azzerato i tempi di caricamento, che sulla precedente ammiraglia Sony potevano richiedere fino a 31 secondi circa, a seconda dei luoghi esplorati. Su PS5, invece, l'attesa è sempre di 1.3 secondi, mentre l'avvio del gioco ne richiede 6.3 appena. Un risultato miracoloso e reso possibile soltanto dal fiammante SSD customizzato della macchina di nuova generazione. Similmente a quanto visto in molti altri titoli, Final Fantasy VII Remake Intergrade dispone inoltre di due differenti opzioni grafiche, le quali privilegiano rispettivamente la risoluzione e le performance tecniche. Le abbiamo sperimentate ambedue, e sebbene la risoluzione nativa in 4k con frame rate bloccato a 30 fps della modalità Grafica garantisca una resa incredibile e un privilegiato livello di dettagli, i granitici 60 fotogrammi al secondo della modalità Performance rappresentano un traguardo irrinunciabile. La raddoppiata fluidità dell'immagine esalta soprattutto la frenesia delle sequenze di lotta, che pertanto risultano ancora più coinvolgenti e spettacolari.

    In Final Fantasy VII Remake Intergrade abbiamo infine gradito la presenza di una modalità Fotografica attivabile in qualsiasi momento della campagna (persino nel mezzo delle cutscene!), grazie alla quale è possibile immortalare le sequenze più memorabili del racconto. Se l'utilizzo dei filtri consente di alterare l'atmosfera originale, la libertà di muovere la telecamera, modificare l'inclinazione dell'asse e restringere o allargare il campo permette di ammirare i paesaggi da angolazioni differenti e coglierne tutti gli elementi nascosti, che normalmente passerebbero invece inosservati.

    Final Fantasy 7 Remake Intergrade Final Fantasy 7 Remake IntergradeVersione Analizzata PlayStation 5Sono diverse le ragioni che ci spingono a considerare Final Fantasy VII Remake Intergrade la veste definitiva del già superlativo action RPG che lo scorso anno ha visto rinascere la capitale della Mako Energy. Se il nuovo sistema di illuminazione escogitato da Square Enix e le texture opportunamente ridisegnate hanno risolto la stragrande maggioranza delle problematiche che affliggevano la seppur solida versione PS4, i tempi di caricamento pressoché azzerati e i 60 fps garantiti dalla modalità Performance rappresentano un valido incentivo per tornare ancora una volta tra le strade di Midgar e lasciarsi stregare dalla sua bellezza. Per quanto riguarda invece l’EPISODE INTERmission, il DLC ha reintrodotto in maniera efficace l’adorabile Yuffie, cementandone il ruolo all’interno della settima fantasia finale, ma a nostro avviso il contenuto a pagamento presenta un biglietto di ingresso piuttosto esoso e tutt’altro che proporzionato alla scarsa longevità. Che abbiate già completato o meno la prima parte dell’avventura di Cloud e compagni di viaggio, il nostro consiglio è dunque quello di tornare quanto prima a Midgar, approfittando magari dell’update gratuito da PS4 e PS5.

    9.5

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