Fire Emblem Engage Recensione: un passo avanti tra innovazione e nostalgia

Una direzione artistica piacevole e indovinata e um combat system profondo e sfaccettato: questo e altro è Fire Emblem Engage per Nintendo Switch.

Fire Emblem Engage
Recensione: Nintendo Switch
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  • Switch
  • Ideato dallo sviluppatore nipponico Intelligent Systems, quello di Fire Emblem è un longevo quanto popolare franchise che da ormai trent'anni ci propone indimenticabili epopee cavalleresche (per maggiori dettagli vi invitiamo a consultare il nostro recente speciale sulla grande storia di Fire Emblem). Dopo aver trascorso parecchie ore in compagnia del coloratissimo Fire Emblem Engage, che in seguito al proprio annuncio ufficiale ci aveva in qualche modo trasmesso l'impressione di voler essere un capitolo "minore" del brand, come lo era stato qualche anno prima Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia per Nintendo 3DS, siamo finalmente pronti a emettere il nostro verdetto finale sul grande gioco di ruolo strategico che il prossimo 20 gennaio esordirà in esclusiva su Nintendo Switch.

    La Compagnia degli Emblemi

    Partiamo come sempre dall'analisi del canovaccio narrativo, che questa volta è stato ambientato nel mondo di Elyos, una realtà finora inedita e che mille anni prima dei fatti raccontati in Fire Emblem Engage aveva visto i suoi quattro regni impegnati nella sanguinosa guerra scatenata dal Drago Maligno Sombron.

    Sconfitta soltanto grazie al potere di dodici eroi evocati da altri mondi, al termine del conflitto la malvagia creatura delle tenebre e le mostruose aberrazioni al suo seguito scomparvero dalla faccia di Elyos, permettendo alle sue terre ormai in rovina di recuperare l'antico splendore. Giacché questi non venne definitivamente annientato, bensì sigillato, il ritorno di Sombron appare ogni giorno più vicino, non a caso i suoi minacciosi servitori sono recentemente ricomparsi. Protagonista della vicenda è il Drago Divino Alear (un avatar non personalizzabile, se non per quel che concerne il proprio sesso), un eroe leggendario e venerato alla stregua di una divinità che, dopo aver riportato una grave ferita nel corso della grande guerra contro il Drago Maligno, ha dormito per dieci interminabili secoli. Lasciando intendere l'esistenza di un disegno più grande, all'alba di un altro sanguinoso conflitto il guerriero si risveglia nei primissimi minuti della campagna per guidare i propri valletti nella lotta contro le Aberrazioni, che appunto vorrebbero impossessarsi del suo Anello dell'Emblema: l'oggetto infatti consente al suo possessore di evocare lo spirito di Marth - il protagonista del primo Fire Emblem - e di prenderne il prestito le tecniche di combattimento.

    Seppur affetto da una curiosa forma di amnesia verosimilmente dovuta al sonno millenario, Alear riesce a sopraffare le Aberrazioni proprio grazie al potere di Marth, per poi ricongiungersi a sua madre, l'affascinante e premurosa regina Lumera, dalla quale eredita l'importante dovere di radunare tutti gli Anelli degli Emblemi. Per potersi opporre all'inevitabile ritorno di Sombron, il Drago Divino e i suoi alleati avranno infatti bisogno di tutti gli eroi leggendari, ragion per cui Alear dovrà viaggiare per i quattro regni e recuperare man mano gli anelli mancanti all'appello.

    Laddove l'apprezzato Fire Emblem: Three Houses e lo spin-off in salsa musou realizzato dal team Omega Force di Koei Tecmo Games (siete a un click di distanza dalla recensione di Fire Emblem Warriors: Three Hopes) si reggevano sulle narrative multiple adottate dalla serie a partire dall'ambizioso Fire Emblem Fates, proponendo dialoghi a scelta multipla che sfociavano in vere e proprie route parallele, con Fire Emblem Engage il connubio formato da Nintendo e Intelligent Systems ha invece scelto di compiere un passo indietro, confezionando stavolta un intreccio unico e rigorosamente lineare.

    In termini di longevità e rigiocabilità, il prodotto ha certamente risentito di questa decisione, ma lo stesso non si può dire per la componente narrativa: strizzando l'occhio ai capitoli più old school del franchise e ai grandi classici del sottobosco ruolistico giapponese, la trama riserva importanti colpi di scena che tengono il giocatore col fiato sospeso, mantenendo sempre alta la sua curiosità circa gli sviluppi della vicenda (il cui completamento richiede una quarantina di ore, a seconda del tempo dedicato alla personalizzazione delle unità e alle attività secondarie). Una delle novità più apprezzabili di Fire Emblem Engage va ricercata proprio nella figura dell'eroe principale, che a differenza dei protagonisti di tanti episodi recenti è un personaggio fatto e finito: che decidiate di impersonare la versione maschile o quella femminile, non solo Alear non sarà il classico protagonista silente tanto odiato nei JRPG, ma durante il racconto il nostro alter ego seguirà un convincente percorso di crescita personale che, di capitolo in capitolo, gli consentirà di diventare un condottiero all'altezza dei tanti poemi basati sulle sue passate imprese.

    Nonostante l'utilizzo di qualche stereotipo tipico del genere, anche il nutrito cast di comprimari e antagonisti ha soddisfatto le nostre aspettative, riservandoci di tanto in tanto delle sorprese inaspettate. Come sottolineato nel provato di Fire Emblem Engage, l'elemento che almeno inizialmente ci aveva fatto storcere il naso è rappresentato dalla decisione di Intelligent Systems di richiamare in causa i protagonisti dei passati Fire Emblem, rischiando di svilire o lasciare poco spazio all'esplorazione degli attori inediti.

    Non solo gli sceneggiatori hanno invece curato a dovere la caratterizzazione delle varie new-entry, che tra l'altro appaiono adeguatamente diversificate, ma gli eroi storici - ad eccezione di Marth - giocano un ruolo meno impattante del previsto, risultando per nulla invadenti o fuori posto. Qualcuno potrebbe continuare a vedere la loro presenza come una semplice ode al fanservice, ma se consideriamo che Fire Emblem Engage è stato concepito grossomodo in occasione del trentennale del brand, la volontà di Intelligent Systems di omaggiare i protagonisti più iconici della propria serie di punta ci è parsa assolutamente giustificata. Peccato soltanto che, essendo diversi episodi di Fire Emblem ancora inediti in Occidente, non tutti i personaggi di ritorno potrebbero risultare immediatamente riconoscibili.

    Tra nostalgia e innovazione

    Passando alla componente ludica, dobbiamo anzitutto precisare che il sistema di combattimento di Fire Emblem Engage non si discosta poi molto da quanto visto nei suoi illustri predecessori (qualora non lo conosciate ancora, fiondatevi sulla recensione di Fire Emblem: Three Houses), se non per la presenza di qualche riuscita novità. L'impostazione delle battaglie rispetta fedelmente la tradizione, con la consueta alternanza tra il turno dell'avversario e quello del giocatore, in cui questo ha la possibilità di muovere uno ad uno i propri soldati, valutando con attenzione le conseguenze di ogni possibile duello ed elaborando al volo una strategia che possa fargli conseguire la vittoria senza sacrificare sottoposti.

    A proposito delle perdite e della difficoltà, dobbiamo precisare che, oltre ai soliti tre livelli di sfida (Normale, Difficile e Folle), Fire Emblem Engage include pure le ormai consuete modalità Principiante e Classica, che rispettivamente negano o favoriscono la morte permanente delle unità cadute in battaglie. Tenendo presente che le dispute diventano dannatamente impegnative già a livello Difficile, costringendo il giocatore a ricorrere alla meccanica chiamata "Cronogemma del Drago" per riavvolgere qualche turno e tentare un approccio diverso, abbiamo apprezzato non poco gli sforzi compiuti da Intelligent Systems per rendere ancora una volta il suo prodotto adattabile alle necessità e preferenze dell'utente.

    Se le basi della lotta non hanno subito variazioni significative, conservando ad esempio la visuale dall'alto necessaria per poter leggere l'intero terreno di gioco e posizionare correttamente le proprie unità, va detto che lo sviluppatore è intervenuto leggermente sul triangolo delle armi, ossia il sistema basato sulla morra cinese che da sempre ne regolamenta l'efficacia (spada batte ascia, ascia batte lancia e lancia batte spada).

    Attaccare un avversario col giusto strumento di morte permette a questo giro di infliggere lo status "Breccia" e disarmare il bersaglio selezionato, negandogli la possibilità di contrattaccare per il resto del turno e facilitandone l'eliminazione. È una soluzione che abbiamo apprezzato parecchio e che aggiunge un ulteriore strato di profondità alla già spiaccata componente strategica, spingendo il giocatore a prestare ancora più attenzione alle proprie mosse. Del resto, Alear e i suoi alleati non saranno gli unici a potersi servire della Breccia per lasciare inermi i propri oppositori, ma persino le Aberrazioni e gli altri soldati controllati dalla CPU tenderanno a disarmare gli adepti dell'eroe per annientarli agevolmente e far pagare a caro prezzo gli errori più banali.

    Non meno importanti si sono rivelati l'interazione con l'ambiente circostante e la morfologia del terreno, non per nulla diverse mappe presentano ostacoli ambientali da distruggere o aggirare: pertanto, durante le nostre disavventure ci siamo spesso ritrovati a dover aggirare sabbie mobili, accendere torce per illuminare le aree avvolte dalle tenebre e individuare i nemici in agguato, sfondare qualche parete per creare scorciatoie e circondare le truppe avversarie. Inoltre abbiamo sfruttato i cespugli per far sì che i contendenti avessero qualche difficoltà al momento di centrare i nostri seguaci. Nel complesso, ognuna di queste simpatiche trovate contribuisce a diversificare le battaglie, che di conseguenza richiedono l'impiego di tattiche differenti e fantasiose.

    Anelli degli Emblema e personalizzazione

    Ad ogni modo, la novità più rappresentativa di Fire Emblem Engage - e che appunto dà il nome al prodotto - è costituita dalla sincronizzazione, vale a dire la meccanica che consente ai combattenti equipaggiati coi portentosi Anelli degli Emblemi di lottare al fianco dei protagonisti dei vecchi Fire Emblem come Celica, Lucina, Ike o Micaiah, solo per citarne alcuni. Una volta associati ai membri del party, non solo gli spiriti (che dal punto di vista visivo potremmo paragonare agli Stand de Le bizzarre avventure di JoJo) conferiscono dei bonus alle statistiche di base, ma permettono loro di ricorrere al comando "Unione", ossia un power-up temporaneo che si attiva consumando l'apposita barra e che per soli tre turni garantisce l'accesso ad armi e tecniche speciali.

    Il cosiddetto Attacco Unione è una potente abilità che può essere usata una sola volta durante la sincronizzazione, il cui effetto cambia a seconda dello spirito vincolato: se la Raffica Suprema di Marth consiste in una serie di attacchi fulminei che infliggono danni enormi, il Teleragnarok di Celica offre al suo utilizzatore la possibilità di teletrasportarsi in una casella vicina a un nemico e colpirlo con una tremenda magia, mentre il Superamento di Sigurd è in tutto e per tutto una carica in avanti che travolge tutti gli ostacoli incontrati lungo il percorso, e così via. Vi sono poi Attacchi Unione che hanno funzioni di supporto, come il Gran Sacrificio di Micaiah, che dopo aver dilapidato i punti vita di chi lo lancia ripristina tutti quelli degli altri. Se usate con lungimiranza, ognuna delle suddette tecniche è virtualmente in grado di capovolgere le situazioni più disperate, specie se consideriamo che la sincronizzazione comporta bonus aggiuntivi dagli effetti più disparati. Mentre le Abilità Sincro migliorano le schivate, consentono di muoversi anche dopo aver completato un attacco o riflettono sull'avversario una parte dei danni ricevuti in seguito a uno scambio di colpi, le Abilità Unione conferiscono attacchi extra, incrementano la velocità di movimento e addirittura possono ampliare il raggio delle armi magiche e la loro area d'effetto.

    L'aspetto più interessante della sincronizzazione va però individuato nella possibilità di associare gli Anelli degli Emblemi a qualsiasi componente della banda: la storia tende chiaramente a designare dei portatori "canonici", ma l'utente può cederli di continuo a personaggi sempre diversi, anche perché, una volta rafforzato il legame tra lo spirito e il suo alleato, questo può spendere i propri Punti Abilità per ereditare permanentemente le Abilità Unione.

    Qualora lo si esegua con criterio e un pizzico di pianificazione, far girare gli anelli favorisce insomma la totale personalizzazione delle unità, nonché la creazione di build studiate per massimizzare i talenti dei singoli o limarne i punti deboli. Se a questo sommiamo poi il consueto cambio di classe, effettuabile dopo aver recuperato i Sigilli Supremi e Speciali, il giocatore può realmente creare dei party unici e personali.

    Un grosso passo in avanti

    La ricerca di un look ancor più vicino allo stile anime tanto amato dai fan del genere potrà aver fatto storcere il naso ad alcuni, ma da parte nostra abbiamo apprezzato senza riserve lo splendido cel shading di Fire Emblem Engage e il character design di Mika Pikazo, che dalla propria vanta uno stile assai dettagliato. Oltre a impiegare una palette di colori accesi e luminosi, l'artista ha dotato i protagonisti di costumi sempre adeguati ai rispettivi lignaggi, rendendoli facilmente riconoscibili. Complici le spettacolari cinematiche associate agli attacchi speciali, Fire Emblem Engage è complessivamente uno dei titoli più belli da vedere sull'ibrida di Nintendo, soprattutto se paragonato al suo diretto predecessore.

    I progressi sono notevoli anche dal punto di vista tecnico, con lo strategico che raggiunge i 972p in modalità docked, mentre in portabilità scende leggermente sotto i 720p: in ambedue i casi non ci siamo mai imbattuti in vistosi cali di frame rate, che al contrario viaggia più o meno stabilmente attorno ai 30 FPS. Per quanto frequenti, poi, i tempi di caricamento sono brevissimi e non intaccano in alcun modo l'esperienza.

    Come imposto dalla tradizione, l'accompagnamento musicale sottolinea con estrema precisione i toni della narrazione, alternando motivi allegri e movimentati a bravi più solenni o addirittura drammatici. Nulla da eccepire, infine, sul doppiaggio in lingua originale, ancora una volta caratterizzato da performance recitative di alto livello, e sulla localizzazione dei testi in italiano, sempre scorrevole e pulita.

    Fire Emblem Engage Fire Emblem EngageVersione Analizzata Nintendo SwitchA dispetto delle perplessità iniziali, Fire Emblem Engage si è dimostrato uno strategico solido e articolato, che mescola con grande attenzione le caratteristiche fondamentali della saga a una ricca sfilza di novità funzionali e ispirate. Con l’introduzione della Breccia e delle numerose meccaniche legate alla sincronizzazione, i ragazzi di Intelligent Systems hanno invero aggiunto dei nuovi strati di profondità a una componente strategica già sublime e alla personalizzazione del party, offrendo per giunta un livello di difficoltà sempre adeguato e incalzante. La proverbiale - e un po’ inaspettata - ciliegina sulla torta è però rappresentata da un impianto visivo di grande impatto e da performance tecniche più che soddisfacenti, che rappresentano un sorprendente passo in avanti rispetto a quanto visto in Three Houses. Che conosciate o meno i vari eroi richiamati dal passato, vi suggeriamo di farlo vostro e di lasciatevi incantare da un sistema di combattimento brillante e variegato.

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