Fire Emblem Warriors per Nintendo Switch Recensione

Koei Tecmo e Nintendo portano su Switch i protagonisti della serie Fire Emblem in un musou che aggiunge qualche meccanica alla nota ricetta hack'n'slash.

recensione Fire Emblem Warriors per Nintendo Switch
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Disponibile per
  • 3DS
  • Switch
  • Secondo tentativo musou a marchio Nintendo dopo il discreto Hyrule Warriors, Fire Emblem Warriors attinge a un'altra serie nobile per definizione, punta di diamante del team Intelligent Systems, per confezionare un prodotto che possa ben inserirsi nella ludografia chiassosa ed esagitata di Koei Tecmo Games. Già disponibile in Giappone da qualche settimana, il titolo si prepara a far baruffa anche fra i due schermi degli Switch di casa nostra, atteso in Europa per il prossimo 20 ottobre. Ancor più che nel caso dell'esperimento "zeldiano", una domanda non può che sorgere spontanea: può un franchise che fa della cauta strategia il suo vessillo trovare soddisfazione in una deriva dell'hack'n'slash che di strategico, tipicamente, ha davvero poco o nulla? È tempo di affilare le lame e scoprirlo.

    Guerrieri a raccolta

    Ce l'ha insegnato bene l'infinità di spin-off sviluppati da Omega Force e Team Ninja, colonne portanti di Koei Tecmo per ciò che riguarda la produzione musou: come sempre, gli avvenimenti narrati nel corso della Modalità Storia di Fire Emblem Warriors altro non sono che un banale pretesto per sguainare le spade. Protagonisti della vicenda sono i giovani Rowan e Lianna, principe e principessa del Regno di Aytolis. Stanno esercitando la nobile arte del combattimento in compagnia del prode Darios di Gristonne quando, all'improvviso, compaiono dei vortici spaziotemporali che vomitano dal cielo orde di mostri raccapriccianti. Purtroppo il terzetto di valorosi non è in grado di proteggere il castello, ma la Regina, prima di scomparire fra le macerie, riesce a consegnar loro lo Scudo delle Fiamme, strumento a cinque cavità che richiede altrettante "pirogemme" per essere attivato e ripristinare l'ordine naturale del mondo.
    La storia, suddivisa in ventuno capitoli, si dipana tra cut scene e dialoghi a disegni statici scritti in modo abbastanza superficiale, a composizione di una vicenda che fatica a decollare e che trabocca di situazioni prive di spessore. D'altro canto, l'escamotage dello scompiglio interdimensionale si rivela una manna per i fan del filone videoludico di provenienza. Nel corso del lungo viaggio degli eroi, gli estimatori della serie regolare avranno infatti il piacere d'incontrare, affrontare e infine reclutare volti noti come Marth, Corrin, Ryoma, Xander e molti altri, ritrovatisi tutti ad Aytolis dopo il fattaccio accennato poc'anzi. A un roster di personaggi giocabili sostanzioso, Fire Emblem Warriors abbina una formula ludica che, nei suoi contorni, non tradisce di una virgola l'ormai consolidata tradizione di genere.
    Ogni capitolo della campagna si svolge entro un'area geografica circoscritta e costellata di presidi, dove il giocatore ha l'obbligo di completare delle missioni impartite man mano dal software, che spaziano dalla conquista di certi distretti nemici, sempre segnalati sulla minimappa dell'HUD, all'annientamento di specifici soggetti dell'armata avversaria.

    In testa al party alleato figura sempre un caposquadra, di volta in volta affiancato da altri paladini dei quali l'utente può vestire i panni istantaneamente, con la semplice pressione di un tasto del d-pad. Le condizioni di vittoria sono classiche: salvo casi particolari, è necessario completare gli obiettivi principali senza che il capogruppo - tipicamente Rowan o Lianna, a seconda della preferenza data nel pre-partita - o altri personaggi chiave vengano uccisi nel frattempo. Il che si traduce in un viavai forsennato tra le basi amiche ed ostili in cui lo scontro "uno contro cento" (dove l'uno, neanche a dirlo, è rappresentato da chi gioca) è la situazione che più comunemente si viene a creare.
    Al solito, è possibile uscirne indenni grazie a un combat system votato alla semplicità estrema, alla devastazione di massa e all'esasperazione coreografica. Di base ciascun lottatore può affidarsi a un attacco leggero, uno pesante, una special sfoderabile al riempimento di una barra dedicata, e in più a un colpo triplo che si sferra svuotando un indicatore, detto di Collasso, che compare in testa al nemico quando affaticato. È presente anche un comando per la schivata, ma, in tutta onestà, non ne abbiamo mai avvertito il peso specifico, essendo l'azione dedita per lo più all'assalto a muso duro.

    Come in tutti i suoi congeneri, l'in-game di Fire Emblem Warriors può contare poi su missioni secondarie facoltative e prove a tempo, su NPC da intercettare strada facendo per ottenere ricompense e su oggetti da attivare al fine di aprire vie di transito altrimenti precluse. Similmente ad Hyrule Warriors, inoltre, il gioco dà ampio spazio alla gestione dei singoli personaggi prima di scendere in campo. Dal menù è possibile ottimizzarne l'equipaggiamento, spendere denari per livellarli al di là dell'esperienza accumulata in battaglia, forgiare nuove armi e sbloccare stemmi utili ad accrescerne le statistiche d'attacco, di difesa e di "classe".

    C'è tanto da fare, insomma; ma è quel "tanto" che sa anche di superfluo, che non riesce del tutto a scongiurare quell'atavico senso di monotonia che in queste produzioni può emergere sulla distanza e che rischia di rendere il prodotto più simile a un frullatore d'incombenze che a una fonte di reale intrattenimento. La stessa modalità aggiuntiva allo Story Mode, la Modalità Epica, soffre del medesimo morbo di ridondanza. Composta da una serie di sfide di varia foggia, essa strizza l'occhio alla strategia a turni dei Fire Emblem anticipando l'azione con la cartografia del terreno di battaglia e i personaggi coinvolti nella disputa, rigorosamente in sprite; in ultima battuta, però, si rivela interessante solo per fare un po' di grinding esterno ai capitoli della storyline principale.

    In cerca di riferimenti

    Tralasceremmo un'informazione importante se non evidenziassimo come i developer, ponendo le basi per Fire Emblem Warriors, si siano comunque sforzati per avvicinarsi il più possibile all'originaria filosofia dell'IP curata da Intelligent Systems, che non a caso ha messo il suo zampino in fase di sviluppo. I riferimenti alla serie portante sono ascrivibili a diversi aspetti del gameplay, che esulano ovviamente dal fanservice duro e puro. Il primo, eredità diretta di Fire Emblem Fates, riguarda la possibilità di settare la campagna in modo tale che viga la legge del permadeath, cosicché i membri del party caduti in battaglia non tornino ad essere automaticamente disponibili negli stage successivi.

    Si tratta, in ogni caso, di uno stile di gioco del tutto opzionale: data un'IA compagna non proprio brillante, ci sembra giusto così.
    Warriors introduce poi la meccanica dei legami tra personaggi e quella dei cosiddetti Attacchi Duo, entrambe derivate dal Dual System sperimentato in Fire Emblem Awakening. Durante la lotta, due guerrieri vicini nella mischia possono unire le proprie forze per difendersi l'un l'altro ed infine scatenare, a doppia barra energetica piena, un attacco speciale combinato, ovviamente di portata devastante. La collaborazione prolungata fra i combattenti ha la conseguenza di rafforzare il loro vincolo, che aumenta di grado match dopo match, producendo prestazioni di coppia viepiù poderose. La formula Duo giova senz'altro alla spettacolarità degli incontri, sebbene l'uso delle sue combo tenda ad annichilire anche gli oppositori più forti con una facilità disarmante, rischiando di svalutare troppo il senso di sfida.

    Dove il titolo omaggia maggiormente i suoi progenitori è però nell'impiego del Triangolo delle Armi, il meccanismo à la "carta-sasso-forbici" che ne è storicamente uno dei marchi di fabbrica. Ecco quindi che eroi e antagonisti brillano nell'utilizzo di una specifica tipologia d'arma, là dove la spada è forte contro l'ascia, che è a sua volta efficace contro la lancia, la quale, a chiusura, arreca danni considerevoli alla spada. L'aggiunta della triangolazione all'impianto brawler è sicuramente curiosa dal punto di vista teorico. All'atto pratico, tuttavia, la meccanica non emerge come ci si aspetterebbe. Il più delle volte basta infatti del button mashing un po' più spinto del consueto per neutralizzare anche i rivali dagli armamenti favorevoli. Oltretutto, il sistema di controllo prevede un comando per mandare il proprio avatar in berserker, eventualità che annulla ogni tipo di resistenza e, di conseguenza, vanifica ulteriormente tutti i buoni propositi che l'implementazione del Triangolo portava in dote.

    È dunque paradossale che il contributo più concreto al tentativo di accorciare le distanze tra Fire Emblem Warriors e i Fire Emblem canonici giunga da una feature che di inedito non ha davvero nulla, già presente, anzi, nello scorso musou di The Legend of Zelda. Ci riferiamo all'opportunità d'impartire degli ordini di massima al proprio schieramento prima e durante il conflitto, accedendo alla mappa del livello e direzionando i singoli componenti verso aree molto specifiche, come fossero pezzi di un'ipotetica scacchiera. Il che, beninteso, non rende l'esperienza tattica tutto d'un tratto. Ma è certo che un accenno di strategia, in un action game che attinge a una delle serie strategiche per antonomasia, sia per lo meno gradito.

    Qualità o dinamismo?

    Due contro tuttiFire Emblem Warriors offre la possibilità di giocare con un amico in co-op locale tanto su TV quanto in modalità tabletop, spartendosi i Joy-Con o adoperando due controller completi. Sezionata da uno split screen orizzontale l'inquadratura si fa visivamente bruttina, ed anche il framerate si dimostra molto più traballante rispetto alla fruizione a tutto schermo. Se su televisore si può comunque chiudere un occhio, sul piccolo schermo di Switch la situazione si fa invece decisamente problematica. Specie perché la -già mini- mappa diventa delle dimensioni di un francobollo, il che, dati i continui spostamenti che il gioco richiede, non manca di generare una certa confusione.

    Sotto il profilo tecnico, Fire Emblem Warriors fa il suo lavoro in maniera più che dignitosa. Va ammesso che il comparto grafico non è dei più pregiati, ed anzi inciampa sopratutto quando capita di osservare le ambientazioni, davvero molto scarne a livello di dettaglio. Cionondimeno, il carattere del franchise affiora bene dalla realizzazione poligonale di tutti i personaggi allo studio delle loro animazioni in-game, fino alle numerose sequenze cinematiche, piuttosto curate e piacevoli alla vista.
    È soprattutto nelle performance che la produzione dimostra la propria solidità, oltretutto mettendo a disposizione del giocatore un'opzione che, a memoria, non ricordiamo applicata ad altri prodotti dello stesso genere. Parliamo di un selettore che lascia libero l'utente di avviare la partita privilegiando la bellezza dell'immagine a schermo oppure, viceversa, favorendo una maggiore fluidità dell'azione. In "Qualità Immagine", su televisore, il gioco gira a 1080p, ma è costretto a fermarsi ai 30 fps; impostando "Velocità Movimenti", invece, i frame al secondo salgono fino a 60, laddove la risoluzione si attesta sui 720p. Nonostante dal primo al secondo set-up si avverta un lieve peggioramento nella pulizia visiva generale, siamo sicuri che chi ama queste esperienze non esiterà ad attivare la modalità ad azione rapida. Anche perché, in un caso come nell'altro, il framerate dà prova di grande stabilità anche nei duelli più concitati, cedendo a qualche calo vistoso, strano a dirsi, perlopiù in occasione di alcune cut scene.

    Estraendo poi Switch dalla dock per passare all'assetto mobile la concessione di poter scegliere viene meno, ma, seppur costretto ai 30 fps e a una risoluzione inferiore al full HD, il titolo regge botta in maniera egregia. È un fattore non da poco, che rende Fire Emblem Warriors, di fatto, il musou portatile tecnicamente più gradevole prodotto fino ad oggi: un plusvalore notevole, che i nintendari appassionati al genere non faticheranno ad apprezzare oltremisura.

    Fire Emblem Warriors Fire Emblem WarriorsVersione Analizzata Nintendo SwitchMettiamo le cose in chiaro: Fire Emblem Warriors è un musou nella media, se non leggermente superiore. Più vicino ad Hyrule Warriors rispetto ad altri esponenti della scuderia Koei Tecmo, il gioco ne replica la struttura senza stravolgimenti sensibili, ma si esibisce in una forma tecnica migliore e, cortesia dell’ibridismo di Switch, affianca alla sua natura domestica una seconda anima portatile più che soddisfacente. Il titolo però si ferma lì, nella solita ricetta hack’n’slash maleducata e ipercinetica di cui, in fondo, sia i fan che i detrattori conoscono alla perfezione tutti i pregi e i difetti congeniti. Se l’impressione è che il prodotto possa accontentare i fedeli alla formula in sé e per sé, d’altro canto fatichiamo a trovarne elementi di reale interesse per chi invece arrivasse senza mediazioni dalla serie medievaleggiante di Nintendo e Intelligent Systems. Salvo la partecipazione di tanti beniamini del franchise, le soluzioni a tema Fire Emblem pensate per avvicinare i due gameplay, infatti, risultano pressoché impalpabili. Un vero peccato: se sfruttate in modo meno superficiale, avrebbero portato di sicuro l’esperienza ad essere più in linea coi suoi riferimenti di matrice tattica, nei limiti del possibile. Sarebbe stata, per lo meno, un tantino più appetibile per gli strateghi incuriositi da un’operazione di questo tipo.

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