Fireball Island Recensione: dagli anni '80, torna l'Isola di Fuoco

Restoration Games riporta sui nostri tavoli l'edizione completamente rinnovata di un indimenticabile cult di fine anni '80: bentornata Isola di Fuoco!

recensione Fireball Island Recensione: dagli anni '80, torna l'Isola di Fuoco
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Se, come me, siete nati nei primi anni ‘80, c'è probabilmente ben poco da fare: basta anche soltanto sentir nominare l'Isola di Fuoco per far scattare una sorta di riflesso pavloviano, evocando sorrisi spontanei e dolci immagini dei bei tempi che furono. Perché, senza girarci troppo attorno, l'Isola di Fuoco è stata per tanti un mito, un simbolo, qualcosa di effettivamente speciale: il giocattolo dei desideri di tantissimi bambini sedotti dall'ammaliante pubblicità alla Indiana Jones e dalle all'epoca generosissime dimensioni del tabellone (scrivo "all'epoca" perché oggi potreste in realtà scoprire che l'iconica plancia tridimensionale era sì voluminosa ma certo non così gigantesca come la ricordate, perché semplicemente più che il gioco a essere enorme eravate soltanto voi a essere decisamente piccini...).

Un infuocato ritorno

Tra biglie di metallo da spingere lungo sentieri tortuosi innescando un esaltante effetto domino, il luciferino faccione dell'idolo a presidiare con le sue fauci il centro dell'Isola e quel tabellone per l'appunto sensazionale, assolutamente unico nel suo riproporre in tre dimensioni e con ammirabile dovizia di particolari la geografia di un luogo così esoticamente minaccioso, l'Isola di Fuoco è entrata di prepotenza nell'immaginario collettivo, diventando per certi versi un simbolo stesso dei pomeriggi trascorsi a giocare di società.

Non deve insomma stupire che Restoration Games, etichetta americana specializzata nel recupero di vecchie glorie da tavolo, abbia deciso di riproporre per un pubblico moderno un classico che ha segnato un'intera generazione.

A differenza di quanto ci si potrebbe prevedibilmente aspettare, l'operazione di recupero non si basa ad ogni modo solo e soltanto sull'immancabile fattore nostalgia, motore principale di tante altre iniziative simili. Al contrario, Fireball Island The Curse of Vul-Kar è un gioco nuovo di zecca, che riprende la licenza, lo spirito e l'idea dell'originale per proporre però qualcosa di inedito e pienamente coerente con gli standard in voga nel 2019. Quello che infatti potreste non sapere è che il predecessore, datato 1986 e pubblicato da MB, non è un board game invecchiato in maniera esattamente impeccabile: visto con gli occhi di oggi l'impressione è quella di una sorta di gioco dell'oca inutilmente prolisso e non troppo bilanciato, che a causa del fattore alea rischia di allungarsi a dismisura, finendo per stancare e perdere il giusto focus

Dal packaging alle illustrazioni sulle carte, passando ovviamente per la gloriosa plancia, il tiro è quello giusto: fresco, colorato, convincente.

Ben consapevole della situazione - ma non senza il doveroso rispetto che è giusto tributare ai cult - Restoration Games ha insomma deciso di ripartire pressoché da zero, mantenendo giusto i capisaldi della vecchia Isola di Fuoco. La plancia resta ancora una volta il fulcro attorno a cui ruota il fascino indiscusso del gioco: un tabellone componibile in plastica, di dimensioni più generose che in passato, reso inconfondibile dalla stampa e dall'estrusione tridimensionale che riproduce la selvaggia superficie dell'isola. InfoDurata: 45'/60'
Numero di giocatori: da 2 a 4
Numero ideale di giocatori: 4
Tipologia: competitivo
Complessità: bassa
Publisher: Restoration Games (in futuro Asmodee Italia)
Lingua: Inglese (in futuro tradotto in italiano)
Prezzo suggerito: 59.99 euro su Amazon.it

La principale novità in questo senso è da ricercarsi nelle palme: alberelli in 3D che oltre a dare colore e carattere al tabellone presentano alla base apposite radici orientabili, pensate per indirizzare per quanto possibile il letale incedere delle biglie/palle di fuoco. Un piccolo espediente per dare un tocco di strategia extra all'incessante caccia al rubino che gli esploratori cercheranno di contendersi. Non mancano ad ogni modo diversi altri tocchi capaci di attualizzare e rendere più varia la formula di quello che a tutti gli effetti finisce per trasformarsi in un allegro party game dall'atmosfera gustosamente spensierata: dal movimento gestito attraverso le carte piuttosto che tramite dado (per limitare in qualche modo l'eccessiva casualità del predecessore) alla possibilità di accumulare punti raccogliendo tesori e fotografie sparse per la mappa (in modo da non vincolare la sfida solo e soltanto al recupero del prezioso cristallo). Il tutto senza poi contare l'apprezzabile aggiunta di una componente di pura destrezza, legata alla possibilità di bersagliare, in alcune circostanze particolari, le pedine avversarie indirizzando le palle di fuoco con un colpo diretto di dita.

Vul-Kar fa bella mostra di sé dal centro dell'isola: le sue fauci mostruose sono pronte a vomitare rotolanti palle di fuoco in tre possibili direzioni.

Con un ingegnoso sistema che gestisce in modo snello e automatico la durata della partita - garantendo che il ritmo rimanga sempre sostenuto e adeguato all'azione che ci si aspetterebbe da un inferno tropicale in preda alle fiamme - e costanti capovolgimenti di fronte, Fireball Island finisce per risultare un'esperienza leggera e spassosisima, adatta a fan vecchi e nuovi (il regolamento, letteralmente di tre pagine, in questo senso aiuta tantissimo, rendendolo uno di quei board game che si possono intavolare e gustare già la stessa sera).

Insomma, centro convinto per Restoration Games e la sua riproposizione di un classico che, seppur sotto una nuova veste, dimostra di avere ancora moltissimo da dare: l'unica reale controindicazione de La Maledizione di Vul-Kar potrebbe essere quella di aspettarsi troppo da un titolo che, proprio come l'originale di riferimento, vuole essere solo e soltanto un ottimo filler. Avendo ben chiaro in testa quello, sarà davvero difficile rimanere delusi dall'inconfondibile caos di palline rotolanti.

Giochi da Tavolo e Board Game Giochi da Tavolo e Board GameVersione Analizzata MultiSulle ali della nostalgia, Fireball Island: The Curse of Vul-Kar riporta in auge, con sincera ispirazione e diverse buone idee, una versione rivista e corretta dell'immortale Isola di Fuoco. Dietro all'eccellente veste grafica e agli ottimi materiali si nasconde infatti un gioco da tavolo immediato e convincente, che appassiona grazie a meccaniche accattivanti e non banali (pur nella loro semplicità senza troppe pretese). Insomma, l'Isola di Fuoco anno 2019 non si limita a essere uno spettacolo garantito una volta intavolato, ma riesce ad unire alla forma di un impatto scenografico oggettivamente validissimo anche la sostanza di un party game a tratti irresistibile. Mettetelo sin da ora nella vostra lista dei desideri, perché dopo il trionfo su Kickstarter proprio nei giorni scorsi Asmodee ha annunciato che lo porterà in Italia nei prossimi mesi.

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