Forgive Me Father Recensione: uno sparatutto che fonde Doom e Lovecraft

Un Doom-clone che tenta in tutti i modi di fondere Lovecraft agli FPS degli anni '90 e che cerca di essere vintage ma finisce per essere solo vecchio

Forgive Me Father
Recensione: PC
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  • Pc
  • Chiunque abbia vissuto abbastanza da aver messo le mani su Doom, vera e propria pietra miliare del videogioco creata da John Romero e John Carmack, sa benissimo che prima che i First Person Shooter si chiamassero in questo modo li si etichettava spesso e volentieri come Doom-clone. Il genere si è evoluto negli anni, andando incontro ad una serie di profonde evoluzioni prima di arrivare ai giorni nostri e capitalizzare la sua enorme popolarità nell'epoca di Call of Duty e Battlefield. Negli ultimi due o tre anni, però, si è presentata una strana anomalia nel mercato: il mondo dei videogiochi indipendenti ha cominciato a guardare al passato anziché al futuro, rinnegando in un certo senso trent'anni di storia del medium per andare a recuperare le suggestioni dei primi anni degli shooter in prima persona.

    Il Doom-clone è tornato in un certo senso ad essere un genere (o, meglio, un sottogenere) e si è trasformato in un trend di mercato difficile da ignorare. Forgive Me Father, sviluppato da Byte Barrel, si inserisce in questo filone di sparatutto d'antiquariato e poggia sulle basi istituite dai vecchi shooter come Doom, Heretic ed Hexen. Nel mix ci butta pure una dichiaratissima ispirazione agli scritti di H.P. Lovecraft ed un'estetica quasi cartoonesca nel disperato tentativo di farsi notare in qualche modo, ma il risultato finale si è rivelato in larga parte deludente.

    Perdonami padre, mi è mancata l'ispirazione

    Cosa ha reso Doom un capolavoro senza tempo? Sostanzialmente tre cose: il level design, il gameplay frenetico e la soddisfazione estrema del riuscire a spappolare qualsiasi nemico ci si parasse di fronte. Forgive Me Father vorrebbe nelle intenzioni essere un clone leggermente ammodernato di Doom, ma manca due punti fondamentali a causa di un level design dalla qualità altalenante ma mediamente bassa e di un gameplay fin troppo grezzo.

    Forgive Me Father racconta la storia di un prete (o in alternativa di una giornalista) che si addentra nella piccola città fittizia di Pestisville richiamato dalle richiesta d'aiuto dei locali e dalle voci circa uno strano male che sembra aver trasformato tutti gli abitanti in mostri deformi. Una premessa narrativa ridotta all'osso, come giusto che sia in un titolo del genere, che proietta il giocatore all'interno di un inferno urbano che sembra uscito dalla penna di un fervente ammiratore di Lovecraft e in cui l'unica cosa da fare è sparare all'impazzata contro qualsiasi bestialità si stagli sul nostro cammino. A dire il vero il succo del discorso sta tutto qui: Forgive Me Father è un FPS a tinte splatter che cerca di essere in tutto e per tutto un videogioco d'altri tempi, a partire dalle scelte grafiche che prevedono sprite 2D che si orientano in modo da fronteggiare sempre frontalmente il protagonista e che si muovono all'interno di ambienti 3D.

    Il tutto è poi condito come già detto da un'estetica fumettosa dai colori acidi e ipersaturati che non cerca mai l'autocensura ma anzi si bea del delirio di sangue e budella spiaccicati sui muri lasciati dopo ogni sparatoria. E se ci si dovesse limitare all'estetica si potrebbe dire che si tratta di un prodotto non innovativo ma tutto sommato ben riuscito. Il fatto è che è il gameplay di Forgive Me Father a mettere in evidenza i tanti difetti dell'operazione. Lo shooting è grezzo e crudo al punto giusto, ma è inserito in un contesto veramente poco ispirato che prevede livelli che sono sempre o troppo lunghi o troppo corti, e che prevedono al loro interno delle aree leggermente più aperte dove poter affrontare le orde di nemici che vengono praticamente vomitati sullo schermo a più non posso.

    Il level design è spesso sbrigativo, con una pessima gestione delle aree segrete e la cui esplorazione ruota ancora attorno al ritrovamento delle fantomatiche tre chiavi colorate in grado di aprire serrature altrimenti insuperabili. Il fatto è che spesso la sensazione è quella di essere intrappolati all'interno di lunghi corridoi lineari, con pochissime sorprese e che non premiano l'esplorazione.

    A questo si aggiunge la tendenza piuttosto fastidiosa di far spawnare i nemici alle spalle del giocatore senza preavviso né segnalazioni di alcun tipo, e questo porta a più di qualche morte ingiustificata e anche parecchio frustrante alla lunga. È vero, i titoli presi come punto di riferimento non erano certo immuni a questo problema, ma non è un caso se il genere si è evoluto negli anni portando certi trucchetti di game design a scomparire, e il fatto di aver ignorato questo tipo di migliorie di quality of life pur di passare per vintage è piuttosto stancante ed anacronistico (per quanto volutamente, sia chiaro) e farà storcere il naso anche ai giocatori più navigati.

    L'ennesima citazione a Lovecraft

    Se è vero, come si diceva in apertura, che i trend di mercato esistono perché intercettano un preciso interesse del pubblico, è anche vero che spesso finiscono per esaurirsi troppo in fretta. In questo caso però non si sta parlando delle velleità da retro-shooter di Forgive Me Father, quanto più della sua scelta di voler essere l'ennesimo titolo ispirato alla letteratura di H.P. Lovecraft in un panorama che di citazioni a Lovecraft è oltremodo saturo.

    Lo scrittore maledetto di Providence è stato ed è tutt'ora un punto di riferimento di tantissime opere moderne e contemporanee, ma è anche vero che la cultura pop si è appropriata del suo immaginario tanto tempo fa e non ha mai smesso di saccheggiarne le creazioni per piegarle al proprio volere. Il risultato è che per ogni Bloodborne lanciato sul mercato esistono centinaia di titoli che flirtano con il mythos lovecraftiano in maniera scontata e talvolta pure sterile. Forgive Me Father rientra in questa seconda categoria grazie a delle citazioni urlatissime che per quanto possano indubbiamente piacere risultano fin troppo fini a sé stesse. Tra uomini pesce impazziti, cittadini deformi e orrori cosmici tentacolari, Forgive Me Father mette in scena i più grandi cliché derivanti dall'immaginario del creatore di Cthulhu, Yog-Sothoth e Nyarlathotep, e lo fa purtroppo con pochissima eleganza e consapevolezza. Una volta arrivati al termine delle circa dieci ore di gioco e trucidato qualche migliaio di mostruosità deformi, la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un videogioco che vorrebbe essere vintage ma che il più delle volte sembra solo vecchio.

    È un peccato, perché nei suoi frangenti più adrenalinici e grandguignoleschi Forgive Me Father sa essere divertente e appagante, ma il più delle volte finisce per inciampare in una gestione dei ritmi piuttosto traballante dovuta principalmente alla gestione molto povera dei savepoint (che sono fissi e non liberi) che costringe a rigiocare sezioni di mappa molto lunghe in caso si dovesse morire per errore.

    Qualche buona idea c'è, come lo skill tree che apre il gioco ad una leggerissima venatura RPG e che permette di aumentare la potenza delle singole armi, delle abilità dei personaggi o anche del numero di munizioni trasportabili, ma è un dettaglio che finisce per perdersi nella piattezza del resto.

    Forgive Me Father non è un disastro, è semplicemente un gioco nato fuori tempo massimo che finisce per venire penalizzato dalla sua ostinazione nel voler suonare una cover di un genere che non è morto solo perché ha saputo evolversi nel tempo, ignorando volutamente quelli che erano trend di sviluppo e di game design che sono andati verso l'estinzione per motivi ben precisi. Magari la prossima volta andrà meglio.

    Forgive Me Father Forgive Me FatherVersione Analizzata PCForgive Me Father è un Doom-clone come se ne stanno vedendo tanti nell'ultimo periodo. Un concentrato di splatter estremo, grafica fumettosa, suggestioni lovecraftiane e qualche piccola velleità da RPG che però finisce per crollare sotto il peso di alcune scelte di game e level design anacronistiche e superficiali. Livelli troppo lunghi o troppo corti, spesso lineari e poco stimolanti dal punto di vista esplorativo, che si riempiono di nemici da trucidare alla vecchia maniera ma che soffrono una gestione dei ritmi tutt'altro che ottimale, oltre che di un immaginario ormai svuotato di ogni tipo di fascino come quello di H.P. Lovecraft. Rimandato a Settembre.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: Intel Core i7-9750H
    • RAM: 16gb
    • GPU: Nvidia GeForce RTX 2060
    6

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