Fortnite Recensione

Dopo uno sviluppo lungo e travagliato, Fortnite di Epic Games arriva finalmente su PC e console: lo abbiamo provato.

Fortnite
Videorecensione
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Una delle tradizioni più peculiari del mondo videoludico è quella di definire un genere assimilandone le meccaniche a un'opera di riferimento: "metroidvania" e "soulslike" sono solo alcuni degli esempi più celebri. Capita molto spesso che, in virtù di quest'abitudine, si tenti di descrivere un videogioco sommandone i "prestiti" o le reinterpretazioni di altre opere.
Così, ogni titolo con elementi di creazione e sandbox degli ultimi anni si trasforma nella mente dei giocatori in un "simil Minecraft", e persino la stampa specializzata si appoggia frequentemente a formule simili, come l'oramai celebre "Skyrim con i fucili" per descrivere Far Cry 3. Al netto di casi particolarmente freschi e originali (Rocket League), è difficile riuscire a non paragonare questo o quell'elemento a qualcos'altro, e ciò spesso ci porta ad annoiarci forse prima del dovuto, perché tutto ci sembra già visto, già fatto. Ogni tanto, però, anche quei titoli costruiti su meccaniche e strutture già conosciute riescono a riscriverle in modo da rendercele comunque interessanti, ben fatte e divertenti. È il caso di Fortnite.

Apocalisse Cartoon

Un cataclisma ha colpito la Terra, il 98% della popolazione è scomparsa, e noi siamo tra i pochi sopravvissuti alla non meglio definita "Tempesta", un evento che teletrasporta gli abietti (questo il nome dei nostri nemici) in ogni zona ancora popolata, per annientare gli ultimi uomini rimasti. Ovviamente toccherà a noi salvare l'umanità, costruendo un forte in grado di difenderci e permetterci di contrattaccare.

Dopo aver visto la cinematica di inizio gioco, e dopo aver affrontato il tutorial, saremo già pronti per avviare la costruzione della nostra casa-base, un vero e proprio fortino in cui faremo costantemente ritorno per ampliare la nostra zona d'influenza. Il forte sarà il nucleo operativo del giocatore in ciascuna delle quattro macro-aree in cui combatteremo durante l'avventura, ma non sarà l'unica struttura che dovremo costruire. Spesso e volentieri, infatti, il gioco ci spedirà nelle varie regioni dell'area, chiedendoci di difendere una zona specifica, non solo dispensando abbondanti dosi di proiettili e mazzate, ma anche rinforzando il luogo con pareti, trappole e strutture difensive.
Sin dalla prima missione risulta abbastanza chiaro come l'esperienza offerta da Fortnite possa sostanzialmente essere divisa in tre parti: gestione delle risorse, costruzione strategica delle strutture, combattimento. Ognuna di queste parti è molto ben legata alle altre, ed è obbligatorio tenere costantemente d'occhio ogni parametro, se si vuole arrivare velocemente a costruire un forte inespugnabile. Dato che l'esperienza di Fortnite è totalmente e squisitamente ludica, l'elemento narrativo rimane sempre molto marginale: a risaltare, semmai, è lo stile grafico cartoonesco e leggero, anch'esso capace di sottolineare un'ironia generale sempre sopra le righe, intrisa di una punta di autocritica verso gli stereotipi del genere. Sebbene siano presenti dunque "missioni secondarie" caratterizzate da stimoli narrativi, e nonostante sia la sceneggiatura a "guidarci" di mappa in mappa, in realtà è palese come tutto sia solo un pretesto per permetterci di sparare e costruire insieme agli amici. A giudicare dal risultato ottenuto da alcuni MMO più indirizzati verso un realismo sensazionalistico e molto concentrati sulla riproduzione di atmosfere apocalittiche, meglio così.
Il menù della gestione delle risorse di Fortnite lascia inizialmente spiazzati. La quantità di attività e oggetti di cui tenere conto è enorme: il numero di eroi, difensori, sopravvissuti, progetti per armi è difficile da gestire inizialmente, e questo potrebbe stordire più di un giocatore. In realtà la progressione del gioco centellina questi contenuti, dandoci il tempo di apprenderne bene la funzione prima di scoprire le nuove meccaniche. Una volta completate le prime missioni, inizieremo ad esempio ad avere un'idea più precisa delle abilità e degli effetti speciali di ogni eroe e arma, creando con cognizione di causa il nostro esercito personale.

Ogni personaggio (descritto da una classe e da varie sottoclassi), ha abilità specifiche e uniche che lo rendono più o meno adatto a certe missioni, obbligandoci a variare di eroe in eroe a seconda delle necessità. Inoltre, anche le armi (divise secondo il classico sistema di rarità degli MMO) sono situazionali, con abilità di zona, di danno elementale, a distanza o nel corpo a corpo. In tal senso, meritano sicuramente una menzione le armi bianche, al momento incontrastate dominatrici dei gusti della comunità online del gioco, che affronta le ondate di abietti con mazze, rastrelli e piedi di porco potenziati. Ciò rende interessante l'evoluzione dell'endgame, che non si lega al recupero di set completi del massimo livello possibile, ma si concentra più che altro nel collezionare armi e strutture adatte a certi nemici e determinati scopi. Inoltre, il fatto che ogni arma possa danneggiarsi ci obbliga a utilizzare le più potenti solo in determinate situazioni, anche perché gli elementi necessari alla loro costruzione sono spesso difficili da trovare.

Le armi dalla distanza sono in ogni caso molto varie e divertenti, con un'eccellente sensazione restituita da ogni colpo, e anche in questo caso il loro utilizzo varia da caso a caso: nemici più veloci hanno bisogno di un buona cadenza di fuoco, mentre giganti lenti ma potenti richiedono precisione e potenza. Data l'ottima qualità complessiva delle meccaniche sparattutto, la presenza di una modalità di "invasione pacifica" (in cui entriamo nelle basi altrui per aiutare altri giocatori nella difesa), permette ai meno attratti dal farming e dall'aspetto tattico del gioco di concentrarsi puramente sulle sparatorie, decisamente divertenti e appaganti. D'altro canto, la necessità di sbloccare lentamente i contenuti danneggia enormemente l'esperienza complessiva, dato che per molte ore affronteremo ondate sostanzialmente identiche, prima di poter vedere comparire un nuovo nemico, caratterizzato da nuove animazioni e tattiche. Inoltre, limitarsi ad aumentare saltuariamente la vita e il danno di alcuni abietti per aumentare il livello di sfida è non solo sintomo di scarsa originalità, ma anche di pessimo design. Il titolo, insomma, costringe l'utente a sopportare lunghe sessioni di gioco che rischiano di risultare monocordi, noiose, poco vivaci: un problema strutturale non da poco, che tende a smorzare gli entusiasmi.

Base Building

Se l'elemento "ruolistico" e le fasi di shooting si dimostrano complessivamente solide, è nella creazione e nell'uso delle strutture difensive che il gioco mostra le sue migliori qualità.Bisogna fare una premessa: Fortnite non è Minecraft. In Fortnite non si può creare tutto ciò che si vuole: non possiamo decorare gli ambienti, non ci è permesso aggiungere dettagli, non ci è concesso di viverli in altri contesti che non siano quelli bellici. Di conseguenza, bisogna comprendere che ogni struttura e trappola è pensata per uno scopo, che è quello della resistenza al nemico: ogni altro genere di creazione può al massimo dar sfoggio delle abilità architettoniche del creatore (e già si vedono basi pazzesche dall'early access), ma il cuore pulsante dell'esperienza è un altro.

Tenendo conto di tutto ciò, la quantità e la qualità di trappole e opzioni per il giocatore è eccellente, e gli sviluppatori sono riusciti a mantenere equilibrata la sfida grazie a un'ottima intelligenza artificiale del nemico, oltre ad una varietà degli abietti abbastanza buona sin dalle prime fasi. Sfortunatamente, la gestione delle mappe sminuisce gran parte degli sforzi del giocatore: succederà spesso, infatti, di scoprire che il lavoro di pianificazione di alcune parti della regione sarà completamente inutile, dal momento che i nemici tenderanno a spostarsi soltanto dai confini della mappa verso il forte centrale. Sarebbe servito un sistema funzionale a stressare ogni zona difesa dal giocatore, che invece si ritrova a dover proteggere a volte lo stesso settore per diverse ondate di fila. Detto questo, la varietà di tattiche utilizzabili è sorprendente, ed è divertente sperimentare diversi approcci: ad esempio cercando di ingabbiare i nemici in un labirinto di trappole costruito sul lato Est, e mettendoli di fronte al fuoco incrociato dei nostri superstiti sul lato opposto. Bloccare i nemici più potenti prima che arrivino a fare dei danni concreti grazie all'opportuno posizionamento delle difese è una sensazione meravigliosa, e Fortnite riesce insomma a trasmettere tutta la soddisfazione di una buona pianificazione. Peccato, d'altro canto, che questo entusiasmo sia inevitabilmente smorzato dalla ripetitività concettuale delle missioni, e pure da una quantità di contenuti tutt'altro che esemplare, se si pensa che il gioco è stato presentato addirittura nel 2011, ed è rimasto in fase Early Access per molti anni. Il fatto che ci siano soltanto quattro mappe a disposizione, ad esempio, non gioca particolarmente a favore della varietà di atmosfere e situazioni. Indubitabilmente, ci si aspettava qualcosa di più.

Fortnite Come potremmo descrivere Fortnite, tenendo fede a quella peculiare tradizione di cui abbiamo parlato all'inizio dell'articolo? In parte Orcs Must Die, in parte Plants vs Zombies, totalmente Epic Games. L'ultima fatica della casa statunitense riesce infatti a unire l'eccellente esperienza dello studio negli sparatutto in terza persona con elementi fondanti di alcune tra le opere di maggiore successo degli ultimi anni, in maniera efficace e convincente, almeno dal punto di vista ludico. Lo fa senza annacquare l'esperienza con componenti esterne e alternative, giusto per ingabbiare altre fette di mercato, e coraggiosamente rinunciando ad aggiungere un multiplayer competitivo e campagne singleplayer invadenti e inutili. Purtroppo, per raggiungere questi obiettivi diluisce comunque l'offerta, con un ritmo a tratti decisamente troppo lento e frustrante persino per l'utenza pagante. La progressione verso il massimo livello, lo sblocco di nuovi nemici e nuove aree, passa da una sequela a tratti soporifera di missioni tutte identiche tra loro. Ed è facile immaginare che nella futura versione free-to-play l'avanzamento sarà ulteriormente affossato da decine e decine di ore di noiosa ricerca di risorse, dal momento che già oggi si incappa in qualche momento morto, in cui si è costretti a dedicarsi all'asfissiante recupero di materie prime, solo per innalzare una struttura o ricostruire un'arma andata in frantumi. A questo si aggiunge la presenza di tecniche di pessima qualità per stimolare il giocatore a tornare, come i bonus esperienza giornalieri in caso di accesso ai server. Fortnite rimane comunque per larghi tratti un solido sparatutto in terza persona, un gestionale appagante nel feedback che restituisce al giocatore, un passatempo decisamente intrigante da affrontare con i nostri amici virtuali. La scelta di affidarsi totalmente ad una struttura iterativa e i molti ammiccamenti alle microtransazioni rendono tuttavia il titolo molto meno esuberante rispetto a quanto non siano state altre proposte della software house di Gears of War e Unreal Torunament.

7

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