Full Throttle Remastered Recensione

Uscito originariamente nel 1995, Full Throttle torna in versione rimasterizzata per PlayStation 4, PS Vita e PC.

recensione Full Throttle Remastered
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Disponibile per
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Nei confronti di Full Throttle, una delle avventure grafiche più famose della gloriosa LucasArts, il pubblico si era diviso in due sia ai tempi della sua uscita, il lontanissimo 1995, sia oggigiorno in occasione della release della Remastered. C'è chi lo ha amato per le ambientazioni desertiche e di richiamo mad-maxiano, per il carisma del protagonista e per la colonna sonora squisitamente americana; e chi invece non ne ha sopportato la breve durata, una certa semplicità degli enigmi e la totale assenza di interattività tra gli oggetti dell'inventario, vedendola come un passo indietro rispetto a congeneri precedenti quali la diarchia dei Monkey Island o i capitoli dedicati a Indiana Jones. Al solito, la verità si trova nel mezzo tra i due estremi.

    Full Throttle è ambientato in un mondo post-apocalittico, dove non esistono città ma quartieri industriali, mostri fumanti attorno ai quali nascono villaggi di baracche, camper e tetti di amianto abitati da redneck, malviventi e disperati. Uno scarno scenario nel quale l'unico punto di riferimento è la strada, la lunga highway dominata da più o meno pericolose bande di viandanti a cavallo dei loro chopper: come quella dei Cavefish, omuncoli che vivono nelle miniere fin da bambini ed hanno perso l'uso della vista, costretti - per questo - ad utilizzare speciali occhialini infrarossi. Un mondo scritto e diretto da Tim Schafer alla sua prima opera da game designer. Schafer nel 1995 era, tuttavia, già una delle giovani promesse del videogioco americano, con una carriera alle spalle di tutto rispetto: era stato infatti uno degli sceneggiatori della saga di Monkey Island e aveva co-diretto, insieme a David Grossman, l'eccezionale Day of The Tentacle. Come nelle altre già ben note Remastered dedicate alle avventure di mamma LucasArts anche in questo caso avremo la possibilità di switchare dalla grafica d'esordio a quella remasterizzata con un semplice tasto. Sarà forse merito dell'effetto nostalgia dal sapore vintage, ma la versione originale possiede quel fascino retrò che la rende, nonostante i problemi di pixel e risoluzione, pur sempre molto godibile.

    Tuttavia, Full Throttle è un gioco riuscito a metà per una serie di motivi: anzitutto, per una questione di incomprensioni produttive con la LucasArts. Schafer, difatti, prima di iniziare a scrivere la trama, lesse uno dei capisaldi della letteratura post-moderna americana, Hell's Angels di Hunter S. Thompson. Si tratta di un diario nel quale lo scrittore di Paura e Disgusto a Las Vegas raccontava della propria stramba avventura nella più famosa gang di motociclisti d'America. L'idea di Tim era quella di riuscire a traslare la stessa atmosfera allucinata del racconto all'interno del videogioco, che infatti si sarebbe dovuto aprire con un trip da peyote del protagonista, mai realizzato a causa delle divergenze con la società (il game designer avrà modo di sfogarsi col successivo Psychonauts).
    Nonostante alcune limitazioni creative, Schafer ha però lasciato il segno, creando un prodotto meno giocoso e spensierato rispetto alle avventure precedenti, ma più maturo e cupo. La debolezza del gioco, inoltre, risiede in parte anche nella sua durata: non fraintendiamoci, la longevità di un titolo non può essere considerata un parametro di qualità vero e proprio, il problema è che alla brevità si associa altresì una certa ripetizione lineare degli scenari (spesso ci ritroveremo a dover compiere molto backtraking tra un luogo e l'altro). Altra nota dolente è rappresentata dagli enigmi, i quali, il più delle volte, non hanno nessun senso: di certo un notevole un passo indietro rispetto ai geniali puzzle "stupracervelli" delle precedenti opere della Lucas. Alla fine i rompicapi non risultano tanto ostici da risolvere, ma per il semplice fatto che gli oggetti a disposizione sono sempre pochi, così come le aree di interazione: tentare il tutto per tutto, insomma, e giocare utilizzando un algoritmo greedy - per usare un termine caro all'informatica - alla fine genera i suoi frutti. In mezzo a queste debolezze strutturali, in ogni caso, non mancano interessanti novità. Da un punto di vista dell'interazione il gioco mette in campo lo stesso sistema che poi verrà riutilizzato sia da Grim Fandango sia da Curse of The Monkey Island, cliccando con il pulsante sinistro per attivare un sistema di simboli molto basico ed intuitivo: "bocca per parlare", "mano" per toccare/prendere e "calcio" per una bell'azione fisica.

    Nella Remastered è stata altresì ritoccata leggermente la colonna sonora per quanto concerne equalizzazioni e volumi. Peter McConnell, ai tempi responsabile musicale dell'azienda, ebbe l'intuizione di ingaggiare una band dell'underground americano: i The Gone Jackals. La loro soundtrack avvolge benissimo i luoghi secchi e desertici e accompagna con la giusta carica le cavalcate motorizzate del protagonista.

    Full Throttle Remastered Full Throttle RemasteredVersione Analizzata Playstation 4Full Throttle Remastered è un prodotto imperdibile per tutti quelli che sono nati e cresciuti con le avventure grafiche, e vogliono rivivere un frammento della loro infanzia. Ma non solo: è anche l'occasione per chi, un po' più giovane, desidera scoprire un pezzo di storia dei videogiochi degli anni '90. Full Throttle è breve e tutto fuorché perfetto, eppure vive fortemente delle doti artistiche di un grande Tim Schafer e del “contorno” leggendario che fu la squadra di programmatori, compositori e grafici della LucasArts. Senza dimenticare, poi, che il titolo fu l'inizio di un percorso artistico che avrebbe portato a quella opera monumentale che risponde al nome di Grim Fandango.

    7.7

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