Recensione Game of Thrones Episodio 6 - The Ice Dragon

La prima stagione di Game of Thrones giunge al termine con il sesto episodio intitolato The Ice Dragon: un finale che lascia aperta la possibilità a sviluppi futuri, ma che fatica ad appagare pienamente il giocatore.

Versione analizzata: PC
recensione Game of Thrones Episodio 6 - The Ice Dragon
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Qualche settimana dopo la chiusura di Tales from the Borderlands, arriva a conclusione anche l'adattamento videoludico di Game of Thrones, con un sesto episodio che ci racconta le sorti del casato Forrester. Poco più lunga rispetto agli standard della software house, la prima stagione di questa serie è riuscita, nonostante una partenza non proprio eccellente, a conquistare una sua autonomia nei confronti della saga televisiva, mettendo al centro della scena personaggi interessanti, e lasciando spesso e volentieri le loro sorti nelle mani del giocatore. Proprio la scena finale della quinta puntata aveva messo a dura prova gli utenti, costretti a scegliere se sacrificare il risoluto Asher, appena arrivato a Westeros dopo aver attraversato il Mare Stretto, oppure lo stoico Rodrick, che con rigore e coraggio aveva resistito alle angherie degli Whitehill e del dispotico Ramsay Bolton. Telltale sembra aver capito, insomma, che il successo della formula adottata nelle proprie produzioni è legato a doppia mandata alle diramazioni della sceneggiatura, ed alla capacità di far percepire al giocatore il peso delle sue decisioni.

Proprio come accade nei più recenti episodi del già citato Tales from the Borderlands e del recentissimo Minecraft: Story Mode, anche in The Ice Dragon ci sono scene diverse a seconda del fratello che abbiamo fatto sopravvivere all'agguato, e per amor di completezza suggeriamo di affrontare entrambe le linee narrative, nel caso in cui si disponga di un doppio salvataggio. In verità la situazione che ci troveremo ad affrontare sarà generalmente la stessa: l'esercito degli Whitehill tiene sotto assedio Ironrath, e l'odioso Lord rivale sa di avere la famiglia in scacco. Pensare di resistere è impossibile, e le uniche soluzioni che si prospettano sono quella di arrendersi o fingere di piegarsi al volere di Ludd per poi tentare un agguato disperato. Gli esiti del racconto non differiscono poi molto, a seconda che ci si trovi al controllo di Asher o di Rodrick, ma a cambiare profondamente sono i rapporti fra i personaggi, gli sguardi e le complicità, e persino la maniera che i due hanno di affrontare il lutto e la prospettiva di una sconfitta schiacciante. Ci pare che il personaggio di Rodrick, sicuramente più tormentato, costretto a trascinarsi dietro un corpo rotto e inservibile, sia scritto in maniera più efficace e penetrante, ma l'animosità guerriera di Asher regala comunque qualche spunto interessante, legato soprattutto a scene d'azione in cui il biondo protagonista si prende una parziale ma soddisfacente rivincita sui rampolli della famiglia Whitehill. Oltre a quella che potremmo definire la linea principale del racconto, The Ice Dragon porta avanti anche le vicende di Mira e Gared: la prima immischiata negli intrighi di corte, ed il secondo ormai ad un passo dal raggiungere il North Grove, un luogo mistico disperso oltre la barriera che il defunto Lord Gregor considerava fondamentale per la sopravvivenza della famiglia. Dispiace però constatare che entrambe queste diramazioni vengano avvertite come secondarie, totalmente indipendenti e autonome e per nulla correlate alla sorte di Ironrath. Nonostante gli sforzi per ingraziarsi Cersei e Margaery, Mira non sarà di nessun aiuto alla propria famiglia, e tutte le scelte operate dal giocatore negli scorsi capitoli finiranno per perdere di senso. Il destino della protagonista, più che dagli eventi passati, sarà deciso interamente in quest'ultimo episodio, in un percorso che potrebbe portarla al patibolo oppure costringerla ad un matrimonio di convenienza, ma che in un sol colpo disinnesca tutte le decisioni prese fino ad allora. Nel caso in cui la giovane riesca a salvarsi, poi, l'utente avvertirà un senso di profonda incompiutezza, con una conclusione che rimanda chiaramente ad una seconda stagione.

La stessa sensazione si percepisce nei panni di Gared: una volta scoperto il segreto del North Grove, e fatta la conoscenza di due nuovi personaggi, ci toccherà affrontare un manipolo di White Walker in una sequenza molto movimentata, ma da quel momento in avanti tutte le scelte risulteranno inconsistenti e poco determinanti per la conclusione della storia. Una storia che finisce, anche nel caso di Asher o Rodrick, senza gloria né speranza. Una storia come molte di quelle ambientate a Westeros, spenta nel sangue e nella violenza: la storia di una famiglia distrutta, lacerata, mutilata. L'universo narrativo di Game of Thrones, lo sa bene chi ha letto i libri di Martin o ha guardato lo show televisivo di HBO, è spietato e brutale, non ha nessuna cura dei personaggi che lo popolano, e scaccia con un rigore desolante l'idea di un eroismo classico incarnato in protagonisti vincenti.

Telltale ha deciso di abbracciare senza riserve questa filosofia, tratteggiando un finale generalmente tragico e desolante. È un finale che lascia aperta la possibilità di sviluppi futuri, ma che fatica ad appagare pienamente il giocatore. Al termine di The Ice Dragon ci sono ancora troppe linee narrative interrotte sul più bello, personaggi dalla sorte incerta, prospettive per il futuro. È chiaro che il piano sia quello di trascinare i personaggi in una seconda stagione, ma senza una conclusione forte (magari pure drammatica come quella del primo The Walking Dead, ma per lo meno risoluta), è difficile veicolare un senso di compiutezza. Dopo sei puntate, insomma, ci si aspettava un finale più coraggioso.

Game of Thrones by Telltale Nel corso dei sei episodi che compongono questa prima stagione di Game of Thrones, Telltale ha dimostrato di sapersi misurare ottimamente con le atmosfere e le tematiche della serie televisiva. Lasciando che i protagonisti e gli eventi del serial HBO fungessero da cornice e sottofondo, ha costruito un racconto autonomo, sviluppando personaggi interessanti e regalandoci momenti intensi: tra morti improvvise e dialoghi tesissimi, tra intrighi di corte e scaramucce armate a Castle Black, abbiamo seguito le vicende dei membri del casato Forrester, testardi e fieri come tutte le genti del Nord. Purtroppo proprio sul finale l'impasto narrativo ha cominciato a sfaldarsi: invece che restare saldamente intrecciate, le tre linee narrative portate avanti dagli sceneggiatori hanno deciso di correre per conto proprio. Due portano ad una conclusione davvero inconsistente, mentre l'ultima, quella principale, sembra non avere il coraggio di fermarsi quando dovrebbe. Nei panni di Rodrick o Asher viviamo scene tragiche, forti, desolanti: ma invece che abbandonarsi alla disfatta esistenziale che prima o poi tocca in sorte a tutti i casati, un ultimo guizzo ci rimanda oltre. Indicando, però, un territorio incerto e ancora inesplorato, visto che manca la conferma che una seconda stagione sia davvero in produzione. Anche se così fosse, crediamo che gli utenti meritino, acquistando un prodotto che dovrebbe avere una sua autonomia, un finale risoluto e autosufficiente. Insomma, sarebbe stato meglio se gli sceneggiatori avessero ricordato l'intimo insegnamento che serpeggia tra i reami di Westeros: Valar Morghulis.

7

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