Gears 5: Recensione della nuova esclusiva Microsoft giocata su Xbox One X

The Coalition torna con un gioco intenzionato a portare Gears verso nuovi orizzonti: che le scorribande su una slitta a vela possano essere la risposta?

Gears 5 Campagna (4K)
Recensione: Xbox One X
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  • "A un uomo viene un'idea. L'idea conquista altri, altri come lui. L'idea si diffonde, l'idea si trasforma in istituzione...". So che sembra piuttosto strano citare nientemeno che un film di culto come Il Corvo per aprire la recensione di Gears 5, eppure in realtà credo che le parole di Top Dollar relative alla famigerata Notte del Diavolo - e più in generale a tutte le rivoluzioni che nel tempo si trasformano in paradigma un po' abitudinario - si prestino alla perfezione per riassumere lo stato in cui versa ultimamente il franchise di Gears of War.
    Per la precisione l'uomo in questione è, o visti gli sviluppi sarebbe meglio dire era, Clifford "CliffyB" Bleszinski, e quella fantomatica idea è senza ombra di dubbio l'impostazione a coperture che nel 2006 ha cambiato per sempre il volto degli sparatutto in terza persona. Un approccio, quello del primo Gears of War, capace di sconvolgere, di scuotere il mercato dalle fondamenta, di diventare in un vero e proprio paradigma. O, a volerla appunto mettere come il crudele Top Dollar, un'istituzione: un dogma che ha fatto scuola (anche in ambito multiplayer), aprendo inizialmente la via come soltanto i grandissimi sono in grado di fare, per poi trasformarsi in un esempio da imitare quasi fino all'ossessione.

    Su per giù venticinque milioni di copie e tredici anni più tardi, qualcosa sembra però essere cambiato dalle parti di Sera: la saga è innanzitutto passata dalle mani di Epic Games a quelle di Microsoft, che ha deciso anche nei fatti di eleggere Marcus Fenix a una delle icone indiscusse della galassia Xbox - arrivando persino a fondare nella fredda Vancouver uno studio, The Coalition, al 100% focalizzato sul franchise. Ma a ben vedere sotto sotto c'è di più. L'idea una volta così dirompente, la straordinaria rivoluzione a cui si faceva riferimento poco fa, ha via via iniziato ad assomigliare sempre più allo standard, alla norma: si potrebbe sostenere che col tempo abbia perso un po' di smalto, forse a causa di quel suo rimanere saldamente arroccata alla formula in origine capace di distinguerla da tutto il resto. Insomma, il modello è diventato il canone di riferimento, alle volte persino da rifuggire, come successo di recente con Control e il suo compiaciuto non-essere un cover shooter.

    Boccate di aria fresca (per non dire gelida!)

    Nel 2016 Gears of War 4 è in particolare arrivato a destinazione piuttosto stanco, scarico come un Lancer con pochi colpi in canna: il capitolo che ha segnato l'esordio del team canadese in realtà non era di per sé un brutto videogame (anzi...), eppure è proprio in quell'occasione che si è iniziato ad avvertire con innegabile evidenza quanto la serie avesse bisogno di una scossa, di una sferzata di energia creativa in grado di riportarla ai fasti di un tempo. Un'esigenza curiosamente non dissimile a quella dell'altro celeberrimo GoW, ovvero il God of War che quasi in contemporanea ha imperversato su PlayStation.

    La crescente paranoia e gli incubi a occhi aperti di Kait saranno uno dei cardini della storia, nonché un elemento di forte tensione tra lei e il resto della squadra.

    Tagliamo immediatamente la testa al toro, anzi per rimanere in tema seghiamo subito in due la Locusta: Gears 5 non è quello sconvolgente e coraggiosissimo cambio di paradigma messo in atto da Sony Santa Monica con l'ultimo God of War. O meglio, lo è ma solamente a tratti, e comunque in misura meno estrema rispetto a quanto accaduto a Kratos nelle sue scorribande norrene. Proprio in quei momenti - che comunque a ben vedere momenti non sono, visto che si tratta di due interi atti su quattro, all'interno di una campagna della durata di circa tredici ore - Gears 5 dà nettamente il meglio di sé, brillando di luce propria e conquistando come non accadeva da chissà quanto.

    Ma partiamo dall'inizio, e cominciamo da una premessa importante: Gears 5 è un seguito consapevole, a tratti potentemente ispirato e scritto molto bene, mentre a volte risulta meno valido, specie nel finale tanto inatteso quanto brutalmente interlocutorio.

    The Coalition si è dimostrata perfettamente in grado di raccogliere l'eredità storica della saga ma soprattutto di adattarla e di aggiornarla al presente anno 2019: sulle prime, visto l'inizio piuttosto convenzionale, a stupire al di là della poderosa magnificenza grafica sono proprio i toni, la scrittura azzeccata nel presentare i personaggi sotto una luce sì familiare ma anche leggermente diversa e più fresca, che limita un certo machismo-macchietta divenuto al contempo sia uno dei capisaldi dell'IP sia un suo limite. Soprattutto JD, il trascurabilissimo protagonista del predecessore, assume durante l'intro una dimensione nuova e un appeal pressoché inedito: con la sua voce cavernosa e la sua burbera faccia da brutto ceffo Marcus resta senza dubbio la star dello show, eppure finalmente le nuove leve dimostrano di sapersela cavare molto meglio del previsto.

    Nel corso della campagna sarà ad ogni modo la giovane Kait a prendersi le meritate luci della ribalta: un personaggio combattuto e affascinante, che parte direttamente dalla sconvolgente rivelazione dell'epilogo di Gears of War 4 per riscoprire se stessa (e le radici che la legano in qualche maniera a un passato oscuro, irrorato dal suo sangue così fuori dal comune).

    Guardarsi intorno non è più una questione di collezionabili: disseminate qua e là ci sono anche le celle per i potenziamenti di Jack, ed è bene fare di necessità virtù.

    Non aspettatevi chissà quali colpi di scena da questo punto di vista, quanto piuttosto una costruzione narrativa convincente e solida, che con una parentesi memorabile osa svelare un lato decisamente meno eroico dell'universo COG.

    La vera sorpresa di Gears 5 - nonché l'effettivo protagonista, almeno in termini di gameplay - non è comunque Kait, bensì Jack: la centralità assoluta del robottino volante che da sempre accompagna le incursioni della Squadra Delta si dimostra infatti uno dei più grandi pregi di questo quinto episodio, insieme alla struttura più aperta dei già citati due atti centrali.

    Tra tradizione e innovazione

    Come anticipato, quando Gears 5 prende deliberatamente le distanze dal canone, da quell'enfasi sulle coperture che per tradizione definisce dagli albori stessi la serie, lo spettacolo è assicurato: liberarsi, se non del tutto almeno in larga parte, dalle costrizioni un po' fuori dal tempo date dai muretti si dimostra una scelta più che mai vincente.

    Anzi, una decisione così clamorosamente trionfale da far rimpiangere una certa mancanza di coraggio da parte di The Coalition nell'abbandonare al 100% il retaggio del vecchio Gears. Le abilità speciali di Jack, azionabili con meccanismo a ricarica e selezionabili a coppie in tempo reale, risultano in effetti l'innegabile chiave di volta degli scontri. Poco importa che decidiate di usare lo scudo extra in grado di fortificarvi per un paio di secondi, l'invisibilità con cui eseguire brutali finisher in modalità stealth o piuttosto l'hacking capace di portare temporaneamente un nemico dalla vostra parte: qualunque sia il vostro modo di combattere potrete esprimervi creativamente, sperimentando sul campo di battaglia e affrancandovi almeno in parte dalla rigida schiavitù dettata dalle coperture a ogni costo.
    Un gusto per la libertà appagante e ispirato, che si lega a doppio filo con la crescita in stile RPG dei potenziamenti di Jack, con il level design meno frontale di alcune sezioni e con la struttura aperta delle due macro aree esplorabili a bordo dello Skiff, ovvero una sorta di agile slitta a vela con cui muoversi in lungo e in largo tra una sparatoria e l'altra nel secondo e terzo atto.

    A tal proposito, non immaginatevi un vero e proprio open-world in senso lato (stracolmo di quest, di collezionabili da raccogliere e di cose da vedere e da fare...) quanto piuttosto un'impostazione che ricorda da vicino il Lago dei Nove visto e apprezzato nell'ultimo God of War. Un ampio hub che collega le varie missioni, in sostanza.

    Il bello è che però l'esplorazione libera, seppur tutto sommato moderata nei contenuti e abbastanza superficiale nei modi, finisce per aggiungere davvero qualcosa all'esperienza: scivolare con lo Skiff sulle superfici ghiacciate o saltare tra le dune rossastre del deserto sferzato dai lampi si rivela un cambio di ritmo godibilissimo. Lo stesso può dirsi delle missioni secondarie, scontri sfiziosi con un pizzico di puzzle che hanno il merito, nient'affatto trascurabile, di offrire come ricompensa abilità ancor più speciali per il fidato Jack - le versioni ultimate dei power-up non sbloccabili in alcun altro modo.

    La prova dell'eccezionale bontà della nuova anima del franchise si esplicita, non senza una certa ironia a cavallo tra il paradossale e il crudele, proprio nel momento in cui il quinto capitolo sceglie in qualche maniera di ritornare alle origini, con un quarto atto raffazzonato, tronco e letteralmente inconcludente: quando insomma Gears torna a fare il vecchio Gears, imbrigliandosi ancora una volta negli scontri classici, nelle coperture, per così dire, obbligatorie e nella difficoltà al limite dell'ottuso (si segnalano almeno un passaggio o due particolarmente odiosi, con un tasso di sfida reso frustrante al grado "difficile" da nemici che eliminano con un colpo solo, da compagni di squadra inutili e da un level design limitante).

    La campagna di Gears 5 supporta fino a tre giocatori invece dei soliti quattro: uno vestirà i preziosi panni di Jack, garantendo un impagabile supporto agli altri due.

    Dinanzi ad un epilogo inaspettato - che arriva in modo assai anticlimatico, a ridimensionare narrativamente tutta la faccenda, rimandando le questioni rimaste in sospeso a chissà quando - ci si rende inequivocabilmente conto dei giganteschi passi avanti fatti dalla bellissima parte centrale di Gears 5. In quei momenti, non senza un filo di delusione, si comprende quanto la struttura più rigorosamente lineare, quella meno improntata all'esplorazione e alla libertà di azione, possa ormai apparire superata, stantia e già vista: quell'impostazione è il passato di Gears, non il futuro di una serie che invece può e deve trovare il coraggio di guardare avanti, superando limiti che a volte sembrano autoimposti.

    Anche l'occhio vuole la sua parte

    Gears of War è da sempre sinonimo di micidiali mitragliate col Lancer che ruggisce, di bellezza architettonica devastata dalle atrocità della guerra e di muscoli sovraumani messi in mostra a livello tecnico.

    Anche in senso stretto, vista la corporatura abnorme di Fenix & Company. Gears 5 non fa ovviamente eccezione in questo senso, presentando un comparto scenico nel complesso di livello altissimo: su Xbox One X c'è di che godere a più riprese, con una qualità audiovisiva abbastanza fuori dal comune in formato 4K con risoluzione dinamica a 60 frame al secondo (con qualche raro e accettabilissimo calo nelle situazioni più delicate). Una delle note più positive di Gears 5 riguarda l'uso dei colori: abbandonata la palette marrone di un tempo - che fa tantissimo Unreal Engine epoca Xbox 360 - la saga sembra non aver paura di abbracciare uno spettro decisamente più ampio di arcobaleno, in un trionfo di rossi, di verdi e di azzurri che ha del travolgente.

    Non mancano, com'è scontato che sia, momenti davvero teatrali, tra spaventose precipitazioni atmosferiche, indomabili tempeste elettriche e scontri con gargantueschi boss: Gears 5 non rinuncia certo a spingere a tavoletta in termini di scala e di effetti speciali, eppure per assurdo a lasciare davvero a bocca aperta sono certi passaggi all'apparenza ben più modesti.

    Interni di palazzi ammuffiti e laboratori abbandonati in cui luci e ombre dialogano in modo sublime, scatenando tutta la potenza dell'HDR nel fascio di luce della torcia di Jack, pronta a illuminare dettagli minuziosi. Assai meno memorabili invece alcune sbavature talmente palesi da risultare addirittura sorprendenti, soprattutto in ambientazioni esterne: in quegli isolati casi illuminazione e mole poligonale sembrano quasi arrivare da un gioco diverso, ed è straniante essere testimoni di alti e bassi tanto marcati. Niente che sia comunque in grado di compromettere uno spettacolo prodigioso, destinato a candidarsi come uno dei pesi massimi di questa generazione.

    Chi non squarta in compagnia...

    Impossibile parlare di Gears 5 senza soffermarsi sulla robusta componente multiplayer del titolo The Coalition, da tradizione uno dei cardini incrollabili del successo del franchise (nonché una delle ragioni per cui è oggettivamente complicato pensare di apportare cambiamenti troppo drastici alla formula della modalità storia). In quest'ottica l'ultimo nato di casa Xbox Game Studios si dimostra una squisita riconferma, puntando tantissimo sugli elementi che già avevano fatto la fortuna dei predecessori.

    Senza bisogno di stravolgimenti o rivoluzioni - di cui in questo caso non si avverte il bisogno - ma con la solidità e la sicurezza dei grandi: l'intento è quello di proporre uno dei Gears più completi e versatili di sempre, nella speranza di offrire contenuti pensati per intrattenere il pubblico molto a lungo (anche grazie alla struttura "a stagioni", con premi esclusivi da sbloccare ogni tre settimane).

    Per quanto riguarda la parte PvP, la novità più fragorosa e probabilmente pure quella più gradita risponde al nome di Arcade Deathmatch, ovvero un testa a testa cinque contro cinque con l'obiettivo di arrivare a un totale di cinquanta uccisioni di squadra. A cambiare radicalmente sono tuttavia alcune delle regole base: gli headshot che ad esempio causano danni maggiorati, oppure la totale assenza di armi extra da raccogliere in giro per la mappa. Questo perché si parte selezionando veri e propri personaggi-eroi, con un loadout predefinito sia nelle tre armi iniziali che nei possibili sviluppi dell'arsenale a partita in corso: accumulando kill si ha infatti la possibilità di implementare bocche di fuoco via via più devastanti, a tutto vantaggio del ritmo di un'esperienza freschissima e galvanizzante.

    Un debutto con qualche intoppoNei giorni successivi al lancio dell'edizione Ultimate di Gears 5 si sono purtroppo riscontrati problemi di varia natura nell'esperienza online del titolo: intoppi non certo trascurabili che hanno riguardato tanto il PvP/PvE quanto addirittura la campagna in co-op. Tra snervanti disconnessioni continue, assurde difficoltà a giocare in gruppo e statistiche rimaste in sospeso (tanto per darvi un'idea, il mio profilo segna ancora zero minuti spesi in multiplayer PvP, nonostante il conteggio delle ore sia di molto superiore a quello...) il primo weekend in compagnia di Gears 5 è stato rovinato da frequenti e odiosi inciampi nel matchmaking: una situazione non certo rassicurante, di cui The Coalition è comunque al corrente, che preoccupa parecchio in vista dell'uscita ufficiale del gioco - prevista per il prossimo 10 settembre. La sensazione è che il team farà di tutto per aggiustare i problemi, e pur con la certezza che le cose verranno sistemate ci è sembrato doveroso presentare la situazione per quella che è al momento: oggettivamente un problema, pure piuttosto grave considerando che col passare dei giorni non si sono visti chissà quali miglioramenti (anzi...). Alla luce delle spiacevoli incertezze nel matchmaking non abbiamo voluto penalizzare Gears 5 nella sua valutazione finale, ma i giorni che ci siamo presi per testare a dovere il multiplayer sono serviti a mettere in evidenza gli inattesi passi falsi di una componente online che dovrebbe essere il piatto forte - e che per ovvie ragioni al momento non è.

    Insomma, il prototipo perfetto dell'intramontabile "l'ultima e poi smetto", che ha anche il merito non trascurabile di dimostrare quanto Gears possa comunque prescindere da un iconico strumento di morte come il micidiale fucile Gnasher (immancabile protagonista delle modalità più classiche, che chiaramente non possono mancare). Gli appassionati di PvE troveranno invece pane per i loro denti nell'Orda e nell'inedita modalità Fuga. La prima riparte direttamente dall'impostazione di quella del quarto capitolo: la struttura a classi è rimasta grossomodo la stessa, con le carte per i potenziamenti in stile RPG che servono a dare una gustosa sensazione di progressione, ma la novità principale sono le Ultimate, vale a dire mosse speciali legate ai singoli personaggi che possono fare la differenza (vedasi il bombardamento aereo di JD, il mio personaggio preferito). Apprezzabile anche l'inserimento dei Power Tap, fortificazioni da difendere che compaiono mano a mano sulla mappa, consentendo di guadagnare soldi extra da spendere tra un'ondata e l'altra: una trovata per evitare di rimanere arroccati in un posto, spingendo i giocatori a collaborare, a muoversi, a rischiare. C'è poco da fare: pur senza ribaltoni e con ormai qualche anno sulle spalle, l'Orda continua a essere fonte di ore di puro divertimento. Meno incisiva si dimostra invece, pad alla mano, la nuovissima Fuga: una corsa contro il tempo in cui tre giocatori collaborano per scappare da una serie di mappe labirintiche, cercando di lasciarsi alle spalle schiere di cadaveri e soprattutto i miasmi di una nube di gas tossico in costante espansione.

    Sulla carta l'idea di una digressione in pieno stile survival potrebbe funzionare a meraviglia, eppure nella pratica una certa ripetitività nelle mappe - alla quale si può provare a ovviare tramite un apposito editor - e la cronica scarsità di munizioni limitano almeno in parte una modalità che dimostra comunque di avere del potenziale.

    Anche se, almeno nel mio caso, la proverbiale scintilla può dirsi scattata soltanto in parte: Fuga mi è parsa infatti più un divertissement alternativo che non una costante su cui investire una mole significativa del mio tempo, centellinando proiettili con un'attitudine che fatico a ricondurre al DNA di Gears.

    Gears 5 Gears 5Versione Analizzata Xbox One XGears 5 è un capitolo solidissimo di uno dei capisaldi del gaming in formato Xbox: un episodio che riafferma con orgoglio l'anima gagliarda dei combattenti armati di Lancer e il talento di uno studio come The Coalition, fermandosi giusto a un passo dall'eccellenza assoluta. In single player il volto del nuovo Gears of War, inteso come le fasi di gameplay in cui gli sviluppatori non hanno avuto timore di osare e anzi si sono aperti a soluzioni diverse dal solito, rappresenta un punto di partenza più che incoraggiante per il domani di Sera, ed è gratificante assistere a una rinascita del franchise in perfetto stile Fenice. Certo, resta il rimpianto per un finale non all'altezza - che rimanda verosimilmente a Gears 6 gli affascinanti sviluppi narrativi trattati qui - e per un'attitudine un filo meno rivoluzionaria di quel che sarebbe servito: per ambire alla gloria Fergusson e il resto del team avrebbero potuto e forse dovuto prendersi qualche ulteriore rischio, spingendo l'asticella ancora un po' più in là. Conferme e consensi per quel che riguarda invece il multiplayer: Fuga non sarà magari una novità destinata a fare la storia, ma quanta carne al fuoco vi aspetta, tanto in PvP quanto in PvE. Tra una sadica mitragliata di Lancer e un feroce colpo di gnasher in pieno volto, Gears 5 ha in definitiva il merito di ribadire quanto sia gustoso sparare online, segando in due chiunque dovesse avvicinarsi troppo.

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