Genesis Alpha One Recensione: un ibrido tra gestionale e sparatutto

Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l'inizio della Genesi: Genesis Alpha One è un gioco che fonde meccaniche FPS con elementi gestionali...

recensione Genesis Alpha One Recensione: un ibrido tra gestionale e sparatutto
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Il mistero dello spazio profondo ed inesplorato è una delle più grandi incognite della società moderna. Tra un Elon Musk che lancia una Tesla in orbita con i suoi razzi e la colonizzazione di Marte, la corsa alla conquista dell'universo resta ancora un futuro apparentemente lontano, che però continua a vivere nella fantasia di molti appassionati di fantascienza. L'immaginazione umana quindi si mette all'opera, conscia di non avere nessun limite nel dar vita a popolazioni civilizzate provenienti da Alfa Centauri, o gruppi di pirati spaziali pronti a mettere a ferro e fuoco la Via Lattea.
    Non sono da meno i videogame: tra un Mass Effect ed un No Man's Sky che delineano immaginari sci-fi di ampio respiro, di tanto in tanto fa capolino qualche produzione un po' più di nicchia, che cerca di ritagliarsi un posto all'interno del cosmo videoludico tramite soluzioni di gameplay tanto ardite quanto interessanti. È il caso, ad esempio, di Genesis Alpha One, un progetto indipendente sulla carta piuttosto intrigante, realizzato da soli tre ragazzi uniti sotto il vessillo dello studio Radiation Blue: si tratta, in breve, di un titolo che fonde le meccaniche di un gestionale con quelle di un FPS, catapultandoci nei panni di un gruppo di esploratori nell'anno 2147. Al netto delle buone premesse concettuali, il risultato finale non ha saputo convincerci in pieno.

    Space Oddity

    Lo spunto narrativo iniziale di Genesis Alpha One non è dei più originali: l'obiettivo di partenza è quello di trovare un nuovo pianeta in cui trasferire il patrimonio genetico degli abitanti della Terra, ormai resa inospitale da secoli di guerre e sfruttamento forsennato. Per compiere quindi la nuova Genesi le corporazioni spaziali hanno stretto un accordo, inviando un manipolo di cloni a setacciare ogni angolo dell'universo, alla ricerca di un luogo da colonizzare.

    Tutorial che non "tutorialeggia"C'è un elemento che rende Genesi Alpha One decisamente ermetico: il suo mal gestito tutorial, ed in un titolo così ricco di nozioni resta un elemento di cui tener conto. I brevi messaggi dell'IA dell'aeronave puntano a spiegare lo scopo di un modulo, ma non tutte le potenzialità dei vari macchinari. Ad esempio nell'officina si possono sviluppare le armi, ma non viene illustrato come potenziarne le capacità per migliorare le ricerche. In altri casi ci viene detto che possiamo curare una malattia nel centro medico, ma non come raccogliere le risorse necessarie allo scopo (ossia i bacilli che cadono dai membri dell'equipaggio). Se certe nozioni possono risultare più naturali da apprendere, altre restano avvolte da una nebbia di mistero, da diradare solo con una massiccia curiosità ed accettando il rischio di un fallimento critico.

    Un equipaggio non sarebbe tale senza una nave da comandare, ed è qui che emerge la forte componente gestionale di Genesis Alpha One: il nostro mezzo deve essere infatti costruito da zero, modulo per modulo, partendo dal cruciale ponte di comando. Per realizzare nuovi abitacoli sono necessarie però diverse risorse, ed il primo macchinario a cui affidarsi è il raggio traente, in grado di catturare i detriti alla deriva nello spazio ed ottenere così materiali utili alla creazione. La più importante però resterà sempre la biomassa, la materia organica attraverso cui dar vita a nuovi cloni, per aumentare la popolazione della nave e scongiurare una dipartita dell'intero equipaggio. In modo del tutto casuale, infatti, un membro del team viene investito del ruolo di capitano, diventando il nostro alter ego nella missione. In caso di morte accidentale i controlli passeranno ad un altro personaggio, e pertanto rimpolpare il numero di membri della crew è una prerogativa essenziale per non giungere prematuramente al game over.
    In questi frangenti Genesis Alpha One mostra il suo profondo sistema gestionale: ad esempio la biosfera all'interno della nave deve essere curata tramite una specifica serra, in cui far crescere diverse tipologie di piante a seconda dell'aria di cui l'equipaggio ha bisogno. Questo perché è possibile raccogliere campioni di DNA alieno, da miscelare in seguito con il patrimonio umano per dare vita a nuove razze, bisognose spesso di biosfere diverse da quelle basate sull'ossigeno. Tali esperimenti possono essere effettuati in comode camere di clonazione costruite appositamente.

    L'anima gestionale di Genesis Alpha One è senza ombra di dubbio quella di miglior fattura, favorita anche dalla completa assenza di caricamenti: ad esempio, se erigerete un enorme hangar, nel giro di un secondo potrete visitarlo e renderlo operativo. A tal proposito è bene avere un'idea di fondo sulla struttura da realizzare, poiché non sarà difficile architettare ad un diabolico labirinto dove perdersi in continuazione. Un fastidio non da poco, considerando il primo grande problema dell'opera di Radiation Blue: gli eventi inattesi e dannosi.

    Moonage Daydream

    Un gestionale che si rispetti deve infatti presentare una serie di "crisi", pronte a sconvolgere il naturale equilibrio del microsistema sotto il nostro comando. Nel caso di Genesis si presentano in vari modi: malattie dell'equipaggio da debellare attraverso ricerche mediche del DNA infetto, attacchi dei pirati spaziali e le infestazioni aliene, in assoluto le più infide. Attraverso il raggio traente o tornando da uno sbarco su un pianeta, capita spesso che qualche ospite indesiderato riesca ad insidiarsi all'interno della nostra astronave.

    Se non debellata in tempo, la creatura sarà in grado di annidarsi nei meandri della stazione, riproducendosi ad una velocità pari ad un coniglio sotto l'effetto di sostanze dopanti. Il tutto è favorito da una scelta piuttosto crudele degli sviluppatori, che hanno dotato ogni modulo di un livello "calpestabile" e di un piano sotterraneo, i cosiddetti canali di manutenzione, percorribili unicamente dal nostro alter ego. Potrebbe capitare quindi di distrarsi con altre faccende, e di ritrovarsi in seguito un'infestazione degna del miglior Xenomorfo. E non importa quali misure di sicurezza adotterete, perché prima o poi avrete comunque a che fare con questa minaccia.

    Questi trambusti da risolvere con le gentili carezze di un lanciafiamme capitano infatti per colpa di un'IA alleata poco incline alla risolutezza, ma che resta utile perlopiù come forza lavoro: è possibile infatti assegnare i diversi compagni ad una serie di mansioni lunghe e tediose, dalla scannerizzazione della mappa dell'universo, per ricercare pianeti ed ammassi di detriti, al controllo dei macchinari con cui raffinare i minerali ed ottenere nuove risorse. Parliamo quindi di individui sì necessari per manovalanza di basso rango, ma che, di fronte alle minacce che meritano un poderoso colpo di blaster, si rileveranno pura carne da macello.

    È consigliabile quindi perlustrare l'intera aeronave ai primi accenni d'invasione, ma tra la costruzione continua di moduli e la loro struttura a duplice livello, il processo diventa ben presto abbastanza noioso. In ultimo, risulta lacunosa la segnalazione dei danni subiti dal nostro mezzo di locomozione e sopravvivenza, pieno zeppo di piccoli nodi energetici decisamente fragili e preziosi: se disattivati per troppo tempo, infatti, comportano la perdita dell'intero modulo. E nel caso di punti chiave per il trasporto di energia dai generatori al resto della stazione, il rischio è quello di subire un effetto domino, che potrebbe compromettere inevitabilmente la nostra partita. Se lo stress della gestione continua di equipaggio, manutenzione e"pulizie di primavera" diventa a tratti opprimente, potrete sempre decidere di scendere personalmente su un nuovo pianeta, per prendere una boccata di atmosfera fresca e schiarirvi le idee. Purtroppo, come vedremo, la situazione non migliora affatto in questi frangenti.

    Starman

    Durante la nostra avventura abbiamo fondato una nuova genesi in una quindicina d'ore abbondanti, e durante questo processo siamo sbarcati su oltre duecento pianeti sparsi per la galassia, generata proceduralmente. Una volta costruito l'hangar, è possibile quindi muovere i primi passi in luoghi inesplorati: benché le prospettive sembrino allettanti, è opportuno però placare l'entusiasmo. Le ambientazioni, per quanto differenti tra di loro, risultano spoglie e povere di dettagli interessanti. Per una precisa scelta di design, inoltre, potrete muovervi in un raggio di pochi metri intorno alla scialuppa dell'astronave.

    In generale le possibilità delle visite "aliene" si assottigliano attorno al concetto del recupero di risorse da alcune formazioni rocciose ben riconoscibili, la difesa da ondate continue di nemici ed il ritrovamento di particolari siti, in cui sbloccare progetti di armi e moduli per la stazione spaziale. In rarissimi casi abbiamo rinvenuto dei diari redatti da esploratori che ci hanno preceduto, l'unico elemento narrativo dell'opera, dato che Genesis non presenta una campagna o dei dialoghi (esclusi i brevi messaggi dell'IA durante il tutorial). Al confronto di titoli come No Man's Sky, dove l'esplorazione di un corpo celeste è un'attività viva e vibrante, quella a cura di Radiation Blue appare come un'esperienza fin troppo lacunosa.

    Ziggy Stardust

    In alcuni casi, avremo modo di affrontare anche diversi scontri, sia nei ristetti luoghi da visitare, sia nei corridoi della nostra navicella. Genesis Alpha One mette sul piatto una struttura da FPS, nel tentativo di controbilanciare la massiccia mole di elementi gestionali che svolgono il loro dovere senza infamia e senza lode. Nonostante un arsenale potenzialmente variegato, a patto di rinvenire i progetti durante le varie escursioni o tramite baratto con alcuni mercanti, le meccaniche di shooting si dimostrano deboli e poco incisive.

    Purtroppo abbiamo riscontrato delle mancanze anche nella varietà degli alieni nemici, dato che per la maggior parte del tempo avrete a che fare con aracnidi e vermi, caratterizzati da routine piuttosto basilari d'attacco.



    Nei piani del trio di Radiation Blue si delinea quindi un'incongruenza nell'equilibrio pianificato, in cui gli elementi migliori restano appannaggio di un'anima gestionale profonda ma non troppo varia. A concludere il quadro un comparto tecnico che premia principalmente gli ambienti interni della nave, soprattutto grazie ad una buona illuminazione. Lo sbarco sui pianeti resta un'attività falcidiata non solo dalla limitatezza dei luoghi, ma anche da un dettaglio tecnico povero, accompagnato anche da un continuo pop-up degli elementi. In aggiunta i modelli dei cloni, specialmente quelli umani, risultano mal realizzati e poco definiti. A corredo di tutto troviamo un comparto audio leggermente spoglio, ma funzionale nel creare una dignitosa atmosfera sci-fi.

    Genesis Alpha One Genesis Alpha OneVersione Analizzata Playstation 4Genesis Alpha One è il proverbiale “passo più lungo della gamba”, in cui, a fronte di una componente gestionale abbastanza efficace, troviamo un’anima da FPS scialba e poco incisiva. La gestione delle crisi inficia solo in parte un’esperienza su una nave spaziale che prende vita secondo i nostri desideri, rendendo questa meccanica il reale punto d’attrattiva del titolo. Tutto il resto del pacchetto offerto da Radiation Blue purtroppo non intrattiene a dovere, attraverso un universo procedurale pieno di pianeti vuoti. Le varie compagnie a disposizione per iniziare il proprio viaggio, poi, non mutano affatto il cuore del gioco, sufficientemente profondo considerando gli esigui mezzi del trio di sviluppatori, ma non per questo sempre affascinante.

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